La Famiglia di Roma puó Obbligare la Badante a Vaccinarsi?

La Famiglia di Roma puó Obbligare la Badante a Vaccinarsi?

La domanda che dà il titolo al nostro intervento è una domanda ormai frequentissima da ascoltare per chi vive il mondo delle badanti. Anche a Roma.

L’arrivo di Settembre segna per molte famiglie di Roma, con la ripresa della scuola e delle attività extrascolastiche, ove possibili, il momento di ricerca di una baby sitter per i figli. Per queste figure, però, a differenza che per le insegnanti, non c’è alcun obbligo di green pass, né di vaccinazione anti-Covid.

I lavoratori domestici di Roma – badanti, colf e baby sitter – non hanno avuto alcuna corsia preferenziale nelle vaccinazioni e hanno dovuto prenotarle man mano che si apriva la possibilità di accedere, nelle Regioni, per le varie fasce di età. Si tratta di una platea di due milioni di lavoratori, al servizio delle famiglie: 920.722 sono in regola, ovvero iscritti all’Inps, gli altri si stima che lavorino in nero.

Tra i lavoratori censiti dall’Inps, 437mila prestano assistenza ad anziani e persone non autosufficienti, per età o per patologia, anche in regime di convivenza.

Per questo l’associazione datoriale Assindatcolf consiglia alle famiglie di inserire nei nuovi contratti di lavoro la disponibilità dei domestici a vaccinarsi contro il Covid (o la validità del green pass) come condizione necessaria per l’assunzione, soprattutto nel caso di assistenza a persone fragili.

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«Non si mette in dubbio la libertà dei singoli di vaccinarsi o meno – spiega il presidente di Assindatcolf Andrea Zini -. Le famiglie, però, hanno tutto il diritto di pretendere la vaccinazione anti-Covid dal lavoratore da assumere o da quello già in servizio, vista la tipologia delle mansioni svolte e i rischi specifici che possono derivare per il datore e per i suoi familiari. Altrimenti – conclude Zini – se il lavoratore non vuole vaccinarsi o rinnovare il green pass quando necessario, nel settore domestico è possibile il recesso ad nutum, cioè la possibilità di sciogliere il rapporto di lavoro in modo libero, senza alcuna giustificazione».

Il 38,2% dei lavoratori domestici arriva dall’Est Europa: «In alcuni casi – spiega ancora il presidente di Assindatcolf Andrea Zini – i lavoratori dell’Est sono rientrati in patria dopo la prima ondata della pandemia e hanno fatto il vaccino Sputnik, che però non è riconosciuto dall’Ema e non dà diritto al green pass. Il datore di lavoro domestico può chiedere a questi lavoratori una traduzione giurata della certificazione vaccinale».

Appare invece risolto, secondo Assindatcolf, il problema di accesso al vaccino anti-Covid che era emerso nei mesi scorsi per molti dei 176mila lavoratori domestici extracomunitari coinvolti dalla sanatoria 2020 e in attesa del permesso di soggiorno. Essendo provvisori, il codice fiscale e la tessera sanitaria rilasciati in attesa della conclusione della procedura non erano riconosciuti dai portali di prenotazione dei vaccini in diverse Regioni. Solo un problema tecnico che è stato, poi, risolto.

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Badanti Roma: il Rimborso Canone Rai

Badanti a Roma e il rimborso del Canone della RAI.

Ancora pochi giorni per richiedere l’esenzione del canone Rai anceh per gli anziani di Roma. Vediamo quali sono i requisiti necessari e quando è fissata la scadenza per la domanda.

Generalmente, il canone Rai ammonta a 90 euro annui e viene messo direttamente in bolletta. Generalmente, la scadenza per inoltrare la domanda di esonero dal pagamento del canone Rai è fissata al 31 luglio. Ma quest’anno, causa la sospensione di Ferragosto delle scadenze fiscali il termine è fissato al prossimo 20 agosto.

Tuttavia, possono richiedere l’esenzione del canone Rai solo determinate categorie. I requisiti per fare domanda sono i seguenti: aver compiuto 75 anni di età entro il 31 luglio; avere un reddito annuo che non superi gli 8mila euro, risultato della somma tra il reddito della persona che avanza richiesta e il reddito del coniuge; non essere conviventi con soggetti titolari di reddito proprio (ma fanno eccezione colf, badanti e altri collaboratori domestici); essere in possesso di una televisione o più televisori nell’abitazione nella quale è fissata la residenza; nel caso di un’abitazione che non è la stessa in cui si è fissata la residenza, non è possibile accedere all’esenzione dal pagamento del canone Rai.

