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Tag Archivio per: badante lazio

badante condominio roma condivisa

La badante collettiva: un’opzione sempre più in voga a Roma

da Aes Domicilio

Se un condomino può avere come dipendente un portinaio potrà avere come dipendente anche una badante collettiva o badante di condominio. Esiste un contratto collettivo nazionale per i proprietari di fabbricati, nel quale può ben trovare collocazione anche la badante di condomino come nuova possibilità di lavoro.

La diffusione di questa figura è stata caldeggiata anche da molti assessorati al sociale di vari Comuni italiani. È, infatti, una figura professionale che ben risponde alle esigenze attuali di una popolazione in perenne invecchiamento. La descrizione di questa figura è semplice.

Si tratta di una badante che, invece di essere al servizio di una sola famiglia, è alle dipendenze di un condominio dove deve assistere più persone anziane. La soluzione può essere ottima se gli anziani da assistere non hanno necessità di aiuto continuo e costante, ma solo di poche ore al giorno. In questo caso per la famiglia potrebbe essere troppo oneroso assumere una badante a tempo pieno che per gran parte del giorno sarebbe forse inoperosa.

La badante di condominio come nuova possibilità di lavoro

Invece, con la badante di condominio, più famiglie potrebbero risolvere il loro problema senza spendere più del necessario. La badante riceverebbe l’intero stipendio riconosciutole dal contratto collettivo nazionale di riferimento, CCNL Badanti, dividendo le ore di servizio tra le famiglie che l’abbiano assunta. La badante potrà prestare la propria opera nelle aree condominiali se sia a ciò autorizzata.

Potrà, quindi, assistere ed intrattenere gli anziani in una stanza condominiale, se ve ne sia una. Oppure potrà lavorare all’interno delle singole case delle famiglie che la abbiano assunta. In tal caso precisando quali ore abbia dedicato ad una e quali all’altra. O, ancora, la badante potrebbe risiedere ella stessa all’interno del condominio. E in questo caso sarebbe possibile anche un’assistenza diretta degli anziani presso la sua stessa abitazione.

Si tratta di un contratto piuttosto flessibile nella sua articolazione materiale.

La figura professionale è adatta soprattutto a quegli anziani che sono ancora autosufficienti ma che possono avere bisogno di aiuto solo per alcune attività quotidiane. Per esempio per l’igiene personale o per cucinare. Due momenti che possono essere pericolosi se gestiti in solitudine. Un aiuto fidato, una presenza abituale, ma solo per le ore necessarie e con condivisione della spesa.

Vuoi sapere quanto costa una badante? Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2021/08/badante-condominio-roma-condivisa.jpg 667 1000 Aes Domicilio https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2023/05/Badante-Roma.png Aes Domicilio2021-08-06 10:07:512021-08-03 10:08:01La badante collettiva: un’opzione sempre più in voga a Roma
badante convivente colf lazio roma

Roma: se il datore di lavoro muore, e non l’assistito, chi paga la badante?

da Aes Domicilio

Sicuramente la questione della “morte del datore di lavoro” è qualcosa di estremamente delicato, anche perché ci si ritrova ad affrontare una questione di tipo giuridico. Tuttavia l’analisi svolta da M. Borriello – che qui riprendiamo – ci sembra molto utile per delucidare il problema.

Arrivati ad una certa età può essere difficile badare a sé stessi e compiere le attività più banali, come andare a fare la spesa o curare la propria abitazione. Per questo motivo, bisogna ricorrere ad un aiuto. Molto spesso, però, non è possibile invocare la presenza di un familiare. Anche nel caso in cui il pensionato avesse dei figli, non è infrequente che questi non abbiano tempo e modo di assistere, continuativamente, il proprio genitore. Ecco perché, in molti casi, una persona anziana necessita dell’assistenza di una badante e per questo motivo procede alla sua assunzione. Purtroppo, però, può capitare che nel corso del rapporto, l’anziano passi a miglior vita.

A questo punto, il lavoratore potrebbe chiedersi: «In caso di morte del datore di lavoro, chi paga?».

Si tratta di una domanda per nulla banale, visto che dalla circostanza in esame, sovente, sorgono contestazioni che poi sfociano in vere e proprie liti giudiziarie. Quindi, diventa importante conoscere innanzitutto cosa prevede il contratto collettivo di lavoro nel caso di morte del datore. Inoltre, per chi è interessato a recuperare alcuni stipendi arretrati o, ad esempio, un tfr mai ricevuto, è essenziale capire se è possibile agire nei confronti degli eredi del defunto.

