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Il Manuale delle Badanti a Roma: mi Serve la Badante

Un libro può essere una delle scelte migliori per conoscere qualcosa.

Anche a Roma Aes Domicilio come casa editrice ha raccontato la badante e la famiglia per aiutare entrambe le figure ad entrare una nel mondo dell’altra.

Arriva il momento in cui ci si siede attorno a un tavolo e si deve prendere una decisione: accogliere l’anziano non più autosufficiente in casa propria, cosa che provocherà la perdita del lavoro per uno dei membri della famiglia, metterlo in una struttura dove sia assistito ventiquattro ore su ventiquattro, oppure trovare una badante.

In alcuni casi si tratterà di una persona per alcune ore al giorno ma, nella maggioranza dei casi, la badante sarà convivente con l’assistito.

Ed ecco che iniziano i dubbi, ci si trova ad ascoltare mille consigli e voci da ogni parte con il risultato di creare ancora più confusione nei familiari.

Vediamo allora come sia possibile districarsi in questo ginepraio.

La figura del/della badante è per la massima parte figura femminile e, di queste, la quasi totalità è straniera.

Quindi cosa si deve fare, cosa si deve sapere prima di tutto per selezionare una persona davvero adatta al proprio caso?

La prima, primissima cosa da verificare è se sia in regola con l’immigrazione, se abbia i documenti validi e permesso di soggiorno altrettanto valido.

Si possono costruire e adattare dei veri e propri questionari per aiutare invece nella selezione nel caso si voglia fare da soli.

Se ci si appoggia a un’agenzia non sarà necessario perché ci penseranno loro.

Immaginando di voler (o dover) fare da soli, ebbene, dopo essersi assicurati che documenti e permessi siano in regola, si dovrà valutare la conoscenza della lingua italiana.

La badante deve parlare italiano in modo fluente, deve essere in grado di capire discorsi o lettere, di sostenere una conversazione non solo con l’assistito o con la famiglia ma anche con chiunque si approcci all’abitazione di persona o al telefono.

A questo punto bisognerà andare più sullo specifico e capire quale sia la sua disponibilità, se possa offrire un servizio part-time, a tempo pieno o se sia disposta ad essere assunta come badante convivente e, nel caso, se sette giorni su sette o solo cinque su sette (nel qual caso si dovrà preoccupare di trovare una sostituta nei fine settimana).

Quindi le si chiederanno le sue esperienze precedenti, se sia disposta a seguire solo donne, solo uomini o se questo sia per lei indifferente.

A seconda delle necessità la famiglia dovrà poi approfondire il questionario: si tratta soltanto di fare compagnia all’anziano e fare attenzione che non si faccia male, per esempio?

In questo caso anche una persona di buon carattere e volonterosa, ma che non abbia particolari esperienze o competenze, può essere adatta.

Bisognerà sapere da subito se sia automunita o almeno abbia la patente valida in Italia, se sia disposta a prendersi cura dell’animale dell’assistito, se fumi o meno e, in caso negativo, se sia eventualmente disposta a vivere con un anziano fumatore.

A questo punto, avendo risolto tutte queste questioni primarie, si dovrà valutare la situazione dell’alloggio, in quanto una badante convivente al termine del suo orario deve potersi ritirare nella sua stanza privata e avere la sua privacy.

A questo punto, risolte tutte le questioni, sarà possibile chiedere eventuali referenze da poter consultare: dove abbia lavorato in precedenza e per quale motivo il rapporto di lavoro si sia interrotto.

Le ragioni più frequenti sono: l’assistito è stato trasferito in RSA o l’assistito è defunto.

Naturalmente possono esserci molti altri motivi, diversi di caso in caso.

Tutto questo sarà sufficiente nei casi più semplici nei quali non ci siano particolari problemi di salute ma, purtroppo, non sempre questa è la regola.

Come tutti sanno, infatti, spesso l’anziano va incontro a problemi di salute anche seri per i quali c’è bisogno di personale più esperto e competente e questo dovrà essere chiaro da subito.

Non devono esserci sorprese al momento di affiancare l’anziano né da una parte né dall’altra.

