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Le Badanti e i Problemi di Alimentazione dell’Anziano a Roma

Anche a Roma abbiamo potuto constatare  che il cibo  può diventare un problema con la vecchiaia;

sicuramente l’aiuto di una badante può tranquillizzare la famiglia.

Purtroppo  comune tra la popolazione anziana è la disfagia, cioè la difficoltà nella deglutizione.

Di conseguenza un consiglio  alle badanti per  capire come preparare e cucinare al meglio per aiutare gli anziani durante i pasti.

È necessario preparare cibi morbidi e tagliati in piccoli pezzetti.

La verdura, ad esempio, potrebbe essere cotta a vapore oppure si potrebbero utilizzare degli omogeneizzati o passati, anche nei casi di problemi di dentatura e masticazione.

In base alla gravità del problema si possono prevedere diete liquide, semiliquide, semisolide e solide.

  • La dieta liquida è composta da bevande (acqua, thè, caffè etc.) e da sostanze naturalmente liquide come yogurt e brodi.
  • La dieta semiliquida è quella in cui sono presenti cibi fluidi e frullati, come gelati, passati e salse, che sono più consistenti dei  liquidi, ma non necessitano comunque di masticazione.
  • Infine possiamo distinguere l’alimentazione semisolida da quella solida morbida: se la prima consta di alimenti fluidi o frullati che però non devono essere masticati perché facilmente schiacciabili con lingua e palato, la seconda prevede la masticazione (ad esempio polpette, uova sode, verdure).

Mangiare non è semplicemente una necessità fisiologica, ma ha anche una forte valenza psicologica; al diminuire del gusto e dell’olfatto si può ridurre anche il piacere di mangiare, perché tutti i piatti assumono lo stesso sapore.

Ci sono inoltre dei fattori sociali da considerare.

Se l’anziano vive da solo può assumere un atteggiamento depressivo che affievolisce l’entusiasmo nei confronti del cibo e porta a consumare pasti monotoni, in modo disordinato, e poco bilanciati.

La presenza di una badante che sappia gestire la dieta più appropriata va a ridurre i rischi di denutrizione e malnutrizione.

Sapere che la badante per cena avrà portato sulla tavola il proprio piatto preferito può essere per l’anziano uno stimolo per affrontare positivamente la giornata.

 

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Roma: la Sessualita’ e gli Anziani

Anche a Roma desideriamo trattare un aspetto importante degli anziani, che è la sessualità:

è emerso che le donne più anziane possono beneficiare dei piaceri dell’intimità, mentre per l’uomo non sembra essere così.

Quando gli uomini invecchiano, hanno maggiori difficoltà a raggiungere la gioia per motivi medici oppure di natura emotiva.

Pertanto accade che gli uomini tendano ad andare incontro a un livello maggiore di esaurimento.

Di conseguenza, quest’ultimo incide sull’organismo e comporta maggiore stress per il sistema cardiovascolare per raggiungere un culmine.

Questo fattore dunque non è affatto da sottovalutare, poiché a lungo andare può danneggiare la salute.

Non sono da escludere i fattori emotivi, i quali giocano un ruolo fondamentale anche durante i momenti intimi e la sessualità in età avanzata.

Ad esempio, avere frequentemente dei rapporti sessuali può portare alla luce una vera e propria dipendenza erotica, ovvero una sorta di impulsività sessuale a cui non si riesce a rinunciare.

Questo tipo di dipendenza può scaturire dagli stati psicologici come ansia o depressione, che possono compromettere la salute cardiovascolare.

Pertanto, lo stato psicofisico di un individuo gioca un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo, soprattutto se si tratta di rapporti intimi in età avanzata.

Gli stati di agitazione possono dunque causare un’elevata dose di stress e nervosismo nell’uomo, intaccando allo stesso tempo il sistema cardiocircolatorio.

 

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Per quanto riguarda le donne anziane invece, l’intimità in età avanzata è importante e può rivelarsi un perfetto toccasana per la loro salute.

D’altronde, una buona intimità non può che rivelarsi qualcosa di salutare e benefico anche quando si supera una certa età.