Può accadere che un pensionato, nonostante la piena capacità d’intendere e di volere, sia afflitto da una certa invalidità e che, quindi, richieda assistenza per le incombenze della vita quotidiana. Per questo motivo, provvede ad assumere regolarmente un badante. Nel corso del rapporto, però, l’anziano muore. In questo caso, nasce l’esigenza di sapere cosa dice il contratto collettivo di lavoro per capire come devono comportarsi i familiari del datore e verso chi il lavoratore deve rivolgere le proprie istanze.

Devi sapere che il contratto collettivo in esame, attualmente in vigore sino al 31 dicembre 2022, prevede, innanzitutto la possibilità di risolvere il contratto. In particolare, ciò può essere realizzato con i seguenti termini di preavviso:

  • per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali, durati non più di 5 anni, bisogna rispettare 15 giorni di calendario. Questo termine aumenta a 30 giorni, se si tratta di un rapporto di lavoro ultra quinquennale;
  • per i rapporti inferiori alle 25 ore settimanali, fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro, il preavviso deve essere esercitato almeno con 8 giorni di anticipo. Viceversa, per i rapporti ultra biennali, il predetto termine si estende a 15.

coppia di anziani assistenza domiciliare lombardia

La seconda questione che bisogna risolvere è quella delle eventuali spettanze retributive arretrate e mai corrisposte dall’anziano. A tale riguardo, il contratto collettivo di lavoro afferma che i familiari conviventi del datore, il consorte, le persone unite da unione civile o da stabile convivenza di fatto ai sensi di legge, che risultano registrati nello stato di famiglia del defunto, sono obbligati in solido per i crediti di lavoro del badante. Tale obbligo è previsto solo per i compensi maturati nel periodo in cui le persone anzidette sono risultate conviventi, anagraficamente, col datore deceduto.

Se l’anziano viveva da solo con il badante, per recuperare eventuali pagamenti arretrati questi può agire in recupero soltanto nei confronti degli eredi. Ciò comporta che il lavoratore debba effettuare degli accertamenti per conoscere i successori del proprio assistito. Una volta appurati questi dati, il badante potrebbe procedere nei confronti degli eredi, visto che sono responsabili anche dei debiti contratti in vita dal parente defunto. Ricorda, però, che i potenziali successori del datore di lavoro potrebbero rinunciare all’eredità. Se ciò dovesse accadere, il badante non potrebbe, materialmente, agire nei confronti di nessuno. In tal caso, perderebbe, di fatto, le spettanze mai ricevute oltre all’eventuale tfr.

Per avere gli arretrati della retribuzione o il tfr, abbiamo visto che il badante dell’anziano può rivolgersi ai familiari soltanto se erano conviventi col defunto oppure, in caso contrario, se sono diventati suoi eredi. Resta inteso, altresì, che, in caso di rinuncia all’eredità, il lavoratore non saprebbe verso chi avanzare le proprie pretese. Se ciò dovesse accadere, non è raro che il badante cerchi una strada alternativa.

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https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2021/08/badante-convivente-colf-lazio-roma.jpg 667 1000 Aes Domicilio https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2023/05/Badante-Roma.png Aes Domicilio2021-08-03 09:31:322021-08-03 09:32:03Roma: se il datore di lavoro muore, e non l’assistito, chi paga la badante?
controllo video sorveglianza aes badante colf roma

Roma, le badanti e le microspie nelle case dell’assistito

da Aes Domicilio

Sappiamo fin troppo bene che molte volte quando un soggetto si serve di un domestico come una babysitter, una colf ad ore o una badante convivente, spesso non rispetta i dettami legislativi: infatti, v’è l’obbligo per il datore di lavoro di istituire un regolare contratto di lavoro subordinato. Ciò determina situazioni scomode ed imbarazzanti che non tutelano la badante e non favorisce neppure le famiglie.

In effetti, non è detto che quest’ultime siano al sicuro semplicemente pagando meno: un servizio pienamente efficiente è solo quello che protegge i diritti di tutti. Può dunque fare qualcosa la collaboratrice domestica per provare il rapporto di lavoro esistente nel caso in cui la situazione dovesse degenerare e finire in giudizio? La risposta è positiva e viene direttamente dalla Suprema Corte di Cassazione. In poche parole: basta servirsi di un video o di un registratore.

