Roma, aggiornamenti INPS su ‘ferie non godute’ e ‘pagamento contributi’

Per le ferie non godute e relativo pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro arrivano dei chiarimenti da INPS, anche per quanto riguarda i periodi di mancato preavviso, con il messaggio n.2330 del 17 giugno 2021.

Dall’INPS arrivano dei chiarimenti per i datori di lavoro dei lavoratori domestici regolarmente assunti, quindi colf e badanti per esempio, in seguito a quesiti giunti allo stesso Istituto.

INPS ricorda di aver rilasciato con un messaggio del 2013, il n.13156 del 14 agosto, nell’ambito del “Portale dei Pagamenti”, la funzione per il versamento dei contributi relativi a periodi di ferie non godute o mancato preavviso per colf e badanti in caso di licenziamento o comunque di rapporto di lavoro cessato. INPS specifica che per i periodi di ferie non godute di colf e badanti, e per il mancato preavviso, cui corrispondono le rispettive indennità, il datore di lavoro deve procedere al pagamento dei rispettivi contributi fino all’effettiva cessazione del rapporto di lavoro, e procede con un esempio. Vediamo nel dettaglio.

Per le colf e badanti, e in particolare per le ferie non godute e il mancato preavviso, al termine del rapporto del lavoro deve essere corrisposta un’indennità sostitutiva specifica di carattere retributivo che prevede il pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro. A specificarlo nuovamente è INPS nel messaggio del 17 giugno.

INPS ricorda che nel “Portale dei Pagamenti” sul sito dell’Istituto è stata rilasciata la funzione per il versamento dei contributi relativi a periodi di ferie non godute o mancato preavviso. L’Istituto specifica che quella funzionalità tiene conto di una duplice data di cessazione del rapporto di lavoro di colf e badanti valida ai fini giuridici e nel dettaglio:

  1. la data di cessazione del rapporto di lavoro per colf e badanti valida ai fini giuridici (quella in cui effettivamente è terminata la prestazione lavorativa);
  2. la data di fine dell’obbligo contributivo, che coincide con il termine dei giorni di mancato preavviso che hanno dato luogo alla relativa indennità sostitutiva.

Ricorda INPS in merito all’indennità sostitutiva del preavviso che lo stesso Istituto con la circolare n. 263 del 24 dicembre 1997, emanata in seguito alla entrata in vigore del D.lgs 2 settembre 1997, n. 314, ha precisato che le somme erogate come indennità sostitutiva devono essere aggiunte, ai fini del calcolo dei contributi, alla retribuzione dell’ultimo periodo di paga. Le stesse somme per l’indennità sostitutiva del preavviso devono essere però attribuite, ai fini dell’accredito dei contributi assicurativi a favore del lavoratore, al periodo cui esse si riferiscono (delibera del Consiglio di Amministrazione n. 63 del 4 maggio 1973 e circolare n. 365 C. e V. del 19 agosto 1974).

Per quanto riguarda le ferie non godute di colf e badanti INPS ricorda che, come stabilito anche dal CCNL di categoria, le stesse non possono essere monetizzate fatto salvo quelle che residuano alla cessazione del rapporto di lavoro. L’indennità sostitutiva delle ferie non godute di colf e badanti, ma vale per tutti, ha carattere retributivo. Ricorda INPS in merito la sentenza n. 11462 del 9 luglio 2012 e la successiva ordinanza n. 6189 del 26 marzo 2015 della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro.

Nella sentenza viene affermato il principio secondo il quale, specifica INPS “le ferie, che godono di rigorosa tutela di rilievo costituzionale, sono irrinunciabili e, conseguentemente, le somme erogate a tale titolo costituiscono un’erogazione di natura retributiva, giacché strettamente correlate al rapporto di lavoro. Si precisa, pertanto, che il pagamento della contribuzione previdenziale relativa alle somme imponibili corrispondenti al periodo (settimane/ore) di ferie maturate e non godute deve essere effettuato insieme all’ultimo periodo lavorato, fino alla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro.”

