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Intervista a Ekaterina, la badante romana

AES: Cara Ekaterina grazie per esserti prestata a questa nostra intervista!
Ekaterina: Grazie a voi! Oggi siamo in un periodo molto strano …
AES: In che senso? Raccontaci un po’ come stai trascorrendo questo periodo.
Ekaterina: Guarda, il periodo che stiamo affrontando, soprattutto noi di questa fascia lavorativa, è stato fortemente penalizzato.
AES: Ma tu lavori – e puoi dircelo chiaramente perché questa intervista è nei rispetti della privacy – a nero, oppure sotto regolare contratto?
Ekaterina: Io da 5 anni lavoro sotto contratto regolare per badante e badante convivente verso una famiglia, ma faccio al badante da praticamente 20 anni!
AES:  Come hai iniziato a lavorare come badante?
Ekaterina: Io ho sempre avuto la propensione all’assistenza anziani, e da ragazza avrei voluto studiare Medicina, praticare come ostetrica, ma purtroppo provenivo da una famiglia molto povero ed ho dovuto rimboccarmi le maniche!
AES: Allora ti rendi conto di non poter studiare e che fai?
Ekaterina: Mi sposo!  più per una voglia di indipendenza, di distacco dalla mia famiglia verso cui provavo rancore. Ma purtroppo le cose non si misero bene.
AES: Cioè?
Ekaterina: mio marito era una persona che beveva molto ed incline alla violenza. E voi direte: ma allora perché ti sei sposata? ci conoscevamo dalle elementari ed eravamo amici ancora da prima. Ci siamo messi insieme, io rimasi incinta… poi..
AES: Cosa?
Ekaterina: Persi il mio bambino e allora la casa, il paese e tutto mi faceva soffrire.
AES: E come sei arrivata a fare la badante?
Ekaterina: mi sono trasferita a Bucarest, in città, e con dei risparmi che mi offrì mia sorella mi portai avanti con l’affitto di una casa per un paio di mesi, e per mangiare il minimo. Mi misi immediatamente in cerca di un lavoro. Allora avevo 24 anni. Trovai lavoro in una azienda di pulizie.
AES: Continuo però a non sapere come si è arrivati a fare la badante!
Ekaterina: mi piaceva alla fine il lavoro, ero a contatto con molta gente ed infine iniziai a pulire all’interno del Museo, lì mi appassionai alla storia e decisi di studiare storia e ci riuscii, mi laureai. Purtroppo le cose si complicarono dopo, o meglio, cambiarono!
AES: In che senso?
Ekaterina: poco prima di iniziare il lavoro nuovo come direttrice del museo, la mia vecchia datrice di lavoro mi si disse che era oramai a casa e che non riusciva più a deambulare bene, e che dunque tutte le faccende le faceva fare ai figli o ai nipoti. Dopo la mia laurea, si sparse la voce, e fu proprio la figlia a chiedermi di assisterla!
AES: Bene!
Ekaterina: Il problema fu la regolarizzazione del contratto; purtroppo anni fa ancora le badanti erano delle vere e proprie fantasmi della nostra società, e mi offrirono un bel po’ di denaro in cambio dei miei servizi. Accettai. Avevo sì una laurea, ma senza un soldo!
AES: Scusami, ma il tuo “ex” marito accettò di buon grado l’abbandono, non ti cercò più?
Ekaterina : Questo punto l’avevo sorvolato a posta… Ma lo dirò comunque. Dopo due anni venni a sapere che era deceduto a seguito di un incidente stradale. Non andai al suo funerale. Ma un giorno presi un permesso e mi recai dove era seppellito. Per quanto fosse stato crudele certamente con quell’uomo avevo condiviso un “quasi-figlio”; e chissà dove sarei se fosse nato.
AES: La cosa che mi dispiace di più e che queste vicissitudini si siano accanite contro di te!
Ekaterina: Io ormai ho accettato ciò che mi è capitato. Alla morte della Signora Adele, entrai nella casa dove sono tuttora, e dove lavoro “regolarmente”.

