La Crescita della Figura del Badante Uomo a Roma

Il lavoro domestico, l’inserimento in famiglia di una badante, di solito viene preferita anche a Roma la figura di una donna.

Ma oggi l’essere badante non è più una “questione” femminile.

Oggi gli uomini impiegati nel lavoro domestico sono quasi 150 mila, pari al 15% del totale.

La percentuale di maschi che fanno i badanti aumenta, sembra che la richiesta di aiuto di badanti uomini nei confronti di anziani non autosufficienti sia sempre più alta, e che la preferenza delle famiglie ricada sugli uomini per via della prestanza fisica più affidabile.

Sicuramente c’è anche un dato importante che è quello per cui sempre più italiani (e anche italiane) entrano nell’ambito del sociale per trovare lavoro.

Non si può generalizzare sul fatto che una persona italiana sia meglio di una straniera, infatti apriamo parentesi, le badanti sono molto spesso straniere, ma competenti, istruite, parlano e capiscono bene la nostra lingua.

Spesso le famiglie si rivolgono a uomini perché hanno la forza necessaria per aiutare una persona allettata.

Ecco quindi quando potrebbe convenire pensare a un badante uomo:

  • quando anche l’assistito è un uomo: attenzione però, perché non è una regola generale

Per esempio, per l’igiene quotidiana un uomo potrebbe comunque sentirsi più tranquillo con una donna. Valutate quindi caso per caso.

  • quando l’assistito deve essere spostato: se la persona da assistere ha una mobilità molto ridotta, e deve essere spostato per esempio da letto alla carrozzina o al divano, può essere utile una forza maschile.

Un badante potrebbe sollevare l’anziano più facilmente e con meno rischio.

 

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Stimoliamo la Vita degli Anziani a Roma, come Aiutano le Badanti

La badante diventa una persona importante all’interno del contesto familiare nel quale presta servizio; la sua presenza continua all’interno della casa fa si che la badante anche qui a Roma si prenda cura in tutto e per tutto della persona da assistere.

C’è un importante invecchiamento della società che ci costringe a ripensare il sistema delle istituzioni e dei servizi con cui siamo organizzati e ci prendiamo cura delle persone, in particolare degli anziani.

La badante  quindi si prende cura di un anziano, autosufficiente o non autosufficiente, ma questo non vuol dire solo aiutarlo nelle necessità quotidiane di tipo pratico, ma anche spronarlo a mantenersi attivo, mentalmente e fisicamente.

La badante ha il compito di coinvolgere l’anziano in attività ricreative che è un modo per migliorare la qualità della sua vita e favorirne il  benessere: i benefici riguardano la sfera psicologica, emotiva e cognitiva, ma anche quella fisica, ecco alcuni consigli.

Partecipare ad attività che richiedono un impegno mentale e cognitivo può aiutare a contrastare questa graduale perdita di funzionalità del cervello, conseguenza naturale dell’invecchiamento, in quanto sollecita proprio quelle capacità che con l’età tendono a ridursi.

Per soddisfare gli interessi personali, la necessità di giocare e i bisogni ricreativi più diversi l’umanità ha sviluppato innumerevoli attività che permettono di esercitare le facoltà motorie e intellettive sollevando lo spirito delle persone coinvolte.

Una semplice partita a carte insieme alla badante attiva molte facoltà cognitive, richiede un alto livello di attenzione, incentiva lo sforzo mnemonico e favorisce la socializzazione.

Gli effetti positivi delle attività che le badanti possono svolgere insieme agli anziani non riguardano solo l’ambito emotivo e psicologico, ma interessano anche quello fisico.

Soprattutto le attività motorie, come una passeggiata o un po’ di ginnastica dolce, contribuiscono a migliorare la coordinazione e l’equilibrio e a rinforzare muscoli e articolazioni, aiutando a prevenire tante problematiche tipiche dell’invecchiamento.

