Roma: Truffa Internazionale delle Badanti

Anche a Roma giunge la notizia della truffa internazionale delle badanti romene.

Una vera e propria organizzazione internazionale con sede principale in Romania e sedi operative a Milazzo in provincia di Messina e in varie cittadine della provincia di Reggio Calabria gestiva  le attività di raggiro agli anziani, estorcendo denaro, per poi far sparire il tutto attraverso complessi sistemi di riciclaggio internazionale.

E’ stata scoperta dai carabinieri che hanno messo a segno un operazione congiunta con Europol.
L’associazione a delinquere dei ‘badanti’ era strutturatane organizzata come una organizzazione criminale di alto livello.

Lo scopo del gruppo era commettere una pluralità di gravi reati come la circonvenzione di persone incapaci, estorsione, ricettazione e riciclaggio dei proventi illeciti.

 

I carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria e Europol hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, su richiesta della Procura di Locri, nei confronti di 16 persone.

Per dieci è stato disposto il carcere mentre 6 sono stati poste ai domiciliari.

L’associazione si sarebbe avvalsa di giovani donne che, appositamente addestrate ed agendo singolarmente, dopo aver selezionato con attenzione le proprie potenziali vittime le inducevano al versamento di cospicue e continue somme di danaro, fino a mille euro per singola transazione, che venivano ceduti dalla vittima direttamente nella mani della truffatrice, oppure bonificati ai vertici della banda in Romania.

L’approccio consisteva solitamente con la scusa di vendere oggettistica di esiguo valore come accendini e fazzoletti.

Da lì seguiva la fase di “adescamento”, nel corso della quale le giovani donne, approfittando delle condizioni di solitudine e vulnerabilità delle vittime, si dichiaravano infatuate di quest’ultime, nonché bisognose di denaro, adducendo nella maggior parte dei casi fittizi problemi di salute personali o dei propri familiari residenti, in particolare, nell’area esteuropea.

 

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Roma: la Badante l’anziano e il Caldo Estivo

Con questo caldo estivo improvviso è davvero un caos!

Chi rimane a Roma, sa bene quante magliette deve cambiare e quante docce deve fare per rimanere sveglio ed efficiente con 30 e 40 gradi…

Cosa può fare una badante per mantenere al sicuro il suo anziano accudito?

  • Create delle piccole gallerie di vento: basta aprire le finestre, di sera e di mattina presto per fare in modo che l’aria più fresca della giornata entri dentro e dia piacevoli respiri.
  • Sicuramente abbassare le tapparelle e tenere le finestre socchiuse aiuta a tenere la temperatura costante
  • Inoltre è consigliato il ventilatore rispetto al condizionatore, soprattutto per persone fragili, quindi la badante è bene che tenga sotto controllo la regolamentazione dell’aria.
  • Naturalmente la badante consiglia all’anziano di uscire nelle ore meno calde: se potete, evitate di uscire di casa tra le 11 e le 16.
  • Se per necessità devi, copriti la testa con un cappello di chiaro cotone e indossa sempre occhiali da sole.
  • Proteggi la pelle con una crema solare, anche se sei in città.
  • Durante una passeggiata con la badante è bene bagnarsi polsi e le tempie: abbasserete la temperatura in poco tempo sentendovi subito meglio.
  • Quando fa molto caldo il primo pericolo è la disidratazione, è quindi importante bere molta acqua più volte durante la giornata, almeno due litri.
  • Preferisci l’acqua a temperatura ambiente o fresca ma non troppo fredda.

La badante è bene che scelga frutta e verdura di stagione: come melone e albicocche che, oltre a rinfrescare e a fornire vitamine e sali minerali.

La verdura è da preferire cruda, quando è possibile: carote, zucchine, pomodori, cetrioli, lattuga, sedano, peperoni e radicchio.
Insieme alla badante si possono infine fare anche pochissimi minuti al giorno di moto e attività fisica, soprattutto nelle prime ore del mattino. All’alba per intenderci (5.00-6.00).
Questo aiuta la circolazione, il corretto apporto di nutrienti al corpo, la salute mentale e il tuo umore.

 

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Roma, le Ferie della Badante

Anche a Roma come previsto dall’art. 18 del CCNL Colf e Badanti Domina il lavoratore domestico ha diritto a 26 giorni di ferie retribuite all’anno, escluse le domeniche e le festività infrasettimanali.

