La questione vaccino e green pass tra le badanti residenti a Roma

“Mancano i vaccini? A questo punto, se non si possono vaccinare gli assistiti, almeno si vaccinino gli assistenti che comunque sono quelli che portano un maggiore rischio all’interno della bolla familiare”. Queste sono le parole del presidente di Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, componente della Federazione Italiana Fidaldo.

Si è sempre ritenuto che il lavoro di cura, anche se reso in ambito familiare, non avesse nulla di diverso rispetto alle attività dei paramedici, sia in ospedale che nelle residenze protette. Per cui, per creare delle bolle di tutela degli assistiti e, quindi, dei familiari delle nostre famiglie associate, è necessario che vengano vaccinati. Lo stesso viceministro Sileri si è preso in carico della richiesta di vaccino per le badanti ad ore e badanti conviventi, citando le badanti tra le categorie che svolgono attività lavorativa a rischio, ovvero a strettissimo contatto con le persone più fragili, anziani anche over 85, malati e disabili.

Ma questo si scontra con la realtà dei fatti: parliamo di 460mila lavoratrici e più del doppio considerando gli irregolari che credo si dovrebbero comunque vaccinare. Il problema resta la mole di persone da vaccinare tra assistiti e assistenti, e si considerino almeno 2 milioni di persone. Purtroppo sono cifre che non possono che rimandare a dopo l’estate. Inoltre si sono sommati due fattori. Primo: c’è una sorta di silenzio sul tema perché si solleva un problema legato agli extracomunitari, un problema politico. Secondo: c’è la presa di posizione di Francesco Landi, presidente della Società italiana di geriatria e gerontologia e responsabile del Day Hospital post-Covid del Policlinico Gemelli di Roma, che a proposito della scarsità dei vaccini, soprattutto quelli su cui si contava per allargare l’effetto gregge hanno dei limiti di età, sostiene che, se i vaccini anti-Covid a disposizione per gli over 65 sono disponibili in dosi minori rispetto al piano del governo, si dovrà provvedere allora a somministrarlo ai loro contatti: dalle badanti a chi se ne prende cura.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Un rapporto tra lavoro domestico e badanti straniere: i dati su Roma

È ormai consolidato agli occhi dei più che la maggior parte delle badanti è straniera; e tuttavia non possiamo non ricordare che il numero di badanti di nazionalità italiana sta crescendo sempre di più, venendo meno la barriera della vergogna e di un lavoro fino a poco tempo fa stupidamente definito ‘poco dignitoso’.

I cambiamenti sociali in corso negli ultimi decenni hanno determinato la crescente necessità, da parte delle famiglie italiane, di ricorrere a personale retribuito per assistere i sempre più numerosi anziani non autosufficienti. Questa nuova figura professionale, detta comunemente “badante” (o, più propriamente, “assistente familiare”), si è dunque affermata a partire dagli anni 2000 in misura sempre maggiore.

Anche nell’immaginario collettivo, “la badante” (declinato al femminile) è generalmente donna e dell’Est Europa. La presenza di donne immigrate, infatti, ha dato un forte impulso a questo fenomeno: si trattava (e si tratta) generalmente di donne giunte in Italia senza la famiglia, e quindi disponibili a vivere presso l’abitazione dell’assistito, che peraltro coincide con il datore di lavoro (o con un suo stretto familiare). Secondo i dati INPS, nel 2020 gli assistenti familiari in Italia sono 438 mila, di cui 402 mila donne. La componente maschile, pur aumentata negli ultimi anni, si attesta al di sotto del 10% in questa tipologia di contratto. Le donne, invece, hanno registrato negli ultimi dieci anni un costante aumento (+39% dal 2011 al 2020).