È fondamentale, quindi, che le persone anziane comprendano quali sono i potenziali rischi e i benefici della sfera intima, e soprattutto che imparino a vivere una intimità fatta di coccole, carezze e tenerezze e non solo prestazione.

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Gli Anziani di Roma al Pronto Soccorso

L’emergenza pronto soccorso a Roma, con quel che significa in un anziano in termini di ricoveri inutili ed effetti multi-ricovero successivi, è sentita in tutto il mondo occidentale oltre che nella capitale.

Tanto più in inverno, quando il ricorso all’emergenza è portato ai massimi livelli dalle malattie stagionali.

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Dall’America però arriva un tentativo interessante di diminuire l’incidenza dei ricoveri, così come dimostra uno studio recentemente pubblicato dal Journal of the American Geriatric Society, che ha prodotto il 33% di ricoveri in meno tra gli anziani.
Il sistema fa leva sulle cosiddette cure geriatriche di transizione, che si sostanziano semplicemente nell’individuazione di percorsi alternativi della presa in carico ospedaliera e del post ricovero.

A partire da alcuni dati che dovrebbero far riflettere, poiché nei pazienti anziani riuscire a ridurre il numero di ricoveri significa anche prevenire i disorientamenti anticamera delle demenze, il rischio di cadute post ricovero e infezioni ospedaliere e in generale il peggioramento delle capacità motorie e della qualità della vita.

L’esperimento, consiste nel creare una rete di protezione per la fascia d’età più vulnerabile. Al momento dell’ingresso in pronto soccorso alcune infermiere specializzate nella cura dei pazienti in età geriatrica sono state chiamate a valutare se gli ultrasessantacinquenni in accesso al pronto soccorso presentassero alterazioni fisiche o cognitive, se erano in grado di prendersi cura di loro stessi a casa o se presentavano condizioni comorbili multiple comuni a questa età e – in alcuni casi – l’infermiera poteva decidere di abbinare direttamente il paziente in una RSA invece che rimandarlo a casa.

Quando possibile, inoltre, questi pazienti in “codice d’argento” venivano spostati in ambienti più tranquilli e protetti rispetto al normale standard ospedaliero. E infine dopo essere stati opportunamente valutati e dimessi i pazienti venivano seguiti attraverso contatti telefonici o con appuntamenti da parte di assistenti sociali.
Il risultato dell’esperimento è che gli anziani che hanno ricevuto questo tipo di attenzione dopo l’accesso al pronto soccorso, venivano ricoverati solo nel 36% dei casi, rispetto alla media dei pazienti in accesso della stessa età, in cui il ricovero avviene in oltre il cinquanta per cento dei casi.

 

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L’addio tra Badante e Assistito di Roma

Il rapporto tra badante e badato/a nella capitale è uno dei rapporti più forti che la modernità ci sta consegnando; infatti, la “caduta delle famiglie” conseguente alla precarietà e instabilità del lavoro, anche a Roma ha fatto sì che questa nuova figura si instaurasse nelle famiglie, entrasse in punta di piedi, e senza accorgercene la badante è diventata la nostra nuova vicina di casa, la nostra nuova amica, la nostra nuova “zia”.

Sono i nuovi “angeli del focolare”, cucinano, puliscono e si occupano di anziani o malati non più autosufficienti: colf e badanti sono talmente indispensabili che gli italiani spendono 7 miliardi all’anno per il loro prezioso aiuto, senza contare il sommerso che ha numeri altrettanto importanti.

Ma quando anche a Roma il rapporto di lavoro si interrompe, quegli angeli si possono trasformare in autentici ‘demoni’ per chi si ritrova a far fronte a richieste più o meno fondate di pagamenti di arretrati e straordinari.

Sempre più spesso, infatti, la lavoratrice mandata via si rivolge al patronato e spuntano conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate, anche se il datore di lavoro era convinto di essere pienamente in regola dopo che per anni aveva versato regolarmente i contributi e corrisposto puntualmente lo stipendio concordato nel contratto per badante.
Oltre 128mila euro: è la cifra da capogiro che si è sentito chiedere il mese scorso un romano trascinato in tribunale dall’ ex colf e badante di sua madre, malata di Alzheimer. La donna, una cittadina dell’Est Europa, sosteneva di aver lavorato prima in nero e poi di essere stata inquadrata in modo non corretto e chiedeva 128mila euro di risarcimento.