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Come ottenere l’esonero per gli anziani e le badanti di Roma

Per ottenere l’esonero dal pagamento dei 90 euro dell’abbonamento televisivo, gli over 75 devono rispettano i seguenti termini:

  • il 30 aprile per richiedere l’esonero totale (per coloro che hanno compiuto 75 anni entro il 31 gennaio);
  • il 31 luglio, ovvero il 20 agosto, per richiedere l’esonero parziale (per i contribuenti che hanno compiuto gli anni da febbraio a luglio).

L’Agenzia delle Entrate collega l’intestazione di un’utenza elettrica al possesso di almeno un televisore, anche se non sempre è così. I contribuenti che non possiedono alcun televisore in casa, quindi, possono richiedere la disdetta del canone ed evitare il pagamento. Diversa è la situazione di una famiglia che possiede il televisore, ma non sfrutta i canali in chiaro: la tassa si applica a prescindere, essendo collegata al possesso dell’apparecchio. Per vedersi cancellati dalla lista dell’Agenzia delle Entrate, i contribuenti che non possiedono alcun televisore possono compilare l’apposito modulo nel quale dichiarano di essere titolari di un’utenza elettrica senza possedere apparecchi televisivi. In tal modo è possibile ottenere l’esonero dal pagamento dei 90 euro annui. In questi casi, però, la dichiarazione di non possesso di un televisore va presentata ogni anno fino a quando la situazione non cambia e le scadenze da considerare sono diverse. Chi risponde a tutti i requisiti accede alla cancellazione della metà del totale del canone annuo. Se invece si sono compiuti 75 anni d’età entro il primo gennaio di quest’anno, l’esenzione dal pagamento del canone è del 100%, (ma la scadenza è già trascorsa lo scorso 20 aprile 2021).

 

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Colf e Badanti a Roma: Assunzioni nell’ultimo Anno

Anche a Roma: Meno badanti «in nero»  rispetto al pre-covid.

Anche a Roma, la pandemia ha comportato la regolarizzazione di migliaia di lavoratori domestici secondo l’Inps che parla di «effetto congiunto del lockdown e della sanatoria per gli stranieri». Secondo l’Istituto sarebbero 920.722 le colf, badanti e babysitter assunte regolarmente nel 2020.

Un +7,5% rispetto al 2019, quando i collaboratori domestici si erano attestati a quota 848.987. Un salto in avanti importante per un settore che vanta, secondo l’Istat, un tasso di irregolarità del 57,6%.

Sei alla ricerca di una badante? Anche a Roma?

Al Nord, dove si concentra il 50% delle assunzioni, la Lombardia si conferma la prima regione per occupati. Significativo, tuttavia, l’incremento delle regolarizzazioni nel Sud, con un balzo del +14%. L’Istituto di previdenza sottolinea poi un aumento del +12,8% tra gli italiani, contro un +5,3% degli stranieri.

Nuova Collaborazione (NC), associazione di datori del lavoro domestico attiva in Italia dal 1969, commenta positivamente i risultati. «Il monitoraggio dell’Inps è una attività preziosa per tutto il comparto – commenta l’avvocato Alfredo Savia, presidente nazionale di NC – Il 2020 è stato un anno particolarissimo per effetto della pandemia, circostanza che ha messo in difficoltà sia le famiglie sia gli assistenti familiari, specie se dedicati alla assistenza dei minori e degli anziani.

Bisogna far emergere il lavoro “nero”, ma al contempo il Governo deve accompagnare questo impegno con opportune misure di defiscalizzazione per le famiglie che assumono».

Che le badanti e le colf a Roma siano molto richieste lo dicono i numeri. Se nel 2019 in Italia si è arrivati a 848.987 lavoratori l’associazione NC parla del superamento della soglia del milione nel 2020 e di un effetto trascinamento nel 2021. Sull’attività delle badanti rischia però di pesare il green pass. I collaboratori domestici rischiano il licenziamento nel caso in cui il datore di lavoro ritenga fondamentale poter contare sull’immunizzazione del proprio collaboratore.

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Badanti no vax a Roma? Attenzione.

