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Badante a Roma e Bonus Benzina

Anche a Roma il Bonus carburante da 200 euro a chi spetta e come richiederlo?

Cos’è il bonus carburante?

Il Decreto Ucraina, ha previsto tra le diverse misure, nuovi buoni benzina, erogati su base volontaria da parte del datore di lavoro.

Lo stesso datore di lavoro potrà scaricare questi costi, dal bilancio aziendale, senza pagare nuove tasse o contributi.

Il Bonus carburante da 200 euro, spetta esclusivamente ai lavoratori dipendenti privati, come gli apprendisti, i soci delle cooperative, i tirocinanti ed i lavoratori in smart working.

Sono esclusi i seguenti lavoratori:

  • i collaboratori co.co.co,
  • gli amministratori,
  • I lavoratori occasionali,
  • I lavoratori della pubblica amministrazione e degli enti pubblici.

Chi ha diritto ai buoni benzina 2022 a Roma?

L’importo erogato dal datore di lavoro privato è un contributo liberale, che può essere anche inferiore a 200 euro, in base ad un accordo sindacale o un regolamento aziendale. Quindi il datore di lavoro, non è obbligato a corrispondere i buoni benzina.

I nuovi buoni carburanti possono essere anche concessi ai lavoratori dipendenti di aziende private come, ad esempio, gli studi professionali o gli Enti del Terzo settore, che svolgono esclusivamente attività non commerciale.

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Novità sanatoria badanti Roma

Ci sono novità per quanto riguarda la sanatoria colf e badanti prevista dall’articolo 103 del decreto Rilancio. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la circolare dell’8 marzo 2022, ha fatto sapere che è stato aperto un canale preferenziale per le lavoratrici e i lavoratori provenienti dall’Ucraina.

Le pratiche della sanatoria  badanti  del 2020 sono ancora in lavorazione e adesso l’emergenza Ucraina richiede una risposta più tempestiva. Proprio per le lavoratrice e i lavoratori ucraini si apre un canale di priorità.

Ma cosa prevede la sanatoria colf e badanti? Il datore di lavoro italiano o straniero può sottoscrivere un nuovo rapporto di lavoro subordinato o dichiararne uno irregolarmente instaurato con cittadini italiani o stranieri presenti sul territorio nazionale prima dell’8 marzo 2020; gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 possono chiederne uno nuovo della durata di sei mesi.

Con la circolare dell’8 marzo 2022, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fatto sapere: “Tenuto conto dell’emergenza umanitaria in atto, avuto riguardo alle residue pratiche ancora in trattazione, si raccomanda agli Uffici di assicurare priorità a quelle riferite a cittadine/i di nazionalità ucraina, anche al fine di agevolarne la mobilità territoriale e le eventuali ricongiunzioni familiari”.

Alla scadenza del 15 agosto 2020 sono state presentate dai datori di lavoro circa 207.000 domande di regolarizzazione, numero che sale a 220.000 considerando anche le domande inviate dai cittadini stranieri stessi.

L’85% del totale delle domande trasmesse, escluse quelle che riguardano i permessi di soggiorno scaduti, riguarda il lavoro domestico e di assistenza alla persona e la comunità più numerosa è rappresentata da colf e badanti che arrivano dall’Ucraina.

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Badante Roma, attenzione alle assunzioni di collaborazione occasionale!

Di recente molte società stanno proponendo servizi agli anziani e alle famiglie fornendo badanti “assunti” con la forma contrattuale del Co.Co.Co., ovvero un contratto di lavoro dove il lavoratore dovrebbe svolgere le sue mansioni in totale autonomia e senza organizzazione, controllo e direzione da parte del committente. In parole povere sia la società che la famiglia utilizzatrice non hanno nessun controllo e nessun potere sul lavoratore che svolge l’incarico in piena autonomia.