Più avanti verrà approfondita la questione dei problemi di salute fisica o psicologica ma in questa sede ci si limita a un questionario conoscitivo.

Sarà in grado e sarà disposta la badante a somministrare farmaci all’anziano? E quali tipi di farmaci?

Di seguito, a titolo di esempio, un piccolo schema da proporre al candidato per semplificare le cose:

  • SOMMINISTRAZIONE FARMACI: Eparina: sai a cosa serve e dove farla? Insulina: sai come farla?
  • PAZIENTI CON DIABETE: sai misurare la glicemia? come?
  • PANNOLONE IN GENERALE
  • ALLETTATO: igiene / movimentazione / cambio pannolone
  • SOLLEVATORE: sai come si usa? Se non lo sai usare sei disposto a imparare? Come fai senza sollevatore ?
  • PIAGHE: che livello erano?
  • ANZIANO/A SU CARROZZINA
  • PULIZIE
  • CUCINA ITALIANA: quali piatti sai cucinare?
  • LAVATRICI/COMMISSIONI/STIRO: sei disponibile a gestirli per la famiglia?
  • PUNTUALITA’: ti capita di arrivare in ritardo?

Come si può vedere si tratta di domande semplici ma molto precise che possono dare una visione a tutto tondo della persona che ci si trova davanti.

Il resto e cioè l’indole, il carattere, se sia o meno ordinata o sciatta lo si potrà verificare con i propri occhi segnandosi ogni impressione in un blocchetto a parte.

Aes Domicilio coglie l’occasione del suo primo manuale per far conoscere com’è realmente il mondo della badante.

Il manuale è acquistabile direttamente dal sito Aes domicilio.

 

AES Domicilio assistenza anziani a domicilio ha a disposizione un grande database di badanti nelle province del Nord Italia e in Lazio. Per maggiori informazioni sulle badanti conviventi… chiamaci! Siamo una referenziata Agenzia con tariffe badanti estremamente competitive, attiva in tutta la Lombardia, in Lazio e in particolare nelle province di Milano e Roma, se cerchi Badanti  Milano, badante Monza, Badante Como, Badante Lecco e Badante a Roma.

 

Roma, la Famiglia e le Spese di Rimpatrio della Badante

Roma: l’art. 5 bis, comma 1, lettera b) del Testo Unico sull’Immigrazione (D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286) prevede che il datore di lavoro formalizzi l’impegno al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza.

Purtroppo però nessuno avrà delle risposte precise se questo accade realmente perché queste purtroppo non ci sono.

 

La norma infatti contiene solo le poche righe di cui sopra da cui discende che la garanzia (l’impegno al pagamento delle spese di viaggio) dovrà essere inserita in ogni contratto di soggiorno sia per chi deve rinnovare il permesso di soggiorno sia per chi deve semplicemente costituire un nuovo rapporto di lavoro durante la validità del proprio permesso di soggiorno e – al di fuori di qualsiasi previsione normativa – persino per chi è arrivato in Italia prima dell’emanazione del regolamento di attuazione (Decreto del Presidente della Repubblica 18 ottobre 2004, n.334 – “Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, in materia di immigrazione”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 (supplemento ordinario n. 17/L)), con regolare permesso di soggiorno tuttora in corso di validità, e sta semplicemente proseguendo il suo rapporto di lavoro.

 

Altra domanda da porsi è a quale rientro si fa riferimento?

Non si capisce a quale rientro si faccia riferimento, se a quello definitivo o a quello temporaneo.

Verosimilmente, si fa riferimento al rientro definitivo nel paese di provenienza.

Questo lo diciamo tenendo anche presenti gli slogan elettorali che, prima dell’approvazione della legge Bossi – Fini (L. 30 luglio 2002, n. 189), sostenevano proprio questo concetto, ovvero quando un lavoratore non farà più comodo dovrà essere cacciato via e sarà il datore di lavoro a dover pagare le spese di rientro.

Ma se parliamo di un rientro spontaneo possiamo immaginare che in questa ipotesi egli abbia diritto di farsi pagare le spese dal datore di lavoro?

Nel caso di espulsione o rientro coattivo del lavoratore la questura competente per territorio – che potrebbe essere completamente diversa da quelle competenti in relazione ai luoghi di lavoro dell’interessato – si rivolge al datore di lavoro per far pagare le spese?