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L’attuale condizione dei lavoratori domestici a Roma ed il rapporto OIL

Dieci anni dopo l’adozione della storica Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) che ha riaffermato i loro diritti, colf e badanti lottano ancora per essere riconosciuti come lavoratori e prestatori di servizi essenziali. Secondo un nuovo rapporto dell’OIL, per molti di loro inoltre le condizioni sono peggiorate a causa della pandemia da COVID-19.

Durante la fase più critica della crisi, la perdita di lavoro tra i lavoratori domestici si attestava tra il 5 e il 20 per cento nella maggior parte dei paesi europei, così come in Canada e in Sudafrica. Nelle Americhe, la situazione e’ stata addirittura peggiore, con perdite di lavoro comprese tra il 25 e il 50 per cento.

Nello stesso periodo, le perdite di lavoro per gli altri lavoratori sono state inferiori al 15 per cento nella maggior parte dei paesi. Il rapporto evidenzia che circa 75,6 milioni di lavoratrici e lavoratori domestici nel mondo (il 4,5% dei lavoratori dipendenti in tutto il mondo) sono stati particolarmente colpiti dagli effetti della crisi, così come le famiglie che si affidano a questi lavoratori per soddisfare le esigenze quotidiane di assistenza e di cura.

“La crisi ha evidenziato la necessità di formalizzare il lavoro domestico e mettere in regola le badanti per garantire un lavoro dignitoso a questi lavoratori e lavoratrici, a partire dall’estensione a tutte le lavoratrici e i lavoratori domestici della legislazione sul lavoro e della sicurezza sociale e dalla loro effettiva applicazione”, ha affermato il Direttore Generale dell’OIL, Guy Ryder. In Italia l’Osservatorio nazionale DOMINA sul lavoro domestico ha riscontrato che negli ultimi vent’anni la presenza di stranieri, soprattutto donne, ha rappresentato un bacino molto importante per il settore. In particolare, la componente più numerosa è quella dell’Est Europa, tanto che ad oggi i lavoratori di quell’area rappresentano il 30,4% tra i collaboratori familiari (colf conviventi) e il 52,2% tra gli assistenti familiari (badanti conviventi).

Oltre a rappresentare un fenomeno economico (per molti Paesi le rimesse rappresentano una fonte importante: sfiora il 16% del PIL la Moldavia, mentre superano il 10% Georgia, Senegal e Ucraina), la vasta presenza di lavoratori domestici stranieri in Italia ha importanti ricadute sociali. DOMINA punta i riflettori sull’emigrazione di donne sole, disponibili a lavorare presso l’abitazione di anziani e non autosufficienti che ha determinato nei Paesi d’origine il fenomeno dei cosiddetti “orfani bianchi” – sarebbero almeno 350mila in Romania e 100mila in Moldavia – oltre che sugli effetti sulla psiche delle lavoratrici, lontane dai propri affetti e a stretto contatto con situazioni di malattia e sofferenza.

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Orfani bianchi e sindrome italia a Roma: l’impatto del fenomeno badanti

La presenza di lavoratori stranieri (soprattutto lavoratrici) ha rappresentato un bacino molto importante per il settore. In particolare, la componente più numerosa è quella dell’Est Europa, tanto che ad oggi i lavoratori di quell’area rappresentano il 30,4% tra i collaboratori familiari (colf) e il 52,2% tra gli assistenti familiari (badanti). Se dal punto di vista del Paese di destinazione conosciamo bene l’impatto socio-economico di questa presenza, sono spesso sottovalutate le conseguenze per i Paesi d’origine.

Innanzitutto, bisogna sottolineare che si tratta di una presenza prevalentemente femminile: le donne rappresentano il 90,7% tra gli italiani e l’87,9% tra gli stranieri, con punte del 96,6% tra i domestici dell’Est Europa. Essendo il fenomeno dovuto principalmente alla necessità economica della famiglia, il primo effetto è il trasferimento di denaro dall’Italia verso i Paesi d’origine. Tali trasferimenti, registrati sotto il nome di “rimesse”, rappresentano per molti Paesi una fonte significativa di reddito. Le rimesse hanno la caratteristica di andare ad incidere direttamente sui bisogni primari delle famiglie (consumi, spese sanitarie, istruzione), mentre si traducono in misura molto marginale in risparmio o investimenti.

