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Roma e la Relazione tra Badante e Famiglia

 Roma: prendersi cura di una persona anziana è un’esperienza inter-soggettiva e al tempo stesso etica, in cui i tradizionali ruoli presenti all’interno della famiglia vengono ribaltati.

Accade così che figli e/o nipoti si trovino a “dover essere” e a “dover fare” da soccorritore a uno o entrambi i genitori, spesso malati e fragili.

E’ come se ci si sentisse implicitamente in obbligo di dover restituire quell’aiuto e quel sostegno (sia pratico sia emotivo) che in un altro tempo e in altra forma si è preso dai nostri genitori e/o nonni.

 

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Chiedere aiuto non è un passo semplice, né delegare parte della cura di un nostro familiare fragile e anziano.

Spesso anche solo pensare di mettere un badante disturba, ci disturba:

  • disturba l’anziano, che vede entrare in casa sua un estraneo, che si sente invaso nella propria intimità e che, in questo modo, è costretto a fare i conti con quelle perdite e con quei limiti che così ostinatamente non vuole vedere né accettare.
  • disturba anche chi si prede cura di lui, gli impone di pensare in modo diverso, di fare la fatica psichica di includere più piani di analisi, di modificare dentro quelle credenze errate che ne determinano le azioni limitandolo, di tollerare la colpa per aver delegato e le ansie e le paure connesse alle domande: ma si prenderà davvero cura di? Chi mi da la sicurezza?

La badante non si sostituisce al familiare, ma fa da ponte tra il familiare e l’anziano, ascolta empaticamente,

sostiene su un duplice fronte:

  • da un lato l’anziano, aiutandolo a riguadagnare pezzi di autonomia in quelle attività pratiche in cui l’autonomia era venuta meno,
  • dall’altro la sua famiglia, “educandola” a un modo diverso di stare in relazione con il proprio familiare, un modo più libero in cui non ci si deve sostituire alla persona anziana e fragile e in cui è ancora possibile mantenere una propria vita (e vitalità) al di là del ruolo di una badante
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Roma, alcune sentenze per le badanti

Proponiamo alcune sentenze che riguardano esposti fatti da badanti, per alcuni casi più o meno noti.

Rivendicazione differenze retributive avanzate da badante convivente o badante ad ore

Nel procedimento avente ad oggetto differenze retributive avanzate da badante, questione nodale da risolvere riguarda le parti dell’eventuale rapporto dedotto in giudizio. Se la lavoratrice, reale o meno, può essere facilmente individuata, va, invece, chiarito se la parte datoriale, reale o meno, debba individuarsi nella persona della reale beneficiaria delle prestazioni, o, in caso di mancanza di autosufficienza di quest’ultima, nella persona che aveva l’onere di accudirla. Corte appello Catanzaro sez. lav., 19/05/2020, n.381.

Reato di violenza sessuale tentata: quando non sussiste?

Non integra il reato di violenza sessuale tentata, la condotta del datore di lavoro che rivolge alla badante della suocera una pressante richiesta di amore “ancillare”, neppure se supportata da un’offerta di denaro, qualora l’avance sia accompagnata da espressioni come “per favore” o “per piacere”, non riscontrandosi, in tali ipotesi, l’elemento della minaccia. Per la stessa ragione, il successivo licenziamento presumibilmente legato al mancato soddisfacimento delle richieste osé, non sì potrà ritenere illegittimo senza una prova certa della subìta minaccia. Cassazione penale sez. III, 19/03/2019, n.31195.

Alloggio popolare: la badante può subentrare dopo la morte dell’assegnatario?

La persona legata da un rapporto di lavoro subordinato all’assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica non può succedere nel rapporto di locazione alla morte di questi (fattispecie relativa al subentro di una badante in luogo della persona assistita) . Cassazione civile sez. VI, 19/10/2017, n.24665.

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Roma, la badante deve pagare la TASI?

Anche la badante incappa nelle maglie della Tasi. Poco importa che non abbia un contratto d’affitto e risieda nella casa solo per motivi di lavoro. Secondo la legge deve pagare.

La segnalazione arriva da una lettrice di Schio (Vicenza), che ha dato in comodato la propria abitazione all’anziana suocera con cui convive una badante straniera. Dato che il regolamento comunale fissa al 30% la quota a carico di chi occupa l’immobile, secondo i funzionari dell’ufficio tributi il conto della Tasi viene diviso in questo modo: il 70% dell’imposta a carico della proprietaria, il 15% alla suocera e il restante 15% alla badante.

