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La badante a Roma e la quota 100: come funziona la pensione

L’argomento pensione è sempre un tema caldo per quanto riguarda il contratto per badante e badante convivente, per le quali negli ultimi anni stanno avvenendo numerosi cambiamenti di tipo fiscale. Primo tra tutti è indagare bene la famosa questione della “quota 100”, cioè quando con un tot. di anni di età sommati ad un tot. di anni di lavoro si arriva al numero 100 – ma è poi così semplice?

Badanti conviventi e colf conviventi, così come babysitter e la generalità dei lavoratori domestici, sono iscritti al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (FPLD); al contrario della maggior parte dei lavoratori subordinati, però, l’aliquota destinata a finanziare la pensione (ossia l’aliquota IVS, invalidità vecchiaia superstiti) non è pari al 33%, ma inferiore, pari al 17,4275%.

Questo comporta un trattamento pensionistico più basso per la badante, o la colf: meno sono i contributi versati, più bassa risulterà la pensione.

Bisogna tener presente che la maggior parte delle pensioni dei lavoratori domestici si calcola col sistema contributivo, in quanto non sono numerose colf e badanti che vantano contribuzione antecedente al 1996. Ma procediamo con ordine.

Non è semplice nemmeno soddisfare i requisiti per la quota 100, per i lavoratori domestici. Difatti, per questa pensione anticipata sperimentale, i cui requisiti possono essere perfezionati sino al 31 dicembre 2021, si richiedono:

  • 62 anni di età;
  • 38 anni di contributi (di cui 35 al netto dei periodi di disoccupazione e malattia non integrata, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps, come colf e badanti).

La quota 100 può essere ottenuta attraverso il cumulo, escludendo però eventuale contribuzione accreditata presso le casse dei liberi professionisti.

Apparentemente sembrerebbe più semplice, per i lavoratori domestici, ottenere la pensione anticipata a 64 anni. Tuttavia, la prestazione non richiede solo il requisito dei 64 anni di età, ma anche:

  • 20 anni di contributi effettivi;
  • un importo del trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 1.287,52 euro al mese. Quest’ultima condizione risulta molto difficile da soddisfare per chi possiede versamenti normalmente d’importo basso, come colf e badanti.

La pensione può essere ottenuta dalla badante, o dalla colf, solo se questa, oltre ad aver perfezionato i requisiti elencati:

  • non possiede contribuzione al 31 dicembre 1995;
  • in alternativa, ha optato per il computo di tutti i contributi presso la gestione Separata al momento del pensionamento.
  • Questa pensione può essere ottenuta anche utilizzando un particolare strumento di cumulo dei contributi. Per approfondire: Pensione anticipata a 64 anni.

Colf e badanti possono infine anticipare l’età pensionabile utilizzando la pensione di anzianità: si della prestazione, basata su requisiti di età e di contribuzione, che è stata poi sostituita dalla pensione anticipata. Ad oggi, sono ancora operative alcune tipologie di pensioni di anzianità residuali:

  • opzione donna, che richiede, per le dipendenti, il compimento di 58 anni di età (59 anni per le autonome) e il perfezionamento di 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, previa attesa di una finestra di 12 mesi (18 per le autonome);
  • la pensione di anzianità in totalizzazione, che richiede 41 anni di contributi (può essere sommata la contribuzione accreditata presso differenti casse, comprese quelle dei liberi professionisti) e l’attesa di 21 mesi di finestra;

la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti e notturni, che richiede un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e una quota (somma di età e contribuzione) almeno pari a 97,6; i requisiti sono più elevati per i lavoratori notturni con un numero di notti inferiori alle 78 all’anno, e per chi possiede contribuzione da lavoro autonomo.

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Con Aes Domicilio ti aiutiamo a cercare e trovare la badante giusta oppure, se hai già individuato la persona di cui ti fidi, ti aiutiamo a mettere in regola la tua badante. Siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare in provincia di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia, Badante Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

 

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Roma, che cosa dice la legge in merito alla maternità per le badanti

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Che diritti ha la lavoratrice domestica incinta?

Il datore di lavoro che decide di mantenere la colf convivente o la badante convivente incinta, dovrà tutelare la salute della lavoratrice fino ai 7 mesi di età del bambino, consentendole permessi per le visite ginecologiche e le prestazioni specialistiche per la tutela della maternità.

Fermo restando che la famiglia può decidere di licenziare la lavoratrice domestica in qualunque momento, dando il dovuto preavviso, se decide di non farlo, non potrà adibirla al lavoro: nei i due mesi precedenti la data presunta del parto; per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; nei tre mesi dopo il parto; durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, se lo stesso avviene in data anticipata rispetto a quella presunta.

Inoltre, se la lavoratrice è addetta a lavori che, in relazione allo stato di gravidanza, sono troppo pesanti, il divieto viene anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto. Vieppiù, a colf ad ore e badanti ad ore spetta il trattamento economico e normativo di tutte le lavoratrici in congedo di maternità: ciò comporta un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione. Inoltre, i periodi di congedo di maternità vengono conteggiati nell’anzianità di servizio.