Se cerchi una badante, affidati ad AES Domicilio, agenzia di selezione badante in 24 ore. Disponiamo di tariffe badanti estremamente competitive e siamo attivi su tutta la Regione Lazio, in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

Green Pass e badanti: scattato l’obbligo dal 15 ottobre anche a Roma

Scatta  l’obbligo di Green Pass anche per i lavoratori domestici. La categoria sulla quale riversano la propria preoccupazioni ipotizzando una situazione caotica e critica, Aes Domicilio ha notato anche le reticenze sulla validazione dello Sputnik e alla campagna vaccini indietro in alcuni paesi dai quali proviene una buona fetta di badanti. Ovviamente la problematica va a impattare proprio sulle categorie più fragili come anziani e disabili.

La delicatezza del tipo di lavoro e le caratteristiche del datore di lavoro privato, quasi sempre un anziano o disabile bisognoso di assistenza, fanno molto pensare; Il lavoro domestico è già stato messo in crisi dall’introduzione del Reddito di Cittadinanza; infatti, alcune badanti straniere che hanno titolo per richiederlo, essendo in Italia regolarmente da più di 10 anni, preferiscono questo sussidio al contratto di lavoro in regola.

Aes Domicilio è sempre sul pezzo, riuscendo sempre a seguire  le richieste da parte di familiari e amministratori di sostegno di anziani, che contattano Aes Domicilio per la selezione di una badante professionale.

Naturalmente in questo momento storico le famiglie sono molto preoccupate per due problemi,  ci sono badanti senza Green Pass che risiedono a casa dell’assistito, dunque mantenendo il diritto alla residenza e ci sono badanti che hanno fatto un vaccino non riconosciuto come valido in Italia per l’ottenimento della certificazione, come lo Sputnik.

Ci sono stati come la Romania che sono fanalino di coda in Europa per il numero di vaccinati, solo il 25% della popolazione e che per il datore di lavoro  la propria badante è indispensabile ed insostituibile, anche da un punto di vista affettivo ed emotivo.

E la sanzione per gli inadempienti legati al fatto che la badante non possa più presentarsi sul posto di lavoro, sarebbe inaffrontabile.

Il problema riscontra Aes Domicilio è molto sentito ed urgente anche perché mette a rischio la salute degli anziani visto che sono le categorie più colpite dall’emergenza sanitaria.

Chissà se per questa categoria di badanti, possa essere prevista una modalità di controllo sanitario che non gravi solo sul datore di lavoro, dal momento che la priorità è la tutela della salute degli anziani.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

A Roma Miss Badante 2021 di Aes Domicilio

Aes Domicilio sempre vicino alle badanti, vuole ricordare un evento molto interessante per le badanti; a Civita Castellana, vicino Roma, vi è stato il Concorso Nazionale “Miss Badante 2021”, organizzato da Elena Rodica Rotaru, designer di origine romena.

Un’occasione per festeggiare, in un clima di (quasi) normalità, una categoria di donne che spesso lavora in silenzio e solitudine, accanto a persone fragili: anziani o bambini, dando un contributo essenziale alle famiglie italiane. La vincitrice della settimana edizione di Miss Badante 2021 è stata eletta Gianina Paraschiv, 35 anni, originaria della contea di Vrancea, in Romania.

Ha saputo conquistare la giuria con la sua presenza, la spontaneità, il suo sorriso, ma anche con la sua (auto) ironia. Vive in Italia da molti anni e, mentre lavorava come badante, ha studiato durante la pandemia per diventare operatore socio sanitario. Aes Domicilio sa come molte badanti hanno nel loro paese di origine una parte della famiglia, ma molte badanti ormai si sentono a casa qui.

Aes Domicilio pone una domanda:  pensiero sulla vita da badante? “E’ una vita piena di sacrifici e difficoltà, ma è bella se sai viverla, anche se sei lontano dalla famiglia. La soddisfazione arriva dal fatto che aiuti le persone!” Le qualità per vincere? “La bellezza esteriore conta poco, importante è essere sempre se stesse!”