Badante no-vax anche a Roma? Attenzione alla legalità.
È giusto che una badante che assiste un anziano fragile non autosufficiente rifiuti di vaccinarsi contro il Covid?

Al di là della questione meramente ideologica (nella quale volutamente non vogliamo entrare) è indubbio che ne esista un’altra, ancora più urgente, che ha a che fare con l’incolumità delle persone più a rischio e con la sicurezza della privata abitazione.

Se l’obiettivo resta quello di tutelare le categorie più fragili, appare allora evidente come il tema del lavoro domestico non possa essere più lasciato indietro, come invece avvenuto in questi mesi. La discussione sull’obbligatorietà del vaccino anti Covid e sul Green pass per alcune categorie di lavoratori, a cominciare da quelli impiegati nella sanità e nelle residenze sanitarie, deve necessariamente comprendere l’assistenza a 360 gradi, e quindi anche quella che viene svolta a domicilio. Stiamo parlando di circa 2 milioni di lavoratori, nella maggior parte dei casi impiegati in nero, senza contratto o, quando stranieri non comunitari, anche senza un regolare permesso di soggiorno. In attesa (o nell’auspicio) che il governo faccia la sua parte: siamo stati costretti a mettere in campo un piano B. L’idea è quella di inserire nei nuovi contratti di assunzione una specifica clausola che punti ad attestare la volontà dell’assistente familiare, colf, badante convivente o baby sitter, a vaccinarsi o a garantire il possesso di un green pass valido.

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La stessa cosa può essere fatta modificando i contratti di assunzione nei rapporti di lavoro già in essere. Al momento si tratta dell’unica soluzione valida per tutelare le famiglie nelle quali vivono persone fragili, le stesse che in questi mesi, numerosissime, ci hanno contattato per chiedere indicazioni su come gestire il rapporto di lavoro divenuto ‘problematico’ con il proprio domestico che non intendeva vaccinarsi.

Ricordiamo che nella maggior parte dei casi di assistenza a persone non autosufficienti non è possibile garantire il distanziamento o imporre l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. In tutte queste situazioni, che sono molto comuni, la vaccinazione è l’unico strumento per abbattere concretamente il rischio di trasmissione del virus e per tutelare datore e lavoratore.

Infine, qualora la volontà del domestico a non vaccinarsi (con tutti i rischi a essa connessa) rappresenti motivo di mancata fiducia, condizione sulla quale necessariamente deve basarsi un rapporto di lavoro domestico, ricordiamo che è sempre possibile interrompere il contratto in qualsiasi momento e procedere con il licenziamento del lavoratore, ovviamente nel rispetto del periodo di preavviso previsto.

La Badante a Roma: Dalle Ferie Alle Sostituzioni In Trasferta, in Questo Periodo Estivo.

Badanti ed anziani di Roma alle prese con l’estate.
Con l’arrivo dell’estate e delle vacanze, è anche tempo di dubbi a proposito della gestione del rapporto di lavoro con badanti conviventi, colf e baby sitter.

Domande a cui ha dato risposta l’Assindatcofl, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. Una guida destinata a tutte le famiglie a proposito di ferie, trasferte ed eventuali sostituzioni.

«La prima regola quando si parla di vacanze – chiarisce Assindatcolf – è quella di stabilire direttamente nella lettera di assunzione il periodo di fruizione delle ferie del domestico in modo che queste coincidano sempre con quelle del datore. Per chi non lo avesse fatto ricordiamo che è anche possibile apportare delle modifiche al contratto. Attenzione, però, perché quest’estate alcune lavoratrici straniere potrebbero avanzare la richiesta di un periodo di ferie più lungo non avendone fruito lo scorso anno a causa del lockdown dovuto al coronavirus e il ccnl lo consente. In questo caso, per evitare complicazioni al momento del rientro in Italia, raccomandiamo di tenere sempre sotto controllo i siti governativi che aggiornano in merito alle disposizioni di sicurezza e, in caso di spostamenti sul territorio europeo, di verificare che il domestico abbia una certificazione verde valida».

Il contatore delle ferie per le badanti a Roma.

Complessivamente sono 26 i giorni di stop di cui ha diritto un collaboratore domestico (convivente o ad ore) per ogni anno di servizio svolto. Un periodo da conteggiarsi dal lunedì al sabato (escluse domeniche e festivi) indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro. Per i nuovi assunti il periodo va quantificato in proporzione ai mesi lavorati, il calcolo si effettua in dodicesimi. Il datore di lavoro può anche decidere di concedere un anticipo di giorni di ferie non maturati o di accordare un periodo “extra” di vacanza come permesso non retribuito.

