Roma, che cosa dice la legge in merito alla maternità per le badanti

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Che diritti ha la lavoratrice domestica incinta?

Il datore di lavoro che decide di mantenere la colf convivente o la badante convivente incinta, dovrà tutelare la salute della lavoratrice fino ai 7 mesi di età del bambino, consentendole permessi per le visite ginecologiche e le prestazioni specialistiche per la tutela della maternità.

Fermo restando che la famiglia può decidere di licenziare la lavoratrice domestica in qualunque momento, dando il dovuto preavviso, se decide di non farlo, non potrà adibirla al lavoro: nei i due mesi precedenti la data presunta del parto; per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; nei tre mesi dopo il parto; durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, se lo stesso avviene in data anticipata rispetto a quella presunta.

Inoltre, se la lavoratrice è addetta a lavori che, in relazione allo stato di gravidanza, sono troppo pesanti, il divieto viene anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto. Vieppiù, a colf ad ore e badanti ad ore spetta il trattamento economico e normativo di tutte le lavoratrici in congedo di maternità: ciò comporta un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione. Inoltre, i periodi di congedo di maternità vengono conteggiati nell’anzianità di servizio.

Ebbene, premessa l’applicabilità al rapporto di lavoro domestico della tutela della maternità di cui all’art. 2110 c.c., anche per tale rapporto di lavoro, in occasione della maternità, deve ritenersi sussistente il divieto di licenziamento per un periodo che, non essendo applicabile nè la l. n. 1204 del 1971, nè le convenzioni internazionali in materia, dovrà essere individuato dal giudice che, in mancanza di usi normativi e in caso di non applicabilità del contratto collettivo di categoria, determinerà equitativamente le modalità temporali del divieto di licenziamento della lavoratrice domestica in maternità, definendo i diritti e gli obblighi delle parti durante il periodo in cui tale divieto sia ritenuto operante (Cass. civile sez. lav., 22/06/1998).

Per maggiore conoscenza, si richiama altresì la sentenza del Tribunale di Napoli: esso si conforma a quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione, dall’Inps e dall’Ispettorato del Lavoro secondo cui, in ambito domestico, non è vietato licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza. La conseguenza è che il licenziamento da parte del datore di lavoro (e, cioè, la famiglia presso cui si presta servizio) non configura una discriminazione nei suoi confronti – anche se deciso non appena la donna comunica la notizia – e, quindi, non si potrà chiedere nessun risarcimento. Esattamente il contrario rispetto a quanto previsto per la generalità delle lavoratrici dipendenti per le quali vige un divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione e fino al compimento di 1 anno di età del bambino.

Anche un’altra sentenza della Cassazione (2 settembre 2015, n. 17433), ha dichiarato che le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari possono essere licenziate durante la gravidanza. Più precisamente non è illegittimo per legge il licenziamento avvenuto dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno d’età del bambino, se si tratta di una lavoratrice nel settore domestico. E ciò significa che il recesso da parte del datore di lavoro non è qualificabile come illecito o licenziamento discriminatorio, ma può essere validamente esecutivo.

Nella specie, in base all’ex art. 62, comma 1, del Decreto Legislativo n. 151/2001 (Testo unico sulla maternità e paternità), alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari si applicano le norme relative al congedo per maternità e le disposizioni di cui agli articoli 6, 16, 17, 22 del Decreto stesso. Il lavoro domestico è invece escluso dalla normativa sul divieto di licenziamento della lavoratrice madre prevista, invece, dall’art. 54 del Testo unico sulla maternità e paternità.

In realtà, questo orientamento suscita più di una perplessità se si considera che il Ccnl sulla disciplina del rapporto di lavoro prevede l’applicazione delle norme di legge sulla tutela delle lavoratrici madri anche ai collaboratori domestici dall’inizio della gravidanza e fino alla cessazione del periodo di astensione per congedo di maternità.

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Con Aes Domicilio ti aiutiamo a cercare e trovare la badante giusta oppure, se hai già individuato la persona di cui ti fidi, ti aiutiamo a mettere in regola la tua badante. Siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare in provincia di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia, Badante Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Licenziamento in forma orale: le badanti a Roma

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Per quanto riguarda il licenziamento, i lavoratori domestici (colf, badante convivente, babysitter, chi offre servizi infermieristici e servizi psicologici a domiclio) non godono delle stesse tutele spettanti alla maggior parte dei dipendenti: essi possono essere licenziati liberamente dal datore lavoro, salvo alcune eccezioni.