La pronuncia della Corte di Cassazione si è espressa in favore dei collaboratori domestici, qualora questi ultimi abbiano delle prove per dimostrare il loro rapporto di lavoro e per far sì che lo stesso venga regolarizzato. Si tratta di una sentenza rivoluzionaria, attraverso la quale i giudici hanno stabilito che una colf può utilizzare registratori e telecamere in casa del datore di lavoro per costruirsi delle prove ad hoc a dimostrazione del fatto che presti lavoro tra quelle mura.

Le prove possono dunque essere utilizzate in un possibile processo anche solo per chiedere arretrati, buonuscita e ferie. E cosa ne è della privacy del nucleo familiare?

La Cassazione si è espressa anche su questo e ha stabilito i presupposti da rispettare: innanzitutto la collaboratrice domestica deve essere presente nel momento in cui registra; inoltre, tra le scene riprese non devono rientrare azioni di vita privata che non riguardano la situazione della diretta interessata/dipendente. Essenziale ai fini della punibilità ai sensi dell’articolo 615 bis del codice penale è che non vengano registrati momenti privati non attinenti al lavoro della domestica.

Pertanto oggi gli orientamenti giurisprudenziali sono sempre più all’avanguardia nel settore del lavoro domestico e prediligono la tutela della badante in lotta al lavoro nero. Tuttavia, la stessa regola non vale per il datore di lavoro: secondo la Cassazione infatti resta punibile il comportamento del datore di lavoro o del padrone di casa che utilizza gli stessi strumenti tecnologici di controllo per tenere d’occhio l’operato della badante.

Trattasi di una violazione delle norme dello Statuto dei lavoratori in quanto è illlecito controllare a distanza i dipendenti. Vieppiù, sulla stessa lunghezza d’onda i giudici hanno spiegato, già in passato, che il proprietario della casa non può utilizzare alcun strumento di ripresa per filmare o registrare ospiti occasionali e conviventi in sua assenza: quest’ultima provoca nei terzi la tranquillità di non essere visti o sentiti, per cui si concedono un gesto in più, intimo e personale, appartenente al margine di privacy che non si può violare.

Neppure importa che nei filmati finiscano i mobili, l’arredo, magari dell’argenteria o l’interno dei guardaroba con la biancheria intima, perchè non c’è alcuna interferenza nella vita privata. Ebbene da oggi in poi la colf in nero potrà incastrare più facilmente il proprio datore di lavoro. Lo scopo ovviamente è quello di precostituirsi la prova per poter in un successivo processo chiedere gli arretrati, la buona uscita e le ferie.

Eccezioni per i datore di lavoro sulla videosorveglianza

Vi è la possibilità anche per i datori di lavoro domestico di installare impianti audiovisivi di videosorveglianza, ma escludendo l’applicazione dell’art. 4 co. 1 della L. 300/1970 in quanto non è possibile che ciò avvenga tramite stipula di accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato stesso.

Nell’ambito del lavoro domestico quindi è sufficiente rispettare la normativa sulla privacy (D.Lgs. n.196/2003) che prevede in capo al lavoratore il diritto alla riservatezza e quindi l’obbligo per il datore domestico di informare il collaboratore ed ottenere il consenso preventivo circa l’installazione di apparecchiature di videosorveglianza. Se invece il datore installasse i dispositivi in un momento successivo a quello dell’assunzione senza il consenso del collaboratore verrebbe meno la fiducia tra le parti indispensabile per il proseguimento del rapporto di lavoro. Di conseguenza le parti potranno recedere dal contratto precedentemente stipulato.

Resta applicabile l’art. 8 della L. 300/70 che disciplina il divieto di effettuare indagini sul profilo del lavoratore che non riguardino in modo diretto l’attività lavorativa svolta. Invece, quando le apparecchiature siano installate con lo scopo di evitare possibili attività criminali, come il furto di oggetti preziosi o comportamenti violenti nei confronti della persona assistita. In questo particolare caso la giurisprudenza stabilisce che non è necessario il consenso del collaboratore e nonostante la mancanza di questo le prove ricavate dalla registrazione degli impianti potrebbero essere validamente utilizzate in sede di processo penale.

Se però con la scusante di evitare possibili attività criminali da parte del collaboratore ci si accorge che quest’ultimo non svolge le sue mansioni come stabilito al momento della stipula del contratto di assunzione, non è possibile utilizzare le prove raccolte per un eventuale ricorso al giudice del lavoro. E’ importante dunque che venga sensibilizzata l’informazione sia nei confronti delle famiglie che delle badanti per poter rendere noti questi strumenti di tutela fondamentali durante la collaborazione.