Durante questa edizione, si è parlato della vita delle badanti, con le problematiche ma anche con i momenti belli. domande su stereotipi e realtà, si è sviluppato un dibattito lucido, a tratti crudo, su diritti e lavoro, tra sogni e problemi.

Durante le discussioni nell ‘evento con le badanti Aes Domicilio ha tratto  un quadro complesso, avendo al centro le protagoniste, dei veri e propri pilastri in molte famiglie.

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Roma, lo Sputnik delle badanti e Aes Domicilio

Aes Domicilio si è interessata ad un caso particolare legato al vaccino; alcune badanti dell’Est, vaccinate con Sputnik, ma in quanto tali prive di Green pass e quindi di autorizzazione al lavoro.

Viene molto facile chiedersi:  “Se il vaccino Sputnik non è riconosciuto in Europa, come faranno a continuare a lavorare le badanti e le colfprovenienti dai Paesi europei dell’Est, che prestano la propria attività presso anziani e/o non autosufficienti, e che sono state vaccinate con lo  Sputnik, non valido per ottenere il green pass in Italia?”.

Anche Aes Domicilio ha ricevuto segnalazioni da famiglie che rischiano di non potersi più avvalere del prezioso sostegno della badante, dove queste lavoratrici sono state sospese anche se vaccinate con lo Sputnik.

Entro il 15 ottobre Aes Domicilio ricorda che anche per badanti e colf scatterà l’obbligo del green pass e per loro diventerà complicato lavorare, queste badanti saranno costrette a fare il tampone rapido ogni due giorni a spese loro.  Aes Domicilio si è posta un’ulteriore domanda : “ Un anziano che ha bisogno di essere accudito sarebbe in grado di controllare con l’app il certificato verde?”

Diventa importate per Aes Domicilio che presto qualcuno dica come intende risolvere questo problema. Il rischio è di lasciare famiglie e molti anziani senza badanti e colf, sapendo che una persona non autosufficiente è quella che ha bisogno di aiuto per svolgere attività essenziali e continuare a vivere la propria vita con un minimo di dignità.

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Roma: le badanti italiane sono sempre più numerose

Il lavoro domestico cambia nazionalità. Oggi le nostre connazionali rappresentano il 24,3% del totale delle assistenti familiari che nel complesso sono aumentate – secondo i dati Inps – da 310 a 438mila.

Nel Rapporto 2021 dell’Osservatorio Domina emerge come nelle regioni del Sud e nelle isole le italiane siano oltre 30% del totale arrivando al 72,4% in Sardegna. Nel nostro Paese le cosiddette “badanti”, ovvero gli assistenti familiari, sono figure in costante aumento. Questo anche a causa dei mutamenti socio-economici e demografici in corso. A certificarlo l’Inps che nel periodo 2011-2020 vede questi lavoratori, ma soprattutto lavoratrici passare da 310mila e 438mila, con un aumento del 41%.

Da un’anticipazione del Rapporto 2021 sul lavoro domestico redatto dall’Osservatorio Domina emerge che, se le donne straniere rappresentano la componente più numerosa (67,5%), negli ultimi anni sono cresciute sensibilmente le donne italiane (triplicate, da 36mila a 106 mila) e oggi rappresentano il 24,3% del totale “badanti”. Inoltre, se consideriamo l’incremento di badanti registrato tra il 2011 e il 2020 (+127mila), esso è dipeso per oltre la metà dalle donne italiane (+70mila), mentre le donne straniere hanno contribuito all’incremento per il 33,4% (+43mila).

Alla base di questa situazione possono esserci diversi fattori: innanzitutto al Sud vi è una minore presenza straniera, per cui l’offerta di manodopera per quel tipo di mansione è ricoperta maggiormente dagli autoctoni. Inoltre, vi sono evidentemente meno opportunità di lavoro per le donne italiane, per cui il lavoro domestico diventa uno sbocco preferenziale. Infine, evidentemente giocano un ruolo anche la struttura demografica e l’organizzazione familiare.