Iniziamo subito col chiarire che il licenziamento della badante può essere intimato anche oralmente, ed in questo caso non è nullo, come invece accade per il licenziamento orale, per la generalità dei lavoratori subordinati: tuttavia, su richiesta della badante, il datore di lavoro è tenuto a fornire una dichiarazione scritta che attesti l’avvenuto licenziamento. In ogni caso, la cessazione del rapporto va comunicata per iscritto all’Inps.

Con ordinanza n. 23766 dell’1 ottobre 2018, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto valido quanto asserito dalla Corte territoriale ovvero che, una volta asserito che nel caso di specie il licenziamento intimato verbalmente è comunque legittimo e pienamente efficace, diventa irrilevante verificare se in concreto era stato intimato dalla datrice di lavoro o se era stata la stessa lavoratrice a rassegnare le dimissioni.

In un caso simile, una donna, una collaboratrice domestica straniera, in appello, vedeva rigettato il reclamo proposto avverso la sentenza di primo grado, che ne aveva respinto le domande di impugnazione del licenziamento orale intimatole dalla datrice di lavoro dopo quattro anni di servizio. A questo punto proponeva, quindi, ricorso alla Suprema Corte, deducendo la nullità del licenziamento stesso perché intimato in via orale.

Per la Cassazione, però, la violazione denunciata è inconferente, posto che nel caso di specie relativo al lavoro domestico, “è espressamente prevista l’esenzione dall’applicazione dell’onere della forma scritta, imposto dall’art. 2 I. 604/1966, come novellato dall’art. 2 I. 108/1990”. Per cui il ricorso è stato respinto.

Ebbene, per la Cassazione è espressamente prevista l’esenzione dalla forma scritta del recesso nell’ambito del lavoro domestico.

In via prudenziale, tuttavia, sarebbe bene comunicare al dipendente l’interruzione del rapporto di lavoro in forma scritta, soprattutto nel caso in cui al domestico spetti un periodo di preavviso. In questo caso il documento potrà infatti rappresentare una prova concreta dell’avvio del periodo residuo di attività lavorativa.

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AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Bergamo.

Roma, le condizioni necessarie ad una badante per ottenere un prestito

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

prestiti per badante convivente e colf non sono molto diversi da quelli che vengono erogati agli altri lavoratori dipendenti (il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico li classifica così), quindi chi fa parte di queste figure professionali molto importanti per le famiglie non dovrebbe incontrare particolari difficoltà a chiedere e a ottenere un finanziamento, ammesso che la situazione reddituale lo permetta.

Spesso, infatti, le badanti ad ore o le badanti di condominio provengono da paesi esteri e, venendo in Italia, necessitano di una provvista di denaro per far fronte alle spese necessarie all’inserimento.

Infatti, buona parte delle badanti, delle colf e dei collaboratori domestici o di assistenza familiare (servizi educativi, servizi infermieristici e servizi psicologici) non dispongono di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, condizione quasi sempre imprescindibile per ottenere un prestito, e che spesso sono pure straniere e per giunta extra-comunitarie. Cosa può fare in questi casi? La legge le impedisce di ottenere denaro?

 

La legge non impedisce completamente la possibilità di ottenere un prestito alle badanti, italiane o straniere, senza stipendio fisso, invero, diventa solo un po’ più restrittiva.

Per ottenere prestiti in tali circostanze è necessario ricorrere quindi a quelle particolari forme di finanziamento che non richiedono la presentazione di una busta paga: ce ne sono parecchi tra prestiti senza garanzie, prestiti tra privati, prestiti cambializzati, credito su pegno e altri di questo genere. Si possono ricevere prestiti anche con un contratto a tempo determinato, ma il piano di rientro non deve superare la durata del contratto stesso.

prestiti per colf e badanti cambializzati vengono messi a disposizione da varie banche e società finanziarie che erogano prestiti attraverso le cambiali.

Il prestito viene erogato sul conto corrente, mentre il pagamento delle rate di rimborso avviene con cambiali cartacee, oppure bonifici o bollettini postali. Ricordiamo che, nel caso si salti il pagamento di una cambiale, si viene subito protestati.

