Sanatoria badanti per adempimenti INPS: i contributi per chi lavora a Roma

Sanatoria badanti conviventi e badanti ad ore, colf conviventi e colf ad ore: con la circolare numero 101 dell’11 settembre 2020, l’INPS ha fornito le istruzioni da seguire sugli adempimenti contributivi per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro con cittadini stranieri in base al settore di appartenenza:

  • agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  • assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza;
  • lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Coloro che hanno presentato domanda di accesso alla sanatoria badanti, colf e braccianti finalizzata alla dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro devono procedere con una serie di adempimenti contributivi per concludere la regolarizzazione.

Le indicazioni contenute nel documento INPS sono indirizzate ai datori di lavoro, in attesa della definizione del procedimento di emersione, sui periodi retributivi che decorrono dal 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del Decreto Rilancio ovvero, dalla data di instaurazione del rapporto di lavoro, per le domande che riguardano la conclusione di un contratto di lavoro con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale.

 

Apertura della posizione contributiva e della comunicazione di assunzione entro il 10 ottobre. Mentre per i rapporti di lavoro domestico prevista l’iscrizione d’ufficio da parte dell’Istituto.

Il primo chiarimento riguarda, innanzitutto, da quale data far partire il calcolo della contribuzione dovuta per i periodi di lavoro:

  • dal 19 maggio 2020 (data di entrata in vigore del decreto-legge n.34/2020), per le domande con cui è stata dichiarata la sussistenza del rapporto di lavoro con cittadini italiani o di Stati dell’Unione europea;
  • dalla data di inizio del rapporto di lavoro, per le istanze presentate allo Sportello unico per l’immigrazione finalizzate a instaurare un rapporto di lavoro con cittadini extracomunitari presenti sul territorio nazionale se il rapporto di lavoro è instaurato successivamente alla presentazione dell’istanza ma prima della definizione della procedura di emersione, secondo le indicazioni della circolare congiunta del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’Interno del 24 luglio 2020, n. 2399.

Come prima operazione, i datori di lavoro agricolo devono aprire una posizione contributiva, seguendo le istruzioni fornite dall’INPS:

  • bisogna utilizzare il canale online per inviare la denuncia aziendale telematica (D.A.);
  • nel campo “Procedura di emersione” del quadro B bisogna indicare il valore “Si”.

La circolare INPS numero 101 dell’11 settembre 2020 specifica: “La posizione contributiva dedicata all’emersione sarà contraddistinta da uno specifico codice di autorizzazione “5W”, con il significato di “Posizione contributiva riferita a rapporti di lavoro oggetto di istanza di emersione ai sensi dell’articolo 103 del D.L. n. 34/2020”.

Se un unico datore di lavoro ha richiesto di accedere alla sanatoria badanti, colf e braccianti per più di un rapporto di lavoro la posizione contributiva dovrà essere aperta con data di inizio attività relativa alla data più remota di presentazione della domanda.

E anche chi ha già una posizione contributiva per gli operai agricoli dovrà aprirne una dedicata all’emersione. Definita la procedura di emersione illustrata dall’INPS, il datore di lavoro deve richiedere tempestivamente la cessazione della posizione contributiva dedicata all’emersione indicando come data di fine validità della posizione il giorno precedente alla data di definizione più recente fra quelle relative a tutti i rapporti di lavoro interessati dall’emersione.

Inoltre, bisognerà procedere con la comunicazione obbligatoria di assunzione (UNILAV) sempre entro la scadenza del 10 ottobre 2020 indicando, come data di inizio dell’attività lavorativa, la data di instaurazione del rapporto di lavoro indicata nella domanda di emersione.

Una volta ricevuta la comunicazione di apertura della posizione contributiva, i datori di lavoro hanno sempre 30 giorni di tempo per trasmettere i flussi Uniemens, nodo Posagri, relativi ai periodi retributivi da regolarizzare, entro 30 giorni, ovvero, se successivi, entro i termini ordinari legali di presentazione (ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento del periodo retributivo).

Sarà l’INPS a calcolare direttamente la contribuzione dovuta nella prima tariffazione utile, chi trasmette i flussi Uniemens in ritardo dovrà versare anche le somme aggiuntive previste.

L’elemento del flusso Uniemens da considerare è l’elemento “DenunciaAgriIndividuale”, con le seguenti precisazioni per la valorizzazione degli elementi:

  • “CodiceFiscaleLavoratore”: indicare il codice fiscale (anche provvisorio) del lavoratore;
  • “DatiAgriRetribuzione”: indicare il codice contratto 121 “Operaio assunto ai sensi art. 103 decreto-legge n.34/2020”;
  • “DataAssunzione”: indicare la data del 19 maggio 2020 ovvero la data di inizio del rapporto di lavoro per le istanze volte ad instaurare un rapporto di lavoro secondo le indicazioni fornite su come calcolare il periodo di contribuzione.