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di Domina, «la professionalizzazione del lavoro domestico, in particolare dell’assistenza familiare, entra piano piano tra le scelte professionali delle famiglie italiane. Oggi in Italia sono oltre 100mila badanti italiane e questa componente risulta maggioritaria in molte Regioni, specie al Sud. Negli ultimi dieci anni la componente di donne italiane è triplicata, sia per ragioni socio-economiche che per una nuova organizzazione del lavoro e della famiglia».

Confrontando le caratteristiche delle badanti italiane e straniere, l’Osservatorio Domina evidenzia poi altre informazioni interessanti. Per quanto riguarda la classe d’età, le italiane risultano mediamente più giovani (48,7 anni, rispetto ai 51,8 delle straniere). In particolare, tra le straniere, il 27% ha più di 60 anni, mentre tra le italiane questa quota scende al 17%. Le badanti con meno di 30 anni, invece, rappresentano il 9% tra le italiane e solo il 3% tra le straniere.

Ancora più ampio è il divario tra badanti italiane e straniere relativamente all’orario medio settimanale: le italiane lavorano mediamente 22,7 ore settimanali, contro le 38,3 ore delle straniere. In particolare, tra le straniere il 48,2% lavora più di 40 ore settimanali, mentre tra le italiane si scende al 12,0%. Al contrario, tra le italiane il 44,4% lavora meno di 20 ore settimanali, contro l’8,3% delle straniere.

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Un rapporto tra lavoro domestico e badanti straniere: i dati su Roma

È ormai consolidato agli occhi dei più che la maggior parte delle badanti è straniera; e tuttavia non possiamo non ricordare che il numero di badanti di nazionalità italiana sta crescendo sempre di più, venendo meno la barriera della vergogna e di un lavoro fino a poco tempo fa stupidamente definito ‘poco dignitoso’.

I cambiamenti sociali in corso negli ultimi decenni hanno determinato la crescente necessità, da parte delle famiglie italiane, di ricorrere a personale retribuito per assistere i sempre più numerosi anziani non autosufficienti. Questa nuova figura professionale, detta comunemente “badante” (o, più propriamente, “assistente familiare”), si è dunque affermata a partire dagli anni 2000 in misura sempre maggiore.

Anche nell’immaginario collettivo, “la badante” (declinato al femminile) è generalmente donna e dell’Est Europa. La presenza di donne immigrate, infatti, ha dato un forte impulso a questo fenomeno: si trattava (e si tratta) generalmente di donne giunte in Italia senza la famiglia, e quindi disponibili a vivere presso l’abitazione dell’assistito, che peraltro coincide con il datore di lavoro (o con un suo stretto familiare). Secondo i dati INPS, nel 2020 gli assistenti familiari in Italia sono 438 mila, di cui 402 mila donne. La componente maschile, pur aumentata negli ultimi anni, si attesta al di sotto del 10% in questa tipologia di contratto. Le donne, invece, hanno registrato negli ultimi dieci anni un costante aumento (+39% dal 2011 al 2020).

Osservando le aree di provenienza, le badanti dell’Est Europa rappresentano il 52,0% del totale. Circa un quarto (26,4%) viene dall’Italia, mentre tutte le altre nazionalità, sommate insieme, superano di poco il 20%. Le badanti dell’Est Europa sono dunque una realtà ormai ben radicata nel nostro Paese, a cui molte famiglie affidano la cura degli anziani non autosufficienti, preferendo la soluzione in house rispetto al ricovero in struttura.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, il numero di badanti dell’Est Europa è rimasto sostanzialmente stabile, oscillando tra 200 mila e 230 mila, per attestarsi nel 2020 a 209 mila (+3,9% tra il 2011 e il 2020). Parallelamente, le badanti di nazionalità italiana hanno registrato un aumento di quasi 3 volte, passando da 36 mila a 106 mila (ovvero dal 12,4% al 26,4% del totale).