Tra queste ci sono le cadute, un incidente domestico che spesso è legato proprio all’indebolimento fisico e ai disturbi dell’andatura e che può avere conseguenze molto serie.

Fondamentale per l’anziano è infatti fare esercizi che attivano le capacità intellettive e operative mentali, pensare capire e ricordare: più il cervello funziona, più lavora e meno si rovina, meno si deteriora.

Bisogna farlo allenare in modo costante e continuo, come si fa con il movimento del corpo.

Per questo è necessario un lavoro operativo, che lo applichi costantemente anche laddove crede di non “servire più a nulla”.

In pratica la mente deve fare operazioni mentali di confronto, associazione, elaborazione, assimilazione, seriazione, classificazione, rappresentazione, memoria.

Per fare tutto ciò non servono esercizi specifici e complessi, ma bastano anche semplici giochi.

Il gioco non deve essere vissuto come recupero di un handicap, ma come passatempo e divertimento, ridendo e scherzando sui propri errori. Non crea l’angoscia dei risultati, non è freddo, anonimo, tecnico perché ciò che importa é il cuore, l’emozione dell’incontro con l’altro, la gioia dell’incontro con l’altro. Al centro c’è il ridere, la simpatia, l’empatia, la condivisione, i sentimenti da noi più amati e condivisi.

Cosa deve saper fare una buona badante allora per aiutare al meglio, ecco alcuni punti:

  • valorizzare la risorse individuali degli anziani, le loro abilità e i loro saperi
  • favorire l’apprendimento di nuove competenze
  • proteggere le facoltà residue negli anziani non autosufficienti
  • promuovere l’autonomia dell’anziano qualunque sia il livello di partenza
  • favorire le relazioni, gli incontri, la cura degli affetti
  • rispettare il passato degli anziani e valorizzarlo durante le attività quotidiane

 

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Congedi e Permessi Non Retribuiti per le Badanti a Roma

Le nostre badanti di Roma sono tutte contrattualizzate con il contratto nazionale dei collaboratori domestici; come ogni lavoratore anche la badante ha diritto a permessi, congedi, ecc.

Vediamo in questo articolo nello specifico quali sono le tipologie di congedo e i permessi non retribuiti per le badanti.

Ci sono due tipi di congedo:

  • 1) Congedo per donne vittime di violenza di genere. Introdotto grazie al nuovo Ccnl del 2020 questo tipo di congedo prevede un periodo di astensione dal lavoro per le badanti che hanno subito violenza, inserite in appositi e certificati percorsi di protezione. Come dovere la badante dovrà informare il proprio datore con un preavviso di almeno 7 giorni, fornendo apposita certificazione attestante l’inserimento nei percorsi di protezione.
    Si possono richiedere massimo 3 mesi di permesso facendo richiesta direttamente all’Inps che provvederà a corrispondere la relativa indennità corrispondente all’ultima retribuzione percepita.
    Tale periodo di permesso può essere usufruito dalla collaboratrice anche in modo frazionato nell’arco di 3 anni, su base oraria o giornaliera.
  • 2) Congedo matrimoniale. In caso di matrimonio, come previsto dall’art. 24 del Ccnl, alle badanti spetta un congedo retribuito pari a 15 giorni di calendario che può eventualmente essere utilizzato anche entro un anno dall’evento.Ovviamente è retribuito dal datore a seguito presentazione del certificato di matrimonio.

Invece siamo ora ad elencare i permessi non retribuiti:

  • 1) Permesso per studio. L’articolo 23 del contratto collettivo prevede dei permessi non retribuiti per le badanti che hanno la necessità di frequentare dei corsi scolastici. Solamente le ore necessarie a svolgere gli esami annuali verranno retribuire dal datore nel limite delle ore di lavoro previste per tale giornata.
  • 2) In senso più generico i collaboratori domestici possono in ogni caso fruire di permessi non retribuiti in accordo con il datore di lavoro.

