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Roma, la Giusta Selezione di Badanti con Malati di Alzheimer

Aes Domicilio ricerca anche a Roma personale domestico, come badante convivente, ad ore o notturna e per farlo si avvale di un primo passaggio esclusivamente con la famiglia, per raccogliere le indicazioni su quale possa essere la miglior badante da presentare.

Tra le patologie che un anziano può presentare vi è anche l’ Alzheimer, ecco ora parleremo di questa malattia.

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva che colpisce il cervello, causando la perdita di memoria e altre funzioni cognitive. È la forma più comune di demenza, una condizione che colpisce la capacità di una persona di pensare, ragionare e ricordare le cose.

La malattia di Alzheimer si sviluppa lentamente nel tempo e di solito inizia con la perdita di memoria a breve termine.

Le persone affette da questa patologia possono avere difficoltà a ricordare eventi recenti, nomi di persone e oggetti, o a pianificare e organizzare le attività quotidiane.

Con il passare del tempo, la malattia può peggiorare e comportare la perdita di memoria a lungo termine, problemi di linguaggio, di attenzione, di concentrazione e di giudizio.

La malattia di Alzheimer può anche causare cambiamenti nel comportamento e nell’umore, come l’irritabilità, la depressione, l’ansia e la perdita di interesse per le attività che una volta erano gratificanti.

Inoltre, le persone con Alzheimer possono avere difficoltà a svolgere le attività quotidiane, come vestirsi, mangiare o andare in bagno.

La badante è una figura professionale importante che può entrare in gioco per aiutare le persone con Alzheimer a gestire la loro vita quotidiana.

La badante può fornire assistenza nella cura personale, nell’alimentazione, nell’igiene personale e nell’esercizio fisico ed un eventuale supporto emotivo e sociale, aiutando la persona con Alzheimer a mantenere un senso di connessione con gli altri e ad avere attività gratificanti.

Di conseguenza possiamo elencare alcuni esempi di come la badante può essere di aiuto.

  • Per l’ assistenza personale la badante può aiutare la persona con Alzheimer nella cura personale, come il bagno, la vestizione e la cura dell’igiene personale
  • Per l’assistenza alimentare la badante può preparare i pasti e aiutare la persona con Alzheimer a mangiare, garantendo che riceva la giusta nutrizione
  • La badante può aiutare a gestire i farmaci, garantendo che vengano presi nei tempi e nelle dosi corrette
  • La badante può fornire supporto emotivo e sociale alla persona con Alzheimer, aiutandola a mantenere un senso di connessione con gli altri e ad avere attività gratificanti
  • Ed infine la badante può monitorare la sicurezza della persona con Alzheimer, garantendo che non si metta in pericolo e che la casa sia sicura

 

Per leggere altri approfondimenti sulle agenzie di badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lombardia, in Lazio ed in particolare nelle province di Milano e Roma se cerchi Badanti a Milano, Badante a Monza, Badante a Como, Badante a Lecco e Badante a Roma.

 

Il Manuale delle Badanti: Arteterapia, Anziani e Badanti a Roma

Un libro può essere una delle scelte migliori per conoscere qualcosa: Aes Domicilio come casa editrice ha raccontato anche a Roma la badante e la famiglia, per aiutare entrambe le figure ad entrare una nel mondo dell’altra.

La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze, una delle città in cui si è spesso manifestata, deriva il suo nome dallo scrittore francese Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle (1783-1842) che, dopo esserne stato colpito personalmente durante il proprio Grand Tour del 1817, ne diede una prima descrizione nel libro: “Napoli e Firenze: un viaggio da Milano a Reggio“.

Si tratta di una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capo-giro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti particolarmente sensibili, quando si trovino di fronte a opere d’arte di straordinaria bellezza.

E, in pratica, una malattia da “esposizione all’arte”!

Alcuni studiosi confermano come questa “esposizione all’arte” possa agevolare i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer soprattutto se siano seguiti da una badante specializzata proprio in Alzheimer.

Applicata alla demenza, l’arteterapia è un sorta di efficacissima Sindrome di Stendhal al contrario: l’overdose di bellezza, che può stordire una persona particolarmente sensibile in buona salute, può avere anche straordinari effetti benefici su una mente compromessa, provocando emozioni in grado di rallentare il progredire della malattia, in certi casi raggiungendo l’effetto di alcuni farmaci specifici.