Finora ciò non si è chiarito.

L’attuazione della legge Bossi Fini – che ha accelerato e aumentato le espulsioni – non ha visto finora disturbare nessun datore di lavoro.

In altre parole quando le Prefetture adottano il provvedimento di espulsione e le questure lo eseguono per pagare il biglietto aereo o comunque per attuare l’espulsione dal territorio italiano si attinge a tutt’altri fondi rispetto al portafogli dei datori di lavoro.

Quindi dobbiamo immaginare che questa garanzia di pagamento delle spese di rimpatrio non sia realmente operativa nel caso di rimpatrio coattivo ovvero nel caso di espulsione.

Se allora questa garanzia per il pagamento delle spese di rimpatrio coatto non funziona – come non ha funzionato fino adesso a distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge Bossi Fini – forse dovrebbe funzionare per il rimpatrio volontario quando fosse il lavoratore a decidere di tornare definitivamente nel proprio paese?

Sarebbe curioso assistere ad una controversia tra lavoratore e datore di lavoro per vedere se effettivamente lo spirito della norma è questa, cioè garantire una sorta di previdenza integrativa al lavoratore immigrato, un bonus a carico del datore di lavoro per le spese di rimpatrio definitivo.

Chissà forse anche per i familiari e non solo per se stesso!

Ora però, per motivi d’immagine, questa disposizione è stata ripresa gettando in pasto al pubblico la finta sicurezza del pagamento delle spese di rimpatrio, ma nella pratica, come giustamente si chiede il datore di lavoro che ci ha mandato il quesito, questa disposizione risulta e risulterà pacificamente impraticabile.

 

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A Roma la Storia di Abigail : il Mio Natale

Buon Natale!

Anche a Roma raccontiamo la storia di Abigail:

Tutti si baciano e si scambiano abbracci, e le bollicine di spumante gorgogliano nei calici stretti della festa mentre Abigail, in una casa di un paese in provincia di Trieste, accarezza i capelli spenti di nonna Pia.

Abigail fa parte di quella schiera di badanti straniere che sono arrivate a popolare l’Italia.

Le badanti che vengono accudire anziani e ammalati che sono un fardello troppo pesante sulle spalle degli italiani e invece pesano meno sulle spalle di chi nel proprio paese vive nel bisogno.

Le badanti provengono anche dalla Georgia, terra piena di contraddizioni: bellissima e povera, amabile e ostile.

Le riconosci dagli abiti scoordinati eppure dignitosi, dall’accento incerto, ma soprattutto da quella luce sbiadita che lampeggia negli occhi di tutti coloro che hanno il corpo da una parte e il cuore dall’altra.

La festa va avanti e Abigail, in un angolo, scorre alcune foto sul suo cellulare.
Mostra un video di Tbilisi, capitale della Georgia, con le sue strade che sono una perfetta sintesi tra Oriente e Occidente, gli edifici storici di grandissimo fascino, le fiabesche case colorate della città vecchia.

Mostra con fierezza la fotografia della sua nipotina, due anni, avvolta in un cappello di lana rosa inviato solo qualche settimana prima dall’Italia, in un pacco stracolmo di tanti altri doni usati: cinture, pantaloni, guanti che erano di chi non li vuole più.
E ripensa al suo Natale Abigail, che in Georgia la comunità ortodossa festeggia il 6 gennaio, mentre gli italiani stanno celebrando l’Epifania.

E con il pensiero va alla sua famiglia, che scarterà i regali di Natale sotto un abete la sera del 31 dicembre, per il Capodanno.

Questo racconto vuole essere un augurio sincero per tutte le badanti che arrivano da lontano, che entrano a far parte delle nostre famiglie e vivono con noi le nostre tradizioni, rintanando le proprie in un angolino del cuore.

 

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A Roma una Storia dalla Colombia, parla la Badante Carmen Luz

A roma raccontiamo la storia di Carmen, una badante colombiana.

 

Mi chiamo Carmen Luz e ho 35 anni, appena compiuti.

Sono arrivata in Italia un paio di anni fa, ma non era la prima volta.