Tutto ciò vale anche per le badanti straniere: infatti, cambia molto poco, l’importante è che chi richiede il prestito abbia la residenza in Italia, mentre per le persone extracomunitarie serve anche il permesso di soggiorno. Alcune banche potrebbero inoltre chiedere l’attestazione di pagamento dell’ultimo bollettino Inps e la denuncia del rapporto lavoro all’Inps.

Ma quanto è possibile richiedere e ottenere con questi prestiti? L’importo dipende sempre dal peso delle garanzie che si riescono a presentare e dall’ammontare del proprio stipendio: con un contratto a tempo indeterminato si possono ricevere somme piuttosto alte, diversamente bisogna accontentarsi di piccole cifre, difficilmente superiori a 5000 euro.

Riepilogando, in generale, i requisiti richiesti sono:

  • Permesso di soggiorno se non si è di nazionalità italiana;
  • Certificato di residenza italiana;
  • Passaporto/carta d’identità;
  • Tessera sanitaria;
  • Un contratto anche a tempo determinato;
  • La copia dell’ultima busta paga;
  • Finire di pagare il prestito entro il termine del contratto di lavoro.

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Violenza domestica a Roma: il dato su badanti e colf conviventi

Si calcola che siano almeno 700 mila le persone occupate come badante convivente, badante ad ore, badante di condominio, colf convivente, colf ad ore in Italia, un milione secondo altre stime: in nove casi su dieci sono straniere, in uno su sei di sesso maschile.

Ma i casi di abusi nei confronti degli anziani assistiti sono relativamente rari, anche perché è la condizione stessa dell’essere immigrati a disincentivarli. Mentre accade invece di frequente che siano proprio loro, colf e badanti ma anche babysitter ad essere vittime di veri e propri abusi, sia sessuali che di sfruttamento lavorativo e scarso rispetto per la persona. Quadri statistici alla luce dei quali il caso della badante marchigiana che costringeva la sua assistita a chiedere la carità per suo conto – così come quello recente dei due coniugi di Terni, anch’essi italiani, che avevano legato al letto la signora ottantenne che assistevano per passare la giornata al mare – appaiono come episodi atipici e isolati.

anziani mascherina RSA Covid 19

Piuttosto andrebbe segnalato un fenomeno di cui non si parla mai: quello delle badanti come soggetti abusati, sessualmente e non solo, dai datori di lavoro.

Certo, abusi ai danni degli assistiti possono capitare, fra le tante badanti in Italia, ma di solito gli immigrati fanno di tutto per lavorare bene e semmai può solo accadere che aspirino a contratti migliori, in particolare proprio d’estate. Al tempo stesso accade invece che proprio il lavoro domestico sfugga all’Inps, tornando nel sommerso dopo la regolarizzazione dell’immigrato, perché non vengono più pagati i contributi, tanto da poter essere paragonato ad un fenomeno carsico.

Dal punto di vista delle badanti si mette anche Roberto Marchetti, presidente di un’associazione di volontariato a Ferrara, la “Nadiya”, che presta assistenza proprio a loro, nei casi di malattia o di aiuto all’inserimento.  I comportamenti sono frutto di fattori soggettivi, legati al proprio passato e, nel caso degli immigrati, a cosa trovano in Italia; di sicuro però, c’è una scarsa propensione delle famiglie italiane ad avere un atteggiamento  imprenditoriale verso il loro lavoro, stabilendo contratti regolari o pagando le ferie cui tutti hanno diritto.

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Animali domestici a Roma: le badanti devono accudirli?

Cani, gatti e più generali animali domestici: sempre più spesso le famiglie hanno bisogno di trovare una persona che se ne occupi in loro assenza, anche in previsione della programmazione delle vacanze estive. A chi rivolgersi quindi?

Non tutti sono a conoscenza del fatto che il tema dell’assistenza agli animali domestici è affrontato nel Contratto Collettivo Nazionale che regola il lavoro domestico. Nel Ccnl sono, infatti, contemplate ben due figure diverse a cui è attribuita questa mansione. La prima è quella dell’assistente agli animali domestici tout court, ovvero il lavoratore abitualmente definito ‘pet sitter’ nelle sue varie declinazioni, a cominciare da quelle più comuni di dog sitter o cat sitter.