Sarà l’INPS, quindi, a inviare direttamente al datore di lavoro domestico la comunicazione di iscrizione provvisoria e le istruzioni per il pagamento dei contributi tramite avviso di pagamento pagoPA. E sarà sempre l’Istituto a calcolare la contribuzione dovuta sulla base dei dati forniti al momento della domanda di regolarizzazione. Nel caso in cui sia stata presentata istanza per cittadini stranieri presso lo Sportello unico per l’immigrazione, l’imponibile contributivo non potrà comunque essere inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.

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Roma: e se subentra un nuovo datore di lavoro? Il caso delle badanti

È possibile il subentro di un nuovo datore di lavoro anche se non fa parte del nucleo familiare se il rapporto di lavoro è cessato. Lo chiarisce una circolare del Ministero dell’interno in tema di emersione dei rapporti di lavoro irregolare  come previsto dal decreto legge 34 2020 (Decreto Rilancio).

Il nuovo documento integra i contenuti della circolare n. 3020 del 21 aprile 2021  e chiarisce che , sia per le  emersioni che interessano il settore agricolo sia a quelle riguardanti il lavoro domestico e di assistenza alla persona è consentito il subentro di un nuovo datore di lavoro, anche se non componente del nucleo familiare del precedente, nei casi in cui, nell’attesa della  convocazione degli interessati presso gli Sportelli Unici, il rapporto di lavoro  inizialmente intrapreso grazie alla richiesta di regolarizzazione  si sia concluso perché spirato il termine finale.

Il ministero precisa anche che il subentro è possibile anche nei casi di cessazione del rapporto di lavoro per cause non di forza maggiore. Viene anche specificato che nel caso in cui  per la crisi del mercato del lavoro conseguente all’emergenza pandemica non vi sia un nuovo datore di lavoro disponibile all’assunzione del lavoratore,  potrà essere rilasciato allo straniero, anche in considerazione del lasso temporale intercorso dall’invio dell’istanza iniziale, un permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Nelle ipotesi sopra descritte sarà necessario, comunque, procedere, al fine di verificare che la domanda iniziale non fosse fittizia, alla convocazione presso lo Sportello sia del datore di lavoro che aveva avanzato istanza di emersione che del lavoratore per il perfezionamento della procedura di sottoscrizione del contratto di lavoro cessato.

L’iter di regolarizzazione di colf ad ore, colf conviventi, badanti ad ore e badanti conviventi può essere concluso anche da un datore di lavoro diverso dal richiedente.

homa care premium e badanti

Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, con la circolare dell’11 maggio 2021, fornisce chiarimenti proprio sul subentro di un nuovo datore di lavoro nella procedura di emersione del lavoro irregolare prevista dal Decreto Rilancio.

In particolare, tra le indicazioni offerte, il Ministero specifica che in alcuni casi è possibile per il nuovo datore di lavoro continuare la procedura anche quando il rapporto che aveva inizialmente dato adito alla richiesta, con un altro datore di lavoro appunto, si sia concluso per diverse ragioni. Tali regole, tra l’altro, sono le stesse che si applicano ai braccianti agricoli, così come ricordato nel documento di prassi.

E, ancora, un nuovo datore di lavoro può portare avanti la procedura di regolarizzazione già iniziata, in ipotesi di rapporto di lavoro a tempo determinato conclusosi quando, nelle more della convocazione degli interessati presso lo Sportello Unico del Ministero, è spirato il termine finale. In tal caso chi subentra può anche non appartenere al nucleo familiare del precedente datore di lavoro.

Infine, anche in considerazione del perdurare dell’emergenza pandemica e delle pensati ricadute sul mercato del lavoro, il Ministero specifica che anche se non interviene un nuovo datore di lavoro nella procedura, la colf o la badante straniera potrà, in via eccezionale, comunque ottenere un permesso di soggiorno temporaneo in attesa di occupazione.

Riportiamo qui le parole del “Ministero dell’Interno” in proposito: « Qualora, invece, anche a causa delle gravi conseguenze che il perdurare dell’emergenza pandemica ha provocato nel mercato del lavoro, non vi sia un nuovo datore di lavoro disponibile all’assunzione del lavoratore, in considerazione del lungo tempo trascorso dall’invio dell’istanza e dell’alto numero di pratiche ancora in trattazione, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, interessato in merito, conviene possa essere rilasciato allo straniero un permesso di soggiorno per attesa occupazione. In ogni caso, come disposto nella circolare n.4623 del 17/11/2020, gli Sportelli Unici dovranno svolgere gli opportuni accertamenti ai fini di una valutazione volta ad escludere che la domanda di emersione sia stata inoltrata strumentalmente e che il rapporto di lavoro si sia instaurato in modo fittizio.»

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Roma: badanti evadono le tasse fino a 5 milioni di euro

È saltato su tutti i giornali il caso delle ‘badanti sbadate’, ovvero: dimenticavano di versare i contributi percepiti per il loro lavoro.