 

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I Permessi che Spettano alle Badanti di Roma Assunte Regolarmente

Le nostre badanti a Roma sono tutte contrattualizzate con il contratto nazionale dei collaboratori domestici; come ogni lavoratore anche la badante ha diritto a permessi, congedi, ecc.

Vediamo in questo articolo nello specifico quali sono i permessi retribuiti per le badanti:

  • 1) L’art. 19 comma 1 del Ccnl prevede un certo numero di permessi retribuiti da utilizzare nell’anno per visite mediche oppure per le pratiche di rinnovo del permesso o ricongiungimento familiare:
    16 ore annue per collaboratori conviventi full-time
    12 ore annue per collaboratori non conviventi con orario di lavoro di almeno 30 ore settimanali
    Per i collaboratori non conviventi con meno di 30 ore settimanali le 12 ore annue vanno riproporzionate sulla base dell’orario svolto. Se per esempio una colf viene assunta per 10 ore settimanali avrà diritto a 4 ore annuali di permesso invece di 12.
  • 2) Nascita di un figlio. L’art. 19 co. 4 del Ccnl prevede per il lavoratore padre lo stesso numero di permessi previsti dalla normativa vigente. L’attuale normativa stabilita dalla legge di bilancio 2021 (L. 178/2020, art. 1 co. 363, lettera a) prevede 10 giorni di congedo obbligatorio per il lavoratore che diventa papà e un ulteriore giorno aggiuntivo di congedo facoltativo, in alternativa ad un giorno di congedo di maternità se non fruito dalla madre oltre ad ampliare la tutela del congedo stesso prevedendone la fruizione anche nel caso di morte perinatale del figlio.
  • 3) Lutto. Il Ccnl all’art. 19, co. 3, prevede per il lavoratore colpito da comprovata disgrazia (quindi con relativo certificato di morte), a familiari conviventi o parenti entro il 2° grado, un permesso retribuito pari a 3 giorni lavorativi. Nelle note a verbale il Ccnl indica poi che con “giorni lavorativi” si intendono i ventiseiesimi della mensilità quindi i giorni dal lunedì al sabato.
  • 4) Donazione sangue o midollo osseo. In caso di richiesta di permesso per donazione sangue o midollo osseo il datore dovrebbe retribuire alla collaboratrice le ore di quella giornata come fossero state lavorate e poi presentare domanda di rimborso all’INPS.

 

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Roma: la Badante Deve Saper Cucinare

Come prima cosa cerchiamo di capire quali sono le mansioni che devono svolgere le badanti a Roma, dopodiché vedremo un passaggio importante che riguarda un compito che svolge la badante in casa, la cucina.

Dunque ecco le mansioni della badante :

  • assistere la persona durante lo svolgimento delle attività quotidiane e nella soddisfazione dei suoi bisogni primari (mangiare, andare in bagno, lavarsi, vestirsi, camminare, alzarsi…)
  • prendersi cura della casa, facendo le pulizie e tenendola in ordine
  • fare la spesa
  • cucinare
  • assistere la persona non autosufficiente durante gli spostamenti e la deambulazione
  • curare l’igiene personale della persona assistita
  • somministrare le terapie mediche prescritte
  • tenere compagnia e fornire supporto morale alla persona malata, alleviandole il senso di solitudine, confortandola e ascoltandola
  • accompagnare l’assistito agli appuntamenti medici o durante le uscite, le commissioni e le passeggiate giornaliere
  • occuparsi della sfera relazionale dell’assistito

Per curare bene l’alimentazione dell’anziano è necessario che la badante in cucina conosca bene come nutrire il suo assistito.

Come prima cosa la badante dovrà informarsi sui gusti dell’anziano e dovrà informarsi sulle abitudini alimentari dell’anziano. Una buona badante deve essere attenta all’alimentazione dell’anziano; moltissime badanti straniere troppo spesso cucinano piatti legati alla tradizione del loro paese di provenienza. Si può presentare un grande rischio: i sapori diversi non verranno accolti con entusiasmo dall’anziano e il nostro caro perderà l’interesse verso il cibo.