I benefici sono generali ed evidenti poiché gli assistiti sono più motivati a partecipare, provano maggior benessere – dunque si riducono i tipici sintomi negativi del comportamento -, cresce l’autostima, migliora la qualità della vita, il tono dell’umore e, di conseguenza, le stesse relazioni con operatori e familiari, i quali vedono con soddisfazione i loro cari nuovamente felici, non importa se si tratti di uno stato transitorio, e coinvolti in attività gratificanti.

Anche se affette da patologia cognitiva, queste persone sono in grado di valutare l’esperienza estetica col risultato che, in non pochi casi, si sono riattivate memorie lontane e una vitalità apparentemente esaurita.

L’arte, agendo come una forma di ipnosi, innocua e in stato cosciente, fa si che il cervello dei pazienti restituisca loro ciò che gli è proprio, l’arte riesce a provocare nella mente compromessa, effetti di riconnessione, restituendo al paziente ciò che la malattia aveva fatto smarrire.

Non a caso questa esperienza di “uscire fuori dalla gabbia dei ricordi perduti” cui induce l’Alzheimer, sia speculare a ciò che lo psicoanalista Hillmann disse a proposito della sindrome di Stendhal:

“Potrebbe essere considerata, pertanto, una sindrome archetipica e le manifestazioni patologiche una rappresentazione mitica, la mimesis, cioè, di un modello archetipico. La crisi, dunque, può essere letta come espressione della necessità di oltrepassare i limiti dell’ordinario, come aspirazione alla trasgressione, alla rottura di schemi comportamentali abituali, come urgente spinta a riscoprire e realizzare tendenze psichiche pro-fonde”.

Dunque lo stimolo di immedesimarsi in essa che un’opera d’arte dona offre al paziente l’occasione di immedesimarsi in se stesso, sfruttando un particolare dettaglio di un’opera che susciti, in realtà, il collegamento con un particolare dettaglio della propria vita, grazie al quale cominciare a ricostruire la propria identità.

Aes Domicilio coglie l’occasione del suo primo manuale per far conoscere com’è realmente il mondo della badante.
Il manuale è acquistabile direttamente dal sito Aes domicilio.

 

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L’inganno dei Sensi: la Badante e la Demenza a Roma

Molte badanti di Roma si ritrovano a dover gestire persone anziane affette da demenza.

Le persone affette da demenza moderata hanno illusioni sensoriali, soprattutto visive come le allucinazioni, percepiscono oggetti e creature viventi che sembrano staccarsi da un tappeto o dalla tappezzeria per esempio.

È utile sapere che, a causa dei loro disturbi mentali, le persone affette da demenza spesso non capiscono più le connessioni.

Per questo cercano di inserire le esperienze in un loro contesto logico.
Siccome le persone affette da demenza e i loro parenti di solito non conoscono la possibile connessione tra questi sintomi e la demenza non ne parlano con il medico.
Spesso inoltre le persone affette da demenza bevono troppo poco o seguono una dieta squilibrata o inadeguata e dunque possono attraversare momenti di confusione.

Non è facile per il profano distinguere tra stato di confusione e illusioni sensoriali.

Nel caso di una confusione mentale ipoattiva il soggetto ha dei comportamenti che sono paragonabili a quelli della depressione, infatti la persona in questione è assopita, narcotica e particolarmente silenziosa.

In questi casi la badante può essere molto utile, per aiutarlo per mantenerlo attivo.

È opportuno comunicare con il soggetto assopito facendo delle domande semplici:

  • che giorno è oggi?
  • come ti chiami?
  • dove ti trovi?
  • che ore sono?

Se la confusione mentale negli anziani è classificata come iperattiva significa che il soggetto che ne soffre avrà un comportamento sopra le righe, con atteggiamenti agitati.

Chi soffre di questo tipo di confusione mentale può avere allucinazioni oppure delirare.

Ed infine, esiste uno stato di alterazione mentale che viene definita mista, in questo caso i sintomi delle due precedentemente descritte sono mescolate e alternate tra loro.

In pratica l’anziano che viene colpito da questo tipo di confusione mentale passa da momenti di schizofrenia ad altri catatonici o di silenzio e assopimento.
È importante svolgere un’azione preventiva e la presenza della badante può essere di grande aiuto.