Ciò è avvenuto a Roma– ma niente toglierebbe che fosse successo in qualsiasi altra parte dell’Italia: Aes Domicilio è infatti in prima linea per ostacolare fenomeni del genere, ed anche per andare incontro alle esigenze delle badanti conviventi o delle badanti ad ore. Si tratta di lavoratori, soprattutto donne, che pur avendo percepito più di 8mila euro di reddito all’anno avevano evaso le imposte.

Le fiamme gialle hanno così accertato, soprattutto attraverso l’incrocio dei dati con la dichiarazione dei redditi del datore di lavoro, che erano stati così sottratti a tassazione, nelle varie annualità sottoposte a controllo, ben 5 milioni di euro corrispondenti ad un’imposta evasa che supera il milione di euro. La Guardia di Finanza della compagnia di Mondovì ha individuato 170 collaboratrici familiari e domestiche, (colf ad ore e colf conviventi, badanti di condominio, babysitter) italiane e straniere che avevano dimenticato totalmente di presentare la dichiarazione dei redditi. La complessa operazione nel settore della tutela delle entrate dello Stato ha permesso di individuare una notevole “sacca di evasione”, basata sul un rilevate volume di redditi non dichiarati e la conseguenziale evasione d’imposta. Sfruttando il ricco patrimonio informativo a disposizione dei militari, è stato intercettato un numero cospicuo di badanti che, pur essendo state regolarmente inquadrate dal punto di vista lavorativo, non avevano provveduto a dichiarare i redditi quando questi superavano gli 8mila euro, soglia per la quale scatta tale obbligo.

Calcolo Dei Contributi INPS Badanti

Secondo quanto riscontrato dai militari incrociando i dati relativi alle annualità controllate, queste persone avevano un contratto di lavoro ma non avevano presentato la dichiarazione dei redditi, pur avendo superato gli 8.000 euro annui (soglia per la quale scatta l’obbligo di dichiarazione). Una dimenticanza – da cui il nome dato all’operazione, “Badanti sbadate” – che configura una rilevante “sacca di evasione” per queste entrate non dichiarate al fisco, secondo le Fiamme Gialle, da cui viene anche sottolineato il fatto che il fenomeno dell’assistenza domiciliare si collega alla pandemia e alle maggiori necessità di questi servizi per la popolazione anziana e debole.

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L’assistenza domiciliare a Roma: alcuni dati sulla rete tra badante e famiglia

Di conseguenza la risposta più diffusa al bisogno di assistenza espresso dalla popolazione anziana è stata quella di rivolgersi al mercato privato dei lavoratori individuali, il cui profilo professionale sta assumendo in questi anni connotati peculiari.

Centrale nei lavori domestici è infatti il ruolo dei lavoratori extracomunitari, la cui presenza in Italia è divenuta notevole durante gli anni ‘90. Alla fine dell’anno 2001, dice il XII° Rapporto sull’immigrazione della Caritas, gli extracomunitari presenti in Italia erano circa 1.600.000, con un’incidenza sulla popolazione residente del 2,8%32. Tra i soggetti stranieri che, secondo il rapporto, appartengono alla forza lavoro (1.360.000, il 3% del totale della forza lavoro), il 38,8% svolge un lavoro nell’ambito dell’assistenza sanitaria e domiciliare (badante convivente, badante ad ore, badante condominio, badante Alzheimer, badante Parkinson).

L’attività di assistenza agli anziani e più in generale quella di servizio alle famiglie si è rivelata essere notevolmente diffusa tra i lavoratori stranieri provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea, in particolare tra le donne: “nel 1998 approssimativamente il 16% delle donne regolarmente immigrate ed il 4% degli uomini svolgevano servizi presso famiglie”. Essere impiegati come lavoratori presso famiglie significa occuparsi della cura della casa o dei  suoi componenti, in particolare dei bambini (nel caso di babysitter) o degli anziani (nel caso di badanti o colf), ma non sempre esistono confini definiti nella divisione dei compiti di cura tra chi si occupa principalmente della gestione della casa e chi invece si occupa della cura della persone al suo interno.

Assistenza domiciliare anziani Milano

Svolgere un lavoro “domestico”, nel senso di lavoro che si esplica all’interno delle mura domestiche, assume dei connotati peculiari nel momento in cui il lavoratore è straniero. Questo avviene perché il processo migratorio, soprattutto nel caso delle donne, è strettamente legato all’attività lavorativa che si svolge nel Paese d’emigrazione, esiste cioè una correlazione tra genere, etnia, lavoro apparsa fin dagli inizi degli anni ’70, anni in cui sono cominciati i flussi migratori femminili verso l’Europa del sud ed in particolare l’Italia, “proprio per la specificità della domanda di lavoro insoddisfatta dalla manodopera italiana (basso terziario, lavoro domestico)”.

Tipologia e regolazione dei flussi migratori, e strutturazione del mercato del lavoro interno hanno contribuito nel corso degli anni a creare delle “nicchie lavorative” all’interno delle quali si sono inserite, senza troppa difficoltà, le donne che giungevano in Italia per cercare un po’ di fortuna.