Il caso potrà sembrare sorprendente ai non addetti ai lavori, ma la soluzione è corretta. Anche se comunemente si parla di quota a carico dell’inquilino, la legge si riferisce in realtà al «detentore». La detenzione individua una situazione di mero fatto in cui un soggetto utilizza un bene appartenente a terzi, anche in totale assenza di un titolo formale.

È quindi sbagliato ritenere che per avere un detentore occorra un contratto, e men che meno un contratto di locazione. In linea di principio, dunque, anche il convivente in una coppia di fatto – se privo di titolarità dell’immobile – è un detentore. E infatti è considerato soggetto passivo della Tari, che in questo è del tutto simile alla Tasi. Inoltre, tra detentori c’è la solidarietà nel pagamento della Tasi (come pure della Tari): di conseguenza, se la badante non versa la sua quota di Tasi, la differenza dovuta potrà essere richiesta dal Comune, per intero, sia al soggetto assistito (la suocera della proprietaria) sia alla badante.

Non va dimenticato, infine, che la quota a carico dell’occupante rischia di finire sotto la soglia minima di versamento. Ad esempio, su una casa con una rendita catastale di 350 euro e un’aliquota dello 0,9 per mille come quella di Schio, la quota del 15% corrisponde a 8 euro, da pagare tutti al saldo, visto che la soglia stabilita dal Comune per l’acconto è 5 euro.

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Accademia della Crusca e la parola “badante”. E a Roma?

Gettando un “Primo sguardo sul secondo millennio” della sempre risorgente questione della lingua, Claudio Marazzini ha ragione da vendere nel dedicare un intero capitolo al “Politicamente (s)corretto”, il subdolo purismo ideologico della postmodernità, che corrode dall’interno il sistema semantico-lessicale (e perfino morfologico) delle lingue. Fra le parole sulla graticola del postpurismo ideologico Marazzini si sofferma anche su badante, ritenuta offensiva dalle associazioni professionali, che vorrebbero sostituirle il più banale sintagma assistente familiare, “invocando la classificazione burocratica ISTAT delle professioni, illudendosi che l’ISTAT possa dettare le regole della lingua comune”.

Davanti alla testimonianza di una tale censura si può ben comprendere la reazione di Marazzini: «È arbitrario riportare l’origine di “badante” al contesto della custodia di animali, quando l’origine è probabilmente una forma dialettale legata a usi familiari (così il romagnolo abadanta, badanta; il lessico romagnolo registra fin dall’Ottocento abadé nel senso di “aver cura di uno”, per esempio badare a padri e fratelli). Del resto “badare” per “aver cura” esiste anche in toscano e in italiano letterario: si può “badare alle pecore”, ma anche “badare ai fatti propri” e “badare alle parole che si dicono”.

Si tratta di vedere se il burocratismo “assistente famigliare”, asettico e poco trasparente, che contende la propria area semantica ad altri analoghi burocratismi indistinguibili per il parlante comune, ma tra loro assolutamente diversi in base a una logica sindacale e amministrativa (ausiliario socio-assistenziale, ausiliario di assistenza per anziani, operatore addetto all’assistenza, ecc.), potrà avere una ricaduta sull’uso linguistico dell’intera collettività».

La parola badante nel nuovo millennio ha assunto nuovo vigore e una nuova accezione, ritagliata questa volta sul tipo di donna dell’Europa dell’Est, priva di una preparazione specifica ma disposta ad ogni tipo di incombenza, assunta quasi sempre in modo irregolare attraverso il passaparola e spesso pagata male e a nero, quindi talora fonte di problemi e conflitti penosi: nei quali non si sa mai se a non amare e a non sopportare sia il badante o il badato, perché entrambi ignorano ormai il segreto rapporto che nel mondo di ieri legava fra loro padroni e servi, quando la religione illuminava ogni azione e insegnava ai padroni la cura e la responsabilità dei servi e ai servi la fiducia nei padroni.

Tuttavia, al di là dei singoli e occasionali problemi, la “badante” del nuovo millennio svolge un lavoro prezioso e indispensabile, di cui dobbiamo tutti riconoscere il valore, perché senza di esso crollerebbe il difficile equilibrio su cui si regge l’attuale situazione sociale italiana.

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La demenza senile e la badante a Roma

Sul fronte della comunicazione con l’anziano con demenza, è importante essere pazienti, gentili e “accoglienti”, ricordando che le sue eventuali reazioni negative dipendono dalla malattia e non da una reale ostilità o scarsa considerazione per chi ha di fronte.