Per ridurre le probabilità di cadere in uno stato confusionale è importante

  • mantenere ben idratato il corpo
  • seguire una corretta alimentazione ricca di fibre, vitamine e sali minerali
  • garantire un ambiente sereno e rilassato, evitare confusione e cambi di ambienti o traslochi
  • vivere in un ambiente luminoso e armonioso utilizzando la musicoterapia e l’aromaterapia

 

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In aumento Anziani con Alzheimer, a Roma servono più Badanti Preparate

Anche a Roma il lavoro delle badanti è uno tra i più difficili poiché si è sempre in contatto con un’altra persona che si trova in difficoltà dal punto di vista fisico o mentale.
Una patologia importante che può ritrovarsi a dover gestire una badante è l’ Alzheimer.

Il termine demenza indica una riduzione delle prestazioni cognitive come la memoria, il ragionamento e il linguaggio, tale da compromettere le attività e le relazioni della persona.

Oltre all’Alzheimer, esistono altri tipi di demenza quali:

  • la demenza di tipo vascolare
  • la demenza con corpi di Lewy
  • le demenze fronto-temporali
  • la malattia di Huntington
  • la degenerazione cortico-basale

Sappiamo ancora poco sulle cause scatenanti della malattia di Alzheimer, qualcosa però di utile da sapere per la badante è che comporta una perdita di cellule cerebrali e una conseguente riduzione del volume del cervello, soprattutto della corteccia cerebrale, responsabile di importanti funzioni tra cui l’elaborazione del pensiero e la memoria.
Quindi attualmente la malattia di Alzheimer non è guaribile, ma è possibile far fronte ai sintomi e alle difficoltà di natura socio-sanitaria agendo su diversi fronti.

 

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Non esistono farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia, anche se alcuni farmaci vengono utilizzati per mitigare per un po’ di tempo alcuni sintomi cognitivi, funzionali e comportamentali, soprattutto nella fase lieve della malattia.

L’aspetto più importante da tenere in considerazione è prendersi cura della persona per migliorare la qualità della sua esperienza quotidiana.

Vi sono diversi aspetti e tipi di percorsi da prendere in considerazione in base alle caratteristiche della persona, alle sue capacità residue e ai suoi bisogni.
L’aiuto di una badante, che tranquillizza anche la famiglia che non sente di aver abbandonato a se stesso il proprio familiare, è molto importante.
È fondamentale che le badanti sappiano tenere in primo piano i bisogni della persona con demenza, tenendo conto della sua percezione della realtà e della relazione terapeutica.

Non poter guarire non è la stessa cosa di non poter curare, e dove non arrivano i farmaci a estirpare le cause di una malattia, possono arrivare le buone pratiche della badante.

Che cosa significa Essere Badanti a Roma?

Roma: Che cosa significa Essere Badanti?

La figura della badante a Roma è divenuta centrale nella società in seguito all’aumento della popolazione anziana e dell’aspettativa di vita.

In Italia, ed a Roma in particolare, i caregiver di Roma non sono delle imprese di pulizie a Roma ricoprono un ruolo di supporto determinante non solo per il malato e l’anziano, ma anche per il welfare: un “esercito” silenzioso che, secondo le stime calcolate in base ai dati ISTAT, potrebbe superare i 7 milioni di persone, ma che, tuttavia, non ha ancora ottenuto un pieno riconoscimento normativo.
La badante è la persona che presta assistenza quotidiana a un familiare non autosufficiente per motivi di salute fisici o mentali.

La badante riveste un ruolo centrale nella vita del malato, perché rappresenta sia il responsabile dell’assistenza, giorno dopo giorno, sia il punto di riferimento emotivo dell’assistito, che trova giovamento dal sostegno quotidiano.

Dedizione quotidiana, sostegno psico fisico, assistenza 24 ore su 24 a una persona cara malata o anziana, gestione di problematiche sensibili e dolorose, rinunce e sacrifici: basta questa descrizione per rappresentare lo straordinario valore della badante oggi e comprendere i tanti compiti che è chiamato ad assolvere.

Sono numerose, infatti, le mansioni che deve svolgere quotidianamente e queste dipendono da svariati fattori, in primo luogo l’età del malato e il suo grado di non autosufficienza. Si va dall’assistenza diretta al familiare (lavare, vestire, stirare, preparare i pasti, ad esempio) a quella indiretta (svolgere commissioni, recarsi in banca, in posta, ritirare la pensione, accompagnare alle visite, ecc.), fino alla sorveglianza attiva (intervenire immediatamente in caso di pericolo) e passiva (vigilare durante il sonno e le ore di riposo o quando l’assistito è allettato).