Osservando i dati 2020 sui flussi di denaro inviati dall’Italia, le prime destinazioni sono il Bangladesh (707 milioni, 10,5% del totale rimesse), la Romania (604,47 milioni, 8,9% del totale) e le Filippine (449,29 milioni, 6,6%).

Inoltre, a partire dai dati Istat Rcfl, per ciascuna nazionalità, l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati.

Mediamente i lavoratori domestici (badanti conviventi o colf ad ore, ma anche babysitter) rappresentano quasi un quarto di tutti gli occupati stranieri. Tra alcune nazionalità, addirittura, i lavoratori domestici rappresentano oltre il 50% degli occupati: è il caso di Ucraina (59,0%), Georgia (64,5%), Filippine (58,9%) e Sri Lanka (54,3%). Per altre comunità, invece, la componente di lavoratori domestici è più bassa.

Sulla base di questi dati è possibile stimare, infine, la quota parte di rimesse riconducibile ai lavoratori domestici per ciascun Paese. Complessivamente, dunque, possiamo stimare che le rimesse inviate in patria dai lavoratori domestici italiani siano oltre 1,6 miliardi, pari a quasi un quarto delle rimesse complessive.

Oltre al dato economico, è opportuno considerare le ricadute (negative) dell’emigrazione di donne sole, disponibili a lavorare presso l’abitazione di anziani e non autosufficienti. Questo processo ha determinato nei Paesi d’origine il fenomeno dei cosiddetti “orfani bianchi”, ben raccontato dall’omonimo romanzo di Antonio Manzini e da numerosi reportage.

Bisogna considerare gli effetti sulla psiche delle lavoratrici, lontane dai propri affetti e a stretto contatto con situazioni di malattia e sofferenza. Lo stress e la privazione di relazioni affettive contribuiscono a sviluppare una forma di depressione nota col nome di “Sindrome Italia”, che si traduce in disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia e depressione.

Orfani bianchi e Sindrome Italia sono due facce della stessa medaglia, il prodotto di un’emigrazione dettata da una crisi economica e da una mancanza di welfare che obbliga le famiglie a dividersi per garantire una vita dignitosa ai figli. Con ciò è bene riportare alla mente le parole del segretario generale della DOMINA, Lorenzo Gasparrini: la presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri nelle case delle famiglie italiane è divenuta fondamentale per la cura di bambini e anziani e per la gestione della casa. È importante che i lavoratori e le lavoratrici mantengano un legame con la propria famiglia d’origine e soprattutto con i propri figli, anche attraverso le nuove tecnologie”.

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La tessera sanitaria e le badanti straniere a Roma

Gli italiani da qualche anno stanno facendo fatica a star dietro alle innumerevoli adempienze burocratiche: letteralmente sommersi da pec, spid, identità digitale, e quant’altro – sta diventando davvero impossibile poter dire “come ci chiamiamo” e “dove siamo nati”.

Sembra che la digitalizzazione anziché facilitare questi processi, abbia solo creato dei nuovi problemi, problemi di altro tipo, ma pur sempre problemi.

E proprio nelle ultime ore si sta discutendo dell’ingorgo burocratico creatosi a seguito della «tessera sanitaria»; infatti per accedere alla vaccinazione è necessario possederne una; e se il/la badante convivente è straniero/a il tutto può creare un intoppo di non poco conto. Eppure loro, i badanti extracomunitari, si prendono cura delle persone più fragili, anche rispetto al Covid.

Contro cui fanno fatica a difendersi, considerato che moltissime badanti ad ore o badanti di condominio, ma anche colf, ancora non riescono a prenotarsi per le vaccinazioni. Perché tanti sono sprovvisti di tessera sanitaria, fondamentale per poter accedere alle prenotazioni anche nel portale della Regione Lazio, che richiede, oltre al codice fiscale, anche «le ultime 13 cifre del codice numerico (Team) posto sul retro della tessera sanitaria».

