Le Badanti e i Problemi di Alimentazione dell’Anziano a Roma

Anche a Roma abbiamo potuto constatare  che il cibo  può diventare un problema con la vecchiaia;

sicuramente l’aiuto di una badante può tranquillizzare la famiglia.

Purtroppo  comune tra la popolazione anziana è la disfagia, cioè la difficoltà nella deglutizione.

Di conseguenza un consiglio  alle badanti per  capire come preparare e cucinare al meglio per aiutare gli anziani durante i pasti.

È necessario preparare cibi morbidi e tagliati in piccoli pezzetti.

La verdura, ad esempio, potrebbe essere cotta a vapore oppure si potrebbero utilizzare degli omogeneizzati o passati, anche nei casi di problemi di dentatura e masticazione.

In base alla gravità del problema si possono prevedere diete liquide, semiliquide, semisolide e solide.

  • La dieta liquida è composta da bevande (acqua, thè, caffè etc.) e da sostanze naturalmente liquide come yogurt e brodi.
  • La dieta semiliquida è quella in cui sono presenti cibi fluidi e frullati, come gelati, passati e salse, che sono più consistenti dei  liquidi, ma non necessitano comunque di masticazione.
  • Infine possiamo distinguere l’alimentazione semisolida da quella solida morbida: se la prima consta di alimenti fluidi o frullati che però non devono essere masticati perché facilmente schiacciabili con lingua e palato, la seconda prevede la masticazione (ad esempio polpette, uova sode, verdure).

Mangiare non è semplicemente una necessità fisiologica, ma ha anche una forte valenza psicologica; al diminuire del gusto e dell’olfatto si può ridurre anche il piacere di mangiare, perché tutti i piatti assumono lo stesso sapore.

Ci sono inoltre dei fattori sociali da considerare.

Se l’anziano vive da solo può assumere un atteggiamento depressivo che affievolisce l’entusiasmo nei confronti del cibo e porta a consumare pasti monotoni, in modo disordinato, e poco bilanciati.

La presenza di una badante che sappia gestire la dieta più appropriata va a ridurre i rischi di denutrizione e malnutrizione.

Sapere che la badante per cena avrà portato sulla tavola il proprio piatto preferito può essere per l’anziano uno stimolo per affrontare positivamente la giornata.

 

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Roma: la Sessualita’ e gli Anziani

Anche a Roma desideriamo trattare un aspetto importante degli anziani, che è la sessualità:

è emerso che le donne più anziane possono beneficiare dei piaceri dell’intimità, mentre per l’uomo non sembra essere così.

Quando gli uomini invecchiano, hanno maggiori difficoltà a raggiungere la gioia per motivi medici oppure di natura emotiva.

Pertanto accade che gli uomini tendano ad andare incontro a un livello maggiore di esaurimento.

Di conseguenza, quest’ultimo incide sull’organismo e comporta maggiore stress per il sistema cardiovascolare per raggiungere un culmine.

Questo fattore dunque non è affatto da sottovalutare, poiché a lungo andare può danneggiare la salute.

Non sono da escludere i fattori emotivi, i quali giocano un ruolo fondamentale anche durante i momenti intimi e la sessualità in età avanzata.

Ad esempio, avere frequentemente dei rapporti sessuali può portare alla luce una vera e propria dipendenza erotica, ovvero una sorta di impulsività sessuale a cui non si riesce a rinunciare.

Questo tipo di dipendenza può scaturire dagli stati psicologici come ansia o depressione, che possono compromettere la salute cardiovascolare.

Pertanto, lo stato psicofisico di un individuo gioca un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo, soprattutto se si tratta di rapporti intimi in età avanzata.

Gli stati di agitazione possono dunque causare un’elevata dose di stress e nervosismo nell’uomo, intaccando allo stesso tempo il sistema cardiocircolatorio.

 

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Per quanto riguarda le donne anziane invece, l’intimità in età avanzata è importante e può rivelarsi un perfetto toccasana per la loro salute.

D’altronde, una buona intimità non può che rivelarsi qualcosa di salutare e benefico anche quando si supera una certa età.

È fondamentale, quindi, che le persone anziane comprendano quali sono i potenziali rischi e i benefici della sfera intima, e soprattutto che imparino a vivere una intimità fatta di coccole, carezze e tenerezze e non solo prestazione.