Ebbene, premessa l’applicabilità al rapporto di lavoro domestico della tutela della maternità di cui all’art. 2110 c.c., anche per tale rapporto di lavoro, in occasione della maternità, deve ritenersi sussistente il divieto di licenziamento per un periodo che, non essendo applicabile nè la l. n. 1204 del 1971, nè le convenzioni internazionali in materia, dovrà essere individuato dal giudice che, in mancanza di usi normativi e in caso di non applicabilità del contratto collettivo di categoria, determinerà equitativamente le modalità temporali del divieto di licenziamento della lavoratrice domestica in maternità, definendo i diritti e gli obblighi delle parti durante il periodo in cui tale divieto sia ritenuto operante (Cass. civile sez. lav., 22/06/1998).

Per maggiore conoscenza, si richiama altresì la sentenza del Tribunale di Napoli: esso si conforma a quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione, dall’Inps e dall’Ispettorato del Lavoro secondo cui, in ambito domestico, non è vietato licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza. La conseguenza è che il licenziamento da parte del datore di lavoro (e, cioè, la famiglia presso cui si presta servizio) non configura una discriminazione nei suoi confronti – anche se deciso non appena la donna comunica la notizia – e, quindi, non si potrà chiedere nessun risarcimento. Esattamente il contrario rispetto a quanto previsto per la generalità delle lavoratrici dipendenti per le quali vige un divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione e fino al compimento di 1 anno di età del bambino.

Anche un’altra sentenza della Cassazione (2 settembre 2015, n. 17433), ha dichiarato che le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari possono essere licenziate durante la gravidanza. Più precisamente non è illegittimo per legge il licenziamento avvenuto dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno d’età del bambino, se si tratta di una lavoratrice nel settore domestico. E ciò significa che il recesso da parte del datore di lavoro non è qualificabile come illecito o licenziamento discriminatorio, ma può essere validamente esecutivo.

Nella specie, in base all’ex art. 62, comma 1, del Decreto Legislativo n. 151/2001 (Testo unico sulla maternità e paternità), alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari si applicano le norme relative al congedo per maternità e le disposizioni di cui agli articoli 6, 16, 17, 22 del Decreto stesso. Il lavoro domestico è invece escluso dalla normativa sul divieto di licenziamento della lavoratrice madre prevista, invece, dall’art. 54 del Testo unico sulla maternità e paternità.

In realtà, questo orientamento suscita più di una perplessità se si considera che il Ccnl sulla disciplina del rapporto di lavoro prevede l’applicazione delle norme di legge sulla tutela delle lavoratrici madri anche ai collaboratori domestici dall’inizio della gravidanza e fino alla cessazione del periodo di astensione per congedo di maternità.

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Licenziamento in forma orale: le badanti a Roma

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Per quanto riguarda il licenziamento, i lavoratori domestici (colf, badante convivente, babysitter, chi offre servizi infermieristici e servizi psicologici a domiclio) non godono delle stesse tutele spettanti alla maggior parte dei dipendenti: essi possono essere licenziati liberamente dal datore lavoro, salvo alcune eccezioni.

Iniziamo subito col chiarire che il licenziamento della badante può essere intimato anche oralmente, ed in questo caso non è nullo, come invece accade per il licenziamento orale, per la generalità dei lavoratori subordinati: tuttavia, su richiesta della badante, il datore di lavoro è tenuto a fornire una dichiarazione scritta che attesti l’avvenuto licenziamento. In ogni caso, la cessazione del rapporto va comunicata per iscritto all’Inps.

Con ordinanza n. 23766 dell’1 ottobre 2018, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto valido quanto asserito dalla Corte territoriale ovvero che, una volta asserito che nel caso di specie il licenziamento intimato verbalmente è comunque legittimo e pienamente efficace, diventa irrilevante verificare se in concreto era stato intimato dalla datrice di lavoro o se era stata la stessa lavoratrice a rassegnare le dimissioni.

In un caso simile, una donna, una collaboratrice domestica straniera, in appello, vedeva rigettato il reclamo proposto avverso la sentenza di primo grado, che ne aveva respinto le domande di impugnazione del licenziamento orale intimatole dalla datrice di lavoro dopo quattro anni di servizio. A questo punto proponeva, quindi, ricorso alla Suprema Corte, deducendo la nullità del licenziamento stesso perché intimato in via orale.

Per la Cassazione, però, la violazione denunciata è inconferente, posto che nel caso di specie relativo al lavoro domestico, “è espressamente prevista l’esenzione dall’applicazione dell’onere della forma scritta, imposto dall’art. 2 I. 604/1966, come novellato dall’art. 2 I. 108/1990”. Per cui il ricorso è stato respinto.

