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Il Lavoro di Badante per i Giovani di Roma

Anche a Roma i dati dell’Istat relativi ai giovani tra i 15 e i 24 anni dimostrano che sin dall’adolescenza si prendono cura dei genitori con problemi fisici o psichiatrici, ma anche di altri familiari malati.

L’immagine del  badante è spesso associata a quella di una donna adulta, più o meno giovane a seconda che sia madre di figli piccoli o già grandi e, talvolta, figlia lei stessa di genitori anziani.

Nell’immaginario collettivo quasi mai si pensa che una anche una persona giovane, un adolescente possa trovarsi nella necessità di prendersi cura di un padre o di una madre con malattie croniche, problemi fisici o di salute mentale, dipendenze da alcol, da droghe o collaborare all’assistenza di un familiare con diverse forme e livelli di disabilità.

Sono invece molte le situazioni che vedono impegnati i giovani badanti: i sibling per esempio sono coloro che si occupano di un fratello o di una sorella con disabilità, oppure sono ragazzi di seconda generazione che fin da giovani si trovano a dover supportare le proprie famiglie in difficoltà rispetto alla burocrazia, le visite mediche, la vita quotidiana in un paese straniero, universi inaccessibili se non si hanno le appropriate competenze.

È stata creata un’associazione che ha come obiettivo di offrire supporto, informazione e tutela ai giovani badanti, ma anche di portare il fenomeno all’attenzione dell’opinione pubblica.

Perché si sa che quando il carico diventa eccessivo si possono generare delle problematiche psicologiche, come l’ansia, la depressione o, più in generale, la difficoltà nel riconoscere i propri bisogni e le proprie emozioni e pertanto si verificano casi di abbandono scolastico.

Inoltre questi giovani puntano su carriere più semplici e meno soddisfacenti.

 

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Il Natale a Casa dell’Anziano e della Badante a Roma

Anche a Roma il Natale è ormai alla porte e rappresenta per molti il periodo più bello dell’anno, l’atmosfera si riempie di magia con gli addobbi, i regali, le luci e si respira ovunque aria di gioia e allegria.

La tradizione di questo periodo richiede molta organizzazione per destreggiarsi tra i regali, le visite dei parenti, i menù delle feste, tanto che, per dare spazio a tutto questo ci si dimentica che il vero significato del Natale è racchiuso nell’affetto sincero e incondizionato della famiglia.

Gli anziani sono l’essenza delle nostre radici familiari e rappresentano il punto di riferimento di questa festività ma può capitare che in queste occasioni le loro esigenze e bisogni passino in secondo piano.

Per loro, il Natale è vissuto da un lato come un momento di gioia e orgoglio nell’avere riunita la famiglia, dall’altro come un evento che può portare a malinconia per il passato.

Se l’anziano è quotidianamente seguito da una badante è bene coinvolgere anche questa persona nelle celebrazioni.

La badante rappresenta per l’anziano un punto fisso, una fonte di sicurezza a cui rivolgersi in caso di bisogno, oltre a essere a tutti gli effetti parte integrante della famiglia.

Cosa può fare la badante per aiutare un anziano a vivere al meglio le feste, ecco alcuni pratici consigli che una badante è bene che impari:

  • Cercare di ascoltare e osservare la persona di cui ci si prende cura per capire ciò che lo disturba, lo rende triste e malinconico
  • cercare di farlo partecipare nei limiti possibili alla preparazione della festa
  • condividere ricette tradizionali dei Paesi d’origine e preparare insieme dei biscotti
  • aiutare ad aggiungere tocchi decorativi alla casa preparando semplici addobbi insieme

La cosa più importante, rimane trascorrere del tempo con un anziano per farlo sentire amato e incluso.

Guardare le foto di famiglia, rivedere dei vecchi filmati, ascoltare della musica natalizia o semplicemente preparare la tavola e piegare la biancheria insieme, è un modo per coinvolgere l’anziano e farlo sentire utile.

Indipendentemente da ciò che si decide di fare, il solo farlo insieme è un regalo prezioso.