Risulta chiaro che questo approccio ha parecchi punti deboli e soprattutto espone le famiglie, i lavoratori ma anche gli imprenditori di queste società “abusive” a dei rischi molto gravi. Infatti risulterebbe facile per un lavoratore provare che il rapporto di lavoro è subordinato verso la famiglia presso cui lavora (e non verso la società). Il lavoro di badante (anche con formazione o qualifica) o di colf è ovviamente un lavoro organizzato e diretto dalla famiglia, che ne ha anche il controllo totale sia degli orari che della qualità del lavoro svolto. Pertanto se venisse provato che il rapporto di lavoro è subordinato rispetto alla famiglia, vi sarebbero i seguenti aspetti  da considerare:

  1. La società che ha fornito il lavoratore verrebbe sanzionata pesantemente per somministrazione illecita di lavoro, in quanto queste società utilizzano la formula Co.Co.Co proprio perché non hanno autorizzazione ministeriale per poter fornire lavoratori subordinati, ovvero non sono agenzie interinali autorizzate dal ministero del lavoro e quindi commettono reato nel momento in cui il rapporto di lavoro con la famiglia risulta subordinato verso la famiglia stessa.
  2. La famiglia utilizzatrice verrebbe costretta a riqualificare il rapporto di lavoro direttamente con il lavoratore domestico utilizzando il giusto contratto di lavoro basato sul CCNL domestico e pagando eventuali differenze retributive e qualunque altra tutela che queste società abusive potrebbero non aver pagato al lavoratore. Se per esempio questa società abusiva non avesse versato i giusti stipendi o i giusti contributi, o non avesse assicurato il lavoratore contro gli infortuni o non avesse pagato degli stipendi arretrati, la famiglia sarebbe solidale in tali pagamenti e in tali responsabilità legali.

Inoltre se la società non assicurasse il collaboratore ed esso si facesse male a casa vostra, chi ne sarebbe responsabile? Persino gli imprenditori stessi di queste società “abusive”, che vengono spesso illusi dal fatto che con questi contratti Co.Co.Co possono operare nel settore ed eludere la somministrazione di lavoro o il lavoro interinale, possono passare delle grane se dovessero essere provati i rapporti di lavoro subordinato con le famiglie.

Le badanti vengono di norma assunti direttamente dalle famiglie o dalle agenzie interinali regolarmente autorizzate e iscritte all’albo del Ministero del Lavoro. Sia famiglie che agenzie interinali utilizzano il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico (CCNL domestico) per gestire i rapporti di lavoro subordinato (Datore di lavoro – dipendente).

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Roma: attenzione badanti al lavoro con Partita IVA!

Sei una badante che ha trovato lavoro tramite una Cooperativa che ti ha fatto prendere la Partita IVA e ti ha mandato a lavorare presso una famiglia o un anziano?

Sicuramente avrai capito che lavorando con la partita IVA sei un lavoratore autonomo e non hai diritto al versamento dei contributi, non hai l’assicurazione INAIL, non hai la tredicesima, le ferie, il TFR, la malattia ecc…

Tuttavia se il tuo lavoro consiste nel fare la badante convivente presso una famiglia, in modo continuativo e regolare, allora è molto probabile che in realtà il tuo lavoro sia di tipo subordinato e quindi avresti diritto a tutti questi diritti dei lavoratori dipendenti, anche se sulla carta sei una lavoratrice autonoma. Per questo se cercherai di far riconoscere i tuoi diritti, cercando di far riconoscere un contratto per badante e badante convivente di lavoro subordinato alla cooperativa, rischierai di avere torto in quanto la cooperativa non ti impartisce direttive, non organizza il tuo lavoro e non presti opera presso la cooperativa.

Invece se la famiglia dove lavori ti dice cosa fare, quando farlo e come farlo, allora potresti provare a trasformare il tuo rapporto di lavoro autonomo in un rapporto di lavoro subordinato e regolato dal CCNL domestico chiedendo alla famiglia dove lavori di riqualificare la tua posizione lavorativa, e in questo caso se effettivamente lavori in modo continuativo e regolare e la famiglia ti impartisce le direttive e controlla il tuo operato, allora avrai buone possibilità di farti pagare le differenze retributive dovute a ferie, tredicesime, TFR, assicurazioni e contributi inps ecc…

Quindi i tuoi diritti relativi a queste differenze retributive sono a carico della famiglia dove lavori, che avrebbe fin da subito dovuto assumerti rispettando il CCNL domestico come fanno tutte le famiglie che regolarmente assumono una badante ad ore.