Modalità di fruizione.

Le ferie devono avere un carattere continuativo, devono cioè essere godute in un unico periodo o al massimo in due con ma almeno 2 settimane comprese tra i mesi di giugno e settembre. Quanto alle lavoratrici straniere, il Ccnl (art. 17) prevede una particolare deroga che consente l’accumulo delle ferie di un biennio da utilizzarle tutte insieme per il cosiddetto «rimpatrio non definitivo». Una condizione che potrebbe verificarsi soprattutto quest’anno in considerazione del fatto che molte domestiche (comunitarie e non) ed in particolare quelle assunte in regime di convivenza, la scorsa estate a causa del Covid e delle misure restrittive non sono potute tornare nei loro paesi di origine. In questo caso i giorni di stop da 26 diventano 52, da conteggiarsi sempre dal lunedì al sabato (escluse domeniche e festivi).Quando si interrompono. Le ferie si interrompono automaticamente qualora il lavoratore durante lo stesso periodo contragga una patologia, debitamente certificata, che determini il ricovero ospedaliero. In altri casi non è possibile farlo ed è anche importante sottolineare che in questo arco temporale continuano a maturare tutti gli istituti contrattuali come la tredicesima, l’anzianità di servizio e il tfr.

La sostituzione della badante a Roma.

Qualora la famiglia abbia l’esigenza di trovare un sostituto (badante sostitutiva) che supplisca il domestico titolare durante le ferie è sempre possibile farlo o sottoscrivendo un contratto di assunzione ex novo dalla durata determinata o, se l’esigenza è quella di un’attività una tantum, ricorrendo al Libretto famiglia per le prestazioni occasionali.

La trasferta.

Il lavoratore convivente è obbligatoriamente tenuto a seguire il datore o la persona alla cui cura è addetto, in soggiorni temporanei in altri comuni o in residenze secondarie. Se prevista già nel contratto di assunzione non dovrà essere corrisposta al lavoratore nessuna diaria giornaliera. È comunque sempre possibile concordare una trasferta con un lavoratore assunto ad ore ma in questo caso si renderà necessaria una temporanea modifica delle condizioni contrattuali.

Si possono monetizzare le ferie?

Se il domestico non ha usufruito del periodo di stop previsto dal contratto non è possibile monetizzarlo poiché il diritto al godimento delle ferie è irrinunciabile, anche quando la richiesta arriva direttamente dal lavoratore. Esiste solo un caso in cui è possibile farlo: se il rapporto si interrompe la famiglia è tenuta a corrispondere al lavoratore una cifra a copertura dei giorni di ferie non goduti (che normalmente sono indicati nella busta paga mensile).

AES DOMICILIO seleziona la badante che occorre alle vostre esigenze. Grazie al nostro team di screening il quale oltre che a vagliare le competenze della badante, cerca, immediatamente, di creare un profilo che possa soddisfare le esigenze.
AES Domicilio ha a disposizione un grande database di badanti nelle province del Nord Italia (badante a Lecco, badante Como, agenzia badanti Monza, badante Bergamo, Agenzia Badanti Milano, ecc.).

 

L’attività motoria tra badante e anziano a Roma: alcune raccomandazioni

Aes Domicilio è un’associazione e, grazie ai servizi per la cura e l’assistenza dei vostri cari può garantire, tramite il sostegno quotidiano delle badanti ad ore o badanti conviventi, un vissuto migliore. L’attività fisica, insieme ad una corretta alimentazione, costituisce la premessa per un’ ottimale strutturazione e conservazione della persona. È sufficiente camminare di buon passo almeno un’ ora al giorno, salire e scendere le scale e/o andare in bicicletta.

Nelle persone d’età più avanzata, sentito il preliminare parere del medico, sono anche da evitare gli esercizi che comportano flessione forzata in avanti della colonna vertebrale e le attività e i movimenti che richiedano il sollevamento di carichi pesanti. L’attività fisica nell’anziano, se seguita con prudenza e nel modo dovuto, è di grande importanza anche per prevenire o ritardare problemi circolatori e articolari.