 

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storia della badante agabil roma

A Roma la Storia di Abigail : il Mio Natale

Buon Natale!

Anche a Roma raccontiamo la storia di Abigail:

Tutti si baciano e si scambiano abbracci, e le bollicine di spumante gorgogliano nei calici stretti della festa mentre Abigail, in una casa di un paese in provincia di Trieste, accarezza i capelli spenti di nonna Pia.

Abigail fa parte di quella schiera di badanti straniere che sono arrivate a popolare l’Italia.

Le badanti che vengono accudire anziani e ammalati che sono un fardello troppo pesante sulle spalle degli italiani e invece pesano meno sulle spalle di chi nel proprio paese vive nel bisogno.

Le badanti provengono anche dalla Georgia, terra piena di contraddizioni: bellissima e povera, amabile e ostile.

Le riconosci dagli abiti scoordinati eppure dignitosi, dall’accento incerto, ma soprattutto da quella luce sbiadita che lampeggia negli occhi di tutti coloro che hanno il corpo da una parte e il cuore dall’altra.

La festa va avanti e Abigail, in un angolo, scorre alcune foto sul suo cellulare.
Mostra un video di Tbilisi, capitale della Georgia, con le sue strade che sono una perfetta sintesi tra Oriente e Occidente, gli edifici storici di grandissimo fascino, le fiabesche case colorate della città vecchia.

Mostra con fierezza la fotografia della sua nipotina, due anni, avvolta in un cappello di lana rosa inviato solo qualche settimana prima dall’Italia, in un pacco stracolmo di tanti altri doni usati: cinture, pantaloni, guanti che erano di chi non li vuole più.
E ripensa al suo Natale Abigail, che in Georgia la comunità ortodossa festeggia il 6 gennaio, mentre gli italiani stanno celebrando l’Epifania.

E con il pensiero va alla sua famiglia, che scarterà i regali di Natale sotto un abete la sera del 31 dicembre, per il Capodanno.

Questo racconto vuole essere un augurio sincero per tutte le badanti che arrivano da lontano, che entrano a far parte delle nostre famiglie e vivono con noi le nostre tradizioni, rintanando le proprie in un angolino del cuore.

 

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badante dalla colombia roma

A Roma una Storia dalla Colombia, parla la Badante Carmen Luz

A roma raccontiamo la storia di Carmen, una badante colombiana.

 

Mi chiamo Carmen Luz e ho 35 anni, appena compiuti.

Sono arrivata in Italia un paio di anni fa, ma non era la prima volta.

Ero già stata qui altre quattro volte, altrettante volte ero ritornata a casa.

Rientravo nel mio paese ogni volta che finiva il lavoro.
La prima volta che sono venuta in Italia avevo 25 anni, li ho compiuti qui e sono rimasta per tre anni. 

Vengo dalla Colombia sono sposata da 15 anni .
Sto bene qui, vado d’accordo con le persone con cui vivo ed è stato così ogni volta.

Però la mancanza delle persone a cui voglio bene è sempre forte.

Questa cosa non cambia mai, non mi sono mai abituata.

È così per tutte le donne straniere che come me fanno le badanti, non solo per me.

 

Il mio lavoro è più o meno uguale tutti i giorni:

  • Ogni giorno ho tre ore libere, nel fine settimana sono libera la domenica.
  • Nelle ore libere incontro le mie amiche, alcune sono anche mie compaesane e abitano vicino a dove lavoro e vivo. 
  • Mangiamo assieme un gelato oppure facciamo un giro nel parco o andiamo al centro commerciale a fare qualche piccolo acquisto.
  • Delle volte, nel tempo libero, faccio qualche altro lavoretto, come andare a stirare per qualche ora.
  • Riesco a mettere da parte quasi tutto lo stipendio.

 

La prima volta che sono venuta in Italia, sono partita dalla Colombia perché, dopo che mi ero sposata, servivano i soldi per finire di ristrutturare la casa.

Da noi la figlia minore, quando si sposa, resta nella casa con i genitori per prendersene cura quando saranno vecchi.