Ero già stata qui altre quattro volte, altrettante volte ero ritornata a casa.

Rientravo nel mio paese ogni volta che finiva il lavoro.
La prima volta che sono venuta in Italia avevo 25 anni, li ho compiuti qui e sono rimasta per tre anni. 

Vengo dalla Colombia sono sposata da 15 anni .
Sto bene qui, vado d’accordo con le persone con cui vivo ed è stato così ogni volta.

Però la mancanza delle persone a cui voglio bene è sempre forte.

Questa cosa non cambia mai, non mi sono mai abituata.

È così per tutte le donne straniere che come me fanno le badanti, non solo per me.

 

Il mio lavoro è più o meno uguale tutti i giorni:

  • Ogni giorno ho tre ore libere, nel fine settimana sono libera la domenica.
  • Nelle ore libere incontro le mie amiche, alcune sono anche mie compaesane e abitano vicino a dove lavoro e vivo. 
  • Mangiamo assieme un gelato oppure facciamo un giro nel parco o andiamo al centro commerciale a fare qualche piccolo acquisto.
  • Delle volte, nel tempo libero, faccio qualche altro lavoretto, come andare a stirare per qualche ora.
  • Riesco a mettere da parte quasi tutto lo stipendio.

 

La prima volta che sono venuta in Italia, sono partita dalla Colombia perché, dopo che mi ero sposata, servivano i soldi per finire di ristrutturare la casa.

Da noi la figlia minore, quando si sposa, resta nella casa con i genitori per prendersene cura quando saranno vecchi.

Però la nostra casa era troppo piccola, così abbiamo dovuto creare lo spazio per me e per mio marito.

Il sistema di cura in Italia si è ormai accomodato su questa posizione: delega alle famiglie e quindi alle badanti, prevedendo quando possibile un sussidio economico a copertura parziale della spesa.

E poi penso alla contraddizione che la presenza in famiglia di una badante implica: scegliere di lasciare invecchiare in casa i propri genitori anziani implica la rottura di altri legami familiari, quelli tra le badanti e i loro cari.

Rotture o lunghe separazioni che creano ferite interiori profonde.

Carmen Luz mi sembra serena e in grado di gestire gli effetti di queste contraddizioni, anche se la sofferenza di sua figlia non ha prezzo.

 

AES DOMICILIO seleziona badanti ad hoc, molto competenti, soprattutto ha un vasto ventaglio di scelte tra “badante ad ore”, “badante h24”, o “badante di notte”.

 

Roma, la Guerra in Ucraina, parla la Badante

Raccontiamo anche a Roma la storia di Myroslava, una badante ucraina.

Myroslava 50 anni, corporatura robusta, capelli sempre raccolti, icone di madonne sul suo comodino oltre ad un komboskini (corda di preghiera simile ad un rosario), vive in Italia da circa 20 anni.

Fa la badante di due anziani a Grosseto.

Venne in Italia alla fine del 2000, illegalmente, con l’aiuto di un’amica che era già in Italia da qualche anno e lavorava come cameriera presso una famiglia di avvocati di Grosseto, tramite quest’ultimi, era riuscita ad ottenere il permesso di soggiorno.
Ha iniziato ad occuparsi dell’anziana madre dell’avvocato, facendo la badante.

Myrislava era una infermiera di un ospedale di Leopoli.
La sua famiglia viveva una vita molto agiata, ma con la bancarotta russa, tutto cambiò, ed ormai, non avevano più nulla del loro piccolo impero familiare.

Poi il tam-tam di altre donne che avevano lasciato la famiglia, per tentare la fortuna venendo a lavorare in Italia.

Da allora Myrislava ha fatto la badante per diverse famiglie, i suoi datori di lavoro anziani morivano e lei poi si trasferiva da altri.

Lavori presi con il passaparola o con le associazioni.
Myrosalva mantiene sua madre e le paga tutte le cure, privatamente, perché dice:

“Io ho i soldi, pago tutto, l’Ucraina non è come Italia, da noi è tutto a pagamento”.

Manda soldi anche alla famiglia della sorella e a quella del fratello , oltre ai tanti nipoti figli dei fratelli:

“Io mando sempre qualche soldo a ognuno di loro, ne hanno bisogno, io no”.