Roma: Sanatoria per le Badanti Ucraine

Roma: Sanatoria per le Badanti Ucraine

Con il solito italiano ritardo, eccoci qui a parlare di regolarizzazione delle badanti e delle colf straniere.

Anche a Roma, le domande per quella che a tutti gli effetti doveva essere una sanatoria, sono scadute da oltre 18 mesi. E non tutte le istanze sono arrivate a compimento.

Tanto è vero che adesso che c’è il conflitto in Ucraina, ecco che esce fuori la necessità di fare subito dando priorità alle badanti e colf ucraine.

Sono circa 18.000 le domande di regolarizzazione di lavoratrici provenienti dall’Ucraina in attesa di essere completate dopo il via alla sanatoria di un anno e mezzo fa. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha prodotto una circolare attraverso la quale stabilisce proprio la priorità appannaggio di queste lavoratrici.

“È necessario garantire una risposta più celere alle lavoratrici e ai lavoratori che arrivano dai territori colpiti dalla guerra”, questo è  ciò che si legge nella circolare con cui l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha aperto a questa problematica.

Con una circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro si è stabilito un canale prioritario per i lavoratori in arrivo dalle zone di guerra. Questo perché la situazione di grande emergenza ha reso necessario garantire una risposta più celere alle domande che ancora sono rimaste ancora incerte. “Tenuto conto dell’emergenza umanitaria in atto, avuto riguardo alle residue pratiche ancora in trattazione, si raccomanda agli Uffici di assicurare priorità a quelle riferite a cittadine/i di nazionalità ucraina, anche al fine di agevolarne la mobilità territoriale e le eventuali ricongiunzioni familiari”. Si legge. Da oggi quindi tutte le domande ancora rimaste sospese che riguardano cittadini ucraini avranno assoluta priorità.
Spesso inoltre le persone affette da demenza bevono troppo poco o seguono una dieta squilibrata o inadeguata e dunque possono attraversare momenti di confusione. Non è facile per il profano distinguere tra stato di confusione e illusioni sensoriali. Il medico saprà distinguerli e trattarli correttamente.

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La Telemedicina a Roma Potrà Aiutare Anziani E Badanti?

La Telemedicina a Roma Potrà Aiutare Anziani E Badanti?

In un periodo in cui l’accesso alle prestazioni sanitarie in presenza era reso difficile dalla pandemia, la telemedicina ha offerto un contributo essenziale per garantire il diritto alla salute.

Ha permesso ai malati, infatti, di dialogare da remoto con i medici, di ricevere diagnosi e cure, di monitorare i propri parametri clinici senza muoversi da casa.

Dopo il boom della pandemia, che ne ha aumentato la diffusione e il gradimento, la telemedicina in Italia appare dunque un’opportunità su cui continuare a investire. L’obiettivo è migliorare l’assistenza sanitaria e renderla sempre più capillare, equa e accessibile grazie al digitale.

Si tratta di un insieme di tecniche mediche e informatiche che permette di fornire servizi di assistenza sanitaria a distanza, ovvero in situazioni in cui il medico e il paziente, oppure due medici, non si trovano nello stesso luogo.

Gioca quindi un ruolo di cruciale importanza per portare l’assistenza sanitaria fuori dalle strutture tradizionali, in particolare a casa dei pazienti, insieme alla presenza della badante.

Abbatte le barriere geografiche dell’assistenza sanitaria. Grazie al supporto della tecnologia, anche chi vive in aree remote o con scarsa copertura ospedaliera può accedere a prestazioni qualificate a distanza, senza bisogno di trasferte lunghe e costose.

La casa diventa il principale luogo di cura, lo spazio fisico in cui è possibile godere, virtualmente, di tantissime prestazioni sanitarie, che possono poi essere gestite dalla badante.

In questo modo è più semplice assistere tutti quei pazienti, cronici e fragili, che hanno difficoltà a spostarsi dalla loro abitazione. Tra loro gli anziani, le persone non autosufficienti, i disabili, chi soffre di patologie altamente invalidanti.

