Consigli per le badanti a Roma

Aes Domicilio Roma ha stilato una lista di consigli per badanti da tenere bene in mente quando lavorano; le tecniche di de escalation possono concretamente aiutare a gestire il paziente aggressivo:

  • La badante per prima cosa non deve giudicare l’anziano: qualsiasi cosa la persona che si ha davanti sta attraversando, potrebbe essere la più importante per la sua vita in quel momento.
  • Altro punto che la badante deve seguire è rispettare lo spazio personale dell’anziano.  Se per fornire assistenza bisogna entrare nello spazio personale di un’altra persona, allora è necessario spiegare ciò che si sta facendo così l’altro si sentirà meno spaventato e confuso. Infatti garantire lo spazio personale dell’altro, se possibile, diminuisce l’agitazione e permette di stare a distanza di sicurezza.
  • Avere un atteggiamento non minaccioso, le badanti devono cercare di mantenere un tono della voce e un linguaggio del corpo neutrale, non aggressivo, aiuterà a disinnescare situazioni potenzialmente a rischio. Più una persona perde il controllo, meno ascolterà e più reagirà alla comunicazione non verbale.

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  • Di conseguenza la badante non deve avere delle reazioni eccessive: pensieri positivi aiuteranno a mantenere la calma e la razionalità. Non si può controllare i comportamenti dell’altro, ma in base a come si reagisce, ciò influenzerà l’andamento della situazione.
  • La badante è bene che sappia ascoltare il reale messaggio della persona che si ha di fronte. I fatti sono importanti, ma cosa prova realmente l’altro è il cuore del problema. Le persone a volte non si rendono nemmeno conto di essere arrabbiate e spaventate.

Lo stipendio della badante a Roma

Nello stabilire lo stipendio da corrispondere a colf e badanti, a Roma ed in tutto il nostro Paese, il datore di lavoro privato deve attenersi a quanto stabilito dal contratto nazionale di categoria. È qui, infatti, che vengono fissati i cosiddetti minimi retributivi dello stipendio di colf e badanti.

Da tempo in Italia si parla dell’introduzione del salario minimo, il quale avrebbe conseguenze anche sulle retribuzioni di colf e badanti.

Tuttavia, spesso si dimentica che a Roma e nel nostro Paese di “salario minimo” si parla già nella maggior parte dei contratti collettivi nazionali, dove appunto viene stabilita la paga minima a seconda del settore e del livello d’inquadramento.

È così anche per il settore del lavoro domestico, di cui fanno appunto parte colf e badanti. A tal proposito, per questi il 2022 ha portato a un incremento dello stipendio grazie all’accordo sui minimi retributivi sottoscritto dalle sigle sindacali e dal ministero del Lavoro.

Lo scorso 2 febbraio, la commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo, costituita presso il ministero del Lavoro e composta dai sindacati dei lavoratori e dalle associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro, si è riunita ai fini dell’aggiornamento dell’articolo 45 del CCNL lavoro domestico.

È stato raggiunto un accordo per un incremento dello stipendio minimo di colf e badanti, tenendo conto delle variazioni rilevate dall’Istat per l’indice dei prezzi pari al 3,6%.

Un aggiornamento che riguarda tutti gli assistenti familiari – quindi non solo colf e badanti ma anche, ad esempio, baby sitter – i quali giovano di un incremento stipendiale come indicato nelle tabelle seguenti.

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Le badanti a Roma, nuova presenza contro l’invecchiamento

A Roma ed in tutte le città ed i Paesi a sviluppo avanzati, invecchiare è un privilegio e una meta della società. È anche una sfida, che ha un impatto su tutti gli aspetti della società del XXI secolo.

È uno dei messaggi proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità sul tema della salute degli anziani. Un argomento che acquista sempre maggiore importanza in una società, come la nostra, che sta vivendo una sorta di ‘rivoluzione demografica’: nel 2000, nel mondo c’erano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, nel 2025 ce ne saranno 1,2 miliardi e 2 miliardi nel 2050. Inoltre le donne vivono più a lungo degli uomini virtualmente in tutte le società. Di conseguenza nella fascia di popolazione molto anziana il rapporto fra donne e uomini è di 2 a 1.