Questa nuova configurazione del mercato del lavoro, che tuttora affida quasi esclusivamente agli stranieri lavori a bassa qualifica, e alle donne straniere in particolare attività lavorative nell’ambito domestico, è stata sostenuta in Italia da politiche sociali che nel tempo hanno aumentato invece di diminuire i compiti di cura affidati alle famiglie, in cui sempre più frequentemente entrambi i coniugi lavorano e con fatica riescono ad occuparsi di bambini ed anziani. Il risultato è che oggi la maggior parte del lavoro domestico, soprattutto quello di cura dei membri più deboli della famiglia, viene affidato ad immigrati, perché i lavoratori italiani non svolgono più questo tipo di lavoro, dal momento che è faticoso ed il compenso, in proporzione, basso; a donne immigrate, perché ritenute essere per natura più adatte degli uomini alle attività di care; ad donne immigrate filippine, o peruviane, piuttosto che ghanesi, o marocchine e così via, perché secondo il datore di lavoro un determinato gruppo etnico-nazionale possiederebbe qualità innate che le renderebbe più idoneo degli altri ad occuparsi della casa, dei bambini o degli anziani, al punto che oggi, per esempio, si sente dire comunemente “la filippina” per indicare “la colf”, oppure “la polacca” per indicare “la badante”.

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Roma: una certezza di lavoro per le badanti?

È vero infatti che le difficili condizioni vissute nel proprio paese di origine hanno fortemente contribuito alla decisione di migrare, ma questa è stata determinata, in ultima istanza e nella maggior parte dei casi, dalla certezza di avere un lavoro qui in Italia, e in particolare a Roma.

La chiamata dell’amica o della madre sembra quindi essere decisiva: molte donne sanno cosa verranno a fare e realizzano l’effettiva partenza proprio in virtù della certezza di questo impiego. Molte donne non hanno la certezza di avere un posto come badanti (badante convivente, badante ad ore o anche soltanto badante di condominio), sanno che troverebbero più facilmente lavoro rispetto al loro paese, ma soprattutto che avranno una paga maggiore. Rispetto all’ipotesi formulate quindi si può dire che in effetti quasi tutte le donne sanno della presenza di un mercato di lavoro per badanti o per babysitter e colf conviventi o colf ad ore, e chi comunque non era a conoscenza della sua specificità sapeva, attraverso le notizie di parenti e amici, che le possibilità di trovare un impiego erano qua molto più alte, poiché alcuni lavori vengono rifiutati dagli italiani.

Badante Equilibrio famigliare

In tutto questo quindi, pur sottolineando l’importanza dei fattori pull, non devono essere trascurate le situazioni di difficoltà presenti nel paese di origine, anche se queste risultano essere di povertà relativa, piuttosto che di completa assenza di risorse. Questo però non è un particolare di poco conto: è proprio infatti la possibilità di guadagnare più facilmente rispetto al proprio paese che fa prendere in considerazione l’idea di partire. L’idea è quella di “sopportare” anni di sacrifici per poi tornare “a casa” e godersene i frutti, cosa che non potrebbe accadere restando a lavorare una vita, in condizioni magari non migliori, nel paese di origine. Per quanto riguarda la badante italiana, le sue esperienze lavorative sono molteplici. Da sempre però si è occupata dell’assistenza, sia a bambini che ad anziani; riportiamo una testimonianza di Luana: “Io in realtà volevo fare l’infermiera… poi però non ho potuto studiare e quindi non se n’è fatto di nulla… Però a me accudire le persone, che siano bimbi o anziani, m’è sempre piaciuto… sicché ho cominciato così… la prima anziana l’ ho guardata più di 20 anni fa… Ora dalla signora di ora ci sono da 14 anni… a me questo lavoro piace… mi piace prendermi cura delle persone… secondo me ci vuole passione per farlo… non è un lavoro come un altro…”.

Questa signora non è una donna che, in momento di crisi, ha deciso di diventare badante. Per Luana, anche se inizialmente tra i suoi progetti c’era quello di diventare infermiera, l’assistenza all’anziano è quasi una passione. Non è cioè stato un semplice ripiego, in mancanza di altro: tra le varie altre esperienze lavorative, questa è stata quella che le è piaciuta di più e che si avvicinava maggiormente a quella da infermiera. Passando invece alla presenza straniera c’è un dato che pare interessante prendere in considerazione: il ruolo del passaparola. Quando le famiglie cercano un’assistente familiare si fidano delle badanti straniere già conosciute. La ricerca quindi resta in questo ambito: si accetta, per necessità o per sopraggiunta fiducia, che queste non siano italiane, alimentando, e stabilizzando, la loro presenza all’interno di questo mercato. Questa forte presenza aveva già trovato conferma nei capitoli precedenti: prendendo in considerazione i dati relativi alla ricerca Irs83 si stima che su 740 000 collaboratrici domestiche, circa 700 000 siano straniere. Anche a livello regionale si può notare come il numero di donne straniere sia elevato: il 60% di tutte le collaboratrici risulta esserlo84, percentuale che scende al 51,7 se rivolgiamo lo sguardo alla sola Provincia di Lucca. Il dato, pur essendo fortemente ridimensionato rispetto alle stime Irs è comunque significativo perché si riferisce solo a coloro che risultano essere regolarmente assunte. E’ quindi chiaro che la presenza straniera è fortemente radicata e non ne esiste un’unica spiegazione: la richiesta di donne immigrate per svolgere questo lavoro non deriva solo dal rifiuto delle italiane, ma anche dal loro, più o meno forzato, assenso alle paghe e a impiegare praticamente tutto l’arco della giornata al servizio dell’anziano da assistere.