Con i soldi che ha guadagnato in questi anni di lavoro come badante ha potuto comprarsi un terreno, dove ha costruito la sua casa e poi anche la casa del fratello.

Dalle parole di Myroslava simili a quelle di tante altre che sono venute in Italia a fare le badanti in questi 30 anni, sembra proprio che a mandare avanti le famiglie siano state loro: le donne.

Gli uomini di famiglia vengono spesso descritti come alcolizzati, violenti, buoni a nulla.

Che sia vero o falso, queste donne così lo percepiscono e poco fanno affidamento sull’altro sesso.

Myroslava afferma:

“mio fratello è un egoista, spende tanti soldi, ma io lo aiuto comunque. Che devo fare?”.

Sono consapevoli – ognuna di loro – che stare in Italia, o in qualsiasi altro paese d’Europa, dove i diritti sono rispettati e il welfare garantito, è un privilegio, ma stare lontani da casa

“è un sacrificio che ‘questi’ uomini non avrebbero mai fatto”.

Ora sta ritornando a casa in Ucraina.

In tempo di guerra, lascia l’Italia, posto sicuro con il suo lavoro di badante, perché deve prendersi cura della sua vecchia madre che ha bisogno di lei.

Myrosalva ha passato le sue settimane e i suoi giorni in Italia a fare pulizie e assistere anziani come badante, per poter portare con sé quanto più denaro possibile.

 

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Roma: regolarizzare la Badante senza Documenti

Ci sono molte persone che arrivano in Italia e a Roma per lavorare, ma sono persone di paesi fuori l’Unione Europea.

Quindi come fare ad assumere una persona di questi stati ?

Una badante extracomunitaria può essere infatti assunta solo se in possesso di un titolo di soggiorno valido per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Bisogna prestare molta attenzione a questo aspetto, perché potresti rischiare di incorrere in alcune sanzioni

 

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Infatti, se si assume un cittadino extracomunitario senza permesso di soggiorno o con permesso di soggiorno scaduto o revocato si rischia una multa pari a 5.000 euro per ogni lavoratore occupato irregolarmente e la reclusione da 6 mesi a 3 anni ai sensi dell’art. 22, comma 12 del D.Lgs. 286/98.

La regolarizzazione, o sanatoria, o emersione (come Il Decreto Rilancio datato 13 maggio 2020)  infatti,  prevede la regolarizzazione di cittadini stranieri e di lavoratori irregolari come le badanti presenti su territorio italiano.

Anche in questo caso la domanda di regolarizzazione viene presentata telematicamente dal datore di lavoro secondo  le modalità  definite ogni volta con decreto del Ministro dell’Interno.

Per avere altre informazioni rispetto alla durata del tempo che l’eventuale badante può stare in Italia, ecco quanto dura il permesso di soggiorno per lavoro domestico.

La durata è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare la durata di: – un anno, in relazione ad un contratto di lavoro domestico a tempo determinato; – due anni, in relazione ad un contratto di lavoro domestico a tempo indeterminato.

Se la badante straniera non ha mai avuto il permesso di soggiorno, il datore di lavoro deve presentare in Questura e presso lo Sportello Immigrazione della zona, una dichiarazione di emersione, nella quale appunto dichiara di avere alle proprie dipendente un immigrato irregolare.

La Badante e Richiesta Residenza a Roma

La Badante e Richiesta Residenza a Roma

Il datore di lavoro di Roma non ha l’obbligo di dare residenza nella sua casa alla badante, anche se convivente, a meno che non sia la stessa badante a richiederla o a meno che la badante non abbia altra residenza in Italia.

Quali sono le leggi 2022 per residenza e domicilio della badante assunta?

Solitamente la questione residenza e domicilio vale per le badanti conviventi che vengono assunte per prestare assistenza presso la famiglia in maniera continuativa. La legge stabilisce che chiunque dia ospitalità a titolo gratuito presso la propria abitazione a un cittadino italiano, comunitario o extracomunitario, deve comunicare la cessione di fabbricato utilizzando il modulo ufficiale. La comunicazione deve esser effettuata, entro 48 ore dalla messa a disposizione dell’alloggio.