Può essere inoltre necessario – e spesso lo è – imparare alcune basilari pratiche di assistenza, ad esempio riguardanti le manovre di spostamento del malato, la somministrazione di farmaci e l’utilizzo di particolari apparecchiature.

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L’addio tra Badante e Assistito di Roma

Il rapporto tra badante e badato/a nella capitale è uno dei rapporti più forti che la modernità ci sta consegnando; infatti, la “caduta delle famiglie” conseguente alla precarietà e instabilità del lavoro, anche a Roma ha fatto sì che questa nuova figura si instaurasse nelle famiglie, entrasse in punta di piedi, e senza accorgercene la badante è diventata la nostra nuova vicina di casa, la nostra nuova amica, la nostra nuova “zia”.

Sono i nuovi “angeli del focolare”, cucinano, puliscono e si occupano di anziani o malati non più autosufficienti: colf e badanti sono talmente indispensabili che gli italiani spendono 7 miliardi all’anno per il loro prezioso aiuto, senza contare il sommerso che ha numeri altrettanto importanti.

Ma quando anche a Roma il rapporto di lavoro si interrompe, quegli angeli si possono trasformare in autentici ‘demoni’ per chi si ritrova a far fronte a richieste più o meno fondate di pagamenti di arretrati e straordinari.

Sempre più spesso, infatti, la lavoratrice mandata via si rivolge al patronato e spuntano conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate, anche se il datore di lavoro era convinto di essere pienamente in regola dopo che per anni aveva versato regolarmente i contributi e corrisposto puntualmente lo stipendio concordato nel contratto per badante.
Oltre 128mila euro: è la cifra da capogiro che si è sentito chiedere il mese scorso un romano trascinato in tribunale dall’ ex colf e badante di sua madre, malata di Alzheimer. La donna, una cittadina dell’Est Europa, sosteneva di aver lavorato prima in nero e poi di essere stata inquadrata in modo non corretto e chiedeva 128mila euro di risarcimento.

Un caso di abuso di potere?

Niente affatto, racconta all’Agi De Luca, che ha difeso l’imputato. “La signora è stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante.

Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”.

La causa si è conclusa con un’ammenda di 5.000 euro da pagare alla signora “perché il datore di lavoro l’aveva registrata come badante a persona autosufficiente anziché non autosufficiente”.

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Le Famiglie di Roma alla Ricerca della Badante

Le Famiglie di Roma sono alla Ricerca di una Badante

In Italia, il 76,4% delle famiglie che hanno bisogno di colf, il 70,8% di quelle alla ricerca di badanti e il 61,6% di quelle che cercano baby-sitter si rivolgono ad amici, parenti, conoscenti per selezionare la persona giusta.

Dunque, non canali specializzati come agenzia per il lavoro o piattaforme online – spiega il report – ma la rete “di prossimità” costituita dalle conoscenze dirette. Questo perché i canali ufficiali sono considerati poco accessibili o costosi. Inoltre, nella stessa logica della prossimità, spesso anche un lavoratore domestico già impiegato nella famiglia diventa un canale di ricerca (nel 19,2% dei casi per assumere una colf; nel 16,7% per cercare badanti).

Vuoi sapere quanto costa una badante? AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta Italia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badante a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Roma.

L’82% delle famiglie che ha assunto una colf è soddisfatto del lavoratore o della lavoratrice. La percentuale di soddisfazione decresce quando si tratta di badanti: ben il 33,8%, cioè 1 famiglia su 3, non può dirsi soddisfatta delle qualità professionali della persona individuata. Nel caso delle baby sitter, al 76,2% di famiglie soddisfatte si contrappone quasi un quarto di insoddisfatte.

Sono i datori di lavoro più giovani (under 55) ad essere meno soddisfatti della scelta fatta: il 22,7% nel caso di colf; addirittura il 41% per badanti.