Anche se in tutta Italia gli oltre 700mila immigrati da Paesi extra Ue è rilasciato il tesserino “Stranieri temporaneamente presenti” (Stp), che dovrebbe garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie urgenti o essenziali, proprio come le vaccinazioni. «L’Stp – come ha spiegato l’Istituto Nazionale salute, migrazioni e povertà (Inmp) – viene infatti rilasciato agli immigrati irregolari con più di tre mesi di presenza in Italia ma anche a chi ha fatto richiesta di asilo ma non ha ancora i documenti, come le badanti in attesa di regolarizzazione. Però le piattaforme regionali per le prenotazioni del vaccino Covid non prevedono l’accesso in assenza del codice fiscale e del numero di tessera sanitaria. Dunque, pur avendo diritto alla vaccinazione, in pratica queste persone non possono accedervi.

Al momento, solo la piattaforma informatica dell’Emilia-Romagna prevede l’inserimento dei codici Stp, Eni e permessi di soggiorno temporanei – ha rimarcato l’Inmp – È presente, quindi, un elemento di iniquità nell’accesso al servizio vaccinale. Il rischio è quello che si crei una bolla di persone non raggiungibili dai servizi sanitari pubblici e questo è un problema. Infatti se escludiamo fasce importanti di popolazione che vivono in Italia dalla possibilità di potersi vaccinare, da un lato esponiamo a maggior rischio la loro salute e dall’altro creiamo un rallentamento nel raggiungimento dell’immunità di comunità. Tale situazione – ha concluso l’Istituto – è stata segnalata al Ministero della Salute, che ha inviato una nota alle Regioni, ma la situazione resta al momento irrisolta».

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Miss badante, una iniziativa tutta romana

AES DOMICILIO ha sempre messo in luce anche gli aspetti più positivi del mondo delle badanti; le iniziative più “simpatiche” e “divertenti”, anche la presenza delle badanti conviventi all’interno di un contesto letterario o artistico. Qui parleremo di una iniziativa, per così dire, “estetica” in cui le badanti si ritrovano a gareggiare come in un vero e proprio concorso di bellezza dedicato solo a collaboratrici domestiche (colf e babysitter).

Il 20 giugno 2021 si svolgerà a Roma la 7° Edizione del Concorso “Miss Badante 2021”, dedicato alle donne – in maggioranza romene – che operano in Italia nel campo dell’assistenza alle famiglie e agli anziani. L’organizzatore dell’evento è l’Associazione “Lika Eventi”, presidente Elena Rodica Rotaru, designer e organizzatrice di eventi.

Per la prima volta, il concorso è aperto a partecipanti di tutte le nazionalità. Sono invitate a partecipare donne provenienti da Bulgaria, Polonia, Ucraina, Filippine ecc. che lavorano nel campo dell’assistenza alle famiglie.

Il concorso, giunto alla sua settima edizione, si è consolidato negli ultimi anni come un evento di successo, pensato per valorizzare le donne, romene e di altre nazionalità, che in Italia si prendono cura di anziani, bambini o persone con disabilità, chiamate, magari impropriamente, badanti. Attraverso il loro lavoro nelle famiglie italiane, riescono a svolgere un ruolo fondamentale nel contesto della società, nel suo insieme.

Il concorso si svolgerà seguendo un percorso di tre prove. La giuria, composta da personalità pubbliche, giornalisti, artisti, esperti di moda e hairstyle, italiani e romeni, assegnerà quattro premi. Saranno assegnati 3 premi della 7° edizione, “Miss Badante 2021”. Inoltre, per la prima volta, verrà assegnato il premio“Miss Badante WEB 2021”, al quale potranno partecipare donne che operano nel campo della cura della famiglia, provenienti da tutta Italia. I premi, offerti dagli sponsor, consistono in viaggi, trattamenti estetici, abbigliamento, cosmetici e cibo.

Care badanti – non perdetevi questa occasione!

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La disorganizzazione delle RSA a Roma: numeri e casi

Purtroppo, proprio lungo la pandemia abbiamo avuto modo di vedere la disorganizzazione soggiacente alle RSA; e purtroppo si è stati costretti ad assistere a scene di vero e proprio abbandono e di solitudine. In questo primo periodo post-pandemia, continuano i dissesti presenti nelle RSA. Carenza di personale nelle case di riposo, la Cisl Funzione Pubblica chiede l’inquadramento dei dipendenti delle Rsa nel contratto della Sanità pubblica, per evitare la fuga verso le strutture pubbliche.