 

I giorni di ferie non cambiano, sia che il lavoratore sia in formula convivente, sia che lavori ad ore.
Le ferie vanno godute, e possono essere compensate economicamente solo al termine del rapporto nel caso in cui non siano state godute.
Le ferie non possono essere godute inoltre durante il periodo di preavviso per dimissioni o licenziamento, né durante la malattia o infortunio.

I 26 giorni di ferie spettanti ogni anno vengono maturati mensilmente, come qualunque lavoratore dipendente.

Il conteggio parte dal giorno dell’assunzione e per ogni mese lavorato badante, babysitter, colf, ecc maturano 2,16 giorni.

E’ sempre opportuno per la famiglia e il lavoratore compilare mensilmente un foglio ore, come tutti i lavoratori dipendenti, al fine di avere chiaro come verrà generato il compenso e tenere sotto controllo i costi.
E se non si ripresenta dopo le ferie?
Se non c’è un valido motivo puoi inviare una lettera di contestazione, dal sesto giorno procedere con il licenziamento, senza preavviso e indennizzo.

Se decidi di attendere il rientro, i giorni di assenza ingiustificata andranno considerati come un permesso non retribuito.

 

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Roma: l’ Anziano chi è ?

Anche Roma si interroga:

Chi è l’anziano secondo la scienza?

Quando ci si può considerare vecchi?

E da quale prospettiva, punto di vista?

 

L’aspettativa di vita alla nascita riflette l’andamento della mortalità per ogni causa sulla popolazione mondiale e nel 2008 era stimata a 68 anni, con una variabilità dai 57 anni per i Paesi a basso reddito (53 anni in Africa), sino agli 80 anni dei Paesi ad alto reddito (WHO, 2020).

 

Come si può intuire, questo condiziona anche l’immagine sociale della persona anziana, che vede nei Paesi industrializzati alzarsi sempre più l’asticella, considerando la piena produttività di molte persone over 60.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS; World Health Organizaton-WHO) definisce i 65 anni come età di passaggio alla condizione di “anziano”, mentre le Nazioni Unite (United Nation, UN) si collocano sui 60 anni, considerando aree geografiche svantaggiate per bassa aspettativa di vita alla nascita (WHO, 2002).

Entro il 2050 l’OMS stima che circa una persona su sei avrà più di 65 anni (16%), laddove nel 2019 il dato si assestava intorno a una persona su undici (9%).

Nel 2018, il numero di soggetti definiti anziani (over 65), per la prima volta nella storia, ha superato il numero di bambini di età inferiore ai 5 anni (U.N. United Nation, 2020).

Nel 2050, l’80% della popolazione mondiale vivrà nei Paesi a basso-medio reddito, considerando come il ritmo di invecchiamento della popolazione sia a oggi più incalzante che in passato (WHO, 2018).

È possibile oggettivare il concetto di “vecchio”, indipendentemente dal percepito e dalle aspettative sociali, oppure l’invecchiamento è un costrutto relativo, così che l’essere umano è anziano solo in riferimento a prospettive e criteri culturali? (Overall, 2016).

Nella cultura giudaica la vecchiaia è ambivalente.

Da un lato, prima dell’affermazione della visione escatologica, non era contemplata una vita dopo la morte, ma l’uomo ritornava alla terra.

L’uomo benedetto e giusto è colui che si congeda dalla vita ” con ‘felice canizie e sazio di giorni’ ” (Gen. 25,8).

L’anziano è colui, non tanto che muore, ma colui che ha portato a compimento la vita.

Dio stesso si presenta a Daniele come un vegliardo con capelli candidi come la lana.

L’Antico Testamento però ne ricorda anche la dimensione fisica come nel Qoelet, dove non sempre la vecchiaia è sinonimo di sapienza o benedizione.
La definizione di anziano vede venirci incontro il dizionario Treccani, che dirime la questione iniziando con un excursus storico, e ponendo la “non questione” solo in tempi recenti.

Infatti il “problema” dell’anziano nasce nel XX secolo, quando negli Stati Uniti furono pubblicati i primi lavori di “geriatria”, aventi per tema lo studio biomedico e sociale della vecchiaia.

 

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Roma: certificazioni dei Compensi Badanti

Roma: le badanti che percepiscono redditi  in Italia, sono chiamate a presentare la propria dichiarazione redditi nel nostro Paese.

 

Per farlo, però, hanno bisogno che il datore di lavoro rilasci la certificazione unica per gli stipendi pagati nell’anno di riferimento.

Senza questo documento, tali soggetti non possono conoscere di preciso l’importo da dichiarare al fisco, e di conseguenze le imposte da pagare.