Grazie ai dati INPS (che si riferiscono naturalmente alla sola componente regolare), è possibile approfondire le caratteristiche delle badanti dell’Est Europa. A livello territoriale, oltre 6 su 10 sono al Nord (35,1% al Nord Est e 27,5% al Nord Ovest); circa un quarto si concentra nelle Regioni del Centro, mentre Sud e Isole, insieme, non raggiungono il 12%.

Le badanti dell’Est sono tendenzialmente in età avanzata: meno di un terzo ha meno di 50 anni, e addirittura solo il 9,1% ha meno di 40 anni. Quattro su dieci (39,2%) hanno tra 50 e 59 anni, e 3 su dieci (31,5%) oltre 60. Le over 50, dunque, rappresentano più del 70% tra le badanti dell’Est Europa.

Essendo una mansione praticata generalmente in convivenza con l’assistito, è evidente che le ore lavorate settimanalmente siano piuttosto elevate: un terzo delle badanti lavora infatti oltre 50 ore settimanali, e solo il 30% svolge meno di 30 ore.

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Orfani bianchi e sindrome italia a Roma: l’impatto del fenomeno badanti

La presenza di lavoratori stranieri (soprattutto lavoratrici) ha rappresentato un bacino molto importante per il settore. In particolare, la componente più numerosa è quella dell’Est Europa, tanto che ad oggi i lavoratori di quell’area rappresentano il 30,4% tra i collaboratori familiari (colf) e il 52,2% tra gli assistenti familiari (badanti). Se dal punto di vista del Paese di destinazione conosciamo bene l’impatto socio-economico di questa presenza, sono spesso sottovalutate le conseguenze per i Paesi d’origine.

Innanzitutto, bisogna sottolineare che si tratta di una presenza prevalentemente femminile: le donne rappresentano il 90,7% tra gli italiani e l’87,9% tra gli stranieri, con punte del 96,6% tra i domestici dell’Est Europa. Essendo il fenomeno dovuto principalmente alla necessità economica della famiglia, il primo effetto è il trasferimento di denaro dall’Italia verso i Paesi d’origine. Tali trasferimenti, registrati sotto il nome di “rimesse”, rappresentano per molti Paesi una fonte significativa di reddito. Le rimesse hanno la caratteristica di andare ad incidere direttamente sui bisogni primari delle famiglie (consumi, spese sanitarie, istruzione), mentre si traducono in misura molto marginale in risparmio o investimenti.

Osservando i dati 2020 sui flussi di denaro inviati dall’Italia, le prime destinazioni sono il Bangladesh (707 milioni, 10,5% del totale rimesse), la Romania (604,47 milioni, 8,9% del totale) e le Filippine (449,29 milioni, 6,6%).

Inoltre, a partire dai dati Istat Rcfl, per ciascuna nazionalità, l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati.

Mediamente i lavoratori domestici (badanti conviventi o colf ad ore, ma anche babysitter) rappresentano quasi un quarto di tutti gli occupati stranieri. Tra alcune nazionalità, addirittura, i lavoratori domestici rappresentano oltre il 50% degli occupati: è il caso di Ucraina (59,0%), Georgia (64,5%), Filippine (58,9%) e Sri Lanka (54,3%). Per altre comunità, invece, la componente di lavoratori domestici è più bassa.

Sulla base di questi dati è possibile stimare, infine, la quota parte di rimesse riconducibile ai lavoratori domestici per ciascun Paese. Complessivamente, dunque, possiamo stimare che le rimesse inviate in patria dai lavoratori domestici italiani siano oltre 1,6 miliardi, pari a quasi un quarto delle rimesse complessive.

