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La badante a Roma e la quota 100: come funziona la pensione

L’argomento pensione è sempre un tema caldo per quanto riguarda il contratto per badante e badante convivente, per le quali negli ultimi anni stanno avvenendo numerosi cambiamenti di tipo fiscale. Primo tra tutti è indagare bene la famosa questione della “quota 100”, cioè quando con un tot. di anni di età sommati ad un tot. di anni di lavoro si arriva al numero 100 – ma è poi così semplice?

Badanti conviventi e colf conviventi, così come babysitter e la generalità dei lavoratori domestici, sono iscritti al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (FPLD); al contrario della maggior parte dei lavoratori subordinati, però, l’aliquota destinata a finanziare la pensione (ossia l’aliquota IVS, invalidità vecchiaia superstiti) non è pari al 33%, ma inferiore, pari al 17,4275%.

Questo comporta un trattamento pensionistico più basso per la badante, o la colf: meno sono i contributi versati, più bassa risulterà la pensione.

Bisogna tener presente che la maggior parte delle pensioni dei lavoratori domestici si calcola col sistema contributivo, in quanto non sono numerose colf e badanti che vantano contribuzione antecedente al 1996. Ma procediamo con ordine.

Non è semplice nemmeno soddisfare i requisiti per la quota 100, per i lavoratori domestici. Difatti, per questa pensione anticipata sperimentale, i cui requisiti possono essere perfezionati sino al 31 dicembre 2021, si richiedono:

  • 62 anni di età;
  • 38 anni di contributi (di cui 35 al netto dei periodi di disoccupazione e malattia non integrata, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps, come colf e badanti).

La quota 100 può essere ottenuta attraverso il cumulo, escludendo però eventuale contribuzione accreditata presso le casse dei liberi professionisti.

Apparentemente sembrerebbe più semplice, per i lavoratori domestici, ottenere la pensione anticipata a 64 anni. Tuttavia, la prestazione non richiede solo il requisito dei 64 anni di età, ma anche:

  • 20 anni di contributi effettivi;
  • un importo del trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 1.287,52 euro al mese. Quest’ultima condizione risulta molto difficile da soddisfare per chi possiede versamenti normalmente d’importo basso, come colf e badanti.

La pensione può essere ottenuta dalla badante, o dalla colf, solo se questa, oltre ad aver perfezionato i requisiti elencati:

  • non possiede contribuzione al 31 dicembre 1995;
  • in alternativa, ha optato per il computo di tutti i contributi presso la gestione Separata al momento del pensionamento.
  • Questa pensione può essere ottenuta anche utilizzando un particolare strumento di cumulo dei contributi. Per approfondire: Pensione anticipata a 64 anni.

Colf e badanti possono infine anticipare l’età pensionabile utilizzando la pensione di anzianità: si della prestazione, basata su requisiti di età e di contribuzione, che è stata poi sostituita dalla pensione anticipata. Ad oggi, sono ancora operative alcune tipologie di pensioni di anzianità residuali:

  • opzione donna, che richiede, per le dipendenti, il compimento di 58 anni di età (59 anni per le autonome) e il perfezionamento di 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, previa attesa di una finestra di 12 mesi (18 per le autonome);
  • la pensione di anzianità in totalizzazione, che richiede 41 anni di contributi (può essere sommata la contribuzione accreditata presso differenti casse, comprese quelle dei liberi professionisti) e l’attesa di 21 mesi di finestra;

la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti e notturni, che richiede un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e una quota (somma di età e contribuzione) almeno pari a 97,6; i requisiti sono più elevati per i lavoratori notturni con un numero di notti inferiori alle 78 all’anno, e per chi possiede contribuzione da lavoro autonomo.

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Roma, che cosa dice la legge in merito alla maternità per le badanti

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Che diritti ha la lavoratrice domestica incinta?

Il datore di lavoro che decide di mantenere la colf convivente o la badante convivente incinta, dovrà tutelare la salute della lavoratrice fino ai 7 mesi di età del bambino, consentendole permessi per le visite ginecologiche e le prestazioni specialistiche per la tutela della maternità.

Fermo restando che la famiglia può decidere di licenziare la lavoratrice domestica in qualunque momento, dando il dovuto preavviso, se decide di non farlo, non potrà adibirla al lavoro: nei i due mesi precedenti la data presunta del parto; per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; nei tre mesi dopo il parto; durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, se lo stesso avviene in data anticipata rispetto a quella presunta.

Inoltre, se la lavoratrice è addetta a lavori che, in relazione allo stato di gravidanza, sono troppo pesanti, il divieto viene anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto. Vieppiù, a colf ad ore e badanti ad ore spetta il trattamento economico e normativo di tutte le lavoratrici in congedo di maternità: ciò comporta un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione. Inoltre, i periodi di congedo di maternità vengono conteggiati nell’anzianità di servizio.