Ma per poter arrivare a questo punto, è necessario prima dimostrare che il lavoro svolto come badante è di tipo subordinato (dipendente) e non autonomo. La Cooperativa che ti ha mandato a lavorare e che ha percepito i compensi, in questa circostanza starebbe operando come agenzia di somministrazione di lavoratori, anche chiamate agenzie interinali. Queste cooperative non hanno autorizzazione ministeriale alla somministrazione di personale, come previsto dalla legge 276/03, e quindi questa somministrazione di lavoro domestico sarebbe abusiva e andrebbe sanzionata pesantemente come previsto da tale legge.

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Le Naspi, la disoccupazione della badante a Roma

La disoccupazione Naspi, è una prestazione a sostegno del reddito dell’Inps, per coloro che perdono involontariamente il lavoro. Anche per la badante è un diritto alla disoccupazione Inps, il primo requisito è aver cessato la prestazione lavorativa per:

  • licenziamento per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo e soggettivo
  • licenziamento

Dopo il licenziamento, per richiedere la Naspi, devi essere in possesso di alcuni requisiti:

  • 13 settimane di contributi versati, (si contano i sabato, per calcolare una settimana dalla data di inizio del rapporto sino alla fine)
  • 30 giorni di lavoro effettivo in 5 settimane (costituite da 6 giorni), nei 12 mesi precedenti dalla risoluzione del rapporto di lavoro.

Dopo aver controllato i requisiti della disoccupazione, devi inviare la Naspi entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. La domanda di disoccupazione può essere presentata:

  • direttamente al patronato zonale,
  • con il Pin dispositivo Inps o Spid,
  • contattando i numeri verdi del Contact Center Inps.
  • documento d’identità non scaduto, codice fiscale, permesso di soggiorno non scaduto o la raccomandata speciale della posta in caso di rinnovo del permesso,
  • la denuncia telematica di cessazione Inps con la lettera di licenziamento,
  • le ultime tre buste paga firmate,
  • il modello Sr163 compilato correttamente. (E’ il modello dove devi indicare il codice Iban della banca o posta per ricevere i pagamenti della disoccupazione mensilmente)
  • gli ultimi 4 bollettini Mav di contributi versati,
  • contratto di lavoro, se la prestazione lavorativa è a tempo determinato.

La disoccupazione Naspi dura per un massimo di 24 mesi ed è pari alla metà delle settimane lavorate nei 4 anni precedenti. L’importo della disoccupazione delle badanti, è molto più basso rispetto agli altri lavorati, in quanto si prende come riferimento le retribuzioni convenzionali dell’Inps. Ad esempio per un rapporto di lavoro di 25 ore settimanali, la retribuzione oraria convenzionale è di 5,19. Per determinate l’importo, si calcola la retribuzione convenzionale totale ed il numero delle settimane lavorate nel quadriennio.

Per determinare l’importo lordo mensile, si divide la retribuzione lorda totale per il numero delle settimane lavorate e si moltiplica per 4,33 (la media mensile delle settimane). L’indennità mensile di disoccupazione da corrispondere, sarà paria ad euro 395,10 (526,87 * 75%). Dal 4° mese l’indennità Naspi viene decurtata del 3% ogni mese.

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I contributi e le tasse delle badanti a Roma

Al momento dell’assunzione i datori di lavoro devono chiedere all’Inps (Istituto della previdenza sociale) l’iscrizione del lavoratore per il versamento dei contributi e all’Inail per gli infortuni sul lavoro. Del versamento trimestrale dei contributi previdenziali è responsabile il datore di lavoro, il quale può rivalersi con il lavoratore per la quota a suo carico, con il pagamento della retribuzione mensile o al massimo allo scadere di ogni trimestre.

Con il pagamento dei contributi, le badanti hanno diritto ad una serie di prestazioni previdenziali e socio-assistenziali (pensioni, assegni familiari, indennità di maternità e disoccupazione, infortuni e malattie professionali, assistenza sanitaria). Le badanti conviventi straniere pagano le tasse allo Stato italiano con le stesse regole dei cittadini italiani. Nell’anno successivo a quello in cui i redditi sono stati prodotti è necessario presentare la Dichiarazione dei Redditi (entro il 31 luglio presso uno sportello bancario o postale ovvero entro il 31 ottobre presso un Centro di Assistenza Fiscale),ed effettuare il versamento delle imposte dovute (entro il 20 giugno ovvero entro il 20 luglio, con l’applicazione degli interessi previsti per il tardivo versamento).