In Europa, come in molti altre regioni ricche, una persona su 5 ha più di 60 anni. Questo rapporto scende a 1 su 20 in Africa ma, come in altre aree in via di sviluppo, il processo di invecchiamento della popolazione è più rapido che nei paesi ‘sviluppati’, quindi c’è meno tempo per adottare le necessarie misure per far fronte alle conseguenze dell’aumento della popolazione anziana, fra cui l’aumento della frequenza di patologie croniche tipicamente legate all’invecchiamento.

Infatti, l’invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili, come quelle:

  • cardiovascolari;
  • il diabete;
  • la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative;
  • tumori;
  • malattie polmonari croniche ostruttive;
  • problemi muscoloscheletrici.

Come conseguenza, la pressione sul sistema sanitario mondiale aumenta. Le malattie croniche impongono alla popolazione anziana un peso elevato in termini di salute e economico a causa proprio della lunga durata di queste malattie, della diminuzione della qualità della vita e dei costi per le cure.

Secondo il rapporto “Stato di salute e prestazioni sanitarie nella popolazione anziana” del Ministero della Salute, la popolazione anziana oggi in Italia determina il 37% dei ricoveri ospedalieri ordinari e il 49% delle giornate di degenza e dei relativi costi stimati.

Sebbene il rischio di malattie aumenti con l’età, i problemi di salute non sono una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Infatti se per molte di queste patologie non si conoscono misure preventive efficaci, per altre invece già sono note. Fra queste c’è l’adozione di un sano stile di vita che include una regolare attività fisica, una sana alimentazione evitando il fumo.

Inoltre le misure di prevenzione includono anche indagini cliniche per la diagnosi precoce, come nel caso degli screening per il tumore del seno, della cervice uterina e del colon retto, del diabete e relative complicazioni e della depressione.

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Roma: vitto e alloggio della badante convivente

Un badante con vitto e alloggio è colui che presta assistenza ad una determinata persona, condividendo con essa lo stesso tetto e quindi stabilendo un legame continuativo che va ben oltre l’orario di lavoro prestabilito nella quasi totalità dei casi.

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Questa formula lavorativa viene adottata maggiormente laddove l’assistenza debba essere prestata a soggetti anziani e non autosufficienti, i quali potrebbero avere dei bisogni anche durante il periodo notturno e non sia possibile affidare la loro situazione a persone che se ne possano occupare in maniera distinta.

AES DOMICILIO seleziona badanti ad hoc, molto competenti, soprattutto ha un vasto ventaglio di scelte tra “badante ad ore”, “badante h24”, o “badante di notte”.

Il badante deve avere a disposizione un luogo dove riposare e deve avere la garanzia di ricevere un vitto, ovvero un’alimentazione adeguata che gli permette di mantenere l’integrità fisica al massimo delle sue potenzialità.

In base a quanto disposto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, nel caso in cui l’assistente rifiutasse il vitto e l’alloggio, esso deve ricevere un’indennità in sostituzione degli stessi.

L’indennità di vitto e alloggio viene versata in base a quanto dichiarato dalle tabelle previste dal contratto nazionale e non può essere in alcun modo eliminata, in quanto si tratta di un diritto del lavoratore e come tale va esercitato in ogni contesto.

È altrettanto fondamentale ricordarsi che lo stipendio del lavoratore dipendente deve essere composto da diversi elementi quali:

  • la retribuzione minima contrattuale prevista dall’ordinamento legislativo sull’assistenza verso il prossimo;
  • gli scatti di anzianità e da tutti quegli elementi che andranno a delineare l’ammontare dello stipendio quali, appunto il vitto e l’alloggio.

Roma: alzheimer e la cura, aiuterà le badanti?

A Roma, molti degli anziani gestiti dalle badanti soffre di Alzheimer. Buone notizie quindi, perché negli Stati Uniti si va verso la commercializzazione di un farmaco sperimentale che sarebbe in grado di rallentare il declino cognitivo dei malati.

Si tratta di “Aducanumab”, un anticorpo specifico che agisce a contrasto della proteina ‘beta-amiloide”, alla base della demenza tipica dell’Alzheimer.

Nella nota della Biogen si spiegano i miglioramenti registrati nei malati che hanno utilizzato  ‘Aducanumab’ per testarne l’efficacia: memoria, orientamento e linguaggio sembrano migliorati.
Inoltre azioni quotidiane come i lavori domestici e gli spostamenti fuori casa in autonomia sono risultati più eseguibili in autonomia dai partecipanti al trial. Questi risultati, inoltre, dimostrerebbero quindi che agire proprio sui beta amiloidi sia la strada da seguire per contrastare la decadenza cognitiva, aprendo così anche allo sviluppo di altri composti per rallentare non solo Alzheimer ma anche altre patologie neurodegenerative.