Osservando le aree di provenienza, le badanti dell’Est Europa rappresentano il 52,0% del totale. Circa un quarto (26,4%) viene dall’Italia, mentre tutte le altre nazionalità, sommate insieme, superano di poco il 20%. Le badanti dell’Est Europa sono dunque una realtà ormai ben radicata nel nostro Paese, a cui molte famiglie affidano la cura degli anziani non autosufficienti, preferendo la soluzione in house rispetto al ricovero in struttura.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, il numero di badanti dell’Est Europa è rimasto sostanzialmente stabile, oscillando tra 200 mila e 230 mila, per attestarsi nel 2020 a 209 mila (+3,9% tra il 2011 e il 2020). Parallelamente, le badanti di nazionalità italiana hanno registrato un aumento di quasi 3 volte, passando da 36 mila a 106 mila (ovvero dal 12,4% al 26,4% del totale).

Grazie ai dati INPS (che si riferiscono naturalmente alla sola componente regolare), è possibile approfondire le caratteristiche delle badanti dell’Est Europa. A livello territoriale, oltre 6 su 10 sono al Nord (35,1% al Nord Est e 27,5% al Nord Ovest); circa un quarto si concentra nelle Regioni del Centro, mentre Sud e Isole, insieme, non raggiungono il 12%.

Le badanti dell’Est sono tendenzialmente in età avanzata: meno di un terzo ha meno di 50 anni, e addirittura solo il 9,1% ha meno di 40 anni. Quattro su dieci (39,2%) hanno tra 50 e 59 anni, e 3 su dieci (31,5%) oltre 60. Le over 50, dunque, rappresentano più del 70% tra le badanti dell’Est Europa.

Essendo una mansione praticata generalmente in convivenza con l’assistito, è evidente che le ore lavorate settimanalmente siano piuttosto elevate: un terzo delle badanti lavora infatti oltre 50 ore settimanali, e solo il 30% svolge meno di 30 ore.

Vuoi sapere quanto costa una badante?

AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Roma.

La sanatoria delle badanti a Roma: un mezzo flop del governo

È possibile incontrare decine delle testimonianze simili a quelle di seguito: «Mi vergogno. Ogni volta che la mia collaboratrice familiare mi chiede notizie, io non so cosa dirle. Aspettiamo. Da quasi un anno». La voce è quella di uno/a dei tanti datori di lavoro che ha usufruito della sanatoria per mettere in regola cittadini stranieri senza permesso di soggiorno impiegati in nero. La data in cui ha presentato la domanda per la sua collaboratrice familiare lo scorso anno ce l’ha appuntata: 8 agosto 2020. All’8 luglio di quest’anno, non ha ricevuto ancora il permesso di soggiorno che ne sanerebbe la posizione. Non è l’unica.

Nel giugno 2020 il Governo Conte approva un provvedimento di emersione e regolarizzazione dei lavoratori in nero impiegati in agricoltura, allevamento, assistenza agli anziani e cura della casa. Se i lavoratori in nero sono migranti irregolari ottengono, oltre al contratto, anche un permesso di soggiorno. Complessivamente vengono depositate circa 220mila domande. In larghissima parte sono di cittadini stranieri, riguardano colf e «badanti» (l’85 per cento del totale) e sono presentate dai datori di lavoro (un’altra opzione riguardava migranti irregolari disoccupati, ma è stata poco usata, con sole 13mila domande).

Secondo un monitoraggio della campagna «Ero straniero – L’umanità che fa bene», al primo giugno di quest’anno «solo 11mila delle 220mila persone che hanno fatto richiesta hanno in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20mila sono in via di rilascio». Il rapporto,  realizzato da una coalizione della società civile per la riforma della legge sull’immigrazione, è stato compilato sulla base dei dati raccolti da Ministero dell’Interno, prefetture e questure. Evidenzia una situazione critica soprattutto nelle grandi città.

Questa attesa di mesi e mesi lascia le persone in un limbo pieno di incertezza e difficoltà, non ultime quelle legate alla pandemia. Per quanto riguarda la copertura sanitaria di queste persone il Ministero della Salute, nel luglio dello scorso anno, aveva in effetti emanato un’apposita circolare. E in essa spiegava che i cittadini stranieri «in emersione» hanno non solo il diritto, ma proprio l’obbligo d’iscriversi al sistema sanitario nazionale dalla data di presentazione della domanda di emersione o del permesso temporaneo. Eppure questo, troppo spesso, non è avvenuto e non avviene.