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Roma: reato di maltrattamento in famiglia e badante della vittima

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Quante volte abbiamo trattato casi di maltrattamenti causati da una badante convivente o badante ad ore assunta senza affidarsi a professionisti del settore?

Ebbene oggi ci occuperemo dell’aspetto “legale”, nel senso più ampio del termine: ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 572 cod. pen., infatti, è sufficiente la sussistenza di un rapporto di convivenza caratterizzato dalla situazione di fatto della sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra, che non deriva da un rapporto di familiarità o di lavoro, ma si sviluppa in un contesto di affidamento e di soggezione del sottoposto rispetto a chi assume una posizione di supremazia.

Indicazioni queste fondamentali se pensiamo alla fattispecie di nostro interesse: in un caso la Corte ha riconosciuto la configurabilità del reato commesso da una persona, da tutti riconosciuta come “badante” della vittima, pur in mancanza della consacrazione di tale relazione in un formale rapporto di lavoro. Questo perché in effetti una tale relazione può essere senz’altro definita nei contorni dell’affidamento e della soggezione di una persona malata nei confronti della badante che anziché sostenere, proteggere e curare, molto spesso maltratta e si astiene dai suoi doveri.

Invero, per evitare episodi del genere, occorrerebbe distinguere tra la badante assunta senza nessuna garanzia, e quella selezionata accuratamente in base alle vostre richieste, esigenze e necessità: proteggere i nostri cari è un dovere tutelato dalla Costituzione, pertanto occorre fare attenzione alle scelte che facciamo; piuttosto occorre propendere per una informazione corretta e mirata.

Oggigiorno reperire le più importanti notizie non è difficile, basta avvalersi di internet. Infatti, online, è possibile trovare tanti siti che si occupano di informazione, tanti sedicenti professionisti, tante vicende di cronaca, non solo italiana, ma anche estera. Tuttavia, è bene specificare che non tutti sono veramente validi ed efficienti: il web, infatti, è soggetto al fenomeno delle fake news. Pertanto, è importante tenere gli occhi aperti e scegliere solo i portali affidabili e costantemente aggiornati.

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Case popolari a Roma: la badante può subentrare in luogo della persona assistita?

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La persona legata da un rapporto di lavoro subordinato all’assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica non può succedere nel rapporto di locazione alla morte di questi.

È quello che stabilisce in una sua sentenza la Suprema Corte di Cassazione: nel caso di morte dell’assegnataria di un alloggio di edilizia economica e residenziale pubblica, non subentrano nel diritto di godimento, tra gli altri, “il convivente di fatto” nel caso di un anziano non autosufficiente e della sua badante convivente, badante ad ore e badante di condominio.

La L.R. Liguria n. 10 del 2004, art. 12 va infatti interpretato nel senso che il “convivente di fatto” ivi previsto sia soltanto il convivente more uxorio poiché depongono in tal senso l’interpretazione letterale, l’interpretazione sistematica e l’interpretazione finalistica: dal punto di vista letterale, l’espressione “convivente di fatto” compare in una pluralità di testi normativi, sempre quale sinonimo di “convivente more uxorio”, ma il rapporto di servizio o di lavoro domestico esula dal novero delle convivenze di fatto; dal punto di vista sistematico, la L.R. Liguria n. 10 del 2014, art. 12, nell’elencare gli aventi diritto a subentrare nel diritto di godimento dell’alloggio, inserisce il “convivente di fatto” subito dopo il coniuge, e subito prima dei figli: il che rende evidente l’assimilazione, nella intenzione del legislatore, della convivenza di fatto al rapporto di coniugio; dal punto di vista finalistico, infine, la ratio delle norme sul diritto dei familiari dell’assegnatario d’un alloggio di edilizia residenziale pubblico a permanere nel godimento dell’immobile, dopo la morte dell’assegnatario, è la solidarietà familiare ed il diritto alla casa, ratio insussistente rispetto al coabitante per ragioni di lavoro, di servizio o di ospitalità.

La mera coabitazione per esigenze lavorative, infatti, non dà luogo ad un consorzio familiare, e non legittima l’equiparazione del dipendente ai membri della famiglia.