Il consiglio è di optare per la preparazione di piatti che rispettano le tradizioni locali regionali.

Certamente un piatto legato alla tradizione dell’assistito sarà uno stimolo ad alimentarsi bene e con soddisfazione.

Un altro aspetto molto importante dell’alimentazione è dato dall’acquisto delle materie prime e la spesa è un compito che spetta alla badante, anche se la gestione principale è bene che sia fatta dai familiari.

Per rendere più agevole questa incombenza la famiglia e la badante potrebbero incontrarsi per scrivere insieme un menu settimanale, così da poter fare la spesa correttamente.

Anche la presenza dell’anziano e la sua collaborazione per il menu è molto importante così sceglierà delle pietanze e lo renderà maggiormente stimolato durante  il pasto a mangiare con gusto.

Sebbene sia importante ascoltare la voce dell’anziano è essenziale rivolgere l’attenzione alla giusta alimentazione.

Senza dubbio, la badante dovrà provvedere all’acquisto delle materie prime.

 

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Il Pericolo di Societa’ Fantasma di Badanti a Roma

Anche a Roma occorre fare attenzione.

Esistono purtroppo agenzie che scompaiono rubando i soldi alle famiglie che si sono appoggiate a loro per la ricerca di una badante e quindi si trovano in una doppia difficoltà: lasciate sole, con perdita di denaro.

Questo succede perché queste società non regolarizzano le badanti, perché non assumono in regola, perché si prendono i soldi dalle famiglie e poi scompaiono.

È successo un caso particolare che è stato riportato dal giornale “ Il Resto del Carlino”, dove molte famiglie rischiano di restare senza il servizio di assistenza domiciliare.

Infatti La DDomia di Ferrara, oltre a reperire le badanti, si occupava delle sostituzioni in caso di malattia e ferie e delle buste paga – sottolinea Frascerra – Dalla sera alla mattina, tutto è svanito nel nulla”.

Il Resto del Carlino riporta che un cliente si reca direttamente in un’azienda cittadina in viale Po specializzata nel servizio badanti per capire come mai non sia ancora arrivata la busta paga della sua dipendente e si accorge che l’attività non esiste più.

Al suo posto c’è un’agenzia di pompe funebri.

L’insegna, gli uffici e gli impiegati tutti svaniti nel nulla.

E così deve dire addio all’acconto da 450 euro già versato per trovare la badante alla madre e per il relativo servizio buste paga.

La donna non è la sola a rimanere senza parole: ci sarebbero almeno una decina di situazioni simili, ma molte devono venire ancora alla luce.

Francesca chiede aiuto a Confconsumatori e all’avvocato Antonio Frascerra per sporgere denuncia alla Finanza.

“La mia assistita – così il legale – si è rivolta alla DDomia Servizi di Bologna per capire cosa fosse successo. L’azienda ha confermato di essere stata contattata da altri clienti dell’impresa in franchising di Ferrara. Hanno poi aggiunto che la situazione sta ledendo l’immagine di una realtà conosciuta in tutta Italia. La stessa DDomia ha consigliato di denunciare. Cosa che abbiamo fatto. Ora stiamo cercando di ricostruire quanti sono i clienti”.

La cliente non si era insospettita e inizialmente non c’erano stati intoppi:

“Mi hanno messo in contatto con una badante che ho assunto. Poi al primo stipendio qualcosa non ha funzionato: la busta paga tardava ad arrivare. Allora ho telefonato e mi hanno detto che sarebbe arrivata il giorno successivo”.

Ma ancora nulla:

“Ho mandato una mail e mi hanno risposto con una busta paga facsimile (completamente sbagliata). A questo punto mi sono recata in viale Po e, con mia grande sorpresa, al posto dell’azienda c’era un’agenzia di pompe funebri. Ho telefonato alla sede di Bologna e mi hanno spiegato che a Ferrara c’era un franchising e che loro stavano subendo un grave danno d’immagine”.