Molte strutture sanitarie rifiutano l’iscrizione in mancanza della dimostrazione dell’avvenuto versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Questo mix di ritardi amministrativi e incomprensioni burocratiche ha impedito a molti di questi lavoratori di vaccinarsi, creando rischi per la salute loro e delle persone di cui si occupano, a maggior ragione se anziane. Un paradosso al quale si sta provando a porre rimedio. I ritardi nell’esaminare le pratiche, secondo le prefetture, sarebbero dovuti alla mancata assunzione di personale aggiuntivo. La norma sulla sanatoria lo prevedeva, poiché la regolarizzazione avrebbe causato un logico aumento del lavoro, ma per mesi non ve ne è stata traccia.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Bonus per gli anziani a Roma: un contributo per pagare la badante

Per tutti i cittadini non autosufficienti che necessitano dell’aiuto di figure di sostegno come badanti e colf, arriva il rimborso di 300 euro mensili messo a disposizione per compensare, almeno in parte, le spese affrontate per provvedere agli stipendi. Si parla di un massimo di 3.600 euro all’anno. Previsto, inoltre, un ulteriore contributo di 300 euro per l’assunzione di un sostituto in caso di maternità del professionista che si occupa della persona non autosufficiente.

Queste, dunque, le principali misure introdotte lo scorso primo luglio da CassaColf, lo strumento che il Contratto collettivo nazionale del lavoro domestico (sottoscritto da Domina, Fidaldo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS e Federcolf) ha costituito per fornire prestazioni e servizi a favore di lavoratori e datori di lavoro iscritti. I nuovi aiuti andranno ad aggiungersi a quel pacchetto di prestazioni e servizi già garantiti da CassaColf.

A beneficiarne, tutti quei lavoratori e datori di lavoro che possiedono un regolare contratto e che non hanno mancato di versare i contributi obbligatori previsti dall’accordo collettivo. Dallo scorso 1° luglio è operativo il nuovo regolamento di CassaColf, che introduce importanti aiuti rivolti ai datori di lavoro domestico: quelli più fragili che si trovano a fare i conti con una condizione permanente di non autosufficienza e quelli che, in caso di maternità dell’assistente familiare, devono ricorrere a un sostituto e lo fanno con regolare contratto. Un incentivo a chi sceglie la strada della regolarità.

In caso di non autosufficienza permanente e certificata il rimborso previsto è di 300 euro al mese per un massimo di 12 mesi consecutivi, per un totale di 3.600 euro, spiegano da CassaColf. In caso di assunzione di un sostituto che vada a prendere temporaneamente il posto del lavoratore titolare costretto a ritirarsi per maternità, il sussidio sarà di 300 euro, una tantum, per ogni professionista assunto in sostituzione. Per ottenere gli aiuti, il richiedente dovrà aver versato almeno un anno di contributi alla Cassa.

Oltre ai sussidi, il pacchetto di prestazioni Covid per gli assistenti familiari risultati positivi è stato prorogato fino al 31 ottobre 2021. In particolare, si legge nel comunicato, è prevista “indennità giornaliera da 100 euro per un massimo di 50 giorni l’anno in caso di ricovero in strutture ospedaliere; indennità giornaliera da 30 euro per un massimo di 10 giorni l’anno in caso di isolamento domiciliare a prescindere dal ricovero ospedaliero a seguito di positività al Covid-19; indennità giornaliera per i figli a carico, da 40 euro, per un massimo di 14 giorni; rimborsi fino a 200 euro per l’acquisto di materiale sanitario e fino a 100 euro per visite domiciliari di personale medico o infermieristico”.

Vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante? Contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Roma, quali mansioni deve eseguire la bandante convivente?

Noi di AES DOMICILIO più volte ci siamo trovati dinnanzi a situazioni imbarazzanti in cui da una parte vi erano famiglie che pretendevano che la badante facesse tutto quello che le veniva chiesto, dall’altro la badante che faceva valere i propri diritti sottolineando ciò che, invece, non avrebbe dovuto fare.