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Quanto alle tempistiche, ora la palla passerà alla Food and Drug Administration che dovrà valutare efficacia e sicurezza del farmaco, con la possibilità di procedere per il mercato USA, si spera per il 2020, in un primo momento per i malati partecipanti al trial. L’azienda, inoltre, dichiara di programmare un dialogo con le autorità regolatrici anche nei mercati internazionali, inclusa Europa e Giappone.

Sicuramente questo aiuto sarà fondamentale anche per le badanti di Roma perché assistere un anziano con una malattia così invalidante, il sostegno farmacologico può diventare fondamentale.

Le badanti, le custodi degli affetti: il caso di Roma

Le badanti a Roma sono state le invisibili tra gli invisibili. Di loro non abbiamo voluto sapere nulla: né chi fossero, né da dove venissero, né come facessero a fare il loro lavoro. Eppure non è per niente facile essere una badante.

Essere continuamente “l’estranea di casa”, e “una di casa”.

Essere colei che si occupa della casa, del corpo e dell’anima. Colei che nutre, cambia, lava e medica; e colei che coccola, consola, custodisce. Le braccia a volte non bastano. Serve il cuore.

Badare è un verbo particolare, che sta a metà tra lavorare e amare. Da una badante ci si aspetta non solo che vesta, cucini e cambi le medicazioni, ma anche che sia gentile, disponibile, amichevole, che dia affetto, calore, conforto alla persona che le viene affidata.

Talvolta questo coinvolgimento affettivo è l’esito naturale di un rapporto intimo, di condivisione di tempo, di spazi, di frammenti di vita quotidiana. Viene facile: come quando l’estate segue la primavera.

«Dana non è per me solo la persona che mette in fila le pastiglie» racconta Sandra, una signora invalida di Roma. «Lei è soprattutto la testimone dei miei pensieri più profondi, colei che lenisce le mie paure, accarezza i miei sogni quando dormo, custodisce i pochi ricordi che sopravvivono alla mia malattia e li consegna ai miei figli».

E infatti, non di rado, tra chi offre le cure e chi le riceve nascono delle relazioni molto profonde, indissolubili.

Come quella che ha legato per quarant’anni Marisa, insegnante di Roma 96enne di discendenze nobili, e la sua badante.

Nel testamento vergato a mano prima di morire, l’anziana aveva disposto che una parte importante della sua eredità fosse destinata, oltre che ai suoi alunni, alle sue amiche e ad alcune Ong, anche al personale di casa e in particolare ai figli della badante a cui lei, che non aveva avuto figli, aveva voluto bene come fossero suoi nipoti. «A loro – aveva scritto – l’affettuoso saluto di nonna Marisa».

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Roma: il lavoro con amore delle badanti

La badante Alina, ora a Roma, ci racconta cosa significa per lei il lavoro con gli anziani:

“Il contatto con gli anziani l’avevo già da piccola, con i miei nonni, i vicini, gli anziani del paese: mi sentivo legata a loro perché mi dimostravano il loro affetto. Il bene che dimostrano gli anziani è speciale. Anche con le parole: ti dicono -gioia-, -riposati, non stancarti- … Ti senti apprezzata. A volte sono più duri, altre volte ti danno più fiducia. È importante mantenere le persone pulite, eleganti, e i familiari sono contenti quando vedono questa cura. Gli anziani riconoscono le persone serie e quelle furbe: lo sentono. Sentono il bene quando c’è. Lo vedono perché c’è disponibilità disinteressata, non solo legata al dovere, al lavoro. Quando -divento di famiglia-, mi fanno sentire meno sola. Ecco: lavorando con gli anziani sento che non sono sola.”