La dichiarazione dei redditi costituisce requisito fondamentale per usufruire di una serie di diritti quali: rinnovo del permesso di soggiorno, richiesta della carta di soggiorno, diritto al ricongiungimento familiare, alle prestazioni assistenziali, richiesta di cittadinanza italiana, ecc. Da ricordare che i lavoratori che perdono il lavoro hanno diritto a rimanere in Italia per almeno sei mesi in cerca di occupazione; trascorso tale termine, se non hanno trovato un nuovo lavoro devono lasciare l’Italia. Se i lavoratori hanno vissuto legalmente per almeno sei anni in Italia e possiedono i requisiti di reddito e alloggio richiesti, possono ottenere la carta di soggiorno che è a tempo indeterminato.

Colf e badanti hanno diritti, ma anche doveri.

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Come tutelarsi da agenzie di badanti illegali a Roma

Non tutte le società  possono fornire colf o badanti alle famiglie che ne hanno bisogno. Quando una società assume una badante e la manda a lavorare a casa di una famiglia, sta svolgendo somministrazione di lavoro o fornitura di manodopera.

In Italia, la ricerca e la selezione di personale, l’intermediazione di personale e la fornitura di personale (somministrazione di lavoro) sono tutte operazioni che possono essere svolte solo da società che sono iscritte all’Albo delle Agenzie Per il Lavoro gestito dal Ministero del Lavoro.

Chi non è abilitato dall’albo e dal ministero del Lavoro NON può fornire legalmente badanti conviventi a degli utilizzatori. La badante ad ore che viene mandata a casa vostra è un lavoratore subordinato che è alle vostre dipendenze. Avere qualcuno alle proprie dipendenze, ovvero stabilire gli orari di lavoro e le mansioni lavorative, è legale  solo se il contratto di lavoro è di tipo subordinato (dipendente).

Per le badanti le tutele previste sono regolate dal Contratto Collettivo Nazionale Del Lavoro Domestico (CCNL domestico) e il contratto per badante e badante convivente. Molte associazioni o cooperative di badanti che non hanno l’autorizzazione ministeriale, assumono invece con forme contrattuali diverse o addirittura con contratti di lavoro autonomo (Partite Iva  – CO. CO. CO. – CO. CO. PRO. ).

Queste società non autorizzate che utilizzano forme contrattuali alternative  mettono a rischio le famiglie che possono essere soggette a rivendicazioni da parte dei lavoratori forniti e assunti con contratti non a norma di legge. Una badante fornita con un contratto di lavoro non regolare potrà rivendicare di essere stata una vostra dipendente e farsi risarcire di tutte le tutele previste dal relativo CCNL e di farsi assumere regolarmente e direttamente dalla famiglia utilizzatrice.

Il fatto di aver pagato delle fatture a queste società irregolari, non vi esonera da eventuali rivendicazioni. Infatti le fatture non riguardano il diritto del lavoro.  Chiunque può fare una fattura, ma ciò che conta è se l’attività di fornitura di personale è svolta a norma di legge rispettando il diritto del lavoro.

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Contratto della badante convivente a Roma

Una badante convivente può essere assunta con il livello BS, CS o DS, in base alle mansioni che dovrà svolgere.

Se dovrà occuparsi di una persona autosufficiente, l’inquadramento corretto è BS; se dovrà fornire assistenza a una persona non autosufficiente, dovrà essere inquadrata come CS o DS.
In base al livello di inquadramento, il CCNL colf e badanti prevede diversi tipi di contratto pe badante e badante convivente.

Livello BS

È possibile assumere una badante convivente di livello BS part time o full time.

  • Il contratto BS part time prevede un orario massimo di 30 ore settimanali; l’orario di lavoro può anche essere inferiore a 30 ore settimanali, ma la retribuzione non verrà riproporzionata; ciò significa che una badante che lavora 30 ore come convivente riceve la stessa retribuzione lorda di una badante che lavora 15 ore convivente.
  • I contributi, invece, vengono calcolati sul numero di ore effettive previste dal contratto di assunzione. Se la paga lorda è fissa e imposta dal CCNL, i contributi invece sono calcolati direttamente in base al numero di ore settimanali che vengono lavorate. Per una collaboratrice che lavora 15 ore verranno trattenuti meno contributi dalla paga lorda rispetto ad una collaboratrice che lavora 30 ore; per lo stesso motivo, in proporzione, badante che lavora meno ore viene pagata leggermente di più.
  • La stessa cosa vale se si assume una badante come convivente full time; l’orario previsto dal CCNL è di 54 ore, ma può essere anche inferiore. In tal caso la paga non cambia ma diminuisce il numero di contributi a carico del lavoratore (che percepisce uno stipendio leggermente superiore) e diminuisce l’importo dei contributi a carico del datore di lavoro che, quindi, sostiene complessivamente un costo inferiore rispetto ad una badante a tempo pieno.