Il miglior tono muscolare, l’agilità e l’equilibrio che ne conseguono, sono ulteriori elementi di prevenzione delle fratture da osteoporosi, in quanto possono far evitare la caduta o contenerne l’impatto. Migliorare la circolazione, rinforzare e preservare le articolazioni, sono fattori da non trascurare durante la vita o le sedute di fitness, soprattutto con l’avanzare dell’età. Per svolgere questo allenamento è necessario avere a disposizione una sedia e una pallina da tennis. Il workout si svolge sulla sedia e pertanto risulta adatto pure ai soggetti che faticano a sdraiarsi o ad alzarsi da un tappetino posto al suolo.

Alcuni Suggerimenti

Alcuni esercizi sono mirati ad ottenere una buona postura, la forza, il movimento, la flessibilità e l’equilibrio in persone che soffrono di osteoporosi. In caso di densità ossea molto bassa o di una frattura recente, occorre discutere questi esercizi con il fisioterapista e con il medico referente. Ricordarsi sempre di evitare tutte le attività che richiedono la flessione in avanti del tronco o torsione eccessiva della colonna vertebrale.

Un po’ di indolenzimento muscolare dopo l’attività fisica è normale, ma nessuno di questi esercizi deve causare dolore durante l’esecuzione. Per gli esercizi da eseguire distesi a terra, si consiglia di mettere una coperta o un tappetino. Se si hanno difficoltà nel sdraiarsi a terra si possono fare su un letto.

Gli esercizi di seguito sono così suddivisi:

  • Esercizi di postura. Questi esercizi migliorano la postura e l’atteggiamento delle spalle. Essi possono aiutare a ridurre il rischio di fratture, in particolare della colonna vertebrale.
  • Esercizi di rinforzo dell’anca e della schiena. Questi esercizi possono aiutare a rafforzare i muscoli della schiena e dei fianchi.
  • Esercizi di rinforzo dei muscoli delle gambe e miglioramento dell’equilibrio.
  • Esercizi funzionali. Questi esercizi migliorano la capacità di movimento. Possono aiutare nelle attività di tutti i giorni e diminuire le probabilità di cadute. Ad esempio, se si fatica ad alzarsi da una sedia o a salire le scale, dovrebbero essere effettuati questi esercizi. Il supporto quotidiano dei nostri specialisti può rendere tutto più agevole affinché i vostri cari non perdano l’abitudine di muoversi e di continuare ad utilizzare la propria forza muscolare: ciò può renderli più sicuri e meno rassegnati alla monotonia.

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La badante collettiva: un’opzione sempre più in voga a Roma

Se un condomino può avere come dipendente un portinaio potrà avere come dipendente anche una badante collettiva o badante di condominio. Esiste un contratto collettivo nazionale per i proprietari di fabbricati, nel quale può ben trovare collocazione anche la badante di condomino come nuova possibilità di lavoro.

La diffusione di questa figura è stata caldeggiata anche da molti assessorati al sociale di vari Comuni italiani. È, infatti, una figura professionale che ben risponde alle esigenze attuali di una popolazione in perenne invecchiamento. La descrizione di questa figura è semplice.

Si tratta di una badante che, invece di essere al servizio di una sola famiglia, è alle dipendenze di un condominio dove deve assistere più persone anziane. La soluzione può essere ottima se gli anziani da assistere non hanno necessità di aiuto continuo e costante, ma solo di poche ore al giorno. In questo caso per la famiglia potrebbe essere troppo oneroso assumere una badante a tempo pieno che per gran parte del giorno sarebbe forse inoperosa.

La badante di condominio come nuova possibilità di lavoro

Invece, con la badante di condominio, più famiglie potrebbero risolvere il loro problema senza spendere più del necessario. La badante riceverebbe l’intero stipendio riconosciutole dal contratto collettivo nazionale di riferimento, CCNL Badanti, dividendo le ore di servizio tra le famiglie che l’abbiano assunta. La badante potrà prestare la propria opera nelle aree condominiali se sia a ciò autorizzata.

Potrà, quindi, assistere ed intrattenere gli anziani in una stanza condominiale, se ve ne sia una. Oppure potrà lavorare all’interno delle singole case delle famiglie che la abbiano assunta. In tal caso precisando quali ore abbia dedicato ad una e quali all’altra. O, ancora, la badante potrebbe risiedere ella stessa all’interno del condominio. E in questo caso sarebbe possibile anche un’assistenza diretta degli anziani presso la sua stessa abitazione.