Un caso di abuso di potere?

Niente affatto, racconta all’Agi De Luca, che ha difeso l’imputato. “La signora è stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante.

Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”.

La causa si è conclusa con un’ammenda di 5.000 euro da pagare alla signora “perché il datore di lavoro l’aveva registrata come badante a persona autosufficiente anziché non autosufficiente”.

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Roma e i reati penali delle badanti

Furti di soldi, gioielli, pellicce, ma anche, più semplicemente pacchi di pasta, farina, detersivi. Poi danneggiamenti. Fino ad arrivare, decisamente più gravi, a maltrattamenti e stalking. I reati penali compiuti nell’ambito domestico da badanti.

Nel 70% dei casi si tratta di reati contro il patrimonio, come i furti appunto. Nel 30%, di reati contro la persona. A registrare il fenomeno e il sensibile incremento, è Domina-Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. Nel 90% dei casi a commettere reati sono stranieri, che rappresentano la maggior parte delle persone impiegate nel settore – solo il 17,1% dei lavoratori domestici è italiano – e nel 40% si tratta di romeni e ucraini.

«Negli ultimi due anni sono emerse tipologie di reato nuove per il settore, come lo stalking. Finito il rapporto professionale, alcuni lavoratori si trasformano in stalker per l’ ex datore di lavoro e la famiglia, sfruttando la conoscenza di orari e abitudini di chi vive in casa. Chiedono soldi, spesso molti, per lasciare in pace i malcapitati. Lo stalking ormai rappresenta il 20% del totale dei reati penali nel lavoro domestico».

Stalking e tentate estorsioni, spesso, non vengono denunciati per vergogna o paura. «Ci sono badanti che hanno assistito un anziano che, quando il rapporto di lavoro si conclude, si rivolgono alla famiglia, chiedendo migliaia di euro oltre ai pagamenti avuti. La minaccia sempre la stessa: dicono che, se non riceveranno la somma, denunceranno di essere stati pagati per meno ore di quelle lavorate. Dato che molti di questi rapporti sono gestiti in nero, totalmente o parzialmente, in tanti preferiscono pagare».

La badante è fondamentale per la vita dell’ anziano.

Sale il numero di furti, in particolare quelli minori. «Crescono le sparizioni di cibo. La spesa sembra non bastare mai. Se prima, per una settimana, si spendevano quaranta euro poi iniziano a spendersene settanta. Molti furti, specie di alimenti o simili, non sono denunciati».

Come difendersi? «I proprietari di casa possono installare videocamere al suo interno, non per controllare il lavoro ma per questioni di sicurezza. Presenza e posizione devono essere comunicati al lavoratore. Abitualmente, è un ottimo deterrente. Se si sospettano reati contro la persona, bisogna rivolgersi alle forze dell’ ordine e verificare come installare videocamere senza darne notizia o farle notare».

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La sicurezza per la badante e l’anziano in casa a Roma

Il lavoro svolto in casa, come badante o come assistente ad anziani o persone malate, può comportare dei rischi per il lavoratore. Magari per distrazione, fretta, eccessiva sicurezza di sé o per mancanza di alcune informazioni necessarie, si compiono azioni che possono provocare infortuni o malattie, con conseguenze anche molto gravi.

Quando si lavora in casa, come badante o colf, facendo pulizie domestiche o assistendo malati ed anziani, è bene prestare attenzione a come si svolgono le attività, alle sostanze usate o presenti in casa, alle possibili malattie da cui possono essere affette le persone che si assistono. Con la prevenzione, cioè attuando delle azioni o dei comportamenti che hanno l’obiettivo di evitare che un danno accada.

Quindi in questa situazione in particolare poniamo lo sguardo su l’attenzione che deve avere la badante. Un esempio di prevenzione è il lavaggio delle mani, chiudere sempre il rubinetto del gas; per protezione invece si intende azioni che hanno lo scopo di diminuire la gravità del danno, quando un pericolo non si può evitare in altri modi. Per esempio attenzione al medicare una ferita, usare un prodotto chimico, toccare un oggetto caldo. Un esempio di protezione è usare guanti da forno, guanti monouso.