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Assistenza Sanitaria Badanti Straniere a Roma

Assistenza Sanitaria Badanti Straniere a Roma

Per i cittadini stranieri a Roma, comunitari e non, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) garantisce tutta l’assistenza sanitaria prevista dal nostro ordinamento e comporta parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani, per quanto attiene all’obbligo contributivo, all’assistenza erogata in Italia dallo stesso S.S.N. ed alla sua validità temporale.

Chi ha l’obbligo di iscriversi al S.S.N.:

  •  I cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno che svolgono regolare attività di lavoro subordinato, autonomo o che siano iscritti alle liste di collocamento;
  •  i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti o quelli che abbiano chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo, per richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza o per motivi religiosi;
  •  i familiari a carico (regolarmente soggiornanti) dei cittadini stranieri rientranti nelle categorie sopra indicate.
    Non hanno obbligo di iscriversi al S.S.N. i cittadini stranieri non rientranti fra le suddette categorie, anche se devono assicurarsi contro il rischio di malattie, infortunio e maternità mediante stipula di polizza assicurativa valida sul territorio italiano, anche per i familiari a carico.

Se non sei in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, hai diritto comunque alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali, anche se continuative, per malattia e infortunio, nelle strutture pubbliche o private convenzionate.
A tal fine dovrai richiedere presso qualsiasi A.S.L. un tesserino, chiamato S.T.P. (Straniero Temporaneamente Presente), valido sei mesi ma rinnovabile. Per ottenerlo dovrai dichiarare:
– le tue generalità
– di non possedere risorse economiche sufficienti.

 

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Che cosa significa Essere Badanti a Roma?

Roma: Che cosa significa Essere Badanti?

La figura della badante a Roma è divenuta centrale nella società in seguito all’aumento della popolazione anziana e dell’aspettativa di vita.

In Italia, ed a Roma in particolare, i caregiver di Roma non sono delle imprese di pulizie a Roma ricoprono un ruolo di supporto determinante non solo per il malato e l’anziano, ma anche per il welfare: un “esercito” silenzioso che, secondo le stime calcolate in base ai dati ISTAT, potrebbe superare i 7 milioni di persone, ma che, tuttavia, non ha ancora ottenuto un pieno riconoscimento normativo.
La badante è la persona che presta assistenza quotidiana a un familiare non autosufficiente per motivi di salute fisici o mentali.

La badante riveste un ruolo centrale nella vita del malato, perché rappresenta sia il responsabile dell’assistenza, giorno dopo giorno, sia il punto di riferimento emotivo dell’assistito, che trova giovamento dal sostegno quotidiano.

Dedizione quotidiana, sostegno psico fisico, assistenza 24 ore su 24 a una persona cara malata o anziana, gestione di problematiche sensibili e dolorose, rinunce e sacrifici: basta questa descrizione per rappresentare lo straordinario valore della badante oggi e comprendere i tanti compiti che è chiamato ad assolvere.

Sono numerose, infatti, le mansioni che deve svolgere quotidianamente e queste dipendono da svariati fattori, in primo luogo l’età del malato e il suo grado di non autosufficienza. Si va dall’assistenza diretta al familiare (lavare, vestire, stirare, preparare i pasti, ad esempio) a quella indiretta (svolgere commissioni, recarsi in banca, in posta, ritirare la pensione, accompagnare alle visite, ecc.), fino alla sorveglianza attiva (intervenire immediatamente in caso di pericolo) e passiva (vigilare durante il sonno e le ore di riposo o quando l’assistito è allettato).

Può essere inoltre necessario – e spesso lo è – imparare alcune basilari pratiche di assistenza, ad esempio riguardanti le manovre di spostamento del malato, la somministrazione di farmaci e l’utilizzo di particolari apparecchiature.

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Gli Anziani di Roma al Pronto Soccorso

L’emergenza pronto soccorso a Roma, con quel che significa in un anziano in termini di ricoveri inutili ed effetti multi-ricovero successivi, è sentita in tutto il mondo occidentale oltre che nella capitale.

Tanto più in inverno, quando il ricorso all’emergenza è portato ai massimi livelli dalle malattie stagionali.

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Dall’America però arriva un tentativo interessante di diminuire l’incidenza dei ricoveri, così come dimostra uno studio recentemente pubblicato dal Journal of the American Geriatric Society, che ha prodotto il 33% di ricoveri in meno tra gli anziani.
Il sistema fa leva sulle cosiddette cure geriatriche di transizione, che si sostanziano semplicemente nell’individuazione di percorsi alternativi della presa in carico ospedaliera e del post ricovero.