Prevenire è meglio che curare ed informare è meglio che rischiare.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2021/08/controllo-video-sorveglianza-aes-bADANTE-COLF-ROMA.jpg 665 1000 Aes Domicilio https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2023/05/Badante-Roma.png Aes Domicilio2021-08-01 16:45:472021-08-02 16:57:05Roma, le badanti e le microspie nelle case dell’assistito
vaccino covid green pass badante colf roma

Immunizzazione obbligatoria per colf e badanti: il caso di Roma

da Aes Domicilio

È all’ordine del giorno la problematica attinente la immunizzazione della popolazione e, quindi, l’ottenimento del green pass. In materia di colf e badanti infatti, secondo alcune indagini, su un campione di 464 over 60, il 92% degli intervistati vorrebbe che l’immunizzazione fosse obbligatoria. Gli anziani vogliono quindi che il governo introduca anche l’obbligo vaccinale per i collaboratori domestici, badanti e colf.

Quel che emerge, inoltre, è che tra gli over 60 c’è un’elevatissima propensione alla vaccinazione. Eppure, il 54% del campione dichiara di conoscere uno o più over 60 che non hanno fatto e non intendono fare la vaccinazione, elemento che dimostra una diffusa resistenza tra il resto della popolazione anziana che non partecipa alla socialità e nei quali la cultura vaccinale si diffonde con maggior efficacia. Nello specifico, a temere il covid è soprattutto chi all’interno delle proprie famiglie ha una badante o una colf: solo con il vaccino si diffonderebbe maggiore sicurezza e ci sarebbero meno dubbi circa la contagiosità.

Vieppiù, in Italia ci sono circa 2 milioni di collaboratori domestici di cui il 57, 6% irregolari; nel 52% di casi di tratta di colf e nel 48% di casi di badanti. Trattasi di dati rilevanti che potrebbero costituire un forte pericolo e incidere sulla salute dei più deboli. È nostro dovere informarci e fare in modo che i nostri cari vivano in sicurezza e serenità, specie in compagnia di chi questa serenità deve preservarla.

Già il 63,4% degli intervistati si sottopone abitualmente alla vaccinazione antinfluenzale stagionale e per quanto riguarda la vaccinazione anti Covid-19, la risposta è ancora più soddisfacente: ha infatti completato il ciclo vaccinale con entrambe le dosi l’84,7% del campione; il 13,1% ha fatto soltanto la prima dose; lo 0,2% ha dato l’adesione per fare il vaccino e ha già l’appuntamento; l’1,1% ha dato adesione per fare il vaccino e sta aspettando l’appuntamento. Insomma, solo lo 0,9% non farà il vaccino per timore delle conseguenze. A questo punto, dunque, il dialogo è aperto anche per le badanti che devono assistere e affiancare quotidianamente i nostri cari. Proteggiamoci, prendiamoci cura dei nostri cari!

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

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vaccino badante green pass roma

La questione vaccino e green pass tra le badanti residenti a Roma

da Aes Domicilio

“Mancano i vaccini? A questo punto, se non si possono vaccinare gli assistiti, almeno si vaccinino gli assistenti che comunque sono quelli che portano un maggiore rischio all’interno della bolla familiare”. Queste sono le parole del presidente di Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, componente della Federazione Italiana Fidaldo.

Si è sempre ritenuto che il lavoro di cura, anche se reso in ambito familiare, non avesse nulla di diverso rispetto alle attività dei paramedici, sia in ospedale che nelle residenze protette. Per cui, per creare delle bolle di tutela degli assistiti e, quindi, dei familiari delle nostre famiglie associate, è necessario che vengano vaccinati. Lo stesso viceministro Sileri si è preso in carico della richiesta di vaccino per le badanti ad ore e badanti conviventi, citando le badanti tra le categorie che svolgono attività lavorativa a rischio, ovvero a strettissimo contatto con le persone più fragili, anziani anche over 85, malati e disabili.

Ma questo si scontra con la realtà dei fatti: parliamo di 460mila lavoratrici e più del doppio considerando gli irregolari che credo si dovrebbero comunque vaccinare. Il problema resta la mole di persone da vaccinare tra assistiti e assistenti, e si considerino almeno 2 milioni di persone. Purtroppo sono cifre che non possono che rimandare a dopo l’estate. Inoltre si sono sommati due fattori. Primo: c’è una sorta di silenzio sul tema perché si solleva un problema legato agli extracomunitari, un problema politico. Secondo: c’è la presa di posizione di Francesco Landi, presidente della Società italiana di geriatria e gerontologia e responsabile del Day Hospital post-Covid del Policlinico Gemelli di Roma, che a proposito della scarsità dei vaccini, soprattutto quelli su cui si contava per allargare l’effetto gregge hanno dei limiti di età, sostiene che, se i vaccini anti-Covid a disposizione per gli over 65 sono disponibili in dosi minori rispetto al piano del governo, si dovrà provvedere allora a somministrarlo ai loro contatti: dalle badanti a chi se ne prende cura.