Ebbene, per la Cassazione è espressamente prevista l’esenzione dalla forma scritta del recesso nell’ambito del lavoro domestico.

In via prudenziale, tuttavia, sarebbe bene comunicare al dipendente l’interruzione del rapporto di lavoro in forma scritta, soprattutto nel caso in cui al domestico spetti un periodo di preavviso. In questo caso il documento potrà infatti rappresentare una prova concreta dell’avvio del periodo residuo di attività lavorativa.

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Roma, le condizioni necessarie ad una badante per ottenere un prestito

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prestiti per badante convivente e colf non sono molto diversi da quelli che vengono erogati agli altri lavoratori dipendenti (il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico li classifica così), quindi chi fa parte di queste figure professionali molto importanti per le famiglie non dovrebbe incontrare particolari difficoltà a chiedere e a ottenere un finanziamento, ammesso che la situazione reddituale lo permetta.

Spesso, infatti, le badanti ad ore o le badanti di condominio provengono da paesi esteri e, venendo in Italia, necessitano di una provvista di denaro per far fronte alle spese necessarie all’inserimento.

Infatti, buona parte delle badanti, delle colf e dei collaboratori domestici o di assistenza familiare (servizi educativi, servizi infermieristici e servizi psicologici) non dispongono di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, condizione quasi sempre imprescindibile per ottenere un prestito, e che spesso sono pure straniere e per giunta extra-comunitarie. Cosa può fare in questi casi? La legge le impedisce di ottenere denaro?

 

La legge non impedisce completamente la possibilità di ottenere un prestito alle badanti, italiane o straniere, senza stipendio fisso, invero, diventa solo un po’ più restrittiva.

Per ottenere prestiti in tali circostanze è necessario ricorrere quindi a quelle particolari forme di finanziamento che non richiedono la presentazione di una busta paga: ce ne sono parecchi tra prestiti senza garanzie, prestiti tra privati, prestiti cambializzati, credito su pegno e altri di questo genere. Si possono ricevere prestiti anche con un contratto a tempo determinato, ma il piano di rientro non deve superare la durata del contratto stesso.

prestiti per colf e badanti cambializzati vengono messi a disposizione da varie banche e società finanziarie che erogano prestiti attraverso le cambiali.

Il prestito viene erogato sul conto corrente, mentre il pagamento delle rate di rimborso avviene con cambiali cartacee, oppure bonifici o bollettini postali. Ricordiamo che, nel caso si salti il pagamento di una cambiale, si viene subito protestati.

Tutto ciò vale anche per le badanti straniere: infatti, cambia molto poco, l’importante è che chi richiede il prestito abbia la residenza in Italia, mentre per le persone extracomunitarie serve anche il permesso di soggiorno. Alcune banche potrebbero inoltre chiedere l’attestazione di pagamento dell’ultimo bollettino Inps e la denuncia del rapporto lavoro all’Inps.

Ma quanto è possibile richiedere e ottenere con questi prestiti? L’importo dipende sempre dal peso delle garanzie che si riescono a presentare e dall’ammontare del proprio stipendio: con un contratto a tempo indeterminato si possono ricevere somme piuttosto alte, diversamente bisogna accontentarsi di piccole cifre, difficilmente superiori a 5000 euro.

Riepilogando, in generale, i requisiti richiesti sono:

  • Permesso di soggiorno se non si è di nazionalità italiana;
  • Certificato di residenza italiana;
  • Passaporto/carta d’identità;
  • Tessera sanitaria;
  • Un contratto anche a tempo determinato;
  • La copia dell’ultima busta paga;
  • Finire di pagare il prestito entro il termine del contratto di lavoro.

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A Roma controlli del fisco su badanti e colf: consigli per i collaboratori domestici

Molte volte ci interroghiamo su come avvengano i controlli del fisco; molte volte ci diciamo: “ma proprio me dovrebbero controllare?”; e poi ancora: “ma come fanno a beccare proprio me – ci sarà sicuramente qualcuno che avrà fatto una segnalazione”.

Ecco: i pensieri che compaiono nella mente possono essere i più disparati e disperati, ma AES DOMICILIO ha deciso di fare maggiore chiarezza su questo aspetto che (purtroppo!) interessa chiunque, anche le badanti conviventi, le badanti ad ore e le badanti di condomio – ma anche colf conviventi e colf ad ore.

In realtà è il comportamento della stessa badante che fa scattare i controlli anti-evasione da parte del Fisco. Una famiglia che provvede a selezionare la colf o badante non agisce come sostituto d’imposta.

