Badante a Roma e Bonus Benzina

Anche a Roma il Bonus carburante da 200 euro a chi spetta e come richiederlo?

Cos’è il bonus carburante?

Il Decreto Ucraina, ha previsto tra le diverse misure, nuovi buoni benzina, erogati su base volontaria da parte del datore di lavoro.

Lo stesso datore di lavoro potrà scaricare questi costi, dal bilancio aziendale, senza pagare nuove tasse o contributi.

Il Bonus carburante da 200 euro, spetta esclusivamente ai lavoratori dipendenti privati, come gli apprendisti, i soci delle cooperative, i tirocinanti ed i lavoratori in smart working.

Sono esclusi i seguenti lavoratori:

  • i collaboratori co.co.co,
  • gli amministratori,
  • I lavoratori occasionali,
  • I lavoratori della pubblica amministrazione e degli enti pubblici.

Chi ha diritto ai buoni benzina 2022 a Roma?

L’importo erogato dal datore di lavoro privato è un contributo liberale, che può essere anche inferiore a 200 euro, in base ad un accordo sindacale o un regolamento aziendale. Quindi il datore di lavoro, non è obbligato a corrispondere i buoni benzina.

I nuovi buoni carburanti possono essere anche concessi ai lavoratori dipendenti di aziende private come, ad esempio, gli studi professionali o gli Enti del Terzo settore, che svolgono esclusivamente attività non commerciale.

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L’ Estate a Roma, Gli Anziani E Le Badanti

Arriva l’estate ed anche a Roma gli anziani cominciano a soffrire il caldo.

La temperatura corporea è costantemente controllata da un complesso meccanismo fisiologico di termoregolazione che ci permette di mantenere una temperatura basale compresa tra i 36° ed i 37° indipendentemente dalla temperatura dell’ambiente esterno.

Gli anziani possono andare facilmente incontro a disidratazione perché con l’avanzare dell’età il nostro organismo perde la sua capacità di conservare l’acqua. Inoltre il meccanismo fisiologico della sete viene alterato e questo rende gli anziani meno consapevoli del bisogno di bere.

A causa dell’alterazione della capacità di disperdere calore, della disidratazione e delle patologie croniche che influiscono con la termoregolazione, come il diabete e le malattie cardiovascolari, gli anziani sono maggiormente predisposti al colpo di calore.

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Per evitare agli anziani spiacevoli disagi dovuti al caldo, ecco alcuni preziosi consigli:

  1. Evitare di uscire di casa nelle ore più calde della giornata (dalle 11 alle 17)
  2. Lasciare aperte le finestre durante la notte, per il ricambio d’aria e tenerle chiuse durante il giorno se si dispone di un condizionatore d’aria oppure mantenerle comunque aperte durante il giorno e chiudendo le tapparelle in modo da schermare il sole.
  3. Rinfrescare l’ambiente in cui si soggiorna preferibilmente con un climatizzatore munito di umidificatore (temperatura ambientale di 25-27 °C) o con un ventilatore.
  4. Indossare indumenti chiari di cotone o lino, leggeri e non aderenti.
  5. Evitare le bevande alcoliche e quelle contenenti caffeina
  6. Bere molta acqua, almeno due litri al giorno e mangiare frutta e verdura a volontà,

Roma: i Reati Che Si Commettono Nell’ Avere Una Badante In Nero

Anche a Roma il lavoro nero nel settore è un fenomeno diffuso.

Il lavoro domestico, quindi quello della badante è quello maggiormente interessato dal fenomeno dell’irregolarità. In Italia Sono circa un milione i casi di colf e badanti in nero. Né la possibilità di controlli è così scontata atteso che gli ispettori del lavoro o dell’Inps non possono entrare nelle case private, come invece fanno nelle aziende, per via delle leggi che tutelano il domicilio. In assenza di “denuncia” da parte dello stesso lavoratore, il rapporto in nero prosegue indisturbato. Ma che succede invece se la badante non vuole essere regolarizzata, rifiutando esplicitamente l’assunzione, magari al fine di continuare a godere dei sussidi per i poveri previsti dalla legge?

I rischi per il datore di lavoro che prende presso di sé una badante in nero sono innanzitutto legati alle sanzioni che lo Stato può irrogare, sanzioni che – come detto al precedente paragrafo – sono però solo di carattere amministrativo.