E i soldi?

“I miei 450 euro, per ora, sono svaniti nel nulla. Ma ci sono clienti che hanno perso migliaia di euro”.

Già, perché a quanto sembrerebbe in tanti vi sarebbero cascati.

 

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Roma: Professionista in Ucraina, Badante in Italia

Le nostre badanti sono tutte professioniste, arrivano da ogni Paese del mondo, abbiamo persone che nel loro Paese d’origine svolgevano lavori completamente diversi, addirittura ad un livello di dirigenza.

La storia al giorno d’oggi ci porta ad avere molto personale ucraino anche a Roma, soprattutto donne che scappano dalla guerra e che arrivano in Italia a fare le badanti.

Ecco una di queste storie:

Liliana 56 anni faceva l’infermiera ai civili feriti dalle esplosioni russe.

Giorno e notte in emergenza a curare uomini, donne e bambini colpiti all’improvviso all’interno delle loro abitazioni.

Abitava a Charkiv e un giorno anche la sua abitazione è stata colpita:

«Finestre rotte, stanze distrutte, era diventato impossibile restare a vivere dentro la nostra casa».

Così Liliana insieme al figlio e al marito va a vivere sottoterra, nella stazione della metropolitana insieme a tanti altri sfollati.

«Sono rimasta tre mesi in quelle condizioni, è stato terribile, avevamo poco da mangiare, indossavamo sempre il giubbotto anti proiettile».

Ma ancora più terribile è stato il giorno in cui ha perso suo marito:

«Lui stava tornando a casa per raccogliere alcune cose e sono arrivati i russi con i carri armati, sparavano dappertutto, hanno centrato in pieno il palazzo, lui non ce l’ha fatta a sopravvivere».

Piange ancora Liliana.

Oggi vive a Prato e fa la badante a un signore anziano.

Sta imparando velocemente l’italiano, studia tutti i giorni sul cellulare. Ogni giorno impara una parola nuova.

Ha grinta da vendere.

Pensa a suo marito che non c’è più, ricorda quelle ore drammatiche:

«È stato impossibile perfino portarlo al cimitero perché le persone morte sotto le esplosioni non sono integre, tutti quei morti li hanno seppelliti in una fossa comune, quando tornerò in Ucraina non avrò neppure una tomba su cui piangere mio marito».

Adesso suo figlio di 30 anni è in guerra nel battaglione di Azov.

Ogni giorno Liliana prega per lui:

«Non so esattamente dove si trovi in questo momento».

L’ha salutato prima di partire per l’Europa.

Ricorda quei giorni, nove ore di pullman dalla sua città fino al confine con la Polonia:

«Poi ho dormito tre giorni dentro uno stadio allestito per i profughi».

Infine il viaggio in pullman stavolta direzione Italia.

Prima Napoli dove c’era una comunità di amici, poi la Toscana dove ha trovato lavoro:

«In Ucraina ero infermiera e quindi la badante è un lavoro che so fare bene».

In due mesi ha ottenuto il permesso di soggiorno:

«La vita è dura ma cerco di essere felice perché ho un tetto sotto il quale vivere, un posto letto, il pane tutti i giorni, durante la guerra ho dormito nella metropolitana e non avevamo tutte questi confort».

 

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Regolarizziamo la Badante a Roma! Esiste il Contratto Nazionale

Ricordiamo sempre anche a Roma che fare la badante è fare uno dei tanti lavori: non è niente di diverso e per questo motivo esiste un contratto nazionale che permette di assumere la badante in regola.

La famiglia è il datore di lavoro.

Bisogna considerare è che la percentuale di disoccupazione del personale qualificato nel settore dell’assistenza agli anziani e ai disabili è prossima allo 0.