In parole povere il badato o anziano che assume il collaboratore domestico (comprese le babysitter) non effettua alcuna ritenuta a titolo di acconto. Inoltre il datore non è obbligato ad inviare il CUD domestici (certificazione unica). Non trattiene le tasse sul lavoratore come fanno le altre categorie di datori di lavoro (edilizia, agricoltura, commercio, ecc.). Ciò permette alla colf di non avere una trattenuta forzosa del reddito. La dichiarazione dei redditi è tuttavia obbligatoria se il reddito complessivo del lavoratore è superiore a 8.150€. L’invio di denaro all’estero (moneygram ad esempio) da parte dei collaboratori domestici stranieri che non presentano dichiarazione dei redditi, o che dichiarano meno, è una delle principali ragione che fa scattare i controlli incrociati da parte INPS ed Agenzia delle Entrate.

Sicuramente uno dei fattori più importanti riguarda proprio il trasferimento di denaro all’estero: questo è un dato che non può passare inosservato, e per quanto vi siano dei sistemi legali che impongono delle trattenute sul denaro guadagnato in Italia da spedire all’estero, tuttavia ci sono altrettanti sistemi di invio di denaro all’estero, praticamente illegali atti ad aggirare l’ostacolo del fisco italiano e dell’Agenzia delle entrate. Dunque ci sentiamo di dire a tutte le badanti di non commettere l’errore di occultare il proprio guadagno affinché un domani non si subiscano delle gravi, anzi gravissime conseguenze.

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Sanatoria badanti per adempimenti INPS: i contributi per chi lavora a Roma

Sanatoria badanti conviventi e badanti ad ore, colf conviventi e colf ad ore: con la circolare numero 101 dell’11 settembre 2020, l’INPS ha fornito le istruzioni da seguire sugli adempimenti contributivi per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro con cittadini stranieri in base al settore di appartenenza:

  • agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  • assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza;
  • lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Coloro che hanno presentato domanda di accesso alla sanatoria badanti, colf e braccianti finalizzata alla dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro devono procedere con una serie di adempimenti contributivi per concludere la regolarizzazione.

Le indicazioni contenute nel documento INPS sono indirizzate ai datori di lavoro, in attesa della definizione del procedimento di emersione, sui periodi retributivi che decorrono dal 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del Decreto Rilancio ovvero, dalla data di instaurazione del rapporto di lavoro, per le domande che riguardano la conclusione di un contratto di lavoro con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale.

 

Apertura della posizione contributiva e della comunicazione di assunzione entro il 10 ottobre. Mentre per i rapporti di lavoro domestico prevista l’iscrizione d’ufficio da parte dell’Istituto.

Il primo chiarimento riguarda, innanzitutto, da quale data far partire il calcolo della contribuzione dovuta per i periodi di lavoro:

  • dal 19 maggio 2020 (data di entrata in vigore del decreto-legge n.34/2020), per le domande con cui è stata dichiarata la sussistenza del rapporto di lavoro con cittadini italiani o di Stati dell’Unione europea;
  • dalla data di inizio del rapporto di lavoro, per le istanze presentate allo Sportello unico per l’immigrazione finalizzate a instaurare un rapporto di lavoro con cittadini extracomunitari presenti sul territorio nazionale se il rapporto di lavoro è instaurato successivamente alla presentazione dell’istanza ma prima della definizione della procedura di emersione, secondo le indicazioni della circolare congiunta del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’Interno del 24 luglio 2020, n. 2399.

Come prima operazione, i datori di lavoro agricolo devono aprire una posizione contributiva, seguendo le istruzioni fornite dall’INPS:

  • bisogna utilizzare il canale online per inviare la denuncia aziendale telematica (D.A.);
  • nel campo “Procedura di emersione” del quadro B bisogna indicare il valore “Si”.

La circolare INPS numero 101 dell’11 settembre 2020 specifica: “La posizione contributiva dedicata all’emersione sarà contraddistinta da uno specifico codice di autorizzazione “5W”, con il significato di “Posizione contributiva riferita a rapporti di lavoro oggetto di istanza di emersione ai sensi dell’articolo 103 del D.L. n. 34/2020”.

Se un unico datore di lavoro ha richiesto di accedere alla sanatoria badanti, colf e braccianti per più di un rapporto di lavoro la posizione contributiva dovrà essere aperta con data di inizio attività relativa alla data più remota di presentazione della domanda.

E anche chi ha già una posizione contributiva per gli operai agricoli dovrà aprirne una dedicata all’emersione. Definita la procedura di emersione illustrata dall’INPS, il datore di lavoro deve richiedere tempestivamente la cessazione della posizione contributiva dedicata all’emersione indicando come data di fine validità della posizione il giorno precedente alla data di definizione più recente fra quelle relative a tutti i rapporti di lavoro interessati dall’emersione.

Inoltre, bisognerà procedere con la comunicazione obbligatoria di assunzione (UNILAV) sempre entro la scadenza del 10 ottobre 2020 indicando, come data di inizio dell’attività lavorativa, la data di instaurazione del rapporto di lavoro indicata nella domanda di emersione.