In particolare:

  • se la bandate a Roma ha svolto attività in nero per non oltre 30 giorni, c’è una sanzione da un minimo 1.800 euro a un massimo 10.800 euro;
  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 60 giorni, la sanzione parte da un minimo di 3.600 euro e arriva ad un massimo di 21.600 euro;
  • se la badante ha svolto lavoro in nero per oltre 60 giorni, la sanzione oscilla tra un minimo di 7.200 euro e un massimo di 43.200.

Se la badante è una straniera irregolare, non munita di permesso di soggiorno, il datore di lavoro commette reato e rischia una incriminazione penale.

Ci sono poi altri rischi per chi fa lavorare una badante in nero. Il primo scatta in caso di infortunio sul lavoro: se la lavoratrice infatti non è assicurata, il datore di lavoro deve rispondere del danno fisico patito dall’interessata risarcendone tutte le conseguenze.

 

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Le Famiglie di Roma alla Ricerca della Badante

Le Famiglie di Roma sono alla Ricerca di una Badante

In Italia, il 76,4% delle famiglie che hanno bisogno di colf, il 70,8% di quelle alla ricerca di badanti e il 61,6% di quelle che cercano baby-sitter si rivolgono ad amici, parenti, conoscenti per selezionare la persona giusta.

Dunque, non canali specializzati come agenzia per il lavoro o piattaforme online – spiega il report – ma la rete “di prossimità” costituita dalle conoscenze dirette. Questo perché i canali ufficiali sono considerati poco accessibili o costosi. Inoltre, nella stessa logica della prossimità, spesso anche un lavoratore domestico già impiegato nella famiglia diventa un canale di ricerca (nel 19,2% dei casi per assumere una colf; nel 16,7% per cercare badanti).

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L’82% delle famiglie che ha assunto una colf è soddisfatto del lavoratore o della lavoratrice. La percentuale di soddisfazione decresce quando si tratta di badanti: ben il 33,8%, cioè 1 famiglia su 3, non può dirsi soddisfatta delle qualità professionali della persona individuata. Nel caso delle baby sitter, al 76,2% di famiglie soddisfatte si contrappone quasi un quarto di insoddisfatte.

Sono i datori di lavoro più giovani (under 55) ad essere meno soddisfatti della scelta fatta: il 22,7% nel caso di colf; addirittura il 41% per badanti.

Meno della metà delle famiglie in cui è presente un anziano o una persona non autosufficiente ricorre a forme di assistenza pubblica. Tra gli strumenti più utilizzati, il Censis ha individuato l’indennità di accompagnamento (42,1%); mentre le altre tipologie restano tutte sotto la soglia del 10%. Si tratta, in particolare, dell’assistenza domiciliare integrata in alternativa al ricovero in ospedale: a seguire un programma di interventi sanitari e sociali a domicilio è solo l’8,2% degli intervistati. Appena il 3,9% accede invece all’assistenza domiciliare programmata, ovvero un servizio che è il medico di medicina generale ad effettuare presso il domicilio di un paziente. Tuttavia – evidenzia il report -, i pochi che accedono a questi servizi sono soddisfatti: rispettivamente per l’assistenza integrata e programmata l’esperienza è positiva nel 76,7% e nel 72,7% dei casi. Invece, soltanto il 35,4% di chi ha accesso all’indennità di accompagnamento esprime una valutazione positiva.

Ma cosa vorrebbero le famiglie che convivono con la non autosufficienza tutti i giorni?

Il 36,3% chiede un contributo economico che le metta nelle condizioni di impiegare un assistente familiare; in alternativa, le famiglie vorrebbero portare in deduzione il totale del costo sostenuto per il personale domestico impiegato (35,5%) nelle dichiarazioni dei redditi. Il 14% delle famiglie preferirebbe invece ricevere servizi personalizzati erogati da personale della ASL, del Comune o di enti autorizzati e accreditati. A seguire, l’11,5% vorrebbe un contributo economico pubblico senza vincoli di utilizzo e solo il 2,7% preferirebbe ricevere un contributo che vada invece a sostenere il reddito di un caregiver.

Contrastare il fenomeno del furto da parte delle badanti a Roma

Per contrastare il fenomeno dei furti, in primo luogo si tratta di attuare un’attività di prevenzione, disinnescando il potenziale rischio. Non ci siamo inventati noi il proverbio “l’occasione fa l’uomo ladro”. Più che fare affidamento sull’onestà delle badanti (abbastanza ingenua come posizione, non trovi?!?) meglio proprio non cercarlo l’esame di onestà.