Questo significa che se una persona ha:

  • buone referenze
  • carichi pendenti e casellario giudiziale pulito
  • manualità
  • documenti in regola
  • padronanza della lingua

può andare in qualsiasi associazione e trovare un impiego “in regola” in massimo 2 settimane.

Per impegno in regola si intende:

  • contratto con 13 mensilità + TFR
  • regolarità nella gestione della parte contributiva
  • orario di lavoro definito e gestione straordinari
  • diritto al riposo e alle ferie

Questo significa che il pubblico di operatori che rappresenta la “prima scelta” è accessibile solo tramite canale ufficiale. E meno male!

Da qui si capisce come la persona che diventa badante per lavorare ha tutti i diritti di ogni lavoratore.

Ma la famiglia può aver paura a sentirsi datore di lavoro, e per questo e perché vi è ancora poca conoscenza in merito, tengono le badanti in nero.

Attenzione però, non c’è niente di peggio, è come se voi siete assunti in nero nell’azienda dove lavorate!

Le famiglie che tengono il personale non in regola si auto-rassicurano pensando che le badanti che lavorano a nero non dispongano della cifra necessaria per poter affrontare una causa legale.

La verità è che per la badante è sufficiente recarsi a qualsiasi sportello badante o sindacato per poter avviare un dialogo con un avvocato specializzato nel settore, che per prima cosa valuterà quanto si potrà richiedere, poi se la famiglia dove ha lavorato è solvibile (immobili di proprietà, risparmi in banca, tipologia di reddito) ed alla fine andrà ad introdurre un giudizio per ottenere l’importo massimo da richiedere sulla base delle violazioni che ha constatato.

AesDomicilio ha ovviamente la soluzione per assumere una badante, che è quella di stipulare un regolare contratto di assunzione per badanti.

Il lavoro delle badanti è, infatti, disciplinato da apposito Ccnl badanti 2022 che è stato tra l’altro oggetto di recente rinnovo e che prevede norme specifiche relative a Livelli di inquadramento delle lavoratrici, mansioni, ruoli e relativi stipendi per maturazione di ferie e permessi, riposi, malattia e infortunio, dimissioni e licenziamento, maturazione del Tfr, nuove indennità.

 

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Il Rischio nel Trovarsi la Badante da Soli a Roma

Le badanti che prestano servizio presso le famiglie di Roma sono persone con un vissuto, con delle emozioni, con delle vite.

La famiglia dell’assistito, l’anziano e la badante hanno lo stesso bagaglio, si certo diverso per via delle diversità di paesi e cultura, ma sono tutti uguali.

È perciò difficile sapere se la badante andrà poi bene nella situazione familiare, non tanto per le competenze, ma per il carattere, per la compatibilità con la persona da assistere.

Nessuno, nemmeno Aes Domicilio può mettere la mano sul fuoco per garantire la perfezione nella badante, insomma il rischio che non possa andar bene c’è. Ma c’è anche la associazione con il suo personale a disposizione per qualsiasi situazione che si viene a creare e quindi aiutare la famiglia in altre selezioni.

Se siete da soli invece il rischio è più alto.

Ecco cosa può capitare.

Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, sembra che una donna 36enne di origini georgiane fosse stata assunta dai familiari dell’anziana, un’88enne con problemi di salute, come collaboratrice domestica: secondo gli accordi la donna avrebbe potuto occupare una stanza della casa dell’assistita e trasferirvi il proprio domicilio, oltre a ricevere un compenso, in cambio di aiuto.

Ma le condizioni di salute dell’anziana, dopo il suo arrivo, sarebbero peggiorate repentinamente, tanto da portare i suoi familiari ad installare dei sistemi di video-sorveglianza all’interno dell’abitazione per capire cosa succedesse in casa.

I filmati hanno permesso loro di scoprire che la donna, in diverse occasioni, avrebbe abbandonato l’anziana in casa di sera, per fare rientro solo nella tarda mattinata successiva, lasciandola senza cibo e acqua, visto che non poteva muoversi.