Si tratta di un contratto piuttosto flessibile nella sua articolazione materiale.

La figura professionale è adatta soprattutto a quegli anziani che sono ancora autosufficienti ma che possono avere bisogno di aiuto solo per alcune attività quotidiane. Per esempio per l’igiene personale o per cucinare. Due momenti che possono essere pericolosi se gestiti in solitudine. Un aiuto fidato, una presenza abituale, ma solo per le ore necessarie e con condivisione della spesa.

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Roma: se il datore di lavoro muore, e non l’assistito, chi paga la badante?

Sicuramente la questione della “morte del datore di lavoro” è qualcosa di estremamente delicato, anche perché ci si ritrova ad affrontare una questione di tipo giuridico. Tuttavia l’analisi svolta da M. Borriello – che qui riprendiamo – ci sembra molto utile per delucidare il problema.

Arrivati ad una certa età può essere difficile badare a sé stessi e compiere le attività più banali, come andare a fare la spesa o curare la propria abitazione. Per questo motivo, bisogna ricorrere ad un aiuto. Molto spesso, però, non è possibile invocare la presenza di un familiare. Anche nel caso in cui il pensionato avesse dei figli, non è infrequente che questi non abbiano tempo e modo di assistere, continuativamente, il proprio genitore. Ecco perché, in molti casi, una persona anziana necessita dell’assistenza di una badante e per questo motivo procede alla sua assunzione. Purtroppo, però, può capitare che nel corso del rapporto, l’anziano passi a miglior vita.

A questo punto, il lavoratore potrebbe chiedersi: «In caso di morte del datore di lavoro, chi paga?».

Si tratta di una domanda per nulla banale, visto che dalla circostanza in esame, sovente, sorgono contestazioni che poi sfociano in vere e proprie liti giudiziarie. Quindi, diventa importante conoscere innanzitutto cosa prevede il contratto collettivo di lavoro nel caso di morte del datore. Inoltre, per chi è interessato a recuperare alcuni stipendi arretrati o, ad esempio, un tfr mai ricevuto, è essenziale capire se è possibile agire nei confronti degli eredi del defunto.

Può accadere che un pensionato, nonostante la piena capacità d’intendere e di volere, sia afflitto da una certa invalidità e che, quindi, richieda assistenza per le incombenze della vita quotidiana. Per questo motivo, provvede ad assumere regolarmente un badante. Nel corso del rapporto, però, l’anziano muore. In questo caso, nasce l’esigenza di sapere cosa dice il contratto collettivo di lavoro per capire come devono comportarsi i familiari del datore e verso chi il lavoratore deve rivolgere le proprie istanze.

Devi sapere che il contratto collettivo in esame, attualmente in vigore sino al 31 dicembre 2022, prevede, innanzitutto la possibilità di risolvere il contratto. In particolare, ciò può essere realizzato con i seguenti termini di preavviso:

  • per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali, durati non più di 5 anni, bisogna rispettare 15 giorni di calendario. Questo termine aumenta a 30 giorni, se si tratta di un rapporto di lavoro ultra quinquennale;
  • per i rapporti inferiori alle 25 ore settimanali, fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro, il preavviso deve essere esercitato almeno con 8 giorni di anticipo. Viceversa, per i rapporti ultra biennali, il predetto termine si estende a 15.

coppia di anziani assistenza domiciliare lombardia

La seconda questione che bisogna risolvere è quella delle eventuali spettanze retributive arretrate e mai corrisposte dall’anziano. A tale riguardo, il contratto collettivo di lavoro afferma che i familiari conviventi del datore, il consorte, le persone unite da unione civile o da stabile convivenza di fatto ai sensi di legge, che risultano registrati nello stato di famiglia del defunto, sono obbligati in solido per i crediti di lavoro del badante. Tale obbligo è previsto solo per i compensi maturati nel periodo in cui le persone anzidette sono risultate conviventi, anagraficamente, col datore deceduto.

Se l’anziano viveva da solo con il badante, per recuperare eventuali pagamenti arretrati questi può agire in recupero soltanto nei confronti degli eredi. Ciò comporta che il lavoratore debba effettuare degli accertamenti per conoscere i successori del proprio assistito. Una volta appurati questi dati, il badante potrebbe procedere nei confronti degli eredi, visto che sono responsabili anche dei debiti contratti in vita dal parente defunto. Ricorda, però, che i potenziali successori del datore di lavoro potrebbero rinunciare all’eredità. Se ciò dovesse accadere, il badante non potrebbe, materialmente, agire nei confronti di nessuno. In tal caso, perderebbe, di fatto, le spettanze mai ricevute oltre all’eventuale tfr.