Per cui occorre mettere sotto chiave tutto ciò che non si vuole venga toccato o consultato. Oppure porta ciò a cui tieni veramente (documentazioni bancarie e assicurative, azioni, libretti postali, documentazione sanitaria, etc…) da un’altra parte. Occhio non vede, tentazione non arriva.

In secondo luogo, la fiducia va alimentata da atti concreti. Per esigenze di servizio le badanti si trovano a gestire il denaro della persona anziana (spesa, commissioni, pagamenti di bollette, etc …). La soluzione è una carta ricaricabile. In questo modo puoi eliminare il contante e avere il monitoraggio della situazione in tempo reale.

Che cosa compra la badante convivente?

La rendicontazione delle spese effettuate avviene con la consegna degli scontrini della spesa da parte della badante alla famiglia. E’ una pratica assolutamente normale, anche perché non è funzionale chiedere alla badante di anticipare le spese di tasca sua. In questo modo sarà possibile dettagliare le spese effettuate. Quelle di pertinenza della badante (per i suoi effetti personali, per esempio) devono essere sostenute dalla badante.

Un appunto specifico riguarda il cibo. E’ vero che la famiglia garantisce il vitto, è previsto contrattualmente. Il CCNL dice che la famiglia deve assicurare un’alimentazione sana e sufficiente. E ci si deve fermare qui.

La badante che pretende il branzino oppure il controfiletto tutti i giorni o si idrata solo con acqua di aloe sta andando oltre. Percepisce uno stipendio e come ognuno di noi lo può spendere in tutti i vizi che vuole.

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Roma, alcune sentenze per le badanti

Proponiamo alcune sentenze che riguardano esposti fatti da badanti, per alcuni casi più o meno noti.

Rivendicazione differenze retributive avanzate da badante convivente o badante ad ore

Nel procedimento avente ad oggetto differenze retributive avanzate da badante, questione nodale da risolvere riguarda le parti dell’eventuale rapporto dedotto in giudizio. Se la lavoratrice, reale o meno, può essere facilmente individuata, va, invece, chiarito se la parte datoriale, reale o meno, debba individuarsi nella persona della reale beneficiaria delle prestazioni, o, in caso di mancanza di autosufficienza di quest’ultima, nella persona che aveva l’onere di accudirla. Corte appello Catanzaro sez. lav., 19/05/2020, n.381.

Reato di violenza sessuale tentata: quando non sussiste?

Non integra il reato di violenza sessuale tentata, la condotta del datore di lavoro che rivolge alla badante della suocera una pressante richiesta di amore “ancillare”, neppure se supportata da un’offerta di denaro, qualora l’avance sia accompagnata da espressioni come “per favore” o “per piacere”, non riscontrandosi, in tali ipotesi, l’elemento della minaccia. Per la stessa ragione, il successivo licenziamento presumibilmente legato al mancato soddisfacimento delle richieste osé, non sì potrà ritenere illegittimo senza una prova certa della subìta minaccia. Cassazione penale sez. III, 19/03/2019, n.31195.

Alloggio popolare: la badante può subentrare dopo la morte dell’assegnatario?

La persona legata da un rapporto di lavoro subordinato all’assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica non può succedere nel rapporto di locazione alla morte di questi (fattispecie relativa al subentro di una badante in luogo della persona assistita) . Cassazione civile sez. VI, 19/10/2017, n.24665.

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Roma, la badante deve pagare la TASI?

Anche la badante incappa nelle maglie della Tasi. Poco importa che non abbia un contratto d’affitto e risieda nella casa solo per motivi di lavoro. Secondo la legge deve pagare.

La segnalazione arriva da una lettrice di Schio (Vicenza), che ha dato in comodato la propria abitazione all’anziana suocera con cui convive una badante straniera. Dato che il regolamento comunale fissa al 30% la quota a carico di chi occupa l’immobile, secondo i funzionari dell’ufficio tributi il conto della Tasi viene diviso in questo modo: il 70% dell’imposta a carico della proprietaria, il 15% alla suocera e il restante 15% alla badante.