“Da tempo – spiega Fabio Zuglian, segretario generale della Cisl Fp Belluno Treviso – segnaliamo che, una volta passata la criticità Covid, l’emergenza più grave sarebbe stata la carenza degli infermieri, in primis a causa di una sbagliata programmazione universitaria riguardo al fabbisogno di questo tipo di professionalità. La pandemia ha poi peggiorato la situazione, perché gli ospedali pubblici, con la campagna di assunzioni straordinarie, hanno assunto decine di infermieri delle Rsa, determinando un ulteriore impoverimento delle strutture del territorio, arrivando al punto che ad oggi ci sono diverse case di riposo costrette a lasciare vuoti i letti nonostante le richieste, perché non soddisfano più i parametri relativi al rapporto fra numero di infermieri e di ospiti necessario per garantire adeguata assistenza, standard per altro già sottostimato rispetto alle attuali esigenze di assistenza degli anziani”.

Il tutto a discapito della qualità dell’assistenza, ma anche della sostenibilità finanziaria delle strutture e della qualità del lavoro degli infermieri che operano nelle case di riposo, in fuga anche da carichi di lavoro sempre più pesanti, straordinari e doppi turni. “Cisl Fp – spiega Zuglian – sostiene che questa crisi dovrebbe essere una occasione per rivalutare l’assistenza infermieristica nelle case di riposo, che dovrebbe essere garantita dal sistema sanitario pubblico: siamo convinti che una soluzione sia che gli infermieri delle Rsa vengano assunti dal sistema sanitario regionale, con conseguente applicazione del contratto di Sanità pubblica, che garantisce maggiori tutele e migliori condizioni di lavoro: salario più alto, maggiori opportunità formative, migliore orario di lavoro”.

“Una soluzione – aggiunge il segretario generale della Cisl Fnp Pensionati Belluno Treviso Franco Marcuzzo – che potrebbe ovviare a un altro grave disagio vissuto dagli anziani ospiti delle Rsa: non solo il dramma del Covid, dell’isolamento, della separazione dai familiari, ma anche continui addii al personale sanitario che per l’ospite della casa di riposo rappresenta una vera e propria famiglia”. Disagio che si aggiunge alla ancora persistente difficoltà ad accedere alle Rsa per le visite. “La situazione varia da struttura a struttura – sottolinea il segretario della Fnp – ma non siamo ancora soddisfatti e va detto che la carenza di personale pesa anche sull’applicazione dell’ordinanza del ministro Speranza”.

sanzioni assunzione bandante in nero roma

 

E se le RSA cominciano ad aver problemi di bilancio, per Marcuzzo non vanno dimenticate le difficoltà economiche delle famiglie, acutizzate dalla crisi Covid: “Parliamo ancora di rette troppo alte – afferma il Segretario generale dei Pensionati Cisl di Belluno Treviso – chiediamo l’aumento del numero delle impegnative di residenzialità rilasciate dalle Ulss per l’accesso agevolato alle strutture per una fascia di popolazione più ampio, ricordando che in casa di riposo ci si rivolge soprattutto nei casi di non-autosufficienza”.

In tanti altri casi, anche per questioni economiche, le famiglie si rivolgono alle badanti conviventi, badanti ad ore o badanti di condominio che, ancora oggi, sottolinea Marcuzzo “si collocano in un’area del mercato del lavoro che sembra interessare solo quando le assistenti non si trovano o devono andare in ferie”. Le richieste della Fnp sono precise, a partire dalla istituzione di un Albo delle badanti a cui attingere per essere certi della formazione e della professionalità delle assistenti.

“Oggi invece – spiega Marcuzzo – tutto è lasciato al libero mercato e se oggi si parla del problema delle ferie è perché non c’è una regolamentazione e affidiamo i nostri anziani a persone di cui si sa poco o niente”. Un fenomeno sui cui soffermarsi è ad esempio quello delle “dame di compagnia”: donne comunitarie provenienti da Paesi come Polonia, Slovacchia, Romania, organizzate da enti e società nei Paesi di origine che fanno ottenere loro permessi turistici di tre mesi per raggiungere l’Italia e lavorare come badanti. Dopo tre mesi, rientrano in patria e vengono sostituite da altre.