Ecco un’altra dichiarazione da Roma, questa è Paulina, 25 anni di esperienza, nata in Moldavia:

Tanti pensano sia un lavoro semplice e invece diamo la nostra anima, offriamo la nostra pazienza, li vogliamo contenti e sereni, stiamo vicini anche quando non è facile. È importante parlare con loro delle cose che piacciono a loro, delle cose che sono importanti per loro, per esempio del lavoro che facevano, per sorriderne insieme e dimenticare i motivi di fastidio o di rabbia. Una signora di cui mi occupavo amava essere truccata con cura, e io lo facevo; quando è stata ricoverata in ospedale, la chiamavano Cleopatra, e lei era divertita da questo. Bisogna ascoltare e ricordare. E osservare, per imparare, sempre. È una grossa responsabilità. A volte non si percepisce dall’esterno.”

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Afi, 45enne di un piccolo paesino del Togo, ci racconta:

“Ricordo la prima volta che – a Roma – il signore che seguivo si è sporcato: mi ha chiamata la moglie per chiedermi un aiuto, io sono andata e gli ho fatto la doccia, tutto da sola, ed è andato tutto bene. Quando la persona ha problemi psichiatrici ci possono essere difficoltà in più: alcuni sono aggressivi senza motivo e allora diventa difficile fare le cose insieme, perché la persona non collabora. Alcuni non accettano il fatto di essere infermi. Capita allora di fare la doccia nel letto, con tutte le avvertenze necessarie, o di lavare i capelli in un altro momento rispetto a quando lo avevi programmato, per non stancare troppo l’anziano. Oppure devi fare attenzione che chi soffre di demenza non scappi mentre tu magari stai cucinando. A volte è più complicato, ma insieme si riesce a fare tutto.”

Insomma, bisogna sempre imparare e “Se fai questo lavoro, ti devi dedicare”.

Roma: dialogo con Manana

A Roma incontriamo Manana, badante da più di 20 anni, che ci racconta la sua esperienza di lavoro e di vita.
La sua visione di un ruolo in grado di migliorare la qualità della vita degli anziani in una stagione delicata e preziosa.

Aes: “Come ti sei trovata appena arrivata in Italia?”

Manana: “Quando sono arrivata a Roma non sapevo neanche una parola di italiano: sapevo che era una lingua complicata, non l’avevo mai studiata, non avevo mai sentito nessuno parlarla… Così, ho preso dei libri, ho guardato dei film, ho parlato con le persone, scoprendo una frase per volta. Ero abituata a vivere con i miei genitori e mi sono trovata all’improvviso da sola. È stato uno shock. Le brutte strade non facevano per me, i miei genitori mi hanno insegnato altro: per questo ho cominciato a lavorare come badante.

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L’idea di fare questo lavoro, quindi è nata perché avevo bisogno. Poi mi sono trovata bene e ho scelto di proseguire. L’esperienza mi è piaciuta perché mi sono trovata bene con le persone che ho assistito: sono loro che mi hanno fatto amare questo lavoro. A me piace aiutare le persone. Lo faccio con il cuore. Certo, è un lavoro, ma lo faccio con il cuore.”

Aes: “Com’è proseguito poi il lavoro?”

Manana: “Sono stata inserita in un’altra famiglia. L’impegno è stato graduale: in un primo periodo facevo assistenza di notte, all’ospedale di Roma, perché la signora aveva subito un intervento per un tumore all’intestino. Le OSS dell’ospedale mi hanno permesso di imparare: mi occupavo io dell’igiene ed è stata una sorta di corso di formazione, perché loro mi spiegavano e io facevo. La signora aveva quasi 80 anni e, dopo le dimissioni dall’ospedale, ho avuto modo di proseguire l’assistenza notturna, dormendo in una stanza vicino a quella in cui dormiva con il marito. Facevo anche le pulizie in casa, lavavo i piatti, riordinavo. Al mattino mi alzavo prima di loro per preparare la colazione, portavo il cane a passeggio, facevo la spesa. Parlavamo molto, lei mi raccontava della sua vita e io della mia. Della nostra giovinezza. Ci volevamo tanto bene.”

Aes: “Hai un’altra esperienza da raccontare?”

Manana: “Mi è capitato di assistere una signora di 103 anni; ricordo che al pomeriggio, quando facevamo merenda, mi parlava tanto di sé. Un giorno è morta. Quando sono andata al pronto soccorso a Roma per salutarla, ho avuto una specie di attacco di panico: era la prima volta che vedevo un morto e non ce l’ho fatta.”

Il mercato delle badanti a Roma

Le famiglie di Roma e di tutta Italia, soprattutto per il sempre più elevato numero di anziani, hanno bisogno di assistenza domestica e lo Stato non è in grado di far fronte alla richiesta degli assistiti.