Per la badante  interagire produttivamente e farsi capire si deve parlare lentamente, con calma, con un tono di voce chiaro e pacato; non si devono pretendere risposte rapide e precise e non ci si deve innervosire se la persona sembra non ascoltare o pensare ad altro. È fondamentale che la badante convivente sappia usare parole semplici e frasi brevi e dirette, evitando perifrasi, modi di dire, metafore, costruzioni retoriche, che l’anziano faticherebbe a seguire. I concetti espressi devono essere il più possibile affermativi, evitando frasi con negazioni o doppie negazioni che tendono a generare confusione. Dopo avergli posto una domanda, gli si deve lasciare il tempo di rispondere, senza subentrare con un secondo quesito o proseguire il discorso per riempire il silenzio.

Per quanto possa sembrare difficile, in termini sia pratici sia psicologici, la badante che si occupa dell’assistenza a un anziano con demenza non deve dimenticare di ritagliare periodici spazi per se stesso, concedendosi momenti in cui potersi dedicare ad attività piacevoli, possibilmente insieme ad altre persone. Si tratta di una strategia indispensabile per ricaricare le energie fisiche e mentali ed evitare di andare incontro a fenomeni di esaurimento psicoemotivo (burn out), dannosi non soltanto per chi li vive, ma anche per il malato di cui devono occuparsi.

Un secondo punto da ricordare è che l’anziano affetto da demenza soffre di ogni cambiamento di luogo e abitudini. Per evitare inutili stress e traumi, la badante sa che si dovrebbe cercare di lasciarlo il più possibile in un ambiente che gli sia familiare, riconoscibile e noto, nel quale sia facile memorizzare la collocazione degli oggetti e le attività quotidiane possano seguire percorsi consolidati.

Anche i trasferimenti associati alle vacanze sono preferibilmente da evitare perché impongono all’anziano la permanenza in un contesto estraneo che ne stravolge completamente l’orientamento spazio-temporale, con effetti negativi che si ripercuotono sulla sua funzionalità anche dopo il ritorno al domicilio abituale.

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Roma: le badanti devono accudire gli animali?

Non tutti sono a conoscenza del fatto che il tema dell’assistenza agli animali domestici è affrontato nel Contratto Collettivo Nazionale che regola il lavoro delle badanti. Nel Ccnl sono, infatti, contemplate ben due figure diverse a cui è attribuita questa mansione. La prima è quella dell’assistente agli animali domestici tout court, ovvero il lavoratore abitualmente definito ‘pet sitter’ nelle sue varie declinazioni, a cominciare da quelle più comuni di dog sitter o cat sitter.

Dal punto di vista dell’inquadramento va chiarito che quello del dog sitter, sebbene molto spesso venga a torto relegato nelle sfera dei ‘lavoretti’ o delle attività occasionali, è un lavoro dipendente a tutti gli effetti e come tale dovrebbe essere gestito: con busta paga, versamento dei contributi previdenziali, tfr, tredicesima mensilità. Il livello A è quello corretto all’interno del quale inquadrarlo. Importante precisare che questo lavoratore dovrà svolgere ‘esclusivamente mansioni di assistenza ad animali domestici’, come recita l’art. 9 del Ccnl, lettera e).

Diverso il caso della colf, la seconda figura deputata all’assistenza degli animali domestici. Al profilo del collaboratore familiare generico polifunzionale (Livello B) corrisponde, infatti, tra le altre cose anche la mansione di ‘assistente ad animali domestici’. Tradotto significa che alla classica colf convivente assunta per svolgere le plurime incombenze relative al normale andamento della vita familiare, dalla pulizia al riassetto, potrà essere chiesto anche di occuparsi degli animali domestici presenti in casa. Assodato che si tratti una delle mansioni stabilite dal contratto, altro tema è quello legato alla specifica competenza a farlo.

Non tutti i domestici, infatti, possono o vogliono occuparsi di questo, motivo per cui consigliamo alle famiglie di stabilire sempre le mansioni direttamente nella lettera di assunzione. Stando ai valori definiti per l’anno in corso al pet sitter (Livello A) dovrà essere corrisposta una retribuzione oraria di 4,69 euro, mentre alla colf (Livello B) di 5,86 euro. Parliamo di minimi retributivi, ovvero soglie sotto alle quali non è possibile scendere, tuttavia la retribuzione dei domestici è soggetta a logiche di mercato che possono far salire, e anche di molto, la paga base.

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Doveri della badante a Roma

La badante è una figura che rientra tra le categorie del lavoro domestico, ossia il rapporto di lavoro che si svolge all’interno delle mura familiari del datore di lavoro. Si tratta di quella lavoratrice assunta per assistere persone non autosufficienti, come anziani e malati, che necessitano di particolare assistenza per ragioni di salute o d’età.