Dal punto di vista dell’inquadramento va chiarito che quello del dog sitter, sebbene molto spesso venga a torto relegato nelle sfera dei ‘lavoretti’ o delle attività occasionali, è un lavoro dipendente a tutti gli effetti e come tale dovrebbe essere gestito: con busta paga, versamento dei contributi previdenziali, tfr, tredicesima mensilità. Il livello A è quello corretto all’interno del quale inquadrarlo. Importante precisare che questo lavoratore dovrà svolgere ‘esclusivamente mansioni di assistenza ad animali domestici’, come recita l’art. 9 del Ccnl, lettera e).

Diverso il caso della colf, la seconda figura deputata all’assistenza degli animali domestici. Al profilo del collaboratore familiare generico polifunzionale (Livello B) corrisponde, infatti, tra le altre cose anche la mansione di ‘assistente ad animali domestici’. Tradotto significa che alla classica colf convivente assunta per svolgere le plurime incombenze relative al normale andamento della vita familiare, dalla pulizia al riassetto, potrà essere chiesto anche di occuparsi degli animali domestici presenti in casa. Assodato che si tratti una delle mansioni stabilite dal contratto, altro tema è quello legato alla specifica competenza a farlo.

Non tutti i domestici, infatti, possono o vogliono occuparsi di questo, motivo per cui consigliamo alle famiglie di stabilire sempre le mansioni direttamente nella lettera di assunzione.

In ogni caso, che si tratti della colf o del pet sitter, è bene sapere che il Ccnl domestico prevede un periodo di 8 giorni di prova per valutare la competenza a svolgere i compiti stabiliti, le capacità e, perché no, anche l’empatia con l’animale domestico. E se sono due o più?

Anche qui, non tutti sono a conoscenza del fatto che il contratto non prevede una retribuzione maggiorata in correlazione al numero di animali da assistere: questo vale sia per la colf che per il pet sitter.

La paga oraria base è, infatti, definita da specifiche tabelle che vengono rivalutate annualmente per effetto dell’indice Istat dei prezzi al consumo. Stando ai valori definiti per l’anno in corso al pet sitter (Livello A) dovrà essere corrisposta una retribuzione oraria di 4,69 euro, mentre alla colf (Livello B) di 5,86 euro. Parliamo di minimi retributivi, ovvero soglie sotto alle quali non è possibile scendere, tuttavia la retribuzione dei domestici è soggetta a logiche di mercato che possono far salire, e anche di molto, la paga base.

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Comunicare nella relazione con l’anziano: badanti e figli a Roma

Sebbene talvolta difficile e faticosa, una buona comunicazione con i propri genitori anziani è un toccasana per la loro salute. Il silenzio diventa pericoloso per la sua salute e rende difficile aiutarlo a curarsi. Inoltre non comunicare demotiva gli anziani a prendersi cura di sé.

Comunicare libera, rende possibile il confronto delle idee, esprime gli stati d’animo e favorisce serenità e calma. Il tema della comunicazione e anziani viene messo al centro dei nostri corsi di formazione per assistenti agli anziani.

E’ necessario, infatti, per la sua salute, che l’anziano venga valorizzato, apprezzato. Certamente questo non solo ha riflessi positivi diretti sulla sua mente, ma lo sprona anche a prendersi cura di sé e a non lasciarsi andare. Comunicare con un anziano è spesso difficile, anche per badanti conviventi o colf. La difficoltà aumenta nel caso in cui l’anziano in questione rivesta il ruolo di genitore, sicuramente per problemi di comprensione reciproca.

 

Spesso capita che l’anziano abbia problemi di udito o o che abbia un carattere intrattabile e intransigente. Oggi questo problema di comunicazione è sempre più diffuso e spesso si traduce in mancanza di rispetto nei confronti dell’anziano. Ma il figlio adulto può e deve fare un passo in più nei confronti del proprio genitore anziano, manifestargli apprezzamento, valorizzarlo nelle sue scelte e per quello che fa. Il rapporto con il vostro caro può migliorare ed ampliarsi solo se il carico di cure verso l’anziano che perde autonomia viene condiviso dalla “comunità sociale”, in tutti i suoi aspetti: medico, assistenziale, psicologico e sociale. Per questo il ruolo delle colf conviventi, delle badanti ad ore o di chi presta servizi infermieristici o servizi psicologici è così importante.