Meno della metà delle famiglie in cui è presente un anziano o una persona non autosufficiente ricorre a forme di assistenza pubblica. Tra gli strumenti più utilizzati, il Censis ha individuato l’indennità di accompagnamento (42,1%); mentre le altre tipologie restano tutte sotto la soglia del 10%. Si tratta, in particolare, dell’assistenza domiciliare integrata in alternativa al ricovero in ospedale: a seguire un programma di interventi sanitari e sociali a domicilio è solo l’8,2% degli intervistati. Appena il 3,9% accede invece all’assistenza domiciliare programmata, ovvero un servizio che è il medico di medicina generale ad effettuare presso il domicilio di un paziente. Tuttavia – evidenzia il report -, i pochi che accedono a questi servizi sono soddisfatti: rispettivamente per l’assistenza integrata e programmata l’esperienza è positiva nel 76,7% e nel 72,7% dei casi. Invece, soltanto il 35,4% di chi ha accesso all’indennità di accompagnamento esprime una valutazione positiva.

Ma cosa vorrebbero le famiglie che convivono con la non autosufficienza tutti i giorni?

Il 36,3% chiede un contributo economico che le metta nelle condizioni di impiegare un assistente familiare; in alternativa, le famiglie vorrebbero portare in deduzione il totale del costo sostenuto per il personale domestico impiegato (35,5%) nelle dichiarazioni dei redditi. Il 14% delle famiglie preferirebbe invece ricevere servizi personalizzati erogati da personale della ASL, del Comune o di enti autorizzati e accreditati. A seguire, l’11,5% vorrebbe un contributo economico pubblico senza vincoli di utilizzo e solo il 2,7% preferirebbe ricevere un contributo che vada invece a sostenere il reddito di un caregiver.

La badante e l’Alzheimer a Roma

Quando una badante assiste una persona malata di Alzheimer è necessario conoscere e informarsi adeguatamente sulla malattia.

Aes Domicilio da indicazioni alle badanti sui sintomi e le caratteristiche che sono molte e possono variare leggermente da soggetto a soggetto. Sapere in quale stato si trova l’anziano aiuta a seguire l’andamento della malattia e soddisfare le necessità di quel momento da parte della badante.

Conoscendo la malattia e le sue manifestazioni la badante non si troverà impreparata di fronte a peggioramenti o situazioni critiche. Inoltre, una badante che assiste un anziano con Alzheimer dovrà fare attenzione che l’assistito prenda le medicine regolarmente.

Aes Domicilio cerca di dare alcune informazioni su come trattare un anziano malato di Alzheimer:

  • Prima cosa la badante non deve forzare il volere dell’anziano quando si rifiuta di fare qualcosa. Spesso basta aspettare giusto cinque minuti per trovarlo con uno stato d’animo diverso.
  • Secondo, la badante per motivarlo e tenere allenata la mente non bisogna mai limitare l’anziano.  Può la badante coinvolgerlo in azioni abituali della giornata. Come ad esempio riordinare la tavola, aprire un mobile per posare una pentola, ecc.
  • I piccoli ripetuti gesti e momenti del vissuto quotidiano possono aiutare l’anziano a restare calmo. Il rischio di fare dei mutamenti nella quotidianità, l’anziano potrebbe risultare più agitato.
  • Altro punto importante consigliato da Aes Domicilio per mantenete la memoria residua dell’anziano è  con l’utilizzo di alcuni oggetti, esempio mettendo bene in vista le fotografie dei famigliari e amici , e di scriverci il loro nome; oppure contrassegnando le porte delle camere.
  • La malattia alzheimer incide prepotentemente sulla memoria a breve termine, per questo bisogna dare molta importanza al dialogo. La badante deve formulare frasi brevi e semplici, in modo che l’anziano non abbia difficoltà grosse per ricordarle, ripetere con dolcezza e con un tono pacato il concetto. Accettare eventuali tempi di risposta, spesso lunghi, e fare attenzione anche al linguaggio del corpo.
  • Altro punto importante di cui vuole parlare Aes Domicilio è  il contatto fisico. Se viene gradito, è importante che la badante dimostri affetto al paziente toccandolo mentre gli parli.

Non va dimenticato che chi è malato non è in grado di capire pienamente ciò che accade intorno a lui o ciò che gli si richiede.

Quindi Aes Domicilio ricorda alle badanti che la sua rabbia non è rivolta contro di voi ma è una manifestazione del suo disagio o della sua paura. Perciò bisogna ridurre al minimo le situazioni che possono essere vissute come minacciose dal malato; cercate di non contraddirlo in quanto la sua tolleranza alle frustrazioni è molto ridotta.

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