Una volta ricevuta la comunicazione di apertura della posizione contributiva, i datori di lavoro hanno sempre 30 giorni di tempo per trasmettere i flussi Uniemens, nodo Posagri, relativi ai periodi retributivi da regolarizzare, entro 30 giorni, ovvero, se successivi, entro i termini ordinari legali di presentazione (ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento del periodo retributivo).

Sarà l’INPS a calcolare direttamente la contribuzione dovuta nella prima tariffazione utile, chi trasmette i flussi Uniemens in ritardo dovrà versare anche le somme aggiuntive previste.

L’elemento del flusso Uniemens da considerare è l’elemento “DenunciaAgriIndividuale”, con le seguenti precisazioni per la valorizzazione degli elementi:

  • “CodiceFiscaleLavoratore”: indicare il codice fiscale (anche provvisorio) del lavoratore;
  • “DatiAgriRetribuzione”: indicare il codice contratto 121 “Operaio assunto ai sensi art. 103 decreto-legge n.34/2020”;
  • “DataAssunzione”: indicare la data del 19 maggio 2020 ovvero la data di inizio del rapporto di lavoro per le istanze volte ad instaurare un rapporto di lavoro secondo le indicazioni fornite su come calcolare il periodo di contribuzione.

Sarà l’INPS, quindi, a inviare direttamente al datore di lavoro domestico la comunicazione di iscrizione provvisoria e le istruzioni per il pagamento dei contributi tramite avviso di pagamento pagoPA. E sarà sempre l’Istituto a calcolare la contribuzione dovuta sulla base dei dati forniti al momento della domanda di regolarizzazione. Nel caso in cui sia stata presentata istanza per cittadini stranieri presso lo Sportello unico per l’immigrazione, l’imponibile contributivo non potrà comunque essere inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.

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Roma: e se subentra un nuovo datore di lavoro? Il caso delle badanti

È possibile il subentro di un nuovo datore di lavoro anche se non fa parte del nucleo familiare se il rapporto di lavoro è cessato. Lo chiarisce una circolare del Ministero dell’interno in tema di emersione dei rapporti di lavoro irregolare  come previsto dal decreto legge 34 2020 (Decreto Rilancio).

Il nuovo documento integra i contenuti della circolare n. 3020 del 21 aprile 2021  e chiarisce che , sia per le  emersioni che interessano il settore agricolo sia a quelle riguardanti il lavoro domestico e di assistenza alla persona è consentito il subentro di un nuovo datore di lavoro, anche se non componente del nucleo familiare del precedente, nei casi in cui, nell’attesa della  convocazione degli interessati presso gli Sportelli Unici, il rapporto di lavoro  inizialmente intrapreso grazie alla richiesta di regolarizzazione  si sia concluso perché spirato il termine finale.

Il ministero precisa anche che il subentro è possibile anche nei casi di cessazione del rapporto di lavoro per cause non di forza maggiore. Viene anche specificato che nel caso in cui  per la crisi del mercato del lavoro conseguente all’emergenza pandemica non vi sia un nuovo datore di lavoro disponibile all’assunzione del lavoratore,  potrà essere rilasciato allo straniero, anche in considerazione del lasso temporale intercorso dall’invio dell’istanza iniziale, un permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Nelle ipotesi sopra descritte sarà necessario, comunque, procedere, al fine di verificare che la domanda iniziale non fosse fittizia, alla convocazione presso lo Sportello sia del datore di lavoro che aveva avanzato istanza di emersione che del lavoratore per il perfezionamento della procedura di sottoscrizione del contratto di lavoro cessato.

L’iter di regolarizzazione di colf ad ore, colf conviventi, badanti ad ore e badanti conviventi può essere concluso anche da un datore di lavoro diverso dal richiedente.

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Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, con la circolare dell’11 maggio 2021, fornisce chiarimenti proprio sul subentro di un nuovo datore di lavoro nella procedura di emersione del lavoro irregolare prevista dal Decreto Rilancio.

In particolare, tra le indicazioni offerte, il Ministero specifica che in alcuni casi è possibile per il nuovo datore di lavoro continuare la procedura anche quando il rapporto che aveva inizialmente dato adito alla richiesta, con un altro datore di lavoro appunto, si sia concluso per diverse ragioni. Tali regole, tra l’altro, sono le stesse che si applicano ai braccianti agricoli, così come ricordato nel documento di prassi.

E, ancora, un nuovo datore di lavoro può portare avanti la procedura di regolarizzazione già iniziata, in ipotesi di rapporto di lavoro a tempo determinato conclusosi quando, nelle more della convocazione degli interessati presso lo Sportello Unico del Ministero, è spirato il termine finale. In tal caso chi subentra può anche non appartenere al nucleo familiare del precedente datore di lavoro.

Infine, anche in considerazione del perdurare dell’emergenza pandemica e delle pensati ricadute sul mercato del lavoro, il Ministero specifica che anche se non interviene un nuovo datore di lavoro nella procedura, la colf o la badante straniera potrà, in via eccezionale, comunque ottenere un permesso di soggiorno temporaneo in attesa di occupazione.