Ebbene, premessa l’applicabilità al rapporto di lavoro domestico della tutela della maternità di cui all’art. 2110 c.c., anche per tale rapporto di lavoro, in occasione della maternità, deve ritenersi sussistente il divieto di licenziamento per un periodo che, non essendo applicabile nè la l. n. 1204 del 1971, nè le convenzioni internazionali in materia, dovrà essere individuato dal giudice che, in mancanza di usi normativi e in caso di non applicabilità del contratto collettivo di categoria, determinerà equitativamente le modalità temporali del divieto di licenziamento della lavoratrice domestica in maternità, definendo i diritti e gli obblighi delle parti durante il periodo in cui tale divieto sia ritenuto operante (Cass. civile sez. lav., 22/06/1998).

Per maggiore conoscenza, si richiama altresì la sentenza del Tribunale di Napoli: esso si conforma a quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione, dall’Inps e dall’Ispettorato del Lavoro secondo cui, in ambito domestico, non è vietato licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza. La conseguenza è che il licenziamento da parte del datore di lavoro (e, cioè, la famiglia presso cui si presta servizio) non configura una discriminazione nei suoi confronti – anche se deciso non appena la donna comunica la notizia – e, quindi, non si potrà chiedere nessun risarcimento. Esattamente il contrario rispetto a quanto previsto per la generalità delle lavoratrici dipendenti per le quali vige un divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione e fino al compimento di 1 anno di età del bambino.

Anche un’altra sentenza della Cassazione (2 settembre 2015, n. 17433), ha dichiarato che le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari possono essere licenziate durante la gravidanza. Più precisamente non è illegittimo per legge il licenziamento avvenuto dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno d’età del bambino, se si tratta di una lavoratrice nel settore domestico. E ciò significa che il recesso da parte del datore di lavoro non è qualificabile come illecito o licenziamento discriminatorio, ma può essere validamente esecutivo.

Nella specie, in base all’ex art. 62, comma 1, del Decreto Legislativo n. 151/2001 (Testo unico sulla maternità e paternità), alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari si applicano le norme relative al congedo per maternità e le disposizioni di cui agli articoli 6, 16, 17, 22 del Decreto stesso. Il lavoro domestico è invece escluso dalla normativa sul divieto di licenziamento della lavoratrice madre prevista, invece, dall’art. 54 del Testo unico sulla maternità e paternità.

In realtà, questo orientamento suscita più di una perplessità se si considera che il Ccnl sulla disciplina del rapporto di lavoro prevede l’applicazione delle norme di legge sulla tutela delle lavoratrici madri anche ai collaboratori domestici dall’inizio della gravidanza e fino alla cessazione del periodo di astensione per congedo di maternità.

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Roma, le condizioni necessarie ad una badante per ottenere un prestito

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

prestiti per badante convivente e colf non sono molto diversi da quelli che vengono erogati agli altri lavoratori dipendenti (il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico li classifica così), quindi chi fa parte di queste figure professionali molto importanti per le famiglie non dovrebbe incontrare particolari difficoltà a chiedere e a ottenere un finanziamento, ammesso che la situazione reddituale lo permetta.

Spesso, infatti, le badanti ad ore o le badanti di condominio provengono da paesi esteri e, venendo in Italia, necessitano di una provvista di denaro per far fronte alle spese necessarie all’inserimento.

Infatti, buona parte delle badanti, delle colf e dei collaboratori domestici o di assistenza familiare (servizi educativi, servizi infermieristici e servizi psicologici) non dispongono di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, condizione quasi sempre imprescindibile per ottenere un prestito, e che spesso sono pure straniere e per giunta extra-comunitarie. Cosa può fare in questi casi? La legge le impedisce di ottenere denaro?

 

La legge non impedisce completamente la possibilità di ottenere un prestito alle badanti, italiane o straniere, senza stipendio fisso, invero, diventa solo un po’ più restrittiva.

Per ottenere prestiti in tali circostanze è necessario ricorrere quindi a quelle particolari forme di finanziamento che non richiedono la presentazione di una busta paga: ce ne sono parecchi tra prestiti senza garanzie, prestiti tra privati, prestiti cambializzati, credito su pegno e altri di questo genere. Si possono ricevere prestiti anche con un contratto a tempo determinato, ma il piano di rientro non deve superare la durata del contratto stesso.

prestiti per colf e badanti cambializzati vengono messi a disposizione da varie banche e società finanziarie che erogano prestiti attraverso le cambiali.