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Badante richiedente asilo extracomunitaria Roma

Un rapporto tra lavoro domestico e badanti straniere: i dati su Roma

da Aes Domicilio

È ormai consolidato agli occhi dei più che la maggior parte delle badanti è straniera; e tuttavia non possiamo non ricordare che il numero di badanti di nazionalità italiana sta crescendo sempre di più, venendo meno la barriera della vergogna e di un lavoro fino a poco tempo fa stupidamente definito ‘poco dignitoso’.

I cambiamenti sociali in corso negli ultimi decenni hanno determinato la crescente necessità, da parte delle famiglie italiane, di ricorrere a personale retribuito per assistere i sempre più numerosi anziani non autosufficienti. Questa nuova figura professionale, detta comunemente “badante” (o, più propriamente, “assistente familiare”), si è dunque affermata a partire dagli anni 2000 in misura sempre maggiore.

Anche nell’immaginario collettivo, “la badante” (declinato al femminile) è generalmente donna e dell’Est Europa. La presenza di donne immigrate, infatti, ha dato un forte impulso a questo fenomeno: si trattava (e si tratta) generalmente di donne giunte in Italia senza la famiglia, e quindi disponibili a vivere presso l’abitazione dell’assistito, che peraltro coincide con il datore di lavoro (o con un suo stretto familiare). Secondo i dati INPS, nel 2020 gli assistenti familiari in Italia sono 438 mila, di cui 402 mila donne. La componente maschile, pur aumentata negli ultimi anni, si attesta al di sotto del 10% in questa tipologia di contratto. Le donne, invece, hanno registrato negli ultimi dieci anni un costante aumento (+39% dal 2011 al 2020).

Osservando le aree di provenienza, le badanti dell’Est Europa rappresentano il 52,0% del totale. Circa un quarto (26,4%) viene dall’Italia, mentre tutte le altre nazionalità, sommate insieme, superano di poco il 20%. Le badanti dell’Est Europa sono dunque una realtà ormai ben radicata nel nostro Paese, a cui molte famiglie affidano la cura degli anziani non autosufficienti, preferendo la soluzione in house rispetto al ricovero in struttura.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, il numero di badanti dell’Est Europa è rimasto sostanzialmente stabile, oscillando tra 200 mila e 230 mila, per attestarsi nel 2020 a 209 mila (+3,9% tra il 2011 e il 2020). Parallelamente, le badanti di nazionalità italiana hanno registrato un aumento di quasi 3 volte, passando da 36 mila a 106 mila (ovvero dal 12,4% al 26,4% del totale).

Grazie ai dati INPS (che si riferiscono naturalmente alla sola componente regolare), è possibile approfondire le caratteristiche delle badanti dell’Est Europa. A livello territoriale, oltre 6 su 10 sono al Nord (35,1% al Nord Est e 27,5% al Nord Ovest); circa un quarto si concentra nelle Regioni del Centro, mentre Sud e Isole, insieme, non raggiungono il 12%.

Le badanti dell’Est sono tendenzialmente in età avanzata: meno di un terzo ha meno di 50 anni, e addirittura solo il 9,1% ha meno di 40 anni. Quattro su dieci (39,2%) hanno tra 50 e 59 anni, e 3 su dieci (31,5%) oltre 60. Le over 50, dunque, rappresentano più del 70% tra le badanti dell’Est Europa.

Essendo una mansione praticata generalmente in convivenza con l’assistito, è evidente che le ore lavorate settimanalmente siano piuttosto elevate: un terzo delle badanti lavora infatti oltre 50 ore settimanali, e solo il 30% svolge meno di 30 ore.

Vuoi sapere quanto costa una badante?

AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Roma.

https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2021/06/Badante-richiedente-asilo-extracomunitaria.jpg 666 1000 Aes Domicilio https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2023/05/Badante-Roma.png Aes Domicilio2021-07-24 16:34:062021-07-23 16:37:34Un rapporto tra lavoro domestico e badanti straniere: i dati su Roma
sanatoria badanti roma lavoro nero

La sanatoria delle badanti a Roma: un mezzo flop del governo

da Aes Domicilio

È possibile incontrare decine delle testimonianze simili a quelle di seguito: «Mi vergogno. Ogni volta che la mia collaboratrice familiare mi chiede notizie, io non so cosa dirle. Aspettiamo. Da quasi un anno». La voce è quella di uno/a dei tanti datori di lavoro che ha usufruito della sanatoria per mettere in regola cittadini stranieri senza permesso di soggiorno impiegati in nero. La data in cui ha presentato la domanda per la sua collaboratrice familiare lo scorso anno ce l’ha appuntata: 8 agosto 2020. All’8 luglio di quest’anno, non ha ricevuto ancora il permesso di soggiorno che ne sanerebbe la posizione. Non è l’unica.

Nel giugno 2020 il Governo Conte approva un provvedimento di emersione e regolarizzazione dei lavoratori in nero impiegati in agricoltura, allevamento, assistenza agli anziani e cura della casa. Se i lavoratori in nero sono migranti irregolari ottengono, oltre al contratto, anche un permesso di soggiorno. Complessivamente vengono depositate circa 220mila domande. In larghissima parte sono di cittadini stranieri, riguardano colf e «badanti» (l’85 per cento del totale) e sono presentate dai datori di lavoro (un’altra opzione riguardava migranti irregolari disoccupati, ma è stata poco usata, con sole 13mila domande).

Secondo un monitoraggio della campagna «Ero straniero – L’umanità che fa bene», al primo giugno di quest’anno «solo 11mila delle 220mila persone che hanno fatto richiesta hanno in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20mila sono in via di rilascio». Il rapporto,  realizzato da una coalizione della società civile per la riforma della legge sull’immigrazione, è stato compilato sulla base dei dati raccolti da Ministero dell’Interno, prefetture e questure. Evidenzia una situazione critica soprattutto nelle grandi città.

Questa attesa di mesi e mesi lascia le persone in un limbo pieno di incertezza e difficoltà, non ultime quelle legate alla pandemia. Per quanto riguarda la copertura sanitaria di queste persone il Ministero della Salute, nel luglio dello scorso anno, aveva in effetti emanato un’apposita circolare. E in essa spiegava che i cittadini stranieri «in emersione» hanno non solo il diritto, ma proprio l’obbligo d’iscriversi al sistema sanitario nazionale dalla data di presentazione della domanda di emersione o del permesso temporaneo. Eppure questo, troppo spesso, non è avvenuto e non avviene.

Molte strutture sanitarie rifiutano l’iscrizione in mancanza della dimostrazione dell’avvenuto versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Questo mix di ritardi amministrativi e incomprensioni burocratiche ha impedito a molti di questi lavoratori di vaccinarsi, creando rischi per la salute loro e delle persone di cui si occupano, a maggior ragione se anziane. Un paradosso al quale si sta provando a porre rimedio. I ritardi nell’esaminare le pratiche, secondo le prefetture, sarebbero dovuti alla mancata assunzione di personale aggiuntivo. La norma sulla sanatoria lo prevedeva, poiché la regolarizzazione avrebbe causato un logico aumento del lavoro, ma per mesi non ve ne è stata traccia.

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aes domiclio bonus covid Roma badante

Bonus per gli anziani a Roma: un contributo per pagare la badante

da Aes Domicilio

Per tutti i cittadini non autosufficienti che necessitano dell’aiuto di figure di sostegno come badanti e colf, arriva il rimborso di 300 euro mensili messo a disposizione per compensare, almeno in parte, le spese affrontate per provvedere agli stipendi. Si parla di un massimo di 3.600 euro all’anno. Previsto, inoltre, un ulteriore contributo di 300 euro per l’assunzione di un sostituto in caso di maternità del professionista che si occupa della persona non autosufficiente.

Queste, dunque, le principali misure introdotte lo scorso primo luglio da CassaColf, lo strumento che il Contratto collettivo nazionale del lavoro domestico (sottoscritto da Domina, Fidaldo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS e Federcolf) ha costituito per fornire prestazioni e servizi a favore di lavoratori e datori di lavoro iscritti. I nuovi aiuti andranno ad aggiungersi a quel pacchetto di prestazioni e servizi già garantiti da CassaColf.

A beneficiarne, tutti quei lavoratori e datori di lavoro che possiedono un regolare contratto e che non hanno mancato di versare i contributi obbligatori previsti dall’accordo collettivo. Dallo scorso 1° luglio è operativo il nuovo regolamento di CassaColf, che introduce importanti aiuti rivolti ai datori di lavoro domestico: quelli più fragili che si trovano a fare i conti con una condizione permanente di non autosufficienza e quelli che, in caso di maternità dell’assistente familiare, devono ricorrere a un sostituto e lo fanno con regolare contratto. Un incentivo a chi sceglie la strada della regolarità.