A partire da alcuni dati che dovrebbero far riflettere, poiché nei pazienti anziani riuscire a ridurre il numero di ricoveri significa anche prevenire i disorientamenti anticamera delle demenze, il rischio di cadute post ricovero e infezioni ospedaliere e in generale il peggioramento delle capacità motorie e della qualità della vita.

L’esperimento, consiste nel creare una rete di protezione per la fascia d’età più vulnerabile. Al momento dell’ingresso in pronto soccorso alcune infermiere specializzate nella cura dei pazienti in età geriatrica sono state chiamate a valutare se gli ultrasessantacinquenni in accesso al pronto soccorso presentassero alterazioni fisiche o cognitive, se erano in grado di prendersi cura di loro stessi a casa o se presentavano condizioni comorbili multiple comuni a questa età e – in alcuni casi – l’infermiera poteva decidere di abbinare direttamente il paziente in una RSA invece che rimandarlo a casa.

Quando possibile, inoltre, questi pazienti in “codice d’argento” venivano spostati in ambienti più tranquilli e protetti rispetto al normale standard ospedaliero. E infine dopo essere stati opportunamente valutati e dimessi i pazienti venivano seguiti attraverso contatti telefonici o con appuntamenti da parte di assistenti sociali.
Il risultato dell’esperimento è che gli anziani che hanno ricevuto questo tipo di attenzione dopo l’accesso al pronto soccorso, venivano ricoverati solo nel 36% dei casi, rispetto alla media dei pazienti in accesso della stessa età, in cui il ricovero avviene in oltre il cinquanta per cento dei casi.

 

La Badante e Richiesta Residenza a Roma

La Badante e Richiesta Residenza a Roma

Il datore di lavoro di Roma non ha l’obbligo di dare residenza nella sua casa alla badante, anche se convivente, a meno che non sia la stessa badante a richiederla o a meno che la badante non abbia altra residenza in Italia.

Quali sono le leggi 2022 per residenza e domicilio della badante assunta?

Solitamente la questione residenza e domicilio vale per le badanti conviventi che vengono assunte per prestare assistenza presso la famiglia in maniera continuativa. La legge stabilisce che chiunque dia ospitalità a titolo gratuito presso la propria abitazione a un cittadino italiano, comunitario o extracomunitario, deve comunicare la cessione di fabbricato utilizzando il modulo ufficiale. La comunicazione deve esser effettuata, entro 48 ore dalla messa a disposizione dell’alloggio.

Secondo quanto previsto dalla legge, la badante pur essendo convivente con la famiglia presso la quale presta assistenza può mantenere un’altra residenza purchè italiana e un altro domicilio pur figurando nel rapporto di lavoro domestico come convivente.

Nel caso di residenza differente, per la badante convivente vi è la possibilità di fissare il domicilio presso l’abitazione in cui lavora in modo da ricevere eventuali comunicazioni personali direttamente nel posto dove vive.

Molto più semplicemente ciò significa che la badante convivente pur convivendo con la famiglia presso cui lavora può avere residenza e domicilio differenti.

Quando si parla di badanti conviventi  si pensa automaticamente che vivendo nella casa della famiglia che l’ha assunta, la badante debba avere residenza nella stessa casa. In realtà, stando alle leggi 2022 in vigore, pur essendo prerogativa della badante anche convivente assunte la convivenza per una assistenza funzionale alle richieste, la badante non deve necessariamente far parte della famiglia e non sussiste l’obbligo di residenza dal datore di lavoro per poter stipulare un contratto di badante convivente.

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Roma: Licenziare la Badante in Malattia

Anche a Roma, per la badante in malattia (certificata dal medico) vige il divieto di licenziamento da parte del datore.

L’art. 27 del Ccnl colf e badanti stabilisce però un limite a tale divieto indicando che il collaboratore ha diritto alla conservazione del suo posto di lavoro per i seguenti periodi:

a) per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
b) per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
c) per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

Il co. 6 dell’articolo poi aggiunge che i periodi suddetti vanno aumentati del 50% in caso di malattia oncologica, documentata dalla ASL competente.