Insomma, il più delle volte queste situazioni possono essere risolte solo in un modo: all’inizio della stipula del contratto parlare chiaro su cosa ci si aspetta che la badante faccia, e soprattutto cosa la badante sa che non farebbe mai. Ma vediamo meglio questa situazione; stando a quanto previsto dalle leggi in vigore e da relativo CCNL 2021, sono diversi i doveri che una badante convivente deve rispettare, tra cui:

  1. accompagnare la persona assistita per visite mediche, fare commissioni, o altri impegni;
  2. pulire e mantenere in ordine la casa;
  3. preparare i pasti e occuparsi dell’igiene personale della persona assistita;
  4. aiutare la persona assistita nei movimenti quotidiani, dall’alzarsi dal letto al vestirsi ad aiutarla a mangiare, o occuparsi delle attività di gestione domestica, come il pagamento delle bollette.

Le figure delle badanti, ribattezzate assistenti familiari’ come previsto dal rinnovo del relativo CCNL 2021, sono diventate fondamentali nel nostro tessuto sociale, da molti cercate per assistenza a parenti particolarmente anziani o malati. Le badanti possono essere, in base a necessità della famiglia e dell’assistito, badanti conviventi, cioè essere assunte per vivere con la persona assistita nella stessa casa 24 ore su 24, non conviventi, cioè assunte per 8 ore o anche meno per cui svolgono la loro giornata di lavoro presso l’abitazione dell’assistito per poi tornare regolarmente a casa, badanti notturne, badanti a ore, badanti di condominio. E noi di AES DOMICILIO riusciamo a fornire tutti i suddetti servizi di badanti.

A seconda della necessità di assunzione della badante sono differenti le tipologie contrattuali. Il CCNL applicato è sempre quello nazionale delle badanti (oggetto tra l’altro di recente rinnovo), ma modulato a seconda di tratti di badanti full time, part time, convivente, non convivente, a ore; ognuna con diritti e doveri da rispettare. Vediamo di seguito i doveri di una badante convivente stabiliti da legge e CCNL.

badante colf Roma in regola

 

Entrando più nel dettaglio, i doveri che una badante convivente deve rispettare, anche in base alle mansioni lei spettanti previste da contratto, sono i seguenti:

  • prestare servizio di assistenza per tutto il periodo di lavoro stabilito da contratto, comprese le ore notturne considerando la costante presente della stessa in casa dell’assistito;
  • accompagnare la persona assistita per visite mediche, fare commissioni, o altri impegni;
  • pulire e mantenere in ordine la casa e provvedere fare il bucato, stirare e fare la spesa;
  • cucinare i pasti per la persona assistita;
  • occuparsi dell’igiene personale della persona assistita;
  • aiutare la persona assistita nei movimenti quotidiani, dall’alzarsi dal letto al vestirsi ad aiutarla a mangiare;
  • occuparsi delle attività di gestione domestica, come il pagamento delle bollette;
  • far compagnia alla persona assistita o intrattenerla con letture, giochi, o attività a scelta o accompagnarla a fare passeggiate;
  • controllare temperatura e pressione e assistenza per la somministrazione di farmaci;
  • dare sostegno psicologico alla persona assistita;
  • rispettare persona assistita e membri della sua famiglia, evitando di compiere atti illegali, come rubare in casa dell’assistito, o assumere atteggiamenti condannabili, per esempio di violenza nei confronti della persona assistita.

Per le badanti conviventi è anche consigliabile, seppur non obbligatorio e di dovere, avere competenze di primo soccorso, considerando che, soprattutto di persone assistite particolarmente anziane o malate, potrebbe rendersi necessario a qualsiasi ora del giorno o della notte l’intervento di una persona nei casi di problemi e prima dell’arrivo di esperti soccorritori.

Le badanti conviventi, pur vivendo nella stessa casa della persona assistita ed essendo pertanto sempre disponibili, hanno comunque orari di lavoro stabiliti. Secondo quanto previsto, infatti, dal CCNL del 2021 riguardante le badanti, le ore di lavoro massime che le badanti conviventi possono prestare sono 10 ore al giorno non consecutive o 54 ore a settimana.