In caso di non autosufficienza permanente e certificata il rimborso previsto è di 300 euro al mese per un massimo di 12 mesi consecutivi, per un totale di 3.600 euro, spiegano da CassaColf. In caso di assunzione di un sostituto che vada a prendere temporaneamente il posto del lavoratore titolare costretto a ritirarsi per maternità, il sussidio sarà di 300 euro, una tantum, per ogni professionista assunto in sostituzione. Per ottenere gli aiuti, il richiedente dovrà aver versato almeno un anno di contributi alla Cassa.

Oltre ai sussidi, il pacchetto di prestazioni Covid per gli assistenti familiari risultati positivi è stato prorogato fino al 31 ottobre 2021. In particolare, si legge nel comunicato, è prevista “indennità giornaliera da 100 euro per un massimo di 50 giorni l’anno in caso di ricovero in strutture ospedaliere; indennità giornaliera da 30 euro per un massimo di 10 giorni l’anno in caso di isolamento domiciliare a prescindere dal ricovero ospedaliero a seguito di positività al Covid-19; indennità giornaliera per i figli a carico, da 40 euro, per un massimo di 14 giorni; rimborsi fino a 200 euro per l’acquisto di materiale sanitario e fino a 100 euro per visite domiciliari di personale medico o infermieristico”.

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https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2021/07/aes-domiclio-bonus-covid-Roma-badante.jpg 667 1000 Aes Domicilio https://www.badanteromaaes.it/wp-content/uploads/2023/05/Badante-Roma.png Aes Domicilio2021-07-20 16:00:182021-07-22 16:04:02Bonus per gli anziani a Roma: un contributo per pagare la badante
Badante convivente Roma pulizia

Roma, quali mansioni deve eseguire la bandante convivente?

da Aes Domicilio

Noi di AES DOMICILIO più volte ci siamo trovati dinnanzi a situazioni imbarazzanti in cui da una parte vi erano famiglie che pretendevano che la badante facesse tutto quello che le veniva chiesto, dall’altro la badante che faceva valere i propri diritti sottolineando ciò che, invece, non avrebbe dovuto fare.

Insomma, il più delle volte queste situazioni possono essere risolte solo in un modo: all’inizio della stipula del contratto parlare chiaro su cosa ci si aspetta che la badante faccia, e soprattutto cosa la badante sa che non farebbe mai. Ma vediamo meglio questa situazione; stando a quanto previsto dalle leggi in vigore e da relativo CCNL 2021, sono diversi i doveri che una badante convivente deve rispettare, tra cui:

  1. accompagnare la persona assistita per visite mediche, fare commissioni, o altri impegni;
  2. pulire e mantenere in ordine la casa;
  3. preparare i pasti e occuparsi dell’igiene personale della persona assistita;
  4. aiutare la persona assistita nei movimenti quotidiani, dall’alzarsi dal letto al vestirsi ad aiutarla a mangiare, o occuparsi delle attività di gestione domestica, come il pagamento delle bollette.

Le figure delle badanti, ribattezzate ‘assistenti familiari’ come previsto dal rinnovo del relativo CCNL 2021, sono diventate fondamentali nel nostro tessuto sociale, da molti cercate per assistenza a parenti particolarmente anziani o malati. Le badanti possono essere, in base a necessità della famiglia e dell’assistito, badanti conviventi, cioè essere assunte per vivere con la persona assistita nella stessa casa 24 ore su 24, non conviventi, cioè assunte per 8 ore o anche meno per cui svolgono la loro giornata di lavoro presso l’abitazione dell’assistito per poi tornare regolarmente a casa, badanti notturne, badanti a ore, badanti di condominio. E noi di AES DOMICILIO riusciamo a fornire tutti i suddetti servizi di badanti.