Ma non è tutto: sembra infatti che la badante abbia anche maltrattato fisicamente l’88enne impossibilitata a reagire.

Sarebbe stata così allontanata dall’abitazione e denunciata.

Al termine delle attività investigative svolte dai carabinieri della compagnia di Gioia Tauro (Reggio Calabria), sarebbe ora stata arrestata a Pordenone – dove, nel frattempo, era stata assunta regolarmente da un’altra famiglia – in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Palmi.

Dovrà rispondere dell’accusa di maltrattamenti in famiglia e abbandono di persona incapace.

Per “maltrattamenti in famiglia” si intende la fattispecie delittuosa commessa da “chiunque […] maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte”.

Non si riferisce, dunque, ai soli familiari della vittima, ma anche ad eventuali collaboratori domestici, qualora vi sia, da parte loro, l’omissione delle cure richieste dalla propria figura professionale.

 

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A Roma la Storia di Elma, Badante Convivente dalla Georgia

A volte ci piace raccontare anche a Roma le storie delle badanti, le avvicina alla gente, le fa conoscere a tutte le famiglie che nel bene e nel male si trovano ad aver bisogno di una badante.

Rende le badanti vicine, le rende persone che cercano un lavoro, con una storia che a volte viene dimenticata perché vediamo soltanto la badante al lavoro.

Questa è la storia di una ragazza di Kutaisi, cittadina capoluogo dell’Imerezia.

Elma lavora in Italia come badante e domestica dal 2005, quando ha sostituito la madre che era partita qualche anno prima di lei per le stesse necessità.

Quando ha lasciato il suo paese aveva due figlie di 10 e 12 anni.

Da allora li ha sempre visti crescere da lontano, tornando qualche volta all’anno per brevi periodi.

Ha lavorato con diverse persone Elma, ultima la signora con un nome strano per Elma, mai sentito e che le ha fatto tenerezza, Bambina.

La sig.ra Bambina si è ammalata, come tanti anziani, dopo una caduta e la rottura del femore.

La malattia non l’ha sconfitta ma l’ha debilitata al punto di non poter più camminare ed essere autonoma.

Elma tutti i giorni la accudisce, la lava, le prepara da mangiare e le due donne ora sono unite da un rapporto d’amicizia e intesa.

Elma a differenza di molte concittadine è cattolica, così come la sua famiglia.

Ogni sera, da qualche tempo, chiama suo marito e recitano il rosario per telefono.

Pregano soprattutto per le vite delle loro figlie e per le loro famiglie.

Il cellulare diventa così un oggetto fondamentale che li aiuta a mantenere stretta la loro relazione.

Alla domanda come ti senti? Elma risponde:

“Mi sembra di vivere divisa tra due cieli. Trascorro serenamente le mie giornate, mi prendo cura di Bambina e la faccio ridere, ma il mio cuore piange e grida a distanza. Le cure di una persona anziana, soprattutto quando non è autonoma, richiedono quasi tutta la mia attenzione durante il giorno lasciandomi solo poche ore per poter comunicare con i miei cari.”

Qual è la difficoltà maggiore nella quale ti sei trovata lavorando come badante ?

«Bisogna imparare a proteggersi dalla sofferenza che vedi ogni giorno, altrimenti non reggi. C’è tanto dolore, in certi momenti troppo. Qualcuno mi ha chiesto di aiutarlo a farla finita. Ricordo un anziano farmacista che mi suggeriva di fargli una puntura di insulina nella pancia, dove non si sarebbe mai visto e non mi avrebbero mai potuto accusare di niente. Non me la sono mai sentita, ma qualche volta il pensiero mi ha sfiorato…».

Cosa hai imparato dai tuoi pazienti, cara Elma?

«Mi hanno insegnato la dignità. Nel dolore hanno sempre mantenuto una certa compostezza. Qualcuno, pur soffrendo, aveva anche la forza di scherzare».

 

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