“È un lavoro non regolato – spiega il segretario dei Pensionati -, a basso costo per le famiglie, risultano ospiti ma in realtà prestano assistenza ad anziani, ai quali in questo modo viene anche a mancare la continuità affettiva. Il fenomeno è noto, ma purtroppo nessuno, a livello politico, si assume la responsabilità di valorizzare queste figure e tutelare le famiglie: una migliore qualità di questo tipo di lavoro è direttamente proporzionale ad una migliore assistenza per i nostri genitori”.

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L’est-europa: fabbrica di badanti? I dati di Roma

Più volte noi di AES DOMICILIO abbiamo sottolineato come una badante convivente o una colf convivente debba essere scelta per la sua competenza e per la sua esperienza, e mai per la provenienza. Tuttavia ci dobbiamo anche confrontare con un dato statistico e cioè che più del 40% delle badanti proviene dall’Est-Europa.

Il lavoro domestico è una realtà diffusa in tutta Italia, con quasi 850 mila lavoratori regolari censiti dall’Inps nel periodo pre-pandemia, senza contare che, secondo le stime dell’Osservatorio DOMINA, considerando anche il sommerso si raggiungono i 2 milioni di lavoratori domestici totali.

Tuttavia la situazione è abbastanza variegata sul territorio nazionale. Il Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2020 analizza la nazionalità dei lavoratori, evidenziando come solo in tre regioni (Puglia, Molise e Sardegna) gli Italiani superano il 50% dei lavoratori domestici.

In Sardegna, addirittura, i lavoratori domestici italiani rappresentano oltre l’80% del totale. Mediamente, a livello nazionale, gli Italiani rappresentano il 29,7%. La presenza straniera è, quindi maggioritaria a livello nazionale e in diciassette regioni su venti. In particolare, i lavoratori dell’Est Europa rappresentano il 40,9% a livello nazionale e superano quota 40% in ben 12 regioni. Le regioni con la maggior presenza di lavoratori dell’Est Europa sono quelle del Nord Est: in Emilia Romagna questa componente rappresenta il 59,6% del totale, e anche Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige superano il 56%.

La più bassa incidenza di domestici dell’Est Europa si registra invece in Sicilia (18,4%) e Sardegna (12,6%). Se consideriamo invece le nazionalità straniere (escluso l’Est Europa), a livello nazionale rappresentano il 29,4% dei lavoratori domestici totali. In questo gruppo troviamo, ad esempio, Filippine, Perù, Ecuador, Marocco, Tunisia. In due regioni questa componente supera il 40% dei lavoratori domestici totali: Lombardia (46,5%) e Lazio (40,2%) ed in particolare in queste regioni ad elevata presenza di colf si concentrano il 63% dei Filippini. In Liguria il 24% dei lavoratori domestici proviene dall’America Centrale.

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La badante a Roma e la quota 100: come funziona la pensione

L’argomento pensione è sempre un tema caldo per quanto riguarda il contratto per badante e badante convivente, per le quali negli ultimi anni stanno avvenendo numerosi cambiamenti di tipo fiscale. Primo tra tutti è indagare bene la famosa questione della “quota 100”, cioè quando con un tot. di anni di età sommati ad un tot. di anni di lavoro si arriva al numero 100 – ma è poi così semplice?

Badanti conviventi e colf conviventi, così come babysitter e la generalità dei lavoratori domestici, sono iscritti al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (FPLD); al contrario della maggior parte dei lavoratori subordinati, però, l’aliquota destinata a finanziare la pensione (ossia l’aliquota IVS, invalidità vecchiaia superstiti) non è pari al 33%, ma inferiore, pari al 17,4275%.

Questo comporta un trattamento pensionistico più basso per la badante, o la colf: meno sono i contributi versati, più bassa risulterà la pensione.

Bisogna tener presente che la maggior parte delle pensioni dei lavoratori domestici si calcola col sistema contributivo, in quanto non sono numerose colf e badanti che vantano contribuzione antecedente al 1996. Ma procediamo con ordine.