L’infortunio è un evento dannoso e improvviso che si verifica mentre si lavora, a cui le badanti possono incorrere durante la giornata. È bene sapere le cause , per evitare che accada. Possono causare infortuni  l’uso scorretto degli apparecchi elettrici, le condizioni del pavimento (scivoloso, bagnato, presenza di tappeti), il tipo di oggetto usato (scala, coltelli) e tante altre situazioni.

Aes Domicilio ha preso in considerazione un altro aspetto importanti che può causare alla badante problemi, cioè le infezioni e di quindi conoscere che cosa sia la sanificazione.

Che cos’è una infenzione quando si parla di badante convivente e anziano

È la presenza nell’organismo umano di microrganismi patogeni, cioè microbi che possono provocare una malattia. Tra i microbi ci sono: virus, batteri, funghi microscopici, parassiti.L’organismo umano ricorre a diversi meccanismi per difendersi dall’attacco dei microrganismi. In alcuni casi può sviluppare delle difese specifiche (anticorpi) che continuano a difendere l’individuo . Alcuni anticorpi rimangono anche per tutta la vita, tanto che non ci si ammala più e si diventa immuni. L’immunità può essere ottenuta anche con la vaccinazione.

Che cos’è la sanificazione per proteggere badante e badato

La sanificazione consiste nell’utilizzare detergenti per rendere l’ambiente più pulito e sano. Un primo accurato lavaggio con acqua e detergente è il sistema più semplice e valido. La disinfezione invece consiste nell’utilizzare sostanze chimiche o agenti fisici per eliminare o distruggere i microrganismi patogeni. È importante che venga eseguita dopo la sanificazione perché la presenza dello sporco sulle superfici protegge i microrganismi dal contatto diretto con il disinfettante, rendendolo inutile. La sterilizzazione è un processo (praticato su strumenti, indumenti, cibi) che porta alla distruzione di ogni forma vivente. Tra i metodi più usati vi sono il calore, i raggi ultravioletti ed alcune sostanze chimiche.

Quindi attenzione alla conoscenza da parte delle badanti di ogni aspetto di cura della casa. Aes Domicilio è attenta nelle selezione delle badanti al personale preparato per ogni aspetto.

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L’inverno per l’anziano a Roma

Il periodo dell’anno in cui l’anziano deve essere protetto è l’inverno. Sicuramente i medici di base è bene che seguano le linee guida del Istituto Superiore della Sanità sulla campagna affinché le basse temperature non abbiano, almeno sull’apparato respiratorio, gli effetti più negativi.

Occorre innanzitutto massima prudenza quando gli anziani escono dalla propria abitazione o dalla residenza che li ospita limitando le uscite a casi improrogabili. Incidenti stradali e rovinose cadute crescono in maniera esponenziale durante il gelo e durante le nevicate specie nelle aree del paese, come il Sud Italia.

Nelle aree rurali, inoltre, particolare attenzione deve essere mantenuta nella gestione e nella manutenzione degli impianti di riscaldamento. Solo una assistenza costante è in grado di considerare una necessità così importante quanto primaria e soggettiva. Bisognerebbe affiancare l’assistito nelle varie ore della giornata per monitorare i suoi bisogni legati alle temperature sia dentro casa tramite i termosifoni, sia quando si esce, utilizzando i giusti accorgimenti quali indumenti ed accessori.

Gli esperti segnalano la suscettibilità al freddo e il rischio di ipotermia in chi è avanti con gli anni perché, con l’invecchiamento, il sistema di termoregolazione si deteriora. Ecco perché Aes Domicilio lavora stando attenta alle richieste delle famiglie, conoscendo le abitudini e le problematiche degli anziani.

Quindi gli anziani rischiano di andare incontro ad un calo della temperatura corporea senza accorgersene, in quanto l’organismo non è più in grado di aumentare la produzione di calore e di ridurne la dispersione. Diverse ricerche dimostrano come la produzione di calore si riduce negli anziani per diminuzione della massa magra corporea, malnutrizione ed immobilizzazione.