Oltre al dato economico, è opportuno considerare le ricadute (negative) dell’emigrazione di donne sole, disponibili a lavorare presso l’abitazione di anziani e non autosufficienti. Questo processo ha determinato nei Paesi d’origine il fenomeno dei cosiddetti “orfani bianchi”, ben raccontato dall’omonimo romanzo di Antonio Manzini e da numerosi reportage.

Bisogna considerare gli effetti sulla psiche delle lavoratrici, lontane dai propri affetti e a stretto contatto con situazioni di malattia e sofferenza. Lo stress e la privazione di relazioni affettive contribuiscono a sviluppare una forma di depressione nota col nome di “Sindrome Italia”, che si traduce in disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia e depressione.

Orfani bianchi e Sindrome Italia sono due facce della stessa medaglia, il prodotto di un’emigrazione dettata da una crisi economica e da una mancanza di welfare che obbliga le famiglie a dividersi per garantire una vita dignitosa ai figli. Con ciò è bene riportare alla mente le parole del segretario generale della DOMINA, Lorenzo Gasparrini: la presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri nelle case delle famiglie italiane è divenuta fondamentale per la cura di bambini e anziani e per la gestione della casa. È importante che i lavoratori e le lavoratrici mantengano un legame con la propria famiglia d’origine e soprattutto con i propri figli, anche attraverso le nuove tecnologie”.

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L’est-europa: fabbrica di badanti? I dati di Roma

Più volte noi di AES DOMICILIO abbiamo sottolineato come una badante convivente o una colf convivente debba essere scelta per la sua competenza e per la sua esperienza, e mai per la provenienza. Tuttavia ci dobbiamo anche confrontare con un dato statistico e cioè che più del 40% delle badanti proviene dall’Est-Europa.

Il lavoro domestico è una realtà diffusa in tutta Italia, con quasi 850 mila lavoratori regolari censiti dall’Inps nel periodo pre-pandemia, senza contare che, secondo le stime dell’Osservatorio DOMINA, considerando anche il sommerso si raggiungono i 2 milioni di lavoratori domestici totali.

Tuttavia la situazione è abbastanza variegata sul territorio nazionale. Il Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2020 analizza la nazionalità dei lavoratori, evidenziando come solo in tre regioni (Puglia, Molise e Sardegna) gli Italiani superano il 50% dei lavoratori domestici.

In Sardegna, addirittura, i lavoratori domestici italiani rappresentano oltre l’80% del totale. Mediamente, a livello nazionale, gli Italiani rappresentano il 29,7%. La presenza straniera è, quindi maggioritaria a livello nazionale e in diciassette regioni su venti. In particolare, i lavoratori dell’Est Europa rappresentano il 40,9% a livello nazionale e superano quota 40% in ben 12 regioni. Le regioni con la maggior presenza di lavoratori dell’Est Europa sono quelle del Nord Est: in Emilia Romagna questa componente rappresenta il 59,6% del totale, e anche Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige superano il 56%.

La più bassa incidenza di domestici dell’Est Europa si registra invece in Sicilia (18,4%) e Sardegna (12,6%). Se consideriamo invece le nazionalità straniere (escluso l’Est Europa), a livello nazionale rappresentano il 29,4% dei lavoratori domestici totali. In questo gruppo troviamo, ad esempio, Filippine, Perù, Ecuador, Marocco, Tunisia. In due regioni questa componente supera il 40% dei lavoratori domestici totali: Lombardia (46,5%) e Lazio (40,2%) ed in particolare in queste regioni ad elevata presenza di colf si concentrano il 63% dei Filippini. In Liguria il 24% dei lavoratori domestici proviene dall’America Centrale.

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Roma: una certezza di lavoro per le badanti?

È vero infatti che le difficili condizioni vissute nel proprio paese di origine hanno fortemente contribuito alla decisione di migrare, ma questa è stata determinata, in ultima istanza e nella maggior parte dei casi, dalla certezza di avere un lavoro qui in Italia, e in particolare a Roma.