Le parti firmatarie, infatti, quando hanno stipulato il contratto collettivo, hanno considerato che una persona non autosufficiente ha bisogno di assistenza in modo constante, o almeno di una persona che rimanga a disposizione tutto il giorno (anche se di fatto non lavora in modo continuativo per tutto il tempo).
Per questo è stato previsto solo il contratto full time per i conviventi di livello CS e DS. L’orario previsto dal contratto collettivo è di massimo 54 ore settimanali (convenzionalmente distribuite in 10 ore al giorno dal lunedì al venerdì e 4 ore il sabato). Se alla collaboratrice viene richiesto di lavorare il sabato pomeriggio o la domenica, le ore di lavoro aggiuntive sono da considerarsi straordinari.

Invece, se tra le parti viene concordato un orario settimanale inferiore a 54 ore, la retribuzione mensile lorda rimane la stessa: non deve essere calcolata alcuna riproporzione.

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Assegni familiari a Roma: un bonus per badanti e colf

L’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF), con le maggiorazioni introdotte per il periodo ponte dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, è destinato anche a colf, badanti conviventi e bandati ad ore, più i  lavoratori domestici in genere (italiani, comunitari ed extracomunitari che lavorano in Italia).

L’assegno, a differenza di quanto avviene per la quasi totalità dei lavoratori subordinati, viene erogato direttamente dall’INPS. L’importo è calcolato in base alla contribuzione di lavoro domestico, alla tipologia e al numero dei componenti del nucleo familiare e ai redditi conseguiti dal nucleo familiare. A chi spetta l’ANF e come presentare domanda?

Il decreto legge n. 79/2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 112/2021, che ha introdotto l’assegno temporaneo come misura sperimentale dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, ha innalzato il valore mensile dell’ANF per il medesimo periodo per un valore di 37,50 euro per ciascun figlio per i nuclei familiari fino a due figli e di 55,00 euro per i nuclei familiari di almeno tre figli.

Tra i destinatari della misura vi sono anche i lavoratori domestici, per i quali l’INPS applicherà l’aumento in automatico al momento della liquidazione dell’importo spettante a seguito della presentazione della domanda ANF. La disciplina sul rapporto di lavoro domestico si applica quando il lavoratore, anche straniero, presta la propria opera, a qualsiasi titolo, per il funzionamento della vita familiare (art. 1 della legge n. 339/58).

La norma fa rientrare nel novero della disciplina del lavoro domestico quei rapporti di lavoro concernenti gli addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura.

Si intendono per addetti ai servizi personali domestici i lavoratori di ambo i sessi che prestano a qualsiasi titolo la loro opera per il funzionamento della vita familiare, sia che si tratti di personale con qualifica specifica, sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche. Sono pertanto lavoratori domestici coloro che prestano un’attività lavorativa continuativa per le necessità della vita familiare del datore di lavoro come ad esempio colf, assistenti familiari o baby sitter, governanti, camerieri, cuochi ecc.. Rientrano in questa categoria anche i lavoratori che prestano tali attività presso comunità religiose (conventi, seminari), presso caserme e comandi militari, nonché presso le comunità senza fini di lucro, come orfanotrofi e ricoveri per anziani, il cui fine è prevalentemente assistenziale.

La categoria dei lavoratori domestici comprende quindi tutti i lavoratori che svolgono esclusivamente attività lavorativa nelle abitazioni di terze persone per il soddisfacimento delle esigenze domestiche.

La prestazione dei domestici, riconducibile al rapporto di lavoro della generalità dei lavoratori subordinati, deve:

  • avere continuità (cioè non essere puramente occasionale: art. 1 L. 339/58);
  • essere resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro;
  • rispondere a un bisogno personale del datore di lavoro, legato al funzionamento della vita familiare (e non dell’attività istituzionale e professionale).