Sembra chiara e priva di lacune la decisione della Corte, occhio dunque ai furbetti, non sempre farsi ragione è la via più semplice per fare giustizia, e non sempre la convivenza – pur essendo lunga – comporta necessariamente un “debito” come quello di cui si discorre.

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Bonus di €1000 dalla Regione Lazio alle badanti che lavorano su Roma

Un bonus da 600 euro o anche da 1.000 euro è in arrivo dalle Regioni e in particolare dalla Regione Lombardia per i lavoratori autonomi e dalla Regione Lazio per tutta una serie di categorie di lavoratori.

I bonus da 600 e 1.000 euro in arrivo dalle Regioni andranno a lavoratori dello spettacolo, del turismo, lavoratori domestici e titolari di partita IVA a seconda delle regole indicate dalle stesse.

Il bonus da 600 e 1.000 euro si aggiuge a quelli previsti dal decreto Sostegni dal bonus per collaboratori sportivi a quello da 2.400 euro per gli stagionali del turismo, autonomi e spettacolo considerati tuttavia insufficienti.

I nuovi bonus da 600 euro e 1.000 euro regionali affiancano inoltre altre misure previste dalle singole Regioni a sostegno della famiglia come il bonus baby sitter esteso in alcuni casi anche alle badanti conviventi, badanti ad ore, badanti condominio e colf.

badante diritto allo studio ore retribuite

Un bonus da 600 euro è in arrivo dalla Regione Lazio con il bando pubblicato da 30 milioni di euro e le domande che si possono già inoltrare dal 6 aprile. Sono 5 le misure previste per il bonus 600 euro che va a interessare 5 categorie di lavoratori e quindi spetta nel dettaglio a:

  • colf e badanti;
  • lavoratori della cultura e dello spettacolo;
  • collaboratori sportivi;
  • lavoratori del settore turistico;
  • partite IVA.

I requisiti e i termini per la domanda per ottenere il bonus 600 euro della Regione Lazio sono stati comunicati sul sito istituzionale differenziando le misure per categorie e che riportiamo di seguito:

  • La Misura 1 prevede un bonus di 600 euro per colf e badanti con iscrizione di rapporto/i di lavoro attivo/i nella Gestione dei Lavoratori domestici dell’INPS a partire dal 23 febbraio 2020 lavoro settimanale complessivo superiore a 10 ore e che hanno sispeso o ridotto l’attività a causa della pandemia. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9:00 del 6 aprile attraverso lo sportello online (disponibile a questo link) previa registrazione;
  • la Misura 2 prevede un bonus 600 euro per i lavoratori della cultura e dello spettacolo che operano in attività creative, artistiche e di intrattenimento, attività di biblioteche, archivi, musei e altre attività culturali, attività editoriali, fotografiche, di produzione cinematografica, video, registrazioni musicali e sonore di programmazione e trasmissione, interpreti della prosa e dell’audiovisivo che a causa dell’emergenza Covid, hanno dovuto cessare o sospendere la propria attività. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9:00 del 7 aprile;
  • la Misura 3 della Regione Lazio prevede un bonus 600 euro per collaboratori sportivi che a partire dal 23 febbraio 2020 erano lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione o altre forme contrattuali presso le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, le società e associazioni sportive dilettantistiche e che a causa dell’emergenza Covid, hanno dovuto cessare o sospendere la propria attività nel corso del 2020 o ridurla rispetto all’anno precedente. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9.00 dell’8 aprile;
  • la Misura 4 è un bonus di 600 euro per i lavoratori del settore turistico che operano in attività di alloggio, servizi e ristorazione, agenzie di viaggio, tour operator, attività di noleggio, altre attività di servizio alla persona come benessere, bellezza, termalità, agenzie matrimoniali, operatori del settore fieristico, congressuale e aereoportuale nonché operatori dei servizi di animazione e tempo libero che a causa dell’emergenza Covid hanno dovuto cessare o sospendere la propria attività nel corso dell’annualità 2020 o ridurla rispetto all’anno precedente. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9.00 dell’8 aprile;
  • la Misura 5 prevede l’erogazione, a sportello, di un contributo a fondo perduto di 600 euro ai lavoratori autonomi e ditte individuali titolari di partiva Iva (partita Iva già attiva al 23 febbraio 2020 e che lo sia ancora al momento della presentazione della domanda), operanti nel Lazio, iscritti alla Gestione Separata dell’Inps o ad altro ente o cassa previdenziale e con un reddito non superiore a 26.000 euro nell’anno 2020. La domanda essere presentata attraverso lo sportello telematico attivo dalle ore 10.00 dell’8 aprile e fino alle ore 18.00 di venerdì 7 maggio.

Oltre al bonus 600 euro del Lazio c’è anche quello da 1.000 euro una tantum della Regione Lombardia che ha ampliato la platea dei beneficiari della Dote Unica Lavoro – Quarta Fase. Il bonus 1.000 euro infatti spetta anche ai lavoratori autonomi privi di partita IVA.