La chiamata dell’amica o della madre sembra quindi essere decisiva: molte donne sanno cosa verranno a fare e realizzano l’effettiva partenza proprio in virtù della certezza di questo impiego. Molte donne non hanno la certezza di avere un posto come badanti (badante convivente, badante ad ore o anche soltanto badante di condominio), sanno che troverebbero più facilmente lavoro rispetto al loro paese, ma soprattutto che avranno una paga maggiore. Rispetto all’ipotesi formulate quindi si può dire che in effetti quasi tutte le donne sanno della presenza di un mercato di lavoro per badanti o per babysitter e colf conviventi o colf ad ore, e chi comunque non era a conoscenza della sua specificità sapeva, attraverso le notizie di parenti e amici, che le possibilità di trovare un impiego erano qua molto più alte, poiché alcuni lavori vengono rifiutati dagli italiani.

Badante Equilibrio famigliare

In tutto questo quindi, pur sottolineando l’importanza dei fattori pull, non devono essere trascurate le situazioni di difficoltà presenti nel paese di origine, anche se queste risultano essere di povertà relativa, piuttosto che di completa assenza di risorse. Questo però non è un particolare di poco conto: è proprio infatti la possibilità di guadagnare più facilmente rispetto al proprio paese che fa prendere in considerazione l’idea di partire. L’idea è quella di “sopportare” anni di sacrifici per poi tornare “a casa” e godersene i frutti, cosa che non potrebbe accadere restando a lavorare una vita, in condizioni magari non migliori, nel paese di origine. Per quanto riguarda la badante italiana, le sue esperienze lavorative sono molteplici. Da sempre però si è occupata dell’assistenza, sia a bambini che ad anziani; riportiamo una testimonianza di Luana: “Io in realtà volevo fare l’infermiera… poi però non ho potuto studiare e quindi non se n’è fatto di nulla… Però a me accudire le persone, che siano bimbi o anziani, m’è sempre piaciuto… sicché ho cominciato così… la prima anziana l’ ho guardata più di 20 anni fa… Ora dalla signora di ora ci sono da 14 anni… a me questo lavoro piace… mi piace prendermi cura delle persone… secondo me ci vuole passione per farlo… non è un lavoro come un altro…”.

Questa signora non è una donna che, in momento di crisi, ha deciso di diventare badante. Per Luana, anche se inizialmente tra i suoi progetti c’era quello di diventare infermiera, l’assistenza all’anziano è quasi una passione. Non è cioè stato un semplice ripiego, in mancanza di altro: tra le varie altre esperienze lavorative, questa è stata quella che le è piaciuta di più e che si avvicinava maggiormente a quella da infermiera. Passando invece alla presenza straniera c’è un dato che pare interessante prendere in considerazione: il ruolo del passaparola. Quando le famiglie cercano un’assistente familiare si fidano delle badanti straniere già conosciute. La ricerca quindi resta in questo ambito: si accetta, per necessità o per sopraggiunta fiducia, che queste non siano italiane, alimentando, e stabilizzando, la loro presenza all’interno di questo mercato. Questa forte presenza aveva già trovato conferma nei capitoli precedenti: prendendo in considerazione i dati relativi alla ricerca Irs83 si stima che su 740 000 collaboratrici domestiche, circa 700 000 siano straniere. Anche a livello regionale si può notare come il numero di donne straniere sia elevato: il 60% di tutte le collaboratrici risulta esserlo84, percentuale che scende al 51,7 se rivolgiamo lo sguardo alla sola Provincia di Lucca. Il dato, pur essendo fortemente ridimensionato rispetto alle stime Irs è comunque significativo perché si riferisce solo a coloro che risultano essere regolarmente assunte. E’ quindi chiaro che la presenza straniera è fortemente radicata e non ne esiste un’unica spiegazione: la richiesta di donne immigrate per svolgere questo lavoro non deriva solo dal rifiuto delle italiane, ma anche dal loro, più o meno forzato, assenso alle paghe e a impiegare praticamente tutto l’arco della giornata al servizio dell’anziano da assistere.

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