 

Il datore di lavoro di colf e badanti non svolge il ruolo di sostituto d’imposta. Quindi, non effettua, nell’anno d’imposta, trattenute Irpef sulla retribuzione pagata.

Non è tenuto ad inviare all’Agenzia delle Entrate il modello di Certificazione Unica.
Non c’è un temine preciso entro cui rilasciarla.

Tuttavia, è necessario che sia rilasciata almeno 30 giorni prima della scadenza dei termini di presentazione della dichiarazione dei redditi e/o in occasione della cessazione del rapporto di lavoro.

La dichiarazione sostitutiva del modello di Certificazione Unica da rilasciare a colf e badanti può essere consegnata anche a mano o con raccomandata postale.

 

Deve contenere le seguenti informazioni:

  • dati anagrafici e codice fiscale delle parti (datore di lavoro e lavoratore)
  • l’anno d’imposta di riferimento (es. 2021)
  • ll numero di giorni lavorati nel periodo, (si devono in ogni caso comprendere le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni
  • non lavorativi, mentre vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcuna retribuzione)
  • la retribuzione lorda corrisposta al dipendente nell’anno di riferimento precedente (comprensiva di tredicesima e contributi previdenziali ed assistenziali);
  • la parte di contributi previdenziali a carico del lavoratore
  • la retribuzione annua netta corrisposto;
  • Da riportare anche l’eventuale TFR corrisposto o anticipi di TFR.

 

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Figli Badanti a Roma

Avete conosciuto anche qui  a Roma la figura del figlio badante?

Siete mai entrati in contatto con queste straordinarie creature che, senza contropartite e con molti rischi, restituiscono, a distanza di anni, qualcosa di ciò che hanno ricevuto dai loro genitori?

 

Parliamo di un popolo di 1 milione di italiani. Record europeo.
Un milione di uomini e donne interamente dedicati a un parente anziano, non autosufficiente, che diventano 9 milioni se andiamo a calcolare quelli che invece offrono, in qualità di  badanti alcune ore della loro giornata.

 

I figli badanti fanno esattamente lo stesso lavoro della professionista.

  • Passano ore e ore con i genitori, magari distesi sul letto o seduti in poltrona.
  • Li accompagnano in bagno.
  • Li portano a fare una piccola passeggiata, anche solo in terrazza.
  • Controllano e somministrano medicine.
  • Li aiutano a lavarsi e vestirsi.
  • Cucinano per loro.

Tutto ciò avviene in un meccanismo psicologico da scambio dei ruoli scolpiti nell’architettura della famiglia.

La differenza tra una badante e un figlio badante è soltanto in una parola: coinvolgimento.

Partendo dal principio della restituzione e dall’amore di un figlio per un genitore o per un parente stretto, questo milione di generosissimi italiani corre qualche rischio.

Fino a mettere in gioco la propria vita, e sprecarla rispetto alle aspettative individuali evaporate per dedicarsi a tempo pieno all’assistenza.

Spesso il figlio badante finisce in depressione.

Assorbe tanto dolore e tanta fatica dalla sua attività da scivolare, senza neanche esserne consapevole, in una zona grigia di malumore congenito, con una caduta psico-fisica.

La situazione si aggrava se la stessa persona è un «assistente sandwich» che deve badare allo stesso tempo ai genitori anziani e non autosufficienti e anche ai figli in casa propria.

Il figlio badante

  • deve imparare a conoscere bene la malattia di cui soffre il suo genitore.
  • conoscere la malattia significa anche aumentare il livello della nostra consapevolezza,
  • creare un nuovo canale di comunicazione con la persona che stiamo assistendo, sentirci più vicino a lui.

Sempre con un’idea fissa in testa: stiamo facendo una cosa bellissima, non sprechiamola annullando la nostra vita.

 

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Roma: il Matrimonio con la Badante

Cosa succede anche a Roma se gli sposi convolano ufficialmente a nozze ma hanno già deciso di non rispettare i doveri coniugali (coabitazione, fedeltà, assistenza morale e materiale e così via)?

Il codice civile prende espressamente in considerazione nozze di questo genere, in cui gli sposi «hanno convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esse discendenti» .

Si badi, un matrimonio così celebrato è assolutamente valido dal punto di vista civile.

 

Tuttavia, la legge consente ai coniugi di impugnarlo e farne dichiarare la nullità.
In questo modo i soggetti tornano ad essere di stato libero, ma dopo aver conseguito lo scopo per cui si sono sposati.