Ciò significa che nelle ore di lavoro appena riportate, la badante convivente deve rispettare tutti i doveri sopra riportati, altrimenti significherebbe che non svolge il suo lavoro al meglio, mentre nelle ore non previste di lavoro, la badante ha il compito sempre di badare, appunto, alla persona assistita ma non obbligatoriamente di assolvere agli obblighi previsti.

La badante convivente ha poi diritto ad almeno 8 ore di riposo consecutive nella stessa giornata e ad un riposo intermedio non retribuito non inferiore a 2 ore e anche durante le ore di riposo può non rispettare i suoi doveri senza però dimenticare che c’è sempre una persona che potrebbe aver bisogno di lei.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

La badante a Roma e il caldo africano: consigli per proteggere gli anziani

Una situazione particolarmente pericolosa per gli anziani in questi mesi è sicuramente il caldo di stagione, tanto che le badanti conviventi o badanti ad ore che li assistono il ministero della salute ha dedicato un vademecum in sei lingue con una lista di raccomandazioni. Insegna a individuare le persone a rischio e a riconoscere i sintomi di una sofferenza dovuta al caldo, ma anche a prevenire i problemi e a intervenire in caso di emergenza.

Come notiamo l’assistenza di un esperto in materia non deve essere sottovalutato: la maggior parte degli incidenti accadono per motivi legati alla sofferenza delle temperature. In base alle malattie e/o varie e singolari esigenze di ciascuno, infatti, sarebbe meglio non far uscire di casa il vostro caro, sia nelle ore più calde che in quelle più affollate in cui potrebbe sentirsi ulteriormente oppresso.

L’ideale sarebbe mantenere fresca la casa chiudendo imposte e tende e utilizzando climatizzatori o ventilatori e di far indossare abiti leggeri alle persone assistite che dovranno osservare una dieta ricca di frutta, verdura e liquidi, evitando però bevande alcoliche, ghiacciate, gassate o zuccherate.

Nell’ipotesi in cui si possa anche solo percepire una incapacità di resistere occorre chiamare il 118, nell’attesa rinfrescarlo, fargli bere acqua e non somministrargli farmaci che potrebbero solo peggiorare la situazione. Occorre anche misurare la temperatura e cercare di dare agli operatori quante più informazioni possibili per consentire un intervento efficiente e immediato.

La presenza di una badante nel momento in cui l’anziano dovesse sentirsi male risulta di fondamentale importanza se volete assicurare una tempestiva assistenza! AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) si occupa di tutte le cautele di cui avrete bisogno: costi badante ed esigenze personalizzate saranno in grado di soddisfare ogni vostra aspettativa.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

“Congedo mestruale” delle badanti: come funziona su Roma

Ogni donna lo sa: durante il ciclo mestruale è costretta a fare i conti con dolori addominali, articolari, mal di testa, mal di schiena, diarrea o stitichezza.

Non sempre gli antidolorifici bastano: in Italia soffre di mestruazioni dolorose, dette anche dismenorrea, tra il 60% e il 90% della popolazione femminile.

Nel 30% dei casi la donna è costretta a letto per più ore o giorni: rinunciano ad andare a scuola tra il 13% al 51% delle studentesse, mentre a lavoro si assentano tra 5% al 15% delle dipendenti. Non tutte le donne ne potranno fare richiesta: la lavoratrice, infatti, deve presentare un certificato medico che attesti la dismenorrea. Il congedo prevede fino a tre giorni di permesso al mese: in questo periodo la donna ha diritto ad avere il 100% della retribuzione. Non le verranno detratti i soldi dallo stipendio. Come prevede la proposta di legge, i giorni in cui si resterà a casa non possono essere equiparati ad altre cause di assenza dal lavoro, a partire dalla malattia: non deve esserci nessuna assimilazione tra i due tipi di permessi, né dal punto di vista retributivo né dal punto di vista contributivo.

Il certificato va rinnovato ogni anno entro il 31 dicembre, mentre entro il 30 gennaio dell’anno successivo va presentato al proprio datore di lavoro. La proposta di legge tutela tutte le donne lavoratrici che hanno contratti di lavoro subordinato, o parasubordinato, a tempo pieno o part time, a tempo indeterminato, determinato o a progetto.