Il caso potrà sembrare sorprendente ai non addetti ai lavori, ma la soluzione è corretta. Anche se comunemente si parla di quota a carico dell’inquilino, la legge si riferisce in realtà al «detentore». La detenzione individua una situazione di mero fatto in cui un soggetto utilizza un bene appartenente a terzi, anche in totale assenza di un titolo formale.

È quindi sbagliato ritenere che per avere un detentore occorra un contratto, e men che meno un contratto di locazione. In linea di principio, dunque, anche il convivente in una coppia di fatto – se privo di titolarità dell’immobile – è un detentore. E infatti è considerato soggetto passivo della Tari, che in questo è del tutto simile alla Tasi. Inoltre, tra detentori c’è la solidarietà nel pagamento della Tasi (come pure della Tari): di conseguenza, se la badante non versa la sua quota di Tasi, la differenza dovuta potrà essere richiesta dal Comune, per intero, sia al soggetto assistito (la suocera della proprietaria) sia alla badante.

Non va dimenticato, infine, che la quota a carico dell’occupante rischia di finire sotto la soglia minima di versamento. Ad esempio, su una casa con una rendita catastale di 350 euro e un’aliquota dello 0,9 per mille come quella di Schio, la quota del 15% corrisponde a 8 euro, da pagare tutti al saldo, visto che la soglia stabilita dal Comune per l’acconto è 5 euro.

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Il ruolo dell’anziano nella società a Roma

Anche se l’anziana signora che incontrate ogni giorno all’angolo della strada, o il vecchietto seduto alla panchina del parco sotto casa, passano il tempo a lamentarsi dei loro tanti piccoli o grandi acciacchi, è importante che abbiate sempre presente che la vecchiaia non è una malattia. Ripetiamolo, perché il concetto sia ben chiaro: la vecchiaia non è una malattia.

Il ruolo delle persone anziane nelle società industrializzate ha subito una profonda trasformazione. Per millenni, nelle società pre-industriali, l’anziano ha rappresentato il pilastro portante della società basata sulla famiglia. Il più anziano era anche il più saggio, il più rispettato, colui che dettava la linea a tutti i membri familiari, e che nessuno si permetteva di contraddire. E in molte parti del mondo, lontane dalle grandi metropoli e dai ritmi di vita forzati a cui siamo abituati, è ancora così.

Questo ordine ha subito pesanti scossoni nel mondo moderno. La società in cui viviamo oggi, che ha innalzato velocità e produttività a principi fondamentali e irrinunciabili, ha relegato la figura dell’anziano in un angolo, in ombra, orfano del suo posto di primo piano. L’esperienza sviluppata nel corso di una vita, che un tempo gli avrebbe portato prestigio sociale e familiare, e attraverso questi senso di soddisfazione e gratificazione, è oggi di scarso o nessun interesse, in un mondo che è cambiato molto più velocemente di quanto egli non sia riuscito a fare. Questo cambiamento radicale, ovviamente, non è stato senza conseguenze. La percezione di inutilità sociale genera nelle persone in età senile un aumento verticale di stress e depressione.

A ciò si aggiunge, aggravando la situazione, il cambiamento nella struttura stessa della famiglia. Se prima nella stessa abitazione convivevano più generazioni in un regime di collaborazione e supporto reciproci, oggi procediamo a passo svelto verso un’atomizzazione del nucleo familiare, con le persone di terza età frequentemente abbandonate a vivere da sole, in case fatiscenti, senza scambiare una parola con anima viva per l’intera giornata, che si ripete giorno dopo giorno sempre uguale. Oppure parcheggiate in strutture inefficienti, incapaci di trasmettere il calore di cui ogni essere umano ha bisogno.

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Accademia della Crusca e la parola “badante”. E a Roma?

Gettando un “Primo sguardo sul secondo millennio” della sempre risorgente questione della lingua, Claudio Marazzini ha ragione da vendere nel dedicare un intero capitolo al “Politicamente (s)corretto”, il subdolo purismo ideologico della postmodernità, che corrode dall’interno il sistema semantico-lessicale (e perfino morfologico) delle lingue. Fra le parole sulla graticola del postpurismo ideologico Marazzini si sofferma anche su badante, ritenuta offensiva dalle associazioni professionali, che vorrebbero sostituirle il più banale sintagma assistente familiare, “invocando la classificazione burocratica ISTAT delle professioni, illudendosi che l’ISTAT possa dettare le regole della lingua comune”.