Come comunica la Regione si tratta di un contributo di 1.000 euro lordi una tantum a titolo di indennità di partecipazione, aderendo a uno dei percorsi erogati nell’ambito di Dote Unica Lavoro. Il bonus 1.000 euro è erogato al netto delle trattenute fiscali perché, spiega la Regione, è equiparabile al reddito da lavoro dipendente. Ma a chi spetta il bonus 1.000 euro? I destinatari sono le seguenti categorie:

  • lavoratori privi di partita IVA con contratto di lavoro occasionale o per la cessione dei diritti d’autore con rapporti di collaborazione esonerati da un contratto in forma scritta;
  • lavoratori parasubordinati con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Il progetto che prevede l’erogazione del bonus 1.000 euro dalla Regione Lombardia si compone, come spiega la stessa sul sito istituzionale, di due fasi:

  1. presentazione della domanda di Dote Unica Lavoro dall’11 dicembre 2020 fino alle ore 12 del 30 aprile 2021. La domanda va presentata presso un operatore accreditato al lavoro di Regione Lombardia e include anche un programma di formazione o un percorso di politiche attive;
  2. presentazione della domanda di contributo dall’11 febbraio 2021 fino alle ore 12 del 30 giugno 2021. Il lavoratore deve presentare domanda solo dopo aver svolto una parte del percorso programmato ovvero almeno 10 ore di servizi per il lavoro o la formazione.

La domanda può essere inviata accedendo alla piattaforma:

  • tramite identità digitale SPID;
  • tramite Tessera sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS) con PIN dispositivo. Per ottenere il PIN occorre rivolgersi agli enti che hanno richiesto di poter erogare tale servizio.

La prima scadenza da tenere a mente quindi per il bonus 1.000 euro è quella del 30 aprile 2021.

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Nuovi rischi e nuove sanzioni per chi assume una badante in nero a Roma

Introduzione

Quando si assume un lavoratore in nero, ossia senza regolarizzarlo, si va incontro a una serie di conseguenze di carattere amministrativo. Si parla cioè di sanzioni che non rientrano nel penale. Tuttavia, gli importi possono essere particolarmente elevati e questi si applicano sia ai casi in cui il datore di lavoro è un’azienda che a quelli in cui è una semplice persona fisica. Ecco perché, alla luce del fatto che il lavoro domestico è quello dove più spesso si verificano illeciti di tale tipo, è bene sapere cosa si rischia ad assumere una badante convivente, badante ad ore o badante di condominio in nero. Gli stessi rischi che riguardano il caso dell’assunzione irregolare di una colf ad ore o colf convivente, di un giardiniere, di una babysitter o di qualsiasi altro soggetto che, con regolarità, svolge un’attività lavorativa alle dipendenze altrui.

Badante in nero: i rischi con lo Stato

Se la badante Roma è una cittadina italiana o straniera regolare, i rischi per il datore di lavoro si limitano solo al campo amministrativo per quanto riguarda i rapporti con lo Stato. In particolare:

  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 30 giorni, c’è una sanzione da un minimo 1.800 euro a un massimo 10.800 euro;
  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 60 giorni, la sanzione parte da un minimo di 3.600 euro e arriva ad un massimo di 21.600 euro;
  • se la badante ha svolto lavoro in nero per oltre 60 giorni, la sanzione oscilla tra un minimo di 7.200 euro e un massimo di 43.200.

Badante in nero: i rischi con la lavoratrice

Non meno gravi sono i rischi che si corrono nei confronti della lavoratrice. Quest’ultima infatti potrebbe avviare una vertenza di lavoro e chiedere:

  • tutti gli stipendi maturati durante il rapporto di lavoro, il cui pagamento il datore non è in grado di dimostrare con modalità tracciabili. Il che significa che se la bandate è stata sempre pagata in contanti, quest’ultima potrà chiedere tutte le mensilità dal primo giorno di assunzione fino all’ultimo, fingendo di non aver ricevuto nulla. È possibile far valere tale diritto fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro;
  • le differenze retributive: ciò succede quando il datore di lavoro è in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento delle mensilità ma queste sono di importo inferiore rispetto a quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale. Anche in questo caso, il termine di prescrizione è di cinque anni decorrenti dalla cessazione del rapporto lavorativo;
  • i contributi previdenziali: per ogni mese di retribuzione, sono dovuti anche i contributi previdenziali non versati dal datore di lavoro all’Inps;
  • il Tfr ossia il trattamento di fine rapporto che spetta nella misura di una mensilità di stipendio per ogni anno lavorato;
  • le ferie e i permessi non goduti;
  • l’indennità di preavviso per la cessazione in tronco del rapporto di lavoro.