Al superamento del periodo di conservazione del posto il datore può scegliere se licenziare la collaboratrice oppure continuare a mantenerle il posto di lavoro magari assumendo nel frattempo una collaboratrice sostitutiva .

Ricordiamo inoltre che, anche se i giorni retribuiti di malattia possono già essere terminati da tempo, i ratei di tfr, ferie e 13esima maturano al 100% all’interno del periodo di conservazione del posto.

Il periodo per la conservazione del posto di lavoro quindi non riparte da capo per ogni inizio di malattia ma va conteggiata nel suo complesso, come somma di più malattie. Il datore perciò dovrebbe contare il numero di giorni di malattia di cui ha usufruito la collaboratrice nei 365 giorni di calendario precedenti alla malattia in corso (non quindi dal 1° gennaio al 31 dicembre).

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Di seguito si propone un fac-simile di lettera di licenziamento che si può utilizzare; é importante indicare il motivo del licenziamento e cioé il superamento del periodo di comporto in quanto é l’unico caso in cui si può validamente licenziare una collaboratrice che si trova ancora in malattia:

Oggetto: SUPERAMENTO COMPORTO DI MALATTIA

Con la presente siamo spiacenti di comunicarle la ns. decisione di interrompere il suo rapporto di lavoro domestico a causa del superamento del periodo di conservazione del posto per malattia, ai sensi e nei modi previsti dalle leggi in vigore e dall’art. 27 co. 4 del contratto collettivo, considerato che negli ultimi 365 giorni ha fatto registrare ________ giorni di malattia.

Per quanto sopra il rapporto si concluderà in data odierna e in luogo del regolare preavviso previsto dal contratto collettivo le verrà corrisposta un’indennità sostitutiva che verrà inserita nell’ultima busta paga.

Le precisiamo che le sue ultime spettanze saranno corrisposte nel normale giorno di pagamento.

Ringraziandola per la collaborazione prestata, Le chiediamo una firma in calce alla presente quale segno di accusa di ricevimento.

Cordiali saluti.

FIRMA DATORE

____________________

                                                                                           
Per ricevuta, il collaboratore

 

L’addio tra Badante e Assistito di Roma

Il rapporto tra badante e badato/a nella capitale è uno dei rapporti più forti che la modernità ci sta consegnando; infatti, la “caduta delle famiglie” conseguente alla precarietà e instabilità del lavoro, anche a Roma ha fatto sì che questa nuova figura si instaurasse nelle famiglie, entrasse in punta di piedi, e senza accorgercene la badante è diventata la nostra nuova vicina di casa, la nostra nuova amica, la nostra nuova “zia”.

Sono i nuovi “angeli del focolare”, cucinano, puliscono e si occupano di anziani o malati non più autosufficienti: colf e badanti sono talmente indispensabili che gli italiani spendono 7 miliardi all’anno per il loro prezioso aiuto, senza contare il sommerso che ha numeri altrettanto importanti.

Ma quando anche a Roma il rapporto di lavoro si interrompe, quegli angeli si possono trasformare in autentici ‘demoni’ per chi si ritrova a far fronte a richieste più o meno fondate di pagamenti di arretrati e straordinari.

Sempre più spesso, infatti, la lavoratrice mandata via si rivolge al patronato e spuntano conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate, anche se il datore di lavoro era convinto di essere pienamente in regola dopo che per anni aveva versato regolarmente i contributi e corrisposto puntualmente lo stipendio concordato nel contratto per badante.
Oltre 128mila euro: è la cifra da capogiro che si è sentito chiedere il mese scorso un romano trascinato in tribunale dall’ ex colf e badante di sua madre, malata di Alzheimer. La donna, una cittadina dell’Est Europa, sosteneva di aver lavorato prima in nero e poi di essere stata inquadrata in modo non corretto e chiedeva 128mila euro di risarcimento.

Un caso di abuso di potere?

Niente affatto, racconta all’Agi De Luca, che ha difeso l’imputato. “La signora è stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante.

Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”.

La causa si è conclusa con un’ammenda di 5.000 euro da pagare alla signora “perché il datore di lavoro l’aveva registrata come badante a persona autosufficiente anziché non autosufficiente”.

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