Secondo quanto previsto dalla legge, la badante pur essendo convivente con la famiglia presso la quale presta assistenza può mantenere un’altra residenza purchè italiana e un altro domicilio pur figurando nel rapporto di lavoro domestico come convivente.

Nel caso di residenza differente, per la badante convivente vi è la possibilità di fissare il domicilio presso l’abitazione in cui lavora in modo da ricevere eventuali comunicazioni personali direttamente nel posto dove vive.

Molto più semplicemente ciò significa che la badante convivente pur convivendo con la famiglia presso cui lavora può avere residenza e domicilio differenti.

Quando si parla di badanti conviventi  si pensa automaticamente che vivendo nella casa della famiglia che l’ha assunta, la badante debba avere residenza nella stessa casa. In realtà, stando alle leggi 2022 in vigore, pur essendo prerogativa della badante anche convivente assunte la convivenza per una assistenza funzionale alle richieste, la badante non deve necessariamente far parte della famiglia e non sussiste l’obbligo di residenza dal datore di lavoro per poter stipulare un contratto di badante convivente.

Per leggere altri articoli di approfondimento sul contratto delle badanti sulle badanti conviventi o badanti ad ore, mondo delle badanti, sostituzione badanti, oppure se vuoi scoprire quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci!

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Roma: Licenziare la Badante in Malattia

Anche a Roma, per la badante in malattia (certificata dal medico) vige il divieto di licenziamento da parte del datore.

L’art. 27 del Ccnl colf e badanti stabilisce però un limite a tale divieto indicando che il collaboratore ha diritto alla conservazione del suo posto di lavoro per i seguenti periodi:

a) per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario;
b) per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario;
c) per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario.

Il co. 6 dell’articolo poi aggiunge che i periodi suddetti vanno aumentati del 50% in caso di malattia oncologica, documentata dalla ASL competente.

Al superamento del periodo di conservazione del posto il datore può scegliere se licenziare la collaboratrice oppure continuare a mantenerle il posto di lavoro magari assumendo nel frattempo una collaboratrice sostitutiva .

Ricordiamo inoltre che, anche se i giorni retribuiti di malattia possono già essere terminati da tempo, i ratei di tfr, ferie e 13esima maturano al 100% all’interno del periodo di conservazione del posto.

Il periodo per la conservazione del posto di lavoro quindi non riparte da capo per ogni inizio di malattia ma va conteggiata nel suo complesso, come somma di più malattie. Il datore perciò dovrebbe contare il numero di giorni di malattia di cui ha usufruito la collaboratrice nei 365 giorni di calendario precedenti alla malattia in corso (non quindi dal 1° gennaio al 31 dicembre).

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Di seguito si propone un fac-simile di lettera di licenziamento che si può utilizzare; é importante indicare il motivo del licenziamento e cioé il superamento del periodo di comporto in quanto é l’unico caso in cui si può validamente licenziare una collaboratrice che si trova ancora in malattia:

Oggetto: SUPERAMENTO COMPORTO DI MALATTIA

Con la presente siamo spiacenti di comunicarle la ns. decisione di interrompere il suo rapporto di lavoro domestico a causa del superamento del periodo di conservazione del posto per malattia, ai sensi e nei modi previsti dalle leggi in vigore e dall’art. 27 co. 4 del contratto collettivo, considerato che negli ultimi 365 giorni ha fatto registrare ________ giorni di malattia.

Per quanto sopra il rapporto si concluderà in data odierna e in luogo del regolare preavviso previsto dal contratto collettivo le verrà corrisposta un’indennità sostitutiva che verrà inserita nell’ultima busta paga.

Le precisiamo che le sue ultime spettanze saranno corrisposte nel normale giorno di pagamento.

Ringraziandola per la collaborazione prestata, Le chiediamo una firma in calce alla presente quale segno di accusa di ricevimento.

Cordiali saluti.

FIRMA DATORE

____________________

                                                                                           
Per ricevuta, il collaboratore

 

L’ Estate a Roma, Gli Anziani E Le Badanti

Arriva l’estate ed anche a Roma gli anziani cominciano a soffrire il caldo.