Badante Assunta Tramite Internet

Badante in nero: i rischi della badante

Con l’entrata in vigore del Jobs Act e con la riforma dell’indennità di disoccupazione, attuata con l’introduzione della Naspi sono state, infatti, inasprite le conseguenze sanzionatorie per lavoro irregolare per le quali si prevede l’applicazione non solo al datore di lavoro ma anche al lavoratore che lavora in nero.

Come noto, chi impiega lavoratori in maniera irregolare rischia di ricevere sanzioni fino ad un massimo di 36.000 euro.

Il lavoro nero, a seguito della riforma operata dal Jobs Act, è ormai un reato anche per il dipendente che rischia di ricevere una sanzione che può arrivare sino alla reclusione per un periodo massimo di 2 anni. In particolare, il rischio che corre il lavoratore in nero si materializza quando questi dichiara di essere privo di una occupazione al fine di percepire un beneficio economico pubblico. Infatti, la pena detentiva della reclusione fino a 2 anni è prevista per quel lavoratore che dichiara di essere disoccupato mentre, in realtà, lavora in nero e percepisce un reddito non dichiarato al Fisco nè all’Inps.

La situazione del lavoratore si complica se, oltre ad aver falsamente dichiarato di non avere un lavoro, riceve effettivamente la Naspi, ossia, l’attuale indennità di disoccupazione. In tal caso, infatti, si configura, a carico del lavoratore, il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, che è punibile con la reclusione da tre mesi a tre anni.

Inoltre, in casi come questo, al lavoratore viene applicata una sanzione amministrativa proporzionale alle somme percepite indebitamente dallo Stato.

Infine, il lavoratore che lavora in nero e prende la disoccupazione decade dal diritto a tale prestazione sociale e può essere chiamato in giudizio dall’ente erogatore per risarcire il danno.

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AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta la Regione Laziono, ma anche nel Nord Italia (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Bergamo.

Il contagio da Covid-19 è infortunio sul lavoro: il caso delle badanti e come comportarsi

Sicuramente la domanda più cliccata a riguardo delle badanti è: se una badante convivente, una badante ad ore, una colf o una babysitter si ammala o contrae il virus, come dobbiamo comportarci?

Bene, questa domanda non ha avuto una risposta molto facile e ci è giunta una risposta solo agli inizi della scorsa estate; ma questa risposta non ha avuto l’importanza che merita.

Si è molto discusso sul ruolo della badante all’interno del nucleo familiare e sul pericolo che la badante potesse diffondere il virus o peggio – per usare un’espressione molto in voga – “portare il virus in casa”; eppure nessuno si è chiesto cosa succederebbe se fosse la badante convivente a Roma la vittima; cioè se entrando in casa fosse la badante a contrarre il virus.

Tra le novità avvenute in ambito lavorativo, una tra le più significative per la tutela del lavoratore è che il contagio da Coronavirus contratto sul posto di lavoro è considerato infortunio, e quindi tutelato e indennizzato dall’Inail.

Almeno potenzialmente infatti tutti i lavoratori possono essere stati esposti al virus, sia durante lo svolgimento delle mansioni lavorative, che nel tragitto di andata e ritorno dal luogo di lavoro, si pensi all’utilizzo dei mezzi pubblici. Anche chi si occupa di mediazione familiare, supporto genitori e minori, servizi educativi, servizio babysitting, servizi infermieristici, servizi di consulenza educativa. Ovviamente alcune categorie hanno scontato una maggiore probabilità di esposizione al contagio, come gli operatori sanitari o i lavoratori al pubblico – ad esempio l’attività di banconista, cassieri,cc. Però nessun lavoratore può essere escluso a priori, in quanto è facile entrare in contatto contatti con un collega che, in precedenza, può aver contratto il virus.

La tutela Inail, oltre a prevedere un’indennità relativa al periodo in cui il lavoratore è in grado di attendere al proprio lavoro, nei casi più gravi, in presenza di postumi permanenti, riconosce un indennizzo legato al danno riscontrato.  I medici non sono ancora concordi sulla loro valutazione, ma ciò che non va sottovalutato è l’importanza del riconoscimento del caso da parte dell’Inail: infatti in questo caso è possibile richiedere l’attestazione di eventuali aggravamenti entro il termine di 10 anni dal suo riconoscimento.

Mentre l’infortunio lavorativo è un evento perlopiù traumatico che si manifesta in un momento ben preciso, in maniera rapida e genera una lesione all’organismo del lavoratore, in caso di malattia professionale siamo di fronte ad una patologia che si sviluppa nel tempo a seguito dell’esposizione continua a lavorazioni nocive, ad esempio attività ripetitive, movimentazione manuale di carichi, esposizione a rumore oppure a sostanze pericolose, ecc.

In entrambi i casi si ha diritto ad un indennizzo legato alla quantificazione del danno riscontrato, che avendo natura risarcitoria è completamente esente da tassazione fiscale.

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Siamo anche presenti attraverso i nostri uffici o i nostri partner in franchising ad esempio in Emilia Romagna: Badanti Bologna, badanti Modena, ed in molte altre province del Nord Italia.