Il prestito viene erogato sul conto corrente, mentre il pagamento delle rate di rimborso avviene con cambiali cartacee, oppure bonifici o bollettini postali. Ricordiamo che, nel caso si salti il pagamento di una cambiale, si viene subito protestati.

Tutto ciò vale anche per le badanti straniere: infatti, cambia molto poco, l’importante è che chi richiede il prestito abbia la residenza in Italia, mentre per le persone extracomunitarie serve anche il permesso di soggiorno. Alcune banche potrebbero inoltre chiedere l’attestazione di pagamento dell’ultimo bollettino Inps e la denuncia del rapporto lavoro all’Inps.

Ma quanto è possibile richiedere e ottenere con questi prestiti? L’importo dipende sempre dal peso delle garanzie che si riescono a presentare e dall’ammontare del proprio stipendio: con un contratto a tempo indeterminato si possono ricevere somme piuttosto alte, diversamente bisogna accontentarsi di piccole cifre, difficilmente superiori a 5000 euro.

Riepilogando, in generale, i requisiti richiesti sono:

  • Permesso di soggiorno se non si è di nazionalità italiana;
  • Certificato di residenza italiana;
  • Passaporto/carta d’identità;
  • Tessera sanitaria;
  • Un contratto anche a tempo determinato;
  • La copia dell’ultima busta paga;
  • Finire di pagare il prestito entro il termine del contratto di lavoro.

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Roma: gli scatti di anzianità nel mondo delle badanti

Aes Domicilio offre a fornire un ampio servizio per le famiglie, tiene soprattutto a fornire un servizio di ‘informazione’ anche per le badanti conviventi, le badanti ad ore e le badanti di condominio, e soprattutto le questioni fiscali sembrano premere con maggiore forza. Non sempre le questioni fiscali riescono ad essere ben comprese e con facilità, e questo anziché generare danni da poco può generare perdite cospicue.

Uno di questi casi è conoscere gli scatti di anzianità. Come abbiamo visto, la legge fissa uno stipendio minimo per le colf e le badanti, ma chiaramente nulla vieta al datore di lavoro e alla badante di accordarsi per un compenso maggiore. Per riprendere il nostro esempio di una badante inquadrata di livello CS: la paga oraria concordata è di 8€ l’ora mentre la remunerazione oraria minima prevista dal CCNL è di 6,93€.

 

La differenza tra lo stipendio effettivamente pagato dal datore di lavoro e la retribuzione minima prevista dalla legge si chiama appunto il superminimo. Il superminimo può essere assorbibile o no rispetto agli aumenti delle paga minima, a seconda di quanto stabilito nel contratto di lavoro. Quando il superminimo è assorbibile, gli aumenti della retribuzione minima sono assorbiti dal superminimo e non aumentano la paga totale. Riprendendo il nostro esempio precedente, se la retribuzione minima passa da 6,93€ a 7,00€, il superminimo diminuisce da 1,07€ a 1,00€, lasciando quindi invariata la retribuzione effettiva di 8€.

Nel caso in cui il superminimo non sia assorbibile, gli aumenti della paga minima determinano un aumento della retribuzione totale (ovvero non sono assorbiti dal superminimo). Nel nostro esempio, un aumento della paga minima da da 6,93€ a 7,00€ determina quindi un aumento della retribuzione effettiva dello stesso importo (8,07€).

Fatta questa premessa, è importante sapere che gli aumenti di stipendio generati dagli scatti di anzianità non sono assorbibili dall’esistenza di un eventuale superminimo. In altre parole, il datore di lavoro è tenuto a pagare gli scatti di anzianità al lavoratore anche quando lo stipendio pattuito è maggiore di quello minimo previsto dalla legge.

Ti serve aiuto per mettere in regola la tua badante? Ci pensiamo noi! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Bergamo. Siamo anche presenti attraverso i nostri uffici o i nostri partner in franchising ad esempio a Roma: badante Roma e in altre province del Lazio.

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Sanatoria badanti per adempimenti INPS: i contributi per chi lavora a Roma

Sanatoria badanti conviventi e badanti ad ore, colf conviventi e colf ad ore: con la circolare numero 101 dell’11 settembre 2020, l’INPS ha fornito le istruzioni da seguire sugli adempimenti contributivi per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro con cittadini stranieri in base al settore di appartenenza:

  • agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  • assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza;
  • lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Coloro che hanno presentato domanda di accesso alla sanatoria badanti, colf e braccianti finalizzata alla dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro devono procedere con una serie di adempimenti contributivi per concludere la regolarizzazione.