Non è semplice nemmeno soddisfare i requisiti per la quota 100, per i lavoratori domestici. Difatti, per questa pensione anticipata sperimentale, i cui requisiti possono essere perfezionati sino al 31 dicembre 2021, si richiedono:

  • 62 anni di età;
  • 38 anni di contributi (di cui 35 al netto dei periodi di disoccupazione e malattia non integrata, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps, come colf e badanti).

La quota 100 può essere ottenuta attraverso il cumulo, escludendo però eventuale contribuzione accreditata presso le casse dei liberi professionisti.

Apparentemente sembrerebbe più semplice, per i lavoratori domestici, ottenere la pensione anticipata a 64 anni. Tuttavia, la prestazione non richiede solo il requisito dei 64 anni di età, ma anche:

  • 20 anni di contributi effettivi;
  • un importo del trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 1.287,52 euro al mese. Quest’ultima condizione risulta molto difficile da soddisfare per chi possiede versamenti normalmente d’importo basso, come colf e badanti.

La pensione può essere ottenuta dalla badante, o dalla colf, solo se questa, oltre ad aver perfezionato i requisiti elencati:

  • non possiede contribuzione al 31 dicembre 1995;
  • in alternativa, ha optato per il computo di tutti i contributi presso la gestione Separata al momento del pensionamento.
  • Questa pensione può essere ottenuta anche utilizzando un particolare strumento di cumulo dei contributi. Per approfondire: Pensione anticipata a 64 anni.

Colf e badanti possono infine anticipare l’età pensionabile utilizzando la pensione di anzianità: si della prestazione, basata su requisiti di età e di contribuzione, che è stata poi sostituita dalla pensione anticipata. Ad oggi, sono ancora operative alcune tipologie di pensioni di anzianità residuali:

  • opzione donna, che richiede, per le dipendenti, il compimento di 58 anni di età (59 anni per le autonome) e il perfezionamento di 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, previa attesa di una finestra di 12 mesi (18 per le autonome);
  • la pensione di anzianità in totalizzazione, che richiede 41 anni di contributi (può essere sommata la contribuzione accreditata presso differenti casse, comprese quelle dei liberi professionisti) e l’attesa di 21 mesi di finestra;

la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti e notturni, che richiede un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e una quota (somma di età e contribuzione) almeno pari a 97,6; i requisiti sono più elevati per i lavoratori notturni con un numero di notti inferiori alle 78 all’anno, e per chi possiede contribuzione da lavoro autonomo.

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Roma, e se le badanti fossero robot?

Più volte si sono affrontati i discorsi di “badante-robot”, di “badante-meccanica” o di “badante digitale” – e più volte, noi di AES DOMICILIO, abbiamo sottolineato l’importanza fondamentale della presenza umana nell’assistenza domiciliare, e quanto una figura umana come una badante convivente o una colf resti sempre e comunque centrale ai fini del prendersi cura di un’altra persona. Tuttavia, dato l’alto numero di anziani ed il sempre più progressivo tasso di anzianità che avanza in tutto il mondo, si stanno portando avanti delle numerose iniziative affinché un anziano possa ‘vivere’ con un robot.

Noi di AES DOMICILIO abbiamo sempre espresso con chiarezza che per quanto la tecnologia possa ‘fare compagnia’ certamente non può prendere il posto del ‘prendersi cura’. Gli anziani sembrano poter trarre beneficio dall’interazione con un robot. Lo dicono i risultati dei test effettuati con 30 anziani (metà inglesi e metà indiani residenti nel Regno Unito) e tre giapponesi ricoverati in case di cura, nell’ambito del progetto Caresses di cui è capofila il dipartimento di Informatica e Robotica dell’Università di Genova e che annovera come partner University of Bedfordshire, Advinia HealthCare, Örebro University, JAIST, Middlesex University, SoftBank Robotics, Chubu University, Nagoya University.