Per far questo, però, ci sono delle condizioni

Il soggetto che vuole annullare il matrimonio deve dimostrare:

  •  l’esistenza di un accordo fatto con l’altro sposo prima del matrimonio;
  •  il fatto di «non aver convissuto come coniugi» dopo la celebrazione.

La prova è libera: significa che chi vuole impugnare il matrimonio può farlo con ogni mezzo (producendo un accordo scritto, chiamando testimoni e così via).

É chiaro che il giudice sarà particolarmente cauto nel valutare le dichiarazioni dei coniugi che chiedono l’annullamento per simulazione (questo strumento potrebbe essere usato in modo fraudolento dagli sposi, come una sorta di illegittima alternativa al divorzio).

Quanto all’accordo di simulazione, esso deve essere precedente al matrimonio:

ce lo dice lo stesso codice civile, che infatti usa il termine «sposi» e non «coniugi» quando si riferisce al patto in questione.

Ancora, la volontà simulatrice deve essere bilaterale, ossia presente in entrambi i soggetti.

Al contrario, non si parla più di matrimonio simulato quando è solo uno degli sposi a nascondere un doppio fine, senza esternarlo al suo futuro coniuge.

In questo caso il soggetto non potrà chiedere l’annullamento del matrimonio secondo la procedura che stiamo descrivendo.

Il matrimonio simulato può essere impugnato entro un anno dalla celebrazione.

Trascorso questo periodo, non si potrà più chiedere l’annullamento e il matrimonio consoliderà i suoi effetti in capo ai coniugi.

Il matrimonio non può essere annullato, inoltre, se i soggetti hanno «convissuto come coniugi» dopo la celebrazione stessa.

In questo caso la legge presume che l’unione, anche se iniziata come una simulazione, si sia effettivamente realizzata.

 

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Roma: Badante fa Richiesta di Risarcimento

Trattiamo anche a Roma di un argomento delicato per il momento storico che stiamo vivendo, quello del Covid.

Si terrà un processo a breve che vede contrapposti i familiari di un badante di origine romena morto a causa delle complicazioni da Covid e il suo datore di lavoro.

 

Il badante in questione era stato assunto nel gennaio 2021, con contratto domestico con orario part-time da 25 ore.

68 anni, di origine romena, questo dopo un periodo di ferie durato dal 23 al 28 agosto ritorna a prestare servizio dal proprio datore di lavoro, il quale tuttavia pochi giorni dopo scopre di essere positivo al Covid.
Il tampone positivo viene effettuato in data 1° settembre 2021, ma nessuna complicazione particolare.

Probabilmente anche per merito del vaccino, al quale invece non si era sottoposto il badante che pochi giorni dopo, il 3 settembre per l’esattezza, risultava anch’esso positivo.
A differenza del suo datore di lavoro, il badante presenta subito forti sintomi: febbre alta, difficoltà a respirare.

Tuttavia, solamente qualche giorno dopo questo ha accettato di farsi visitare dai medici i quali, dopo essersi resi conto della gravità della situazione, hanno deciso di portalo in Pronto soccorso.

Tuttavia la situazione ha continuato a degenerare, tanto da morire qualche giorno dopo.

L’anziano datore di lavoro di 83 anni, sarebbe, secondo i familiari della vittima, colpevole per la morte del badante in quanto sarebbe stato questo a trasmettergli il Covid.

A fare notizia non è solamente il motivo per cui si chiede il risarcimento, per danni patrimoniali e non, ma anche la cifra indicata: 1 milione e 200 mila euro per l’esattezza.

 

La famiglia del datore di lavoro si difende: come si legge anche nella memoria difensiva della compagnia assicurativa, infatti, è impossibile accertare il suddetto nesso di causalità.

Come si può essere sicuri che sia stato il datore di lavoro a contagiare il badante?

E anche fosse, come avrebbe potuto evitarlo se non mettendo in atto le norme anti contagio indicate dal ministero della Salute?

Dubbi leciti, tant’è che la decisione del giudice sembra essere già indirizzata; ma non si escludono sorprese.

Inoltre, secondo la famiglia del datore di lavoro sarebbe stato proprio il badante, non vaccinato, a non volere l’intervento del medico nei primi giorni di contagio, dichiarando che “si sentiva forte e in buona salute e che il Covid non gli faceva paura”.

Inoltre, sempre secondo quanto raccontato dalla famiglia del datore di lavoro a cui è stato richiesto il risarcimento, il badante nei primi giorni avrebbe preferito curarsi con metodi alternativi, ossia ricorrendo a infusi e antipiretici.