Per avere gli arretrati della retribuzione o il tfr, abbiamo visto che il badante dell’anziano può rivolgersi ai familiari soltanto se erano conviventi col defunto oppure, in caso contrario, se sono diventati suoi eredi. Resta inteso, altresì, che, in caso di rinuncia all’eredità, il lavoratore non saprebbe verso chi avanzare le proprie pretese. Se ciò dovesse accadere, non è raro che il badante cerchi una strada alternativa.

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Roma, le badanti e le microspie nelle case dell’assistito

Sappiamo fin troppo bene che molte volte quando un soggetto si serve di un domestico come una babysitter, una colf ad ore o una badante convivente, spesso non rispetta i dettami legislativi: infatti, v’è l’obbligo per il datore di lavoro di istituire un regolare contratto di lavoro subordinato. Ciò determina situazioni scomode ed imbarazzanti che non tutelano la badante e non favorisce neppure le famiglie.

In effetti, non è detto che quest’ultime siano al sicuro semplicemente pagando meno: un servizio pienamente efficiente è solo quello che protegge i diritti di tutti. Può dunque fare qualcosa la collaboratrice domestica per provare il rapporto di lavoro esistente nel caso in cui la situazione dovesse degenerare e finire in giudizio? La risposta è positiva e viene direttamente dalla Suprema Corte di Cassazione. In poche parole: basta servirsi di un video o di un registratore.

La pronuncia della Corte di Cassazione si è espressa in favore dei collaboratori domestici, qualora questi ultimi abbiano delle prove per dimostrare il loro rapporto di lavoro e per far sì che lo stesso venga regolarizzato. Si tratta di una sentenza rivoluzionaria, attraverso la quale i giudici hanno stabilito che una colf può utilizzare registratori e telecamere in casa del datore di lavoro per costruirsi delle prove ad hoc a dimostrazione del fatto che presti lavoro tra quelle mura.

Le prove possono dunque essere utilizzate in un possibile processo anche solo per chiedere arretrati, buonuscita e ferie. E cosa ne è della privacy del nucleo familiare?

La Cassazione si è espressa anche su questo e ha stabilito i presupposti da rispettare: innanzitutto la collaboratrice domestica deve essere presente nel momento in cui registra; inoltre, tra le scene riprese non devono rientrare azioni di vita privata che non riguardano la situazione della diretta interessata/dipendente. Essenziale ai fini della punibilità ai sensi dell’articolo 615 bis del codice penale è che non vengano registrati momenti privati non attinenti al lavoro della domestica.

Pertanto oggi gli orientamenti giurisprudenziali sono sempre più all’avanguardia nel settore del lavoro domestico e prediligono la tutela della badante in lotta al lavoro nero. Tuttavia, la stessa regola non vale per il datore di lavoro: secondo la Cassazione infatti resta punibile il comportamento del datore di lavoro o del padrone di casa che utilizza gli stessi strumenti tecnologici di controllo per tenere d’occhio l’operato della badante.

Trattasi di una violazione delle norme dello Statuto dei lavoratori in quanto è illlecito controllare a distanza i dipendenti. Vieppiù, sulla stessa lunghezza d’onda i giudici hanno spiegato, già in passato, che il proprietario della casa non può utilizzare alcun strumento di ripresa per filmare o registrare ospiti occasionali e conviventi in sua assenza: quest’ultima provoca nei terzi la tranquillità di non essere visti o sentiti, per cui si concedono un gesto in più, intimo e personale, appartenente al margine di privacy che non si può violare.

Neppure importa che nei filmati finiscano i mobili, l’arredo, magari dell’argenteria o l’interno dei guardaroba con la biancheria intima, perchè non c’è alcuna interferenza nella vita privata. Ebbene da oggi in poi la colf in nero potrà incastrare più facilmente il proprio datore di lavoro. Lo scopo ovviamente è quello di precostituirsi la prova per poter in un successivo processo chiedere gli arretrati, la buona uscita e le ferie.

Eccezioni per i datore di lavoro sulla videosorveglianza

Vi è la possibilità anche per i datori di lavoro domestico di installare impianti audiovisivi di videosorveglianza, ma escludendo l’applicazione dell’art. 4 co. 1 della L. 300/1970 in quanto non è possibile che ciò avvenga tramite stipula di accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato stesso.