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Secondo una recente ricerca sull’immigrazione realizzata dal Ministero dell’ Interno, dopo il lavoro in fabbrica, le principali professioni tra gli stranieri a Roma sono: l’attività come badante e colf e questo perché, per le immigrate, trovare un impiego come badante, è una delle poche prospettive di lavoro in Italia. La tematica del “mercato” delle badanti che riguarda la ricerca e le offerte di lavoro in questo campo è un mondo molto complesso, caratterizzato da mille sfumature, con le quali le famiglie che hanno un reale bisogno, devono rapportarsi e cercare di non rimanere impantanati.

Le badanti a Roma rispondono oggi ad esigenze che un tempo un nucleo familiare allargato riusciva con maggior flessibilità ad affrontare. La condizione di bisogno di una persona che vive per proprio conto, le famiglie mononucleari sono in spaventosa crescita, è supportata da questa figura professionale che negli ultimi decenni ha conquistato una vera e propria fetta di mercato. Complice il progressivo invecchiamento della popolazione la ricerca di badanti non conosce crisi e molte sono le persone specialmente straniere che trovano impiego in questo settore.

Per combattere l’illegalità che caratterizza le professioni di colf e badanti, si devono imboccare nuove strade:

  1. semplificare le procedure per le assunzioni;
  2. aumentare i benefici fiscali per i datori di lavoro, ovvero le famiglie che si trovano ad affrontare problematiche pressanti anche sotto il profilo economico;
  3. creare una collaborazione tra pubblico e privato, come una rete di cooperative, che a livello locale si garante di un’offerta qualificata ed affidabile di collaboratori domestici, primo requisito per favorire assunzioni regolari.

Le famiglie di Roma che cercano una badante, hanno bisogno di trovare una persona affidabile ed efficiente. Nella maggior parte dei casi, la ricerca di colf e badanti è affidata al passaparola tra amici, conoscenti e parenti. In rari casi ci si rivolge ad un’agenzia o ad un servizio messo a disposizione da Enti pubblici. in ogni caso, le famiglie sono poco informate sul titolo di studio e sul passato lavorativo delle badanti scelte.

La relazione delle badanti con gli anziani, il caso di Roma

Nel Lazio, a Roma ed in tutta Italia – notoriamente un Paese vecchio – le badanti assistono i pazienti dalla noia e dal tempo che sembra essere diventato privo di senso: la persona anziana si trova al compimento della propria vita ed è anche l’insieme delle relazioni che nel tempo ha costruito.

La possibilità di ri-costruire una buona relazione dipende dalla capacità della badante di conoscere e di capire il contesto nel quale la persona anziana ha vissuto e vive.
  • Uno degli strumenti è quello del farsi raccontare la propria storia, dai familiari o dalla persona stessa: può essere un primo modo per conoscere e per capire. Sapere ascoltare è una grande qualità di chi decide di diventare una badante, significa porre al centro della relazione i bisogni e le esigenze dell’altro e cercare di lavorare per la loro soddisfazione e gratificazione.
  • Allo stesso modo potrà succedere che la persona anziana e la sua famiglia pongano domande alle badanti e desiderino conoscere la sua storia dando segno di apertura e di disponibilità.

L’anzianità spesso si accompagna ad un progressivo ritiro dalla vita pubblica e dalle relazioni sociali: questo fenomeno ha forti ripercussioni sulla considerazione sociale dell’anziano, come di persona ormai ai margini e comunque non significativa.

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Quando sono autosufficienti vivono soli e indipendenti e ciò causa un allentamento dei rapporti che, nel momento della necessità, i familiari si trovano a dover riallacciare in una forma particolarmente stretta, determinata dalla condizione di bisogno della persona. L’intervento di una badante a Roma è, in molti casi, anche un aiuto nella relazione tra la famiglia e la persona anziana, un ponte per ricostruire quella complicità solo nascosta che aspetta di essere scoperta.

Il potente strumento della comunicazione, il farsi raccontare è un importante forma di stimolazione della memoria così come, per l’intimità che crea tra chi racconta e chi ascolta, un veicolo di fiducia reciproca.

AES Domicilio Roma ancora una volta vi chiede fiducia e affidamento, le uniche vere strade per ricomporre insieme, passo dopo passo, un intervento sociale sano e concreto.