Quindi uno dei primi doveri ai quali adempiere è quello di prendersi cura della persona per la quale si è stati assunti. In questo caso il termine “cura” viene inteso nel significato più esteso: tra le mansioni della badante non ci sono solamente quelle legate all’aspetto sanitario ma anche quelle concernenti alla sfera sociale. Ad esempio, anche il tener compagnia alla persona rientra tra le mansioni della badante.

Per le badanti conviventi – reperibili h24 – vige il dovere di assistere la persona solamente nelle azioni che non è più capace di svolgere autosufficientemente. La badante ha comunque il dovere di tenere in ordine la casa così da renderla vivibile per la persona che ne ha bisogno; inoltre, questa deve preparare i pasti e servirli negli orari pattuiti.

Come possiamo notare comunque non è semplice definire con esattezza una lista di cose che la badante deve o non deve fare: per questo motivo vi consigliamo di deciderle prima di sottoscrivere il contratto per badante e badante convivente.

Anche per questo motivo consigliamo alle badanti straniere di chiedere un supporto di fiducia prima di firmare un contratto di assunzione, così da farsi spiegare per bene quali sono i propri doveri. A tal proposito bisogna fare riferimento all’articolo 2104 del Codice Civile nel quale viene stabilito che ogni lavoratore subordinato ha dei doveri nei confronti del proprio datore di lavoro, classificabili in tre diverse categorie:

  • obbligo di diligenza: il lavoratore deve dedicarsi alle mansioni per le quali è stato assunto con impegno e accuratezza;
  • obbligo di obbedienza: per la corretta esecuzione del lavoro il dipendente deve adempiere alle disposizioni impartite dal proprio datore di lavoro, al quale è subordinato;
  • obbligo di fedeltà: il lavoratore deve tenere un comportamento fidato nei confronti del suo titolare.

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Roma, sentenze su dubbio testamento alla badante

Un nonno solo e malato che negli ultimi giorni di vita nomina come erede universale la donna che gli sta facendo da badante. La decisione scatena la reazione dell’erede precedentemente nominata, figlia di primo letto della moglie dell’anziano, una donna morta da tempo. La badante viene denunciata per circonvenzione di incapace, nonché citata in una causa civile. Ma l’inchiesta penale viene archiviata.

Di recente anche la causa civile dà ragione alla badante. E ora, a ritrovarsi sul banco degli imputati, è proprio la figliastra, accusata di aver redatto un falso testamento, nonché di appropriazione indebita. Il processo penale davanti al giudice monocratico di Venezia, Sonia Bello, si sta avviando alle sue fasi finali. Ieri è stato ascoltata come parte offesa la badante, assistita dalle avvocatesse Damiana Danesin e Daniela Beccarello. Il giudice ha rinviato l’udienza al prossimo 3 maggio per sentire gli ultimi teste.

Poi arriverà la sentenza. La morte dell’anziano risale al luglio 2016. In quei giorni, nella sua casa di Chirignago, lo assiste una signora che già da tempo si occupava della pulizia della casa. Negli ultimi giorni di vita dell’uomo gli fa da badante. Ed è in questi giorni che l’anziano contatta un notaio per nominare la donna sua erede universale.

L’atto è del 21 luglio, solo 4 giorni dopo l’anziano muore. E inizia la guerra per l’eredità, rappresentata dalla casa e da qualche soldo in banca. La figliastra, che da anni vive all’estero, accusa la nuova erede di aver manipolato l’anziano. Il procedimento per circonvenzione di incapace, però, viene archiviato già nel 2018. E anche la sentenza del giudice civile, passata in giudicato in questi giorni, riconosce, sulla scorta di una consulenza medica, che l’uomo era in grado di decidere. A complicare questa vicenda già triste, spunta poi un altro testamento, redatto il giorno dopo quello a favore della badante, che torna a nominare come erede universale la figliastra.

Un falso, come accerta il grafologo, che ora viene contestato alla donna, accusata di aver «falsificato il testamento olografo apparentemente scritto» dall’anziano e pubblicato dopo la sua morte. C’è poi l’accusa di appropriazione indebita per i beni che la figliastra avrebbe preso da casa, subito dopo la morte dell’ottantenne: due orologi d’oro, qualche migliaio di euro di contanti e l’auto. Beni che con il testamento erano passati alla badante. Accuse che l’imputata, difesa dall’avvocato Elisa Bertuzzi, ha sempre respinto. Ora la decisione spetta al giudice.