La temperatura corporea è costantemente controllata da un complesso meccanismo fisiologico di termoregolazione che ci permette di mantenere una temperatura basale compresa tra i 36° ed i 37° indipendentemente dalla temperatura dell’ambiente esterno.

Gli anziani possono andare facilmente incontro a disidratazione perché con l’avanzare dell’età il nostro organismo perde la sua capacità di conservare l’acqua. Inoltre il meccanismo fisiologico della sete viene alterato e questo rende gli anziani meno consapevoli del bisogno di bere.

A causa dell’alterazione della capacità di disperdere calore, della disidratazione e delle patologie croniche che influiscono con la termoregolazione, come il diabete e le malattie cardiovascolari, gli anziani sono maggiormente predisposti al colpo di calore.

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Per evitare agli anziani spiacevoli disagi dovuti al caldo, ecco alcuni preziosi consigli:

  1. Evitare di uscire di casa nelle ore più calde della giornata (dalle 11 alle 17)
  2. Lasciare aperte le finestre durante la notte, per il ricambio d’aria e tenerle chiuse durante il giorno se si dispone di un condizionatore d’aria oppure mantenerle comunque aperte durante il giorno e chiudendo le tapparelle in modo da schermare il sole.
  3. Rinfrescare l’ambiente in cui si soggiorna preferibilmente con un climatizzatore munito di umidificatore (temperatura ambientale di 25-27 °C) o con un ventilatore.
  4. Indossare indumenti chiari di cotone o lino, leggeri e non aderenti.
  5. Evitare le bevande alcoliche e quelle contenenti caffeina
  6. Bere molta acqua, almeno due litri al giorno e mangiare frutta e verdura a volontà,

Roma: badanti senza permesso di soggiorno, attenzione!

Nella maggior parte dei casi sono le persone straniere a ricoprire il ruolo di badanti, poiché purtroppo è l’impiego “più semplice” che una persona possa ricoprire quando proviene da un paese estero. Qualora si decidesse di assumere una badante proveniente da un altro paese, bisogna porre particolare attenzione a ogni aspetto di questo rapporto lavorativo che si andrà costruendo. Bisogna infatti informarsi se la persona sulla quale è ricaduta la scelta sia in possesso del permesso di soggiorno qualora essa non appartenesse ai paesi della comunità europea.

Cosa si rischia ad assumere una badante convivente senza permesso di soggiorno? La maggior parte delle badanti o colf è di origine straniera e quindi bisogna sempre assicurarsi che la figura assunta sia dotata di permesso di soggiorno. Qualora infatti non vi siano i requisiti previsti dalla legge, esiste la possibilità di incorrere in sanzioni per badanti senza permesso di soggiorno che, non solo andrebbero a danneggiare e a comportare il pagamento di diverse multe per il soggetto assunto, ma ricadrebbero anche sul datore di lavoro, in quanto, accettando tale situazione, esso andrebbe ad infrangere tutti i canoni prefissati dal governo italiano.

Tra le conseguenze principali esiste il rischio di dover pagare nuovamente tutti gli stipendi che, essendo stati versati in nero, non risultano essere tracciabili. Vi è un alto rischio di sanzioni amministrative quando il datore di lavoro comunica con ritardo l’assunzione del soggetto in questione e quindi può andare incontro a delle multe che possono ammontare anche a 500 €.

Inoltre se il datore di lavoro non ha iscritto la badante all’INPS, esso può arrivare a pagare delle sanzioni amministrative che sfiorano la cifra di 12.000 €, a cui andrà aggiunta un’indennità di 150 € per ogni giornata lavorativa svolta. Queste misure servono ad annientare il lavoro in nero e a far sì che il datore di lavoro si rimetta in pari per quanto riguarda il pagamento dei contributi previdenziali omessi in precedenza, i quali devono sempre essere evasi con cadenza annua.

Il rischio sicuramente più grave rimane quello di assumere una persona e farla lavorare in nero e, qualora la badante non sia in possesso del permesso di soggiorno, il datore di lavoro oltre a pagare una multa di circa 5.000 € potrebbe essere sottoposto ad una reclusione che va da un minimo di sei mesi ad un massimo di circa tre anni.

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