Riportiamo qui le parole del “Ministero dell’Interno” in proposito: « Qualora, invece, anche a causa delle gravi conseguenze che il perdurare dell’emergenza pandemica ha provocato nel mercato del lavoro, non vi sia un nuovo datore di lavoro disponibile all’assunzione del lavoratore, in considerazione del lungo tempo trascorso dall’invio dell’istanza e dell’alto numero di pratiche ancora in trattazione, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, interessato in merito, conviene possa essere rilasciato allo straniero un permesso di soggiorno per attesa occupazione. In ogni caso, come disposto nella circolare n.4623 del 17/11/2020, gli Sportelli Unici dovranno svolgere gli opportuni accertamenti ai fini di una valutazione volta ad escludere che la domanda di emersione sia stata inoltrata strumentalmente e che il rapporto di lavoro si sia instaurato in modo fittizio.»

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Roma: badanti evadono le tasse fino a 5 milioni di euro

È saltato su tutti i giornali il caso delle ‘badanti sbadate’, ovvero: dimenticavano di versare i contributi percepiti per il loro lavoro.

Ciò è avvenuto a Roma– ma niente toglierebbe che fosse successo in qualsiasi altra parte dell’Italia: Aes Domicilio è infatti in prima linea per ostacolare fenomeni del genere, ed anche per andare incontro alle esigenze delle badanti conviventi o delle badanti ad ore. Si tratta di lavoratori, soprattutto donne, che pur avendo percepito più di 8mila euro di reddito all’anno avevano evaso le imposte.

Le fiamme gialle hanno così accertato, soprattutto attraverso l’incrocio dei dati con la dichiarazione dei redditi del datore di lavoro, che erano stati così sottratti a tassazione, nelle varie annualità sottoposte a controllo, ben 5 milioni di euro corrispondenti ad un’imposta evasa che supera il milione di euro. La Guardia di Finanza della compagnia di Mondovì ha individuato 170 collaboratrici familiari e domestiche, (colf ad ore e colf conviventi, badanti di condominio, babysitter) italiane e straniere che avevano dimenticato totalmente di presentare la dichiarazione dei redditi. La complessa operazione nel settore della tutela delle entrate dello Stato ha permesso di individuare una notevole “sacca di evasione”, basata sul un rilevate volume di redditi non dichiarati e la conseguenziale evasione d’imposta. Sfruttando il ricco patrimonio informativo a disposizione dei militari, è stato intercettato un numero cospicuo di badanti che, pur essendo state regolarmente inquadrate dal punto di vista lavorativo, non avevano provveduto a dichiarare i redditi quando questi superavano gli 8mila euro, soglia per la quale scatta tale obbligo.

Calcolo Dei Contributi INPS Badanti

Secondo quanto riscontrato dai militari incrociando i dati relativi alle annualità controllate, queste persone avevano un contratto di lavoro ma non avevano presentato la dichiarazione dei redditi, pur avendo superato gli 8.000 euro annui (soglia per la quale scatta l’obbligo di dichiarazione). Una dimenticanza – da cui il nome dato all’operazione, “Badanti sbadate” – che configura una rilevante “sacca di evasione” per queste entrate non dichiarate al fisco, secondo le Fiamme Gialle, da cui viene anche sottolineato il fatto che il fenomeno dell’assistenza domiciliare si collega alla pandemia e alle maggiori necessità di questi servizi per la popolazione anziana e debole.

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Bonus di €1000 dalla Regione Lazio alle badanti che lavorano su Roma

Un bonus da 600 euro o anche da 1.000 euro è in arrivo dalle Regioni e in particolare dalla Regione Lombardia per i lavoratori autonomi e dalla Regione Lazio per tutta una serie di categorie di lavoratori.

I bonus da 600 e 1.000 euro in arrivo dalle Regioni andranno a lavoratori dello spettacolo, del turismo, lavoratori domestici e titolari di partita IVA a seconda delle regole indicate dalle stesse.

Il bonus da 600 e 1.000 euro si aggiuge a quelli previsti dal decreto Sostegni dal bonus per collaboratori sportivi a quello da 2.400 euro per gli stagionali del turismo, autonomi e spettacolo considerati tuttavia insufficienti.

I nuovi bonus da 600 euro e 1.000 euro regionali affiancano inoltre altre misure previste dalle singole Regioni a sostegno della famiglia come il bonus baby sitter esteso in alcuni casi anche alle badanti conviventi, badanti ad ore, badanti condominio e colf.

badante diritto allo studio ore retribuite

Un bonus da 600 euro è in arrivo dalla Regione Lazio con il bando pubblicato da 30 milioni di euro e le domande che si possono già inoltrare dal 6 aprile. Sono 5 le misure previste per il bonus 600 euro che va a interessare 5 categorie di lavoratori e quindi spetta nel dettaglio a:

  • colf e badanti;
  • lavoratori della cultura e dello spettacolo;
  • collaboratori sportivi;
  • lavoratori del settore turistico;
  • partite IVA.