In altri Paesi del mondo, il permesso causa ciclo esiste da anni: in Giappone era già presente nel 1947 e in Indonesia nel 1948. Recentemente, il congedo per chi soffre di dismenorrea è stato adottato nel 2001 in Sud Corea e a Taiwan nel 2013. In Oriente esiste, infatti, la credenza che se le donne non si riposano nei giorni del ciclo avranno poi difficoltà durante il parto: il permesso è vissuto come una forma di protezione della natività.

La situazione in Italia è ben diversa. Secondo gli ultimi dati Istat del 2015, nel nostro Paese una donna su tre lascia l’impiego dopo il primo figlio. Inoltre, le carriere al femminile sono più spesso caratterizzati da lavori atipici: solo il 61,5% delle lavoratrici ha avuto un percorso standard (contro il 69% dei colleghi), mentre sono in aumento il part-time e le occupazioni irregolari in rosa. Non conta neppure quanto abbiano studiato: a parità di titolo di studio, il reddito medio di un uomo e di una donna sarà sempre a favore dell’universo maschile.

In un quadro del genere, una legge che tuteli le donne nei giorni in cui soffrono di una vera e propria sindrome, può portare ad ulteriori discriminazioni: senza dei controlli, c’è un serio rischio che alcuni datori di lavoro possano preferire candidati maschi durante i colloqui per l’assunzione.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

La badante a Roma: alcune indicazioni sui tempi per fare ricorso

Introduzione

Noi di AES DOMICILIO ci occupiamo oramai da anni delle questioni riguardanti non solo le famiglie, ma anche il mondo delle badanti; e ci teniamo a che siano informate sui loro diritti quanto sui loro doveri. È una delle principali campagne mediatiche quelle di abbattere il lavoro nero, ma soprattutto di diffondere informazioni chiare, corrette, e soprattutto aggiornate sul mondo del lavoro (avvalendoci, come in questo caso, di fonti autorevoli come Noemi Secci de ‘laleggepertutti’), ed in particolar modo sul mondo delle badanti. Uno dei temi caldi è quello riguardanti le vertenze.

Innanzitutto, va detto che il rapporto di lavoro domestico costituisce una tipologia di rapporto di lavoro subordinato e, come tale, anche se con alcune importanti semplificazioni, è assoggettato alla stessa disciplina generale valida per il lavoro dipendente, oltreché alla legge sulla tutela del lavoro domestico ed al contratto collettivo di settore. La badante convivente, in particolare, o assistente familiare, è una lavoratrice che svolge mansioni di assistenza alla persona ed è normalmente qualificata come collaboratrice domestica, qualora svolga le proprie mansioni esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro.

Con il termine “vertenza di lavoro” si è soliti definire, impropriamente, la conciliazione in sede sindacale. In realtà, il termine “vertenza di lavoro” indica in modo generico un contenzioso in materia di lavoro, ossia tra lavoratore e datore, o committente. In sostanza, il lavoratore apre una contestazione nei confronti del datore di lavoro innanzi a un sindacato (o a un diverso organismo competente): il contenzioso se risolve se, a seguito dell’incontro tra le parti, si trova un accordo. Se non si perviene ad un compromesso, il lavoratore può decidere di rivolgersi in seguito all’autorità giudiziaria.

Prescrizione della retribuzione

Se la badante si ritrova con degli stipendi o, comunque con parte delle voci retributive (Tfr, rateo tredicesima, ferie non godute…) non pagati, non ha tempo illimitato per richiederli, in quanto i crediti retributivi sono soggetti a prescrizione.

Poiché in costanza di rapporto, normalmente, i lavoratori hanno timore di richiedere le proprie spettanze, normalmente i termini per la prescrizione dei crediti retributivi decorrono dalla data di cessazione del rapporto di lavorativo.

La prescrizione, comunque, si interrompe ed i termini decorrono nuovamente per effetto di qualsiasi atto scritto che evidenzi la richiesta di corrispondere il credito, o nel caso in cui il datore di lavoro riconosca il credito stesso.