Una gestione solitaria può essere pericolosa e potrebbe far venir meno tutti gli equilibri costruiti in una vita. Infatti può portare confusione, dolore, impotenza, rabbia, senso di colpa. Questi sentimenti rischiano di prendere il sopravvento, provocando forte malessere e una confusione di ruoli. Non è raro osservare figli che diventano genitori dei propri genitori prima ancora di averne occupato il posto.

La necessità di una presenza e di un accudimento sempre maggiori rendono sostanzialmente confusi e poco definiti i processi di distacco e rischiano di lasciare poco spazio alla rassegnazione e alla pacificazione che consente di procedere nella propria esistenza.

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A Roma controlli del fisco su badanti e colf: consigli per i collaboratori domestici

Molte volte ci interroghiamo su come avvengano i controlli del fisco; molte volte ci diciamo: “ma proprio me dovrebbero controllare?”; e poi ancora: “ma come fanno a beccare proprio me – ci sarà sicuramente qualcuno che avrà fatto una segnalazione”.

Ecco: i pensieri che compaiono nella mente possono essere i più disparati e disperati, ma AES DOMICILIO ha deciso di fare maggiore chiarezza su questo aspetto che (purtroppo!) interessa chiunque, anche le badanti conviventi, le badanti ad ore e le badanti di condomio – ma anche colf conviventi e colf ad ore.

In realtà è il comportamento della stessa badante che fa scattare i controlli anti-evasione da parte del Fisco. Una famiglia che provvede a selezionare la colf o badante non agisce come sostituto d’imposta.

In parole povere il badato o anziano che assume il collaboratore domestico (comprese le babysitter) non effettua alcuna ritenuta a titolo di acconto. Inoltre il datore non è obbligato ad inviare il CUD domestici (certificazione unica). Non trattiene le tasse sul lavoratore come fanno le altre categorie di datori di lavoro (edilizia, agricoltura, commercio, ecc.). Ciò permette alla colf di non avere una trattenuta forzosa del reddito. La dichiarazione dei redditi è tuttavia obbligatoria se il reddito complessivo del lavoratore è superiore a 8.150€. L’invio di denaro all’estero (moneygram ad esempio) da parte dei collaboratori domestici stranieri che non presentano dichiarazione dei redditi, o che dichiarano meno, è una delle principali ragione che fa scattare i controlli incrociati da parte INPS ed Agenzia delle Entrate.

Sicuramente uno dei fattori più importanti riguarda proprio il trasferimento di denaro all’estero: questo è un dato che non può passare inosservato, e per quanto vi siano dei sistemi legali che impongono delle trattenute sul denaro guadagnato in Italia da spedire all’estero, tuttavia ci sono altrettanti sistemi di invio di denaro all’estero, praticamente illegali atti ad aggirare l’ostacolo del fisco italiano e dell’Agenzia delle entrate. Dunque ci sentiamo di dire a tutte le badanti di non commettere l’errore di occultare il proprio guadagno affinché un domani non si subiscano delle gravi, anzi gravissime conseguenze.

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Badanti a Roma: alcune testimonianze sulla relazione tra benessere psicofisico e lavoro

Si è raccolto un cospicuo numero di interviste effettuate ad alcune badanti conviventi e badanti ad ore circa il rapporto che intercorre tra il benessere psicofisico della badante ed il lavoro di badante e quanto, questo lavoro, incida sulla vita di tutti i giorni. Ebbene le testimonianze raccolte hanno mostrato numerose informazioni interessanti.

Ecco le risposte di Anastasia, ucraina: “Sì, un po’ di stress, a dire la verità, ma per fortuna la famiglia pensava a me, allora questi problemi li ho sempre risolti […] Avevo un po’ di stress perché la notte non dormivo, per le persone che dovevo assistere, ma era tutto risolto”.

Natascia, moldava: “Ci sono quelle di noi che gli viene la pressione alta improvvisamente, senza un motivo”. Shanika, cingalese: “Avevo la pressione alta, stanchezza…Marika, moldava:[…] nessuno ti chiede quello che pensi tu, non dico tutto, ma neanche un po’, così non si fa, siamo anche noi gente che prima o poi… me ne vado anch’io con la testa, vado a casa al manicomio”.