Un’ondata di freddo intenso può provocare patologie acute da freddo. Geloni, congelamento, ipotermia, lesioni gravi o anche mortali. Si verificano raramente, in particolare quando la temperatura è inferiore a –5°C e/o in presenza di venti gelidi, aggravamento di patologie croniche, specialmente cardiopatie e broncopatie croniche. Per evitare ricadute o prevenire a priori questi peggioramenti della salute, sarebbe opportuno garantire la presenza costante di una badante convivente. La professionista riuscirà a gestire le varie situazioni in base ai rischi ed alle specifiche situazioni dell’anziano. Solo un’attenta e mirata cura dell’ammalato può evitare che la sua malattia progredisca insieme all’uso di tecniche e conoscenze idonee ad hoc.

Un aiuto sicuramente dato dallo Stato è il vaccino antinfluenzale può aiutare ad alleviare i sintomi o evitare le più comuni forme influenzali e le malattie legate al freddo che potrebbero colpirli. Per evitare rovinose cadute con conseguenti fratture è bene limitare le uscite.

Nel loro guardaroba assicuratevi che non manchino vestiti adeguati alla stagione invernale, come guanti, sciarpe, cappelli, cappotti, stivali o scarponcini imbottiti. Un’alimentazione sana ed equilibrata composta da pasti frequenti, leggeri e ricchi di vitamine, fibre e sali minerali. Assicuratevi che facciano un po’ di attività fisica ogni giorno.

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La depressione nell’aziano: i dati su Roma

Aes Domicilio avendo a cura le persone sue assistite, riporta un problema comune, la depressione. Nell’anziano il problema della depressione è rilevante. Le forme di questo disturbo possono essere differenti: alcune vengono definite forme di depressione lieve che possono a volte accompagnarsi al declino cognitivo e a volte precederlo. Quindi  lo stato depressivo nell’anziano si complica per la coesistenza di una componente cognitiva. L’anziano molte volte tende a non riferire la tristezza che prova, ma comunica il suo disagio proiettandolo sul corpo.

La depressione nell’anziano si presenta con caduta quasi totale degli interessi, diminuzione della capacità di attenzione e della memoria. Una situazione di una certa frequenza nell’anziano è la comparsa di deliri e/o allucinazioni. Identificare la malattia di base è abbastanza visibile con un evidente calo del tono dell’umore e la comparsa di disturbi neurovegetativi. In assenza di una storia precedente di psicosi, la comparsa in età avanzata di questa sindrome deve porre il sospetto di depressione maggiore.

Nella persona anziana è molto frequente che la depressione venga espressa attraverso sintomi somatici: la persona depressa può essere riluttante a esprimere sentimenti di tristezza o dolore morale ed è più disposto a concentrarsi sul disagio fisico.

Vi è nell’anziano una tipologia di depressione comunemente chiamata “depressione mascherata”, termine che viene usato in questi casi per indicare uno stato in cui la caduta del tono dell’umore viene nascosta da altre manifestazioni sintomatologiche, che vengono portate in primo piano dal paziente come principale disturbo.

La complessità dei fattori che portano alla depressione non ha permesso ancora di stabilire dei percorsi di prevenzione scientificamente provati. Se la famiglia o la badante che accudisce l’anziano inizia a notare un cambiamento significativo nell’atteggiamento e nella routine quotidiana del loro caro anziano, è bene confrontarsi con lui con un atteggiamento comprensivo e propositivo.

Purtroppo non esiste una linea guida su come aiutare un anziano depresso ma possiamo affidarci al buon senso cercando di rispettare le sue preferenze; promuovere nuove attività nel rispetto dei tempi e delle preferenze della persona; non banalizzare le emozioni che vi vengono riferite;  non forzare la persona; fornire aiuti pratici e concreti: come preparare un pasto caldo, aiutare nell’igiene personale;  mantenere la regolarità delle attività quotidiane; mantenere attivi alcuni piccoli impegni quotidiani come: vestirsi, lavarsi e uscire per la spesa.