Ad esempio, rientrano tra le cause di interruzione dei termini per la prescrizione:

  • la notifica dell’atto di citazione in giudizio;
  • la ricezione di ogni altro atto di richiesta del credito, quindi che metta in mora il debitore, cioè il datore di lavoro.

Denunciare il lavoro nero

Se la badante non è stata assunta regolarmente ha 5 anni di tempo, da quando ha cessato l’attività, per denunciare il datore di lavoro. Il termine non cambia se la cessazione è avvenuta per dimissioni volontarie e non per licenziamento. La diffida inviata entro 5 anni al datore di lavoro interrompe la prescrizione e fa decorrere nuovamente il termine. In pratica, il termine per avviare la vertenza di lavoro può risultare anche superiore a 5 anni se, prima che si verifichi la prescrizione quinquennale, viene inoltrata una raccomandata con ricevuta di ritorno dalla badante, per rivendicare i propri diritti. Si noti che, in merito al lavoro nero, recentemente è stato chiarito che il datore di lavoro è sanzionato, ma non è soggetto alla cosiddetta maxisanzione.

controlli fisco tasse badanti colf RomaChiedere gli arretrati

 

Per chiedere stipendi, differenze retributive o ratei arretrati la badante ha 5 anni di tempo che decorrono, anche in questo caso, dalla cessazione del rapporto. Si ricorda, a questo proposito, che mentre per la generalità dei lavoratori subordinati lo stipendio deve essere pagato con strumenti tracciabili, quest’obbligo non sussiste per i lavoratori domestici, che possono essere pagati in contanti.

È allora indispensabile che il datore di lavoro dimostri l’avvenuto pagamento, ad esempio chiedendo alla badante di sottoscrivere una ricevuta dei compensi erogati: in caso contrario, la lavoratrice ha il diritto di chiedere il dovuto.

Chiedere gli arretrati e i contributi INPS

La liquidazione, o Tfr, ossia il trattamento di fine rapporto, fa parte della retribuzione differita della badante e di tutti i lavoratori dipendenti in generale. In buona sostanza, si tratta di una spettanza (pari al totale della retribuzione utile annua diviso 13,5) che matura tutti i mesi, nella misura di 1/12, ma viene erogata solo alla fine del rapporto. Badanti e colf conviventi o colf ad ore hanno la facoltà, a differenza di quanto avviene per la generalità dei lavoratori subordinati, di domandare un’anticipazione del 70% della liquidazione, annualmente. Ad ogni modo, cessato il rapporto di lavoro, la badante ha 5 anni di tempo per chiedere il Tfr. La badante in nero o, in generale, la badante che si accorga che la contribuzione Inps non è stata accreditata, può richiedere al datore di lavoro il versamento dei contributi previdenziali.

Bisogna ricordare, a questo proposito, che i contributi si prescrivono in 5 anni; il termine di prescrizione diventa pari a 10 anni solo nel caso in cui il lavoratore abbia presentato formale denuncia di omessa contribuzione all’Inps.

Attraverso la costituzione della rendita vitalizia, comunque, è possibile recuperare i contributi omessi e prescritti.

Vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante? Contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Badante a Roma: deontologia e altri aspetti da considerare

Per «deontologia» si intende il modo in cui ciascuno di noi deve comportarsi all’interno del proprio ambiente soprattutto lavorativo; e noi di AES DOMICILIO più volte abbiamo sollevato alcuni dubbi (dando anche molte risposte!) sulle regole di convivenza civile che la badante deve assumere all’interno della famiglia o della casa in cui opera.

La legge però (cioè l’articolo 2104, 2° comma, del Codice civile) impone ai lavoratori dipendenti di osservare le disposizioni impartite dal datore di lavoro per quanto attiene l’esecuzione e la disciplina del lavoro. Di recente, la Corte di Cassazione ha chiarito (sentenza n. 663 del 12 gennaio 2018) che questa norma impone al lavoratore di essere diligente nel rispettare le direttive impartite dal datore di lavoro anche con riferimento all’assunzione di responsabilità collegate alle specifiche mansioni svolte (che nel caso di una badante convivente o badante ad ore sono essenzialmente quelle di una assistenza più o meno intensa nei confronti di una persona anziana e/o non autosufficiente e, quindi, di una attività volta a tutelare e non a mettere in pericolo la salute, l’integrità fisica e la vita della persona assistita).