A seconda della necessità di assunzione della badante sono differenti le tipologie contrattuali. Il CCNL applicato è sempre quello nazionale delle badanti (oggetto tra l’altro di recente rinnovo), ma modulato a seconda di tratti di badanti full time, part time, convivente, non convivente, a ore; ognuna con diritti e doveri da rispettare. Vediamo di seguito i doveri di una badante convivente stabiliti da legge e CCNL.

badante colf Roma in regola

 

Entrando più nel dettaglio, i doveri che una badante convivente deve rispettare, anche in base alle mansioni lei spettanti previste da contratto, sono i seguenti:

  • prestare servizio di assistenza per tutto il periodo di lavoro stabilito da contratto, comprese le ore notturne considerando la costante presente della stessa in casa dell’assistito;
  • accompagnare la persona assistita per visite mediche, fare commissioni, o altri impegni;
  • pulire e mantenere in ordine la casa e provvedere fare il bucato, stirare e fare la spesa;
  • cucinare i pasti per la persona assistita;
  • occuparsi dell’igiene personale della persona assistita;
  • aiutare la persona assistita nei movimenti quotidiani, dall’alzarsi dal letto al vestirsi ad aiutarla a mangiare;
  • occuparsi delle attività di gestione domestica, come il pagamento delle bollette;
  • far compagnia alla persona assistita o intrattenerla con letture, giochi, o attività a scelta o accompagnarla a fare passeggiate;
  • controllare temperatura e pressione e assistenza per la somministrazione di farmaci;
  • dare sostegno psicologico alla persona assistita;
  • rispettare persona assistita e membri della sua famiglia, evitando di compiere atti illegali, come rubare in casa dell’assistito, o assumere atteggiamenti condannabili, per esempio di violenza nei confronti della persona assistita.

Per le badanti conviventi è anche consigliabile, seppur non obbligatorio e di dovere, avere competenze di primo soccorso, considerando che, soprattutto di persone assistite particolarmente anziane o malate, potrebbe rendersi necessario a qualsiasi ora del giorno o della notte l’intervento di una persona nei casi di problemi e prima dell’arrivo di esperti soccorritori.

Le badanti conviventi, pur vivendo nella stessa casa della persona assistita ed essendo pertanto sempre disponibili, hanno comunque orari di lavoro stabiliti. Secondo quanto previsto, infatti, dal CCNL del 2021 riguardante le badanti, le ore di lavoro massime che le badanti conviventi possono prestare sono 10 ore al giorno non consecutive o 54 ore a settimana.

Ciò significa che nelle ore di lavoro appena riportate, la badante convivente deve rispettare tutti i doveri sopra riportati, altrimenti significherebbe che non svolge il suo lavoro al meglio, mentre nelle ore non previste di lavoro, la badante ha il compito sempre di badare, appunto, alla persona assistita ma non obbligatoriamente di assolvere agli obblighi previsti.

La badante convivente ha poi diritto ad almeno 8 ore di riposo consecutive nella stessa giornata e ad un riposo intermedio non retribuito non inferiore a 2 ore e anche durante le ore di riposo può non rispettare i suoi doveri senza però dimenticare che c’è sempre una persona che potrebbe aver bisogno di lei.

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Badante Roma aes domicilio calura estiva afa

La badante a Roma e il caldo africano: consigli per proteggere gli anziani

da Aes Domicilio

Una situazione particolarmente pericolosa per gli anziani in questi mesi è sicuramente il caldo di stagione, tanto che le badanti conviventi o badanti ad ore che li assistono il ministero della salute ha dedicato un vademecum in sei lingue con una lista di raccomandazioni. Insegna a individuare le persone a rischio e a riconoscere i sintomi di una sofferenza dovuta al caldo, ma anche a prevenire i problemi e a intervenire in caso di emergenza.

Come notiamo l’assistenza di un esperto in materia non deve essere sottovalutato: la maggior parte degli incidenti accadono per motivi legati alla sofferenza delle temperature. In base alle malattie e/o varie e singolari esigenze di ciascuno, infatti, sarebbe meglio non far uscire di casa il vostro caro, sia nelle ore più calde che in quelle più affollate in cui potrebbe sentirsi ulteriormente oppresso.

L’ideale sarebbe mantenere fresca la casa chiudendo imposte e tende e utilizzando climatizzatori o ventilatori e di far indossare abiti leggeri alle persone assistite che dovranno osservare una dieta ricca di frutta, verdura e liquidi, evitando però bevande alcoliche, ghiacciate, gassate o zuccherate.

Nell’ipotesi in cui si possa anche solo percepire una incapacità di resistere occorre chiamare il 118, nell’attesa rinfrescarlo, fargli bere acqua e non somministrargli farmaci che potrebbero solo peggiorare la situazione. Occorre anche misurare la temperatura e cercare di dare agli operatori quante più informazioni possibili per consentire un intervento efficiente e immediato.

La presenza di una badante nel momento in cui l’anziano dovesse sentirsi male risulta di fondamentale importanza se volete assicurare una tempestiva assistenza! AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) si occupa di tutte le cautele di cui avrete bisogno: costi badante ed esigenze personalizzate saranno in grado di soddisfare ogni vostra aspettativa.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

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