Le indicazioni contenute nel documento INPS sono indirizzate ai datori di lavoro, in attesa della definizione del procedimento di emersione, sui periodi retributivi che decorrono dal 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del Decreto Rilancio ovvero, dalla data di instaurazione del rapporto di lavoro, per le domande che riguardano la conclusione di un contratto di lavoro con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale.

 

Apertura della posizione contributiva e della comunicazione di assunzione entro il 10 ottobre. Mentre per i rapporti di lavoro domestico prevista l’iscrizione d’ufficio da parte dell’Istituto.

Il primo chiarimento riguarda, innanzitutto, da quale data far partire il calcolo della contribuzione dovuta per i periodi di lavoro:

  • dal 19 maggio 2020 (data di entrata in vigore del decreto-legge n.34/2020), per le domande con cui è stata dichiarata la sussistenza del rapporto di lavoro con cittadini italiani o di Stati dell’Unione europea;
  • dalla data di inizio del rapporto di lavoro, per le istanze presentate allo Sportello unico per l’immigrazione finalizzate a instaurare un rapporto di lavoro con cittadini extracomunitari presenti sul territorio nazionale se il rapporto di lavoro è instaurato successivamente alla presentazione dell’istanza ma prima della definizione della procedura di emersione, secondo le indicazioni della circolare congiunta del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’Interno del 24 luglio 2020, n. 2399.

Come prima operazione, i datori di lavoro agricolo devono aprire una posizione contributiva, seguendo le istruzioni fornite dall’INPS:

  • bisogna utilizzare il canale online per inviare la denuncia aziendale telematica (D.A.);
  • nel campo “Procedura di emersione” del quadro B bisogna indicare il valore “Si”.

La circolare INPS numero 101 dell’11 settembre 2020 specifica: “La posizione contributiva dedicata all’emersione sarà contraddistinta da uno specifico codice di autorizzazione “5W”, con il significato di “Posizione contributiva riferita a rapporti di lavoro oggetto di istanza di emersione ai sensi dell’articolo 103 del D.L. n. 34/2020”.

Se un unico datore di lavoro ha richiesto di accedere alla sanatoria badanti, colf e braccianti per più di un rapporto di lavoro la posizione contributiva dovrà essere aperta con data di inizio attività relativa alla data più remota di presentazione della domanda.

E anche chi ha già una posizione contributiva per gli operai agricoli dovrà aprirne una dedicata all’emersione. Definita la procedura di emersione illustrata dall’INPS, il datore di lavoro deve richiedere tempestivamente la cessazione della posizione contributiva dedicata all’emersione indicando come data di fine validità della posizione il giorno precedente alla data di definizione più recente fra quelle relative a tutti i rapporti di lavoro interessati dall’emersione.

Inoltre, bisognerà procedere con la comunicazione obbligatoria di assunzione (UNILAV) sempre entro la scadenza del 10 ottobre 2020 indicando, come data di inizio dell’attività lavorativa, la data di instaurazione del rapporto di lavoro indicata nella domanda di emersione.

Una volta ricevuta la comunicazione di apertura della posizione contributiva, i datori di lavoro hanno sempre 30 giorni di tempo per trasmettere i flussi Uniemens, nodo Posagri, relativi ai periodi retributivi da regolarizzare, entro 30 giorni, ovvero, se successivi, entro i termini ordinari legali di presentazione (ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento del periodo retributivo).

Sarà l’INPS a calcolare direttamente la contribuzione dovuta nella prima tariffazione utile, chi trasmette i flussi Uniemens in ritardo dovrà versare anche le somme aggiuntive previste.

L’elemento del flusso Uniemens da considerare è l’elemento “DenunciaAgriIndividuale”, con le seguenti precisazioni per la valorizzazione degli elementi:

  • “CodiceFiscaleLavoratore”: indicare il codice fiscale (anche provvisorio) del lavoratore;
  • “DatiAgriRetribuzione”: indicare il codice contratto 121 “Operaio assunto ai sensi art. 103 decreto-legge n.34/2020”;
  • “DataAssunzione”: indicare la data del 19 maggio 2020 ovvero la data di inizio del rapporto di lavoro per le istanze volte ad instaurare un rapporto di lavoro secondo le indicazioni fornite su come calcolare il periodo di contribuzione.

Sarà l’INPS, quindi, a inviare direttamente al datore di lavoro domestico la comunicazione di iscrizione provvisoria e le istruzioni per il pagamento dei contributi tramite avviso di pagamento pagoPA. E sarà sempre l’Istituto a calcolare la contribuzione dovuta sulla base dei dati forniti al momento della domanda di regolarizzazione. Nel caso in cui sia stata presentata istanza per cittadini stranieri presso lo Sportello unico per l’immigrazione, l’imponibile contributivo non potrà comunque essere inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.

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