 

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Roma e la storia del Badante di Che Guevara

Anche a Roma sbarca la storia del ” badante di Che  Guevara”

Un ex senatore comunista costretto sulla sedia a rotelle.

Da giovane veniva soprannominato “Che Guevara” per via del suo fascino e della sua aria un po’ selvaggia.
Il suo badante extracomunitario, soprannominato dal vecchio Drogo, come il protagonista del deserto dei Tartari, “uno che guarda spesso fuori… e aspetta di indovinare segnali di cambiamento”.

Qui si scontrano due mondi.

Il vecchio che si dice comunista e che si scopre da tutta la vita attorniato da borghesi e da privilegi politici e il giovane che viene dall’est, che di comunismo ne sa più di qualcosa.

ll dialogo fra il vecchio ed il badante, sia che si esprima a livello di conversazione vera e propria che nei pensieri che ciascuno tiene per sé, ricorda una composizione basata sul contrappunto: due mondi lontanissimi che si guardano da lontano, si scontrano con violenza, si annusano con curiosità, si incontrano con rispetto.

Il badante Drogo non aspetta niente: pensa e, allo stesso tempo, si ribella alla sua condizione ed alla vita, sperando di costruirne una migliore.

Il vecchio invece rimpiange la gioventù, quando veniva chiamato “Che Guevara” per il suo fascino, ma negli anni ha capito di aver sempre difeso a parole i diritti dei più deboli, ma di non avere mai vissuto la loro condizione, richiudendosi a fine giornata nel suo castello di privilegi.

Attraverso il confronto con Drogo capirà che quelli come lui non aspirano al lusso che vedono in televisione, ma alla salvezza da una vita di stenti.

E questo tratto di vita percorso insieme li renderà entrambi più ricchi.

 

Un romanzo sulla vecchiaia. Non si indulge sulla malinconia e sulla dolcezza e sulla nostalgia.
Un romanzo sull’amore per la vita. Il vecchio ha un amore disincantato, maturo, disilluso e cinico.

Il giovane badante vive di un’amore cannibale, avido, completo.

Ama la vita, tutta, ama le donne. Due: Maria e Daria, il giorno e la notte. Si ha bisogno di entrambe, no?

Il romanzo d’esordio del cantautore romano Mario Castelnuovo che

“si è affidato al racconto scritto per toccare uno dei nervi scoperti del nostro vivere contemporaneo: la vecchiaia”.

 

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Roma e la Relazione tra Badante e Famiglia

 Roma: prendersi cura di una persona anziana è un’esperienza inter-soggettiva e al tempo stesso etica, in cui i tradizionali ruoli presenti all’interno della famiglia vengono ribaltati.

Accade così che figli e/o nipoti si trovino a “dover essere” e a “dover fare” da soccorritore a uno o entrambi i genitori, spesso malati e fragili.

E’ come se ci si sentisse implicitamente in obbligo di dover restituire quell’aiuto e quel sostegno (sia pratico sia emotivo) che in un altro tempo e in altra forma si è preso dai nostri genitori e/o nonni.

 

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Chiedere aiuto non è un passo semplice, né delegare parte della cura di un nostro familiare fragile e anziano.

Spesso anche solo pensare di mettere un badante disturba, ci disturba:

  • disturba l’anziano, che vede entrare in casa sua un estraneo, che si sente invaso nella propria intimità e che, in questo modo, è costretto a fare i conti con quelle perdite e con quei limiti che così ostinatamente non vuole vedere né accettare.
  • disturba anche chi si prede cura di lui, gli impone di pensare in modo diverso, di fare la fatica psichica di includere più piani di analisi, di modificare dentro quelle credenze errate che ne determinano le azioni limitandolo, di tollerare la colpa per aver delegato e le ansie e le paure connesse alle domande: ma si prenderà davvero cura di? Chi mi da la sicurezza?

La badante non si sostituisce al familiare, ma fa da ponte tra il familiare e l’anziano, ascolta empaticamente,

sostiene su un duplice fronte:

  • da un lato l’anziano, aiutandolo a riguadagnare pezzi di autonomia in quelle attività pratiche in cui l’autonomia era venuta meno,
  • dall’altro la sua famiglia, “educandola” a un modo diverso di stare in relazione con il proprio familiare, un modo più libero in cui non ci si deve sostituire alla persona anziana e fragile e in cui è ancora possibile mantenere una propria vita (e vitalità) al di là del ruolo di una badante