Nell’ambito del lavoro domestico quindi è sufficiente rispettare la normativa sulla privacy (D.Lgs. n.196/2003) che prevede in capo al lavoratore il diritto alla riservatezza e quindi l’obbligo per il datore domestico di informare il collaboratore ed ottenere il consenso preventivo circa l’installazione di apparecchiature di videosorveglianza. Se invece il datore installasse i dispositivi in un momento successivo a quello dell’assunzione senza il consenso del collaboratore verrebbe meno la fiducia tra le parti indispensabile per il proseguimento del rapporto di lavoro. Di conseguenza le parti potranno recedere dal contratto precedentemente stipulato.

Resta applicabile l’art. 8 della L. 300/70 che disciplina il divieto di effettuare indagini sul profilo del lavoratore che non riguardino in modo diretto l’attività lavorativa svolta. Invece, quando le apparecchiature siano installate con lo scopo di evitare possibili attività criminali, come il furto di oggetti preziosi o comportamenti violenti nei confronti della persona assistita. In questo particolare caso la giurisprudenza stabilisce che non è necessario il consenso del collaboratore e nonostante la mancanza di questo le prove ricavate dalla registrazione degli impianti potrebbero essere validamente utilizzate in sede di processo penale.

Se però con la scusante di evitare possibili attività criminali da parte del collaboratore ci si accorge che quest’ultimo non svolge le sue mansioni come stabilito al momento della stipula del contratto di assunzione, non è possibile utilizzare le prove raccolte per un eventuale ricorso al giudice del lavoro. E’ importante dunque che venga sensibilizzata l’informazione sia nei confronti delle famiglie che delle badanti per poter rendere noti questi strumenti di tutela fondamentali durante la collaborazione.

Prevenire è meglio che curare ed informare è meglio che rischiare.

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Immunizzazione obbligatoria per colf e badanti: il caso di Roma

È all’ordine del giorno la problematica attinente la immunizzazione della popolazione e, quindi, l’ottenimento del green pass. In materia di colf e badanti infatti, secondo alcune indagini, su un campione di 464 over 60, il 92% degli intervistati vorrebbe che l’immunizzazione fosse obbligatoria. Gli anziani vogliono quindi che il governo introduca anche l’obbligo vaccinale per i collaboratori domestici, badanti e colf.

Quel che emerge, inoltre, è che tra gli over 60 c’è un’elevatissima propensione alla vaccinazione. Eppure, il 54% del campione dichiara di conoscere uno o più over 60 che non hanno fatto e non intendono fare la vaccinazione, elemento che dimostra una diffusa resistenza tra il resto della popolazione anziana che non partecipa alla socialità e nei quali la cultura vaccinale si diffonde con maggior efficacia. Nello specifico, a temere il covid è soprattutto chi all’interno delle proprie famiglie ha una badante o una colf: solo con il vaccino si diffonderebbe maggiore sicurezza e ci sarebbero meno dubbi circa la contagiosità.

Vieppiù, in Italia ci sono circa 2 milioni di collaboratori domestici di cui il 57, 6% irregolari; nel 52% di casi di tratta di colf e nel 48% di casi di badanti. Trattasi di dati rilevanti che potrebbero costituire un forte pericolo e incidere sulla salute dei più deboli. È nostro dovere informarci e fare in modo che i nostri cari vivano in sicurezza e serenità, specie in compagnia di chi questa serenità deve preservarla.

Già il 63,4% degli intervistati si sottopone abitualmente alla vaccinazione antinfluenzale stagionale e per quanto riguarda la vaccinazione anti Covid-19, la risposta è ancora più soddisfacente: ha infatti completato il ciclo vaccinale con entrambe le dosi l’84,7% del campione; il 13,1% ha fatto soltanto la prima dose; lo 0,2% ha dato l’adesione per fare il vaccino e ha già l’appuntamento; l’1,1% ha dato adesione per fare il vaccino e sta aspettando l’appuntamento. Insomma, solo lo 0,9% non farà il vaccino per timore delle conseguenze. A questo punto, dunque, il dialogo è aperto anche per le badanti che devono assistere e affiancare quotidianamente i nostri cari. Proteggiamoci, prendiamoci cura dei nostri cari!

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