Nucleo familiare

La composizione del nucleo familiare ai fini ANF è disciplinata dal comma 6 dell’art. 2 del D.L. n. 69/88 e di rimando, per quanto non espressamente previsto da questi, dal D.P.R. n. 797/55 (nello specifico, per il nucleo familiare, all’art. 4).

Sulla scorta di questa disciplina, come chiarito e ricostruito anche dall’INPS, possiamo desumere e affermare che il nucleo familiare dell’avente diritto all’ANF può essere formato da:

  • il richiedente lavoratore o il titolare della pensione;
  • il coniuge/parte di unione civile che non sia legalmente ed effettivamente separato o sciolto da unione civile, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia. Gli stranieri residenti in Italia, poligami nel loro paese, possono includere nel proprio nucleo familiare solo la prima moglie, se residente in Italia;
  • i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
  • i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione;
  • i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché facenti parte di «nuclei numerosi», cioè nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  • i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione;
  • i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

L’assegno al Nucleo Familiare per i lavoratori domestici comunitari spetta per i familiari residenti in Italia o all’estero, mentre per i lavoratori domestici extracomunitari (esclusi quelli con contratto di lavoro stagionale) spetta l’ANF:

  • solo per i familiari residenti in Italia, nel caso in cui il paese di provenienza del lavoratore straniero non abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia;
  • anche per i familiari residenti all’estero, nel caso in cui il paese di provenienza del lavoratore straniero abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia;
  • anche per i familiari residenti all’estero, nel caso in cui il lavoratore straniero, anche se il suo paese non è convenzionato con l’Italia, abbia la residenza legale in Italia e sia stato assicurato nei regimi previdenziali di almeno due Stati membri.

Due sentenze della Corte di Giustizia Europea del 2019 (cause C-302/2019 e C-303/2019) hanno riconosciuto inoltre il diritto all’ANF anche ai soggiornanti di lungo periodo in Italia che abbiano i familiari residenti in un Paese terzo: questa decisione i basa sul diritto alla “parità di trattamento” dei cittadini contenuta nella direttiva europea 2003/109/CE.

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Reddito familiare

È costituito dalla somma dei redditi del richiedente e degli altri soggetti componenti il suo nucleo familiare.

Nella definizione del suo ammontare ai fini della determinazione dell’assegno spettante, concorrono a formare il reddito familiare:

  • i redditi assoggettabili all’IRPEF compresi quelli a tassazione separata (esempio: arretrati anni precedenti; indennità sostitutiva di preavviso; liberalità di fine rapporto);
  • i redditi prodotti all’estero che, se prodotti in Italia, sarebbero stati assoggettati all’Irpef;
  • i redditi di qualsiasi natura anche quelli esenti da imposta o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o a imposta sostitutiva;
  • il reddito dell’abitazione principale al lordo della deduzione prevista dalla legislazione tributaria;
  • i redditi soggetti a imposta sostitutiva del 10%.

ANF: importo 2021

L’importo dell’ANF per i lavoratori domestici 2021 è calcolato in base:

  • alla contribuzione di lavoro domestico;
  • alla tipologia e al numero dei componenti del nucleo familiare;
  • ai redditi conseguiti dal nucleo familiare.

In caso di domanda per periodi pregressi deve essere inviata una richiesta per ogni anno e gli eventuali arretrati spettanti vengono corrisposti entro cinque anni, secondo il termine di prescrizione quinquennale.

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Bonus IRPEF: come funziona per la badante che lavora a Roma

Una cosa che probabilmente ogni lavoratore domestico sa, che sia una badante piuttosto che una baby sitter, una colf piuttosto che un giardiniere, è che il bonus Irpef spettante come per tutti i lavoratori dipendenti, non si riceve in busta paga.

Infatti ai lavoratori domestici, o meglio, ai collaboratori familiari come si chiamano oggi dopo il rinnovo del CCNL di categoria, il bonus è fruibile solo tramite dichiarazione dei redditi.

Oggi puntiamo la lente sulle due tipologie di dichiarazioni dei redditi utilizzabili. Il modello 730 ed il modello Redditi PF (ex modello Unico Persone Fisiche). Due modelli di dichiarazione che hanno lo stesso risultato, ma con tempi di liquidazione differenti. E per le badanti piuttosto che per le colf, questo può fare tutta la differenza del mondo. Infatti per ricevere il bonus Irpef spettante occorre fare presto perché dopo il 30 settembre il modello 730 non sarà più utilizzabile.