Davanti alla testimonianza di una tale censura si può ben comprendere la reazione di Marazzini: «È arbitrario riportare l’origine di “badante” al contesto della custodia di animali, quando l’origine è probabilmente una forma dialettale legata a usi familiari (così il romagnolo abadanta, badanta; il lessico romagnolo registra fin dall’Ottocento abadé nel senso di “aver cura di uno”, per esempio badare a padri e fratelli). Del resto “badare” per “aver cura” esiste anche in toscano e in italiano letterario: si può “badare alle pecore”, ma anche “badare ai fatti propri” e “badare alle parole che si dicono”.

Si tratta di vedere se il burocratismo “assistente famigliare”, asettico e poco trasparente, che contende la propria area semantica ad altri analoghi burocratismi indistinguibili per il parlante comune, ma tra loro assolutamente diversi in base a una logica sindacale e amministrativa (ausiliario socio-assistenziale, ausiliario di assistenza per anziani, operatore addetto all’assistenza, ecc.), potrà avere una ricaduta sull’uso linguistico dell’intera collettività».

La parola badante nel nuovo millennio ha assunto nuovo vigore e una nuova accezione, ritagliata questa volta sul tipo di donna dell’Europa dell’Est, priva di una preparazione specifica ma disposta ad ogni tipo di incombenza, assunta quasi sempre in modo irregolare attraverso il passaparola e spesso pagata male e a nero, quindi talora fonte di problemi e conflitti penosi: nei quali non si sa mai se a non amare e a non sopportare sia il badante o il badato, perché entrambi ignorano ormai il segreto rapporto che nel mondo di ieri legava fra loro padroni e servi, quando la religione illuminava ogni azione e insegnava ai padroni la cura e la responsabilità dei servi e ai servi la fiducia nei padroni.

Tuttavia, al di là dei singoli e occasionali problemi, la “badante” del nuovo millennio svolge un lavoro prezioso e indispensabile, di cui dobbiamo tutti riconoscere il valore, perché senza di esso crollerebbe il difficile equilibrio su cui si regge l’attuale situazione sociale italiana.

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La demenza senile e la badante a Roma

Sul fronte della comunicazione con l’anziano con demenza, è importante essere pazienti, gentili e “accoglienti”, ricordando che le sue eventuali reazioni negative dipendono dalla malattia e non da una reale ostilità o scarsa considerazione per chi ha di fronte.

Per la badante  interagire produttivamente e farsi capire si deve parlare lentamente, con calma, con un tono di voce chiaro e pacato; non si devono pretendere risposte rapide e precise e non ci si deve innervosire se la persona sembra non ascoltare o pensare ad altro. È fondamentale che la badante convivente sappia usare parole semplici e frasi brevi e dirette, evitando perifrasi, modi di dire, metafore, costruzioni retoriche, che l’anziano faticherebbe a seguire. I concetti espressi devono essere il più possibile affermativi, evitando frasi con negazioni o doppie negazioni che tendono a generare confusione. Dopo avergli posto una domanda, gli si deve lasciare il tempo di rispondere, senza subentrare con un secondo quesito o proseguire il discorso per riempire il silenzio.

Per quanto possa sembrare difficile, in termini sia pratici sia psicologici, la badante che si occupa dell’assistenza a un anziano con demenza non deve dimenticare di ritagliare periodici spazi per se stesso, concedendosi momenti in cui potersi dedicare ad attività piacevoli, possibilmente insieme ad altre persone. Si tratta di una strategia indispensabile per ricaricare le energie fisiche e mentali ed evitare di andare incontro a fenomeni di esaurimento psicoemotivo (burn out), dannosi non soltanto per chi li vive, ma anche per il malato di cui devono occuparsi.

Un secondo punto da ricordare è che l’anziano affetto da demenza soffre di ogni cambiamento di luogo e abitudini. Per evitare inutili stress e traumi, la badante sa che si dovrebbe cercare di lasciarlo il più possibile in un ambiente che gli sia familiare, riconoscibile e noto, nel quale sia facile memorizzare la collocazione degli oggetti e le attività quotidiane possano seguire percorsi consolidati.

Anche i trasferimenti associati alle vacanze sono preferibilmente da evitare perché impongono all’anziano la permanenza in un contesto estraneo che ne stravolge completamente l’orientamento spazio-temporale, con effetti negativi che si ripercuotono sulla sua funzionalità anche dopo il ritorno al domicilio abituale.

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