Detto questo, è possibile infliggere al lavoratore una sanzione disciplinare (secondo le regole stabilite nel contratto collettivo nazionale applicabile) per le infrazioni commesse nello svolgimento delle proprie mansioni (ivi compreso il mancato rispetto delle direttive impartite dal datore di lavoro per ciò che attiene l’esecuzione e la disciplina del lavoro). La sanzione disciplinare deve essere proporzionata all’infrazione commessa (il contratto collettivo nazionale prevede le seguenti sanzioni: rimprovero, censura scritta, sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un numero di giorni massimo, licenziamento disciplinare). In alternativa a tutto questo, conservare un buon rapporto con questa badante e non si ha intenzione di licenziarla di trovare una soluzione concordata che potrebbe essere una delle seguenti:

  • l’uso di candele votive elettriche
  • oppure l’installazione di un dispositivo per il controllo dei fumi esistenti in casa.

Insomma problemi quotidiani che, comunque, bisogna affrontare!

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanticontattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Estate 2021 a Roma: come gestire colf e badanti in ferie

Sicuramente uno dei momenti cruciali della nostra stagione estiva, in quanto AES DOMICILIO, è proprio quello di metterci a discutere, accordare, e organizzare le ferie delle badanti; tuttavia, anche le badanti non sono sempre totalmente coerenti con i tempi e con i termini che le leggi prevedono e questo crea uno scompiglio non da poco.

Le ferie dei collaboratori domestici, incluse badanti e colf, devono essere godute in un unico periodo o al massimo in due con ma almeno 2 settimane comprese tra i mesi di giugno e settembre.

Per le lavoratrici straniere, il Ccnl (art. 17) prevede però una deroga che consente l’accumulo di un biennio da utilizzarle tutte insieme per il cosiddetto “rimpatrio non definitivo”. Se la famiglia ha esigenza di trovare un sostituto può sottoscrivere un contratto di assunzione ex novo a temo determinato, se l’esigenza è quella di un’attività una tantum, si può ricorrere al Libretto famiglia per le prestazioni occasionali.

Gli assistenti familiari che lavorano sei giorni alla settimana maturano 26 giorni di ferie l’anno. Chi lavora in regime di convivenza, inoltre, ha diritto all’indennità di vitto e alloggio per ogni giorno di ferie. Come succede nelle aziende, le ferie vanno concordate tra datore di lavoro e lavoratore. Nel caso della figura dell’assistente familiare, la richiesta va fatta in forma scritta.

Quando una famiglia ha l’esigenza di sostituire un assistente familiare in ferie, deve fare a tutti gli effetti una nuova assunzione: deve stipulare un nuovo contratto, generalmente a tempo determinato, comunicare l’assunzione all’Inps per via telematica ed elaborare i prospetti paga. Per maggiori informazioni su come assumere una badante regolarmente, leggi qui i nostri consigli.

Prima di procedere con l’assunzione, però, bisogna trovare l’assistente familiare. Nell’ultimo periodo stiamo rilevando maggiori difficoltà da parte delle famiglie nel trovare lavoratori in questo campo, sicuramente anche a causa del Covid. In passato capitava spesso che fosse la stessa badante a trovare la sua sostituta, in molti casi direttamente dal suo paese di provenienza. Con le restrizioni agli spostamenti a causa del Covid, queste situazioni si sono ridotte notevolmente e il periodo per trovare sostituti si è allungato. Da qui l’esigenza per le famiglie di sapere con anticipo il periodo di ferie dei propri collaboratori.

Se colf e badanti sono conviventi devono seguire il datore o la persona che assistono durante i soggiorni temporanei in altri comuni o in residenze secondarie. Se è già previsto nel contratto di assunzione, non dovrà essere corrisposta al lavoratore nessuna diaria giornaliera. Se il lavoratore non è convivente è  sempre possibile concordare una trasferta, ma in questo caso si renderà necessaria una temporanea modifica delle condizioni contrattuali.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanticontattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.