Il bonus Irpef è quello strumento che ha sostituito il Bonus Renzi dal primo luglio 2020. La natura dei due bonus è identica. Ciò che cambia è l’importo del beneficio per i lavoratori dipendenti e i requisiti per ottenerlo. Per i collaboratori familiari il bonus è spettante anche se non erogato in busta paga dal datore di lavoro mensilmente, dal momento che proprio il datore di lavoro domestico non è sostituto di imposta.Una volta presentata la dichiarazione dei redditi, che può essere fatta da soli con Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o CIE (Carta di identità elettronica), o tramite Patronati, Caf e professionisti abilitati, il bonus Irpef viene erogato al lavoratore domestico direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Per gli amanti del fai da te, se non si ha lo Spid ma si ha la CNS o la CIE, occorre munirsi di un lettore di queste tessere magnetiche che danno accesso ai servizi digitali delle Entrate. Utilizzando il proprio Centro di Assistenza Fiscale, il proprio Patronato o altro professionista abilitato, l’operazione è senza dubbio più facile. L’operatore preposto all’assistenza del lavoratore, alla fine della dichiarazione, se esce un credito per il lavoratore, come nel caso del bonus Irpef, rilascerà il modello da presentare alle Entrate per comunicare l’Iban del proprio conto corrente o della propria carta di credito o debito.

Tramite Iban, a seguito di utilizzo del modello 730, il bonus viene erogato già entro dicembre 2021. Senza Iban e quindi senza accredito diretto in conto corrente, il benefit arriva tramite vaglia della Banca d’Italia o tramite bonifico postale domiciliato. In entrambi i casi l’attesa è più lunga, perché le Entrate erogano il rimborso entro il marzo successivo.

Se si perde il treno del 730, perché si supera il 30 settembre prossimo senza utilizzarlo, la strada alternativa si chiama modello Redditi PF. Ma in questo caso l’attesa supera l’anno dalla data di presentazione della dichiarazione.

Solo per l’anno 2020, anno di imposta su cui devono recuperare il bonus i lavoratori del settore domestico con le dichiarazioni dei redditi del 2021, il bonus Irpef è diviso in due semestri. I primi sei mesi danno diritto a ricevere il bonus Renzi da 80 euro al mese, sempre che fosse spettante. I secondi sei mesi del 2020 invece sono coperti dal bonus Irpef da 100 euro al mese, anche in questo caso, sempre se spettante.

Pertanto ci sarebbe da recuperare, per chi ha lavorato per tutto l’anno 2020, 480 euro per i primi sei mesi e 600 euro per i secondi sei mesi, cioè in totale, 1.080 euro. Dal 2021, con il taglio del cuneo fiscale ormai a regime, il bonus è pari a 1.200 euro.

Per aver diritto al bonus Renzi per i primi 6 mesi del 2020, occorre avere un determinato reddito. Infatti il bonus è pari a:

  • 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti con redditi sopra 8.174 e fino a 24.600 euro;
  • Da 80 euro a scalare per lavoratori con redditi superiori a 24.600 ed entro il tetto massimo di 26.600 euro.

Chi sta al di sotto del limite di reddito minimo previsto o chi sta sopra, non ha diritto al bonus. Il bonus è commisurato ai mesi di effettivo lavoro, pertanto, per chi ha lavorato meno di 12 mesi, a seconda dove ricade il mese di lavoro in meno, avrà diritto a un bonus commisurato ai mesi di effettivo lavoro. Questo vale sia per il bonus Renzi che per il Bonus Irpef.

Quest’ultimo come dicevamo, ha requisiti diversi dal bonus Renzi. Infatti non prevede una soglia minima di reddito (lo percepiscono anche quelli con redditi inferiori a 8.174 euro) e prevede un limite massimo di reddito più elevato. Nello specifico per il bonus Irpef abbiamo:

  • 100 euro al mese per i lavoratori con redditi fino a 28.000 euro;
  • Da 97 a 80 euro per i lavoratori con redditi compresi tra 28.001 a 35.000 euro;

Da 80 euro a scalare per redditi compresi tra 35.001 e 40.000 euro.

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