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Il problema degli anziani raggirati a Roma

Si sente molto spesso parlare di anziani raggirati dalle loro badanti, è utilizzata soprattutto la manipolazione psicologica, è quella condotta rivolta a sottomettere una persona alla volontà di un’altra. Così facendo, il manipolatore schiavizza il manipolato fino a cancellare la sua autonomia decisionale, distruggendone l’autostima e rendendolo dipendente a sé.

Questo può esistere e può succede anche agli anziani, anzi soprattutto, sia da persone sconosciute che dalle badanti.

Per stabilire come difendersi da un manipolatore mentale bisogna innanzitutto comprendere come avviene la manipolazione mentale. Aes Domicilio spiega di cosa di cosa si tratta,  il più delle volte chi fa manipolazione è una persona già unita da qualche legame in forza del quale una di queste prende il sopravvento sull’altra fino a soggiogarla. Il che avviene con ricatti, minacce, pretese intervallate da finte e strumentali concessioni: il classico gioco del bastone e della carota; purtroppo possono essere anche le badanti, specie le badanti conviventi che trascorrono con l’anziano molto tempo al giorno.

Proprio perché il concetto di manipolatore mentale è talmente ampio da abbracciare condotte lecite ed illecite, nel 1981 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il reato di plagio. Prima di questa data, plagiare – ossia manipolare – una persona costituiva reato. Il punto però era che la condotta descritta dal Codice penale era talmente ampia e generica da non potersi definire con precisione. Non si riusciva cioè a capire chi fosse colpevole di plagio e chi no.

Prima del 1981, chi manipolava psicologicamente una persona poteva essere incriminato e condannato penalmente.

Nell’ambito dei rapporti di convivenza, il reato di maltrattamenti non deve essere inteso solo come le vessazioni ma come il comportamento di chi causa un dolore psicologico o una manipolazione nei confronti del convivente. Secondo la Cassazione, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto i pugni, gli schiaffi, le lesioni, le ingiurie e le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali.

Se la sofferenza si tramuta in una soggezione psicologica totale, potrebbero allora integrarsi gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia.

Anche la badante, che si fa sposare dall’anziano, non può essere ritenuta responsabile di manipolazione ai suoi danni se l’assistito aveva integre le proprie capacità mentali. Ma se lo ha minacciato di lasciarlo da solo, al freddo, senza cibo e medicine, allora c’è responsabilità penale e per di più il matrimonio è annullabile.

Troppo spesso gli anziani sono raggirati proprio da persone a loro vicine, che approfittano della loro relazione e della fiducia in loro riposta. Nulla volendo togliere ai legami di sincero affetto reciproco, che si instaurano fra un soggetto anziano e la badante,  può talvolta accadere che alcuni soggetti tentino di ottenere di più di quanto spetterebbe loro; è frequente, ad esempio, il caso in cui l’anziano faccia una donazione alla persona che lo assiste.

La circonvenzione degli anziani, oggi, ricade nel reato di truffa previsto dall’art. 640 del codice penale, con pene da uno a cinque anni di carcere e multa da 51 a 1032 euro. Con la nuova legge diventerà un reato autonomo applicabile a chiunque che “abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all’età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso”.

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La Badante a Roma come Nuova Figura Sociale

La Badante a Roma come Nuova Figura Sociale

Per vent’anni le badanti di Roma sono state le invisibili tra gli invisibili. Di loro non abbiamo voluto sapere nulla: né chi fossero, né da dove venissero, né come facessero a fare il loro lavoro. Eppure non è per niente facile essere una badante a Roma.

Essere continuamente “l’estranea di casa”, e “una di casa”.

Essere colei che si occupa della casa, del corpo e dell’anima. Colei che nutre, cambia, lava e medica; e colei che coccola, consola, custodisce. Le braccia a volte non bastano neanche a Roma.

Serve il cuore. «Badare è un verbo particolare, che sta a metà tra lavorare e amare» dice l’antropologo Francesco Vietti. «Da una badante ci si aspetta non solo che vesta, cucini e cambi le medicazioni, ma anche che sia gentile, disponibile, amichevole, che dia affetto, calore, conforto alla persona che le viene affidata».