I requisiti e i termini per la domanda per ottenere il bonus 600 euro della Regione Lazio sono stati comunicati sul sito istituzionale differenziando le misure per categorie e che riportiamo di seguito:

  • La Misura 1 prevede un bonus di 600 euro per colf e badanti con iscrizione di rapporto/i di lavoro attivo/i nella Gestione dei Lavoratori domestici dell’INPS a partire dal 23 febbraio 2020 lavoro settimanale complessivo superiore a 10 ore e che hanno sispeso o ridotto l’attività a causa della pandemia. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9:00 del 6 aprile attraverso lo sportello online (disponibile a questo link) previa registrazione;
  • la Misura 2 prevede un bonus 600 euro per i lavoratori della cultura e dello spettacolo che operano in attività creative, artistiche e di intrattenimento, attività di biblioteche, archivi, musei e altre attività culturali, attività editoriali, fotografiche, di produzione cinematografica, video, registrazioni musicali e sonore di programmazione e trasmissione, interpreti della prosa e dell’audiovisivo che a causa dell’emergenza Covid, hanno dovuto cessare o sospendere la propria attività. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9:00 del 7 aprile;
  • la Misura 3 della Regione Lazio prevede un bonus 600 euro per collaboratori sportivi che a partire dal 23 febbraio 2020 erano lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione o altre forme contrattuali presso le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, le società e associazioni sportive dilettantistiche e che a causa dell’emergenza Covid, hanno dovuto cessare o sospendere la propria attività nel corso del 2020 o ridurla rispetto all’anno precedente. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9.00 dell’8 aprile;
  • la Misura 4 è un bonus di 600 euro per i lavoratori del settore turistico che operano in attività di alloggio, servizi e ristorazione, agenzie di viaggio, tour operator, attività di noleggio, altre attività di servizio alla persona come benessere, bellezza, termalità, agenzie matrimoniali, operatori del settore fieristico, congressuale e aereoportuale nonché operatori dei servizi di animazione e tempo libero che a causa dell’emergenza Covid hanno dovuto cessare o sospendere la propria attività nel corso dell’annualità 2020 o ridurla rispetto all’anno precedente. La domanda può essere inviata a partire dalle ore 9.00 dell’8 aprile;
  • la Misura 5 prevede l’erogazione, a sportello, di un contributo a fondo perduto di 600 euro ai lavoratori autonomi e ditte individuali titolari di partiva Iva (partita Iva già attiva al 23 febbraio 2020 e che lo sia ancora al momento della presentazione della domanda), operanti nel Lazio, iscritti alla Gestione Separata dell’Inps o ad altro ente o cassa previdenziale e con un reddito non superiore a 26.000 euro nell’anno 2020. La domanda essere presentata attraverso lo sportello telematico attivo dalle ore 10.00 dell’8 aprile e fino alle ore 18.00 di venerdì 7 maggio.

Oltre al bonus 600 euro del Lazio c’è anche quello da 1.000 euro una tantum della Regione Lombardia che ha ampliato la platea dei beneficiari della Dote Unica Lavoro – Quarta Fase. Il bonus 1.000 euro infatti spetta anche ai lavoratori autonomi privi di partita IVA.

Come comunica la Regione si tratta di un contributo di 1.000 euro lordi una tantum a titolo di indennità di partecipazione, aderendo a uno dei percorsi erogati nell’ambito di Dote Unica Lavoro. Il bonus 1.000 euro è erogato al netto delle trattenute fiscali perché, spiega la Regione, è equiparabile al reddito da lavoro dipendente. Ma a chi spetta il bonus 1.000 euro? I destinatari sono le seguenti categorie:

  • lavoratori privi di partita IVA con contratto di lavoro occasionale o per la cessione dei diritti d’autore con rapporti di collaborazione esonerati da un contratto in forma scritta;
  • lavoratori parasubordinati con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Il progetto che prevede l’erogazione del bonus 1.000 euro dalla Regione Lombardia si compone, come spiega la stessa sul sito istituzionale, di due fasi:

  1. presentazione della domanda di Dote Unica Lavoro dall’11 dicembre 2020 fino alle ore 12 del 30 aprile 2021. La domanda va presentata presso un operatore accreditato al lavoro di Regione Lombardia e include anche un programma di formazione o un percorso di politiche attive;
  2. presentazione della domanda di contributo dall’11 febbraio 2021 fino alle ore 12 del 30 giugno 2021. Il lavoratore deve presentare domanda solo dopo aver svolto una parte del percorso programmato ovvero almeno 10 ore di servizi per il lavoro o la formazione.

La domanda può essere inviata accedendo alla piattaforma:

  • tramite identità digitale SPID;
  • tramite Tessera sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS) con PIN dispositivo. Per ottenere il PIN occorre rivolgersi agli enti che hanno richiesto di poter erogare tale servizio.