Mirela, rumena: “[…] ho quest’ansia, devo stare tutto il giorno qua, 24 ore su 24. E chi ci sta qua tutto questo tempo con una signora? […] Senti quest’ansia, questa responsabilità su di te, sempre. Carmen, peruviana, sembra aver trovato una soluzione al suo stato di stress: mia sorella mi dice “Vieni a casa sabato e domenica”, “Io non posso venire a casa, sono chiusa, vado in un’altra casa chiusa, mi sento male! Lasciami andare fuori! Lasciami respirare, devo andare in un altro posto!”.

Per Liliana, moldava, l’innalzamento di pressione e l’ulcera sono invece dovuti ad una condizione particolare, il fatto di essere appena stata buttata fuori di casa dall’anziana che assisteva. Anche per Shashila, cingalese, lo stress e il disagio sono causati da una precedente situazione lavorativa negativa: “sentivo stress, ero tanto stanca, stare sveglia la notte e poi non dormivo di giorno, e poi ero nervosa, alla fine ho detto “Vado a casa mia, qui non torno più”.

Esiste quindi una reale difficoltà a reggere fisicamente un lavoro di assistenza continuativa soprattutto se le condizioni di salute dell’anziano sono precarie; se la condizione di stress è prolungata nel tempo e complicata da una difficoltà a vivere all’interno del contesto familiare, possono insorgere disagi a livello psicologico, che, oltre a rendere negativa la singola esperienza lavorativa, possono compromettere la riuscita del progetto migratorio, causando danni talvolta irreparabili alla persona. Quindi sarebbe importante che ai primi sintomi di sofferenza la persona chiedesse aiuto; questo però nella maggior parte dei casi non avviene, come ci riferisce il dottor Piazza, psichiatra noto in queste analisi, il quale parla di diffidenza da parte degli stranieri nei confronti delle istituzioni preposte all’attività di cura e di un problema di accesso alle stesse per motivi culturali, linguistici, di discriminazione.

Non bisogna però dimenticare che situazioni di disagio psichico manifestate nel nostro Paese, ad esempio in seguito ad un’esperienza lavorativa negativa, slatentizzano spesso forme di sofferenza e disturbi preesistenti, sorti nel Paese d’origine, che l’esperienza migratoria esaspera. Significativa è la risposta di Constance, marocchina, all’affermazione: “Ci sono anche quelli che vengono qui e si sentono sradicati…”.

Durante le interviste è emersa l’esistenza di problemi in patria, basti pensare ai problemi economici, che hanno spinto la maggior parte di queste donne a lasciare le loro case, ma ve ne sono anche altri, che se non incidono drasticamente sull’esperienza migratoria, sono un’ombra sempre presente sulle loro esistenze, soprattutto delle madri di famiglia, come Ghita, cingalese: “I miei figli (dopo la morte del marito) sarebbero poi rimasti soli, così io sono andata (a casa) nel 2000 e mia figlia si è subito sposata”; Luana, ucraina : “Mio figlio studia e deve fare tre operazioni all’orecchio”.

Insomma, anche già da questo breve excursus possiamo ben comprendere come la vita della badante non si limiti al suo operare all’interno di una casa, bensì abbia qualcosa di più ampio a cui doversi e potersi riferire: il rapporto con i figli, con la propria famiglia, con la propria psiche: le badanti non sono ‘macchine’, ma essere umani come chiunque ed assillati dai problemi di chiunque, più di quanto si possa immaginare.

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Roma: gli scatti di anzianità nel mondo delle badanti

Aes Domicilio offre a fornire un ampio servizio per le famiglie, tiene soprattutto a fornire un servizio di ‘informazione’ anche per le badanti conviventi, le badanti ad ore e le badanti di condominio, e soprattutto le questioni fiscali sembrano premere con maggiore forza. Non sempre le questioni fiscali riescono ad essere ben comprese e con facilità, e questo anziché generare danni da poco può generare perdite cospicue.

Uno di questi casi è conoscere gli scatti di anzianità. Come abbiamo visto, la legge fissa uno stipendio minimo per le colf e le badanti, ma chiaramente nulla vieta al datore di lavoro e alla badante di accordarsi per un compenso maggiore. Per riprendere il nostro esempio di una badante inquadrata di livello CS: la paga oraria concordata è di 8€ l’ora mentre la remunerazione oraria minima prevista dal CCNL è di 6,93€.