Che cos’è Caresses? Un «cervello» , cioè un programma di Intelligenza artificiale, inserito nel «corpo» di Pepper , un robot già in commercio. «Il progetto partito nel 2017 ambiva a creare robot di assistenza dotati di Intelligenza artificiale “culturalmente competenti”, in grado cioè di adattare il proprio modo di parlare e agire all’identità culturale delle persone anziane con cui interagiva», spiega Antonio Sgorbissa professore di Robotica all’Università di Genova. «Come dimostrato da numerosi studi, tenere conto dei bisogni e delle preferenze culturali delle persone agevola il successo delle pratiche di assistenza». Che cosa fa Pepper? Chiacchiera, ricorda le cose da fare, mette in contatto con personale sanitario e familiari.

Ma un robot, fino a che punto riuscirà a comprendere lo stato d’animo di una persona, il significato profondo di una lacrima, di un sorriso, di un grazie?

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Quando la badante è richiedente asilo: le regole su Roma

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Cosa accade se il collaboratore che si intende assumere non ha permesso di soggiono, ma ha fatto richiesta di asilo politico?

In questi casi il datore di lavoro può procedere lo stesso all’assunzione, poiché tale motivazione permette di effettuare attività lavorativa; infatti come stabilisce la Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 26 luglio 2016 n. 14751: “la ricevuta attestante la presentazione della richiesta di protezione internazionale, rilasciata contestualmente alla verbalizzazione della domanda (…), costituisce permesso di soggiorno provvisorio“.

Secondo la stessa circolare, la richiesta di asilo consente al richiedente di svolgere attività lavorativa decorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda di protezione laddove il relativo procedimento non si sia concluso ed il ritardo non sia ascrivibile al richiedente. Il datore, quindi, può assumere il richiedente asilo come lavoratore domestico (badante convivente, colf ad ore, babysitter) ma solo se sono trascorsi 60 giorni dalla formalizzazione dell’istanza di protezione internazionale, senza che chi di dovere si sia espresso.
Alcune Questure rilasciano una dichiarazione con la data di formalizzazione, altrimenti é necessario che il collaboratore rilasci al datore copia dell’ultima pagina della formalizzazione della domanda di protezione da dove si evince la data.

Nel caso in cui non sia stato rilasciato il permesso di soggiorno provvisorio, anche laddove la manifestazione di volontà sia stata espressa ma non verbalizzata o non siano ancora trascorsi i 60 giorni dal rilascio della ricevuta, saranno applicate le procedure previste in caso di occupazione irregolare di cittadini extracomunitari privi del permesso di soggiorno, compreso l’intervento delle forze dell’ordine per la verifica della posizione del cittadino straniero.

Per evitare queste conseguenze, è dunque necessario che il datore di lavoro, oltre a mettere in regola la badante il lavoratore e ad acquisire la verbalizzazione della domanda di protezione internazionale, acquisisca anche un’autodichiarazione da parte del lavoratore, nella quale lo stesso dichiari che il procedimento di richiesta protezione e asilo politico non si sia già concluso e che la mancata conclusione non sia a lui imputabile. Sono queste, infatti, le due condizioni che potrebbero invalidare il permesso di soggiorno.

La normativa di riferimento è contenuta nell’articolo 22, comma 12, del TU sull’immigrazione: nella versione originaria, la disposizione qualificava la condotta del datore di lavoro come contravvenzione, per la quale era prevista la sanzione dell’arresto da 3 mesi ad un anno, e l’ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato. Tale impostazione è stata però recentemente mutata, inasprendo la sanzione per il datore di lavoro e, soprattutto, qualificando la sua condotta come delitto.

Infatti, la disposizione vigente sanziona con «la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato» il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, ovvero il cui permesso sia scaduto (e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo), revocato o annullato.

Attenzione, dunque, alla regolarizzazione di chi si decide di assumere, poiché la mutata qualificazione dell’illecito (da contravvenzione a delitto) produce conseguenze sul piano dell’elemento soggettivo del reato, pertanto, sarà necessaria anche la prova del dolo e non solo della colpa.

Tutto ciò rappresenta un monito importante affinchè, nel processo di assunzione della badante, vengano coinvolti soggetti professionisti che sappiano informarvi e guidarvi nella scelta migliore, proprio come AES Domicilio che svolge ormai da anni questo tipo di mestiere e conosce perfettamente tutte le tutele e i diritti di cui abbiamo trattato.

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