La prima scadenza da tenere a mente quindi per il bonus 1.000 euro è quella del 30 aprile 2021.

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Nuovi rischi e nuove sanzioni per chi assume una badante in nero a Roma

Introduzione

Quando si assume un lavoratore in nero, ossia senza regolarizzarlo, si va incontro a una serie di conseguenze di carattere amministrativo. Si parla cioè di sanzioni che non rientrano nel penale. Tuttavia, gli importi possono essere particolarmente elevati e questi si applicano sia ai casi in cui il datore di lavoro è un’azienda che a quelli in cui è una semplice persona fisica. Ecco perché, alla luce del fatto che il lavoro domestico è quello dove più spesso si verificano illeciti di tale tipo, è bene sapere cosa si rischia ad assumere una badante convivente, badante ad ore o badante di condominio in nero. Gli stessi rischi che riguardano il caso dell’assunzione irregolare di una colf ad ore o colf convivente, di un giardiniere, di una babysitter o di qualsiasi altro soggetto che, con regolarità, svolge un’attività lavorativa alle dipendenze altrui.

Badante in nero: i rischi con lo Stato

Se la badante Roma è una cittadina italiana o straniera regolare, i rischi per il datore di lavoro si limitano solo al campo amministrativo per quanto riguarda i rapporti con lo Stato. In particolare:

  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 30 giorni, c’è una sanzione da un minimo 1.800 euro a un massimo 10.800 euro;
  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 60 giorni, la sanzione parte da un minimo di 3.600 euro e arriva ad un massimo di 21.600 euro;
  • se la badante ha svolto lavoro in nero per oltre 60 giorni, la sanzione oscilla tra un minimo di 7.200 euro e un massimo di 43.200.

Badante in nero: i rischi con la lavoratrice

Non meno gravi sono i rischi che si corrono nei confronti della lavoratrice. Quest’ultima infatti potrebbe avviare una vertenza di lavoro e chiedere:

  • tutti gli stipendi maturati durante il rapporto di lavoro, il cui pagamento il datore non è in grado di dimostrare con modalità tracciabili. Il che significa che se la bandate è stata sempre pagata in contanti, quest’ultima potrà chiedere tutte le mensilità dal primo giorno di assunzione fino all’ultimo, fingendo di non aver ricevuto nulla. È possibile far valere tale diritto fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro;
  • le differenze retributive: ciò succede quando il datore di lavoro è in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento delle mensilità ma queste sono di importo inferiore rispetto a quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale. Anche in questo caso, il termine di prescrizione è di cinque anni decorrenti dalla cessazione del rapporto lavorativo;
  • i contributi previdenziali: per ogni mese di retribuzione, sono dovuti anche i contributi previdenziali non versati dal datore di lavoro all’Inps;
  • il Tfr ossia il trattamento di fine rapporto che spetta nella misura di una mensilità di stipendio per ogni anno lavorato;
  • le ferie e i permessi non goduti;
  • l’indennità di preavviso per la cessazione in tronco del rapporto di lavoro.

Badante Assunta Tramite Internet

Badante in nero: i rischi della badante

Con l’entrata in vigore del Jobs Act e con la riforma dell’indennità di disoccupazione, attuata con l’introduzione della Naspi sono state, infatti, inasprite le conseguenze sanzionatorie per lavoro irregolare per le quali si prevede l’applicazione non solo al datore di lavoro ma anche al lavoratore che lavora in nero.

Come noto, chi impiega lavoratori in maniera irregolare rischia di ricevere sanzioni fino ad un massimo di 36.000 euro.

Il lavoro nero, a seguito della riforma operata dal Jobs Act, è ormai un reato anche per il dipendente che rischia di ricevere una sanzione che può arrivare sino alla reclusione per un periodo massimo di 2 anni. In particolare, il rischio che corre il lavoratore in nero si materializza quando questi dichiara di essere privo di una occupazione al fine di percepire un beneficio economico pubblico. Infatti, la pena detentiva della reclusione fino a 2 anni è prevista per quel lavoratore che dichiara di essere disoccupato mentre, in realtà, lavora in nero e percepisce un reddito non dichiarato al Fisco nè all’Inps.

La situazione del lavoratore si complica se, oltre ad aver falsamente dichiarato di non avere un lavoro, riceve effettivamente la Naspi, ossia, l’attuale indennità di disoccupazione. In tal caso, infatti, si configura, a carico del lavoratore, il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, che è punibile con la reclusione da tre mesi a tre anni.

Inoltre, in casi come questo, al lavoratore viene applicata una sanzione amministrativa proporzionale alle somme percepite indebitamente dallo Stato.

Infine, il lavoratore che lavora in nero e prende la disoccupazione decade dal diritto a tale prestazione sociale e può essere chiamato in giudizio dall’ente erogatore per risarcire il danno.

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