Talvolta questo coinvolgimento affettivo è l’esito naturale di un rapporto intimo, di condivisione di tempo, di spazi, di frammenti di vita quotidiana. Viene facile: come quando l’estate segue la primavera. «Dana non è per me solo la persona che mette in fila le pastiglie» racconta Sandra, una signora invalida. «Lei è soprattutto la testimone dei miei pensieri più profondi, colei che lenisce le mie paure, accarezza i miei sogni quando dormo, custodisce i pochi ricordi che sopravvivono alla mia malattia e li consegna ai miei figli». E infatti, non di rado, tra chi offre le cure e chi le riceve nascono delle relazioni molto profonde, indissolubili. Come quella che ha legato per quarant’anni Marisa C., insegnante 96enne di discendenze nobili, e la sua badante. Nel testamento vergato a mano prima di morire, l’anziana aveva disposto che una parte importante della sua eredità fosse destinata, oltre che ai suoi alunni, alle sue amiche e ad alcune Ong, anche al personale di casa e in particolare ai figli della badante a cui lei, che non aveva avuto figli, aveva voluto bene come fossero suoi nipoti.

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Altre volte però, spiega Vietti, il coinvolgimento affettivo è preteso, reclamato, imposto dall’alto. «A tate e badanti si chiede di prendersi cura degli anziani come fossero i loro genitori, o dei bambini come farebbero con i propri figli. Ci si aspetta delicatezza, premurosità, affetto, dedizione. E poi tempo: i giorni, le notti, i weekend, le feste, le vacanze. Raramente si tiene conto che questo tempo, e questo affetto, è un furto alle loro vite e alle loro famiglie». Lo racconta anche Irina, una donna ucraina di 55 anni, mentre con le mani segnate dalla fatica piega gli asciugamani. «Quindici anni fa sono venuta a Bologna per raccogliere denaro affinché le mie bambine potessero avere una vita agiata. Sebbene la signora mi voglia bene e anche io gliene voglia, solo adesso mi rendo conto che il nostro legame nasce da uno strappo, da una violenza. Quella che ho dovuto compiere su me stessa, per allontanarmi. Tutto il tempo e l’amore che ho donato a lei, l’ho scippato alle mie figlie». «Il sangue non si sciacqua» scrive Marco Balzano, mettendo a fuoco proprio le ferite e le lacerazioni di queste donne. Nel suo ultimo romanzo, Quando tornerò (Einaudi), non si limita a raccontare la storia di una di loro, Daniela, venuta a Milano fare la badante, ma allarga l’inquadratura anche sui vissuti dei figli, dei mariti, e di chi di solito resta nel proscenio, con le tessere sparpagliate di quella che, prima della partenza, era una famiglia. Perché per ogni donna che arriva nelle nostre case per prendersi cura dei nostri anziani, c’è una famiglia nel Paese di origine che viene dilaniata. Anziani e mariti che restano soli; figli affidati ai nonni o agli zii: sono i cosiddetti “orfani bianchi”, bambini spesso a rischio di disagio psicologico, fino all’atto estremo del suicidio. Il romanzo non fa sconti, scandaglia le necessità di ognuno, i traumi, le aspirazioni, l’ambivalenza dei sentimenti. «Non mi importa il giudizio, l’attribuzione di responsabilità, il moralismo, la denuncia» spiega Balzano. «Mi importa, invece, scrivere e consegnare quelle storie che, per molte ragioni, preferiamo non dirci, silenziare, obliare, rimuovere. Sono convinto che è solo conoscendo le storie che possiamo diventare più umani». Negli ultimi vent’anni, anche se qualcuna è riuscita ad ottenere un salario (più) dignitoso, delle giornate di riposo e i diritti minimi di ogni lavoratore (che non siano molte, lo dimostrano i dati nel riquadro sotto a sinistra), una forte asimmetria di potere, genere e classe continua a separare le collaboratrici domestiche dalle famiglie di cui si prendono cura. «In passato in fondo al corridoio c’era la porzione di casa che “i signori” riservavano alla servitù. Ora, per fortuna, i rapporti sono cambiati .

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