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Il CCNL delle badanti a Roma

La badante è una figura professionale a tutti gli effetti, regolata dal CCNL sul lavoro domestico. Vediamo quali sono quindi, i diritti e doveri della badante e delle parti coinvolte nel contratto di lavoro di servizi per anziani a domicilio. Le badanti conviventi che svolgono servizi per anziani a domicilio da più di 12 mesi alla persona autosufficiente. Oltre ai servizi di accompagnamento svolgeranno anche attività di pulizie e vitto. (Livello BS)

Coloro che hanno un grado elevato di esperienza alla persona non autosufficiente, senza però nessun requisito professionale certificato. Svolgeranno mansioni di assistenza nell’igiene e cura della persona non autosufficiente, della pulizia della casa e il vitto. (Livello CS)

In base al tipo di contratto sottoscritto, l’orario di lavoro di una badante differirà come segue:

  • Per le badanti conviventi: massimo di 10 ore al giorno non consecutive, ovvero 54 ore a settimana.
  • Per le badanti a ore: è previsto un orario di lavoro di 8 ore giornaliere non consecutive, ovvero 40 ore a settimana distribuite su 5 o su 6 giorni.

Straordinari della badante

  • Aumento del 10% del salario per un servizio assistenza domiciliare anziani svolto dalle 6 alle 20 (da una badante non convivente, che però supera le 40 ore a settimana).
  • Aumento del 50% se svolto dalle 22 alle 6 (badante notturna)
  • Aumento del 60 % se svolto di domenica o giornata festiva.

Riposo settimanale della badante

  • Il riposo settimanale di una badante prevede un’intera giornata libera (in genere la domenica o un altro giorno prestabilito) e una mezza giornata a scelta. Un totale quindi di 36 ore settimanali.

Ferie della badante

  • Le badanti maturano 26 giorni di ferie annuali.
  • Nei giorni festivi ordinari le collaboratrici domestiche hanno diritto al riposo e alla normale retribuzione

Malattia e permessi per visite mediche certificate

  • La badante convivente ha diritto a permessi di 16 ore annuali.
  • La badante non convivente con orario di lavoro inferiore alle 30 ore settimanali, invece, ha diritto a 12 ore annuali.

Quando la badante ha vissuto per molti anni nella casa del datore di lavoro, non è raro che sia diventata parte integrante della famiglia, però è anche vero che dopo il decesso dell’assistito viene a mancare l’oggetto contrattuale e quindi il diritto di restare in quella casa. La famiglia del defunto sicuramente non vuole ferire i sentimenti della badante, ma allo stesso tempo è una faccenda che prima o poi bisogna affrontare. Per la badante invece, è un vero e proprio cambiamento di vita dopo anni di servizio in quella casa. La badante avrà lo stesso tempo a disposizione della durata di preavviso per licenziamento o dimissioni, come abbiamo sopracitato.

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Rapporto badante/badato a Roma

Anche nella capitale d’Italia, Roma, il rapporto parente/badante è importante e possibile creare, senza avere comportamenti troppo confidenziali e poco professionali, un clima sereno e di aiuto reciproco.

Il rapporto da istaurare con la badante che accudisce l’anziano deve necessariamente passare per un’iniziale raccolta di informazioni relative alla sua esperienza e sulle sue abitudini di vita.

A Roma ed ovunque la fase della selezione e del periodo di prova sono quindi da effettuarsi con cura. È buona prassi sottoscrivere un regolare contratto di lavoro. Questo consente una tutela reciproca delle parti e permette di gestire meglio il rapporto professionale, non lasciando nulla al caso, all’improvvisazione o a incomprensioni.

Mantenere i giusti confini nel rapporto con la badante può essere difficile: si tratta di una persona spesso lontana dai propri cari (che si trovano in un altro paese) che entra a tutti gli effetti a far parte della famiglia e con la quale può crearsi un rapporto d’affetto reciproco.

Delineando i confini del rapporto professionale, quindi, sarà più facile anche creare un rapporto d’affetto sincero e rispettoso dei ruoli reciproci.

Assistere un anziano a Roma è un lavoro molto delicato e difficile. Richiede attenzione, delicatezza e sensibilità.  La badante entra nelle abitudini, nelle routine e in generale nel mondo dell’anziano, conoscendone la vita, i bisogni fisici ed emotivi, così, condividendo la quotidianità si crea sempre più vicinanza.

La badante o il badante possono sostituire  agli occhi di un anziano solo, il ruolo di una moglie, un marito o in alcuni casi di un figlio. L’anziano può riversare nel rapporto affettivo con la persona che lo assiste le delusioni, i rancori o il mancato soddisfacimento di bisogni affettivi da parte di familiari poco attenti o disponibili o, allo stesso tempo, questo nuovo rapporto può rappresentare per l’accudito la rinascita di sentimenti.

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