 

La differenza tra lo stipendio effettivamente pagato dal datore di lavoro e la retribuzione minima prevista dalla legge si chiama appunto il superminimo. Il superminimo può essere assorbibile o no rispetto agli aumenti delle paga minima, a seconda di quanto stabilito nel contratto di lavoro. Quando il superminimo è assorbibile, gli aumenti della retribuzione minima sono assorbiti dal superminimo e non aumentano la paga totale. Riprendendo il nostro esempio precedente, se la retribuzione minima passa da 6,93€ a 7,00€, il superminimo diminuisce da 1,07€ a 1,00€, lasciando quindi invariata la retribuzione effettiva di 8€.

Nel caso in cui il superminimo non sia assorbibile, gli aumenti della paga minima determinano un aumento della retribuzione totale (ovvero non sono assorbiti dal superminimo). Nel nostro esempio, un aumento della paga minima da da 6,93€ a 7,00€ determina quindi un aumento della retribuzione effettiva dello stesso importo (8,07€).

Fatta questa premessa, è importante sapere che gli aumenti di stipendio generati dagli scatti di anzianità non sono assorbibili dall’esistenza di un eventuale superminimo. In altre parole, il datore di lavoro è tenuto a pagare gli scatti di anzianità al lavoratore anche quando lo stipendio pattuito è maggiore di quello minimo previsto dalla legge.

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Roma, combattere la sedentarietà degli anziani: una missione della badanti

Aes Domicilio ha avuto modo di esplorare le molteplici dimensioni della figura della badante convivente e della badante ad ore, ed ha ben inquadrato anche quei ruoli che appaiono secondari ma che in realtà rappresentano un tassello fondamentale dell’attività della badante e del mondo delle badanti.

Un esempio? L’attività motoria che la badante o la colf convivente fa fare all’anziano. Sembra una sciocchezza quella passeggiatina quotidiana che vediamo far fare nei parchi sotto casa, ma in realtà è un momento fondamentale per prevenire calcificazioni, piaghe da decubito, indebolimento muscolare, ed altro.

Quando gli anziani stanno troppo tempo a casa il tempo sembra non finire mai, la noia prende il sopravvento e le lamentele si moltiplicano.

Anziani Badanti Esercizi Fisici

Soprattutto di questi tempi, in cui è richiesto stare in casa il più tempo possibile, la sedentarietà fa da padrona e gli anziani, non potendo fare neanche quel poco che era possibile, si abbattono maggiormente e aggravano le proprie condizioni di salute, ma partiamo per gradi. Il Covid ha delle regole ben precise e questo lo sappiamo bene, ma noi dobbiamo cercare di migliorare lo stato di chi ci circonda, in questo caso, le badanti appunto. Con l’avanzare dell’età, infatti, le attività diurne diminuiscono in termini di quantità e intensità. È quasi come se il tempo stesso, in qualche modo, rallentasse e il corpo ha un dispendio di energie nettamente inferiore rispetto ai giovani. L’orologio interno si regola su questi cambiamenti dello stile di vita. Studi specifici hanno dimostrato che c’è uno stretto legame tra attività fisica e capacità cognitive negli over 65: questo vuol dire che maggiore è l’attività e più ampia sarà la gamma di capacità mentali che possiamo conservare.

Dunque innanzitutto la sedentarietà diminuisce il sonno: già molti anziani, come abbiamo appena visto, per natura, e col passare del tempo, diminuiscono sempre di più le ore di sonno giornaliere, se perdono anche quel poco di “stress” dettato da una passeggiata all’aria aperta o un incontro con degli amici al circolo, allora passiamo ad una vera e propria insonnia, per lui e per chi lo circonda. In questo senso la badante deve tenere viva la sua attenzione, cercare di “stancarlo” in qualche modo, per tenere la sua mente attiva, occupata dai pensieri, dalla positività.

Gli anziani si annoiano, lamentano dolori o fastidi, altre volte vogliono solo attenzione e non sentirsi abbandonati, vogliono insomma una ragione per continuare a vivere. La badante, in questo periodo storico in particolar modo, costituisce dunque una risorsa straordinaria per i nostri cari; esse tengono compagnia, monitorano la situazione h24 o in determinate ore del giorno, ma in ogni caso tengono viva la mente dei nostri cari, in un periodo in cui è più facile trascurarli, sottovalutare la loro presenza, i loro bisogni non solo fisici, ma soprattutto psichici.

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