Però la nostra casa era troppo piccola, così abbiamo dovuto creare lo spazio per me e per mio marito.

Il sistema di cura in Italia si è ormai accomodato su questa posizione: delega alle famiglie e quindi alle badanti, prevedendo quando possibile un sussidio economico a copertura parziale della spesa.

E poi penso alla contraddizione che la presenza in famiglia di una badante implica: scegliere di lasciare invecchiare in casa i propri genitori anziani implica la rottura di altri legami familiari, quelli tra le badanti e i loro cari.

Rotture o lunghe separazioni che creano ferite interiori profonde.

Carmen Luz mi sembra serena e in grado di gestire gli effetti di queste contraddizioni, anche se la sofferenza di sua figlia non ha prezzo.

 

AES DOMICILIO seleziona badanti ad hoc, molto competenti, soprattutto ha un vasto ventaglio di scelte tra “badante ad ore”, “badante h24”, o “badante di notte”.

 

la perdita di una persona badante Roma

Roma la Perdita di una Persona Cara, la Vicinanza di una Badante

Roma: la persona con cui abbiamo condiviso gran parte della nostra vita ci ha lasciato.

Siamo sconcertati, increduli, smarriti, perfino arrabbiati.

Sono diversi e spesso contrastanti i sentimenti che accompagnano questi momenti.

E sono molto diversi anche i tipi di reazione.

C’è chi si abbandona a una tristezza inconsolabile, cade in stati depressivi, si isola e chiude i ponti con il mondo, colpevolizzandosi di non soffrire abbastanza.

Altri, invece, cercano di fuggire al dolore sobbarcandosi d’impegni, lavori, attività.

Entrambe queste reazioni sono normali e fanno parte della nostra natura.

Dobbiamo quindi imparare ad accettarle e a comprenderle.

Pensare alla persona che ci ha lasciato, rivivere con la fantasia tutti i bellissimi momenti vissuti insieme e, nello stesso tempo, accettare la realtà attuale, sono i primi passi per superare un lutto.

È necessario rendersi conto che la persona non c’è più e che ha lasciato un vuoto nelle abitudini consolidate giorno per giorno, vivendo al nostro fianco.

I rituali di addio, come i funerali, le veglie e le riunioni familiari sono tristi, ma hanno un significato importante, perché accompagnano il distacco in modo graduale e soprattutto lo rendono vero, reale, tangibile.

L’accettazione della perdita passa attraverso una fase di adattamento alla nuova situazione, in cui ci troviamo a vivere nei luoghi e nella casa di sempre senza la persona amata.

Un po’ alla volta, e prendendosi tutto il tempo che serve, bisogna crearsi nuove abitudini, nuove ragioni per alzarsi al mattino, vivere a pieno le giornate e dare un senso diverso alla propria vita.

 

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Non significa che così si dimentica la persona scomparsa.

Anzi: continuerà a vivere nei nostri ricordi e la sua memoria ci incoraggerà a dare nuovo corso alle nostre giornate.
L’energia emotiva che ci travolge in questo particolare momento della vita può e deve essere reinvestita in amicizie, rapporti e attività.

Appena si trova un nuovo equilibrio personale, ricominciare a vivere sarà la fase più difficile del superamento del lutto, ma permetterà di trovare nuovi amicizie, lavori, interessi.

Anche se ora può sembrare impossibile, arriverà il tempo per aprire la porta a un nuovo ordine, a delle nuove giornate e a delle nuove relazioni profonde.

Queste relazioni non prenderanno mai il posto della persona che se n’è andata, ma faranno vivere momenti a loro modo diversi, ma comunque importanti e felici.

 

l'anziano badante Roma

Roma: l’ Anziano chi è ?

Anche Roma si interroga:

Chi è l’anziano secondo la scienza?

Quando ci si può considerare vecchi?

E da quale prospettiva, punto di vista?

 

L’aspettativa di vita alla nascita riflette l’andamento della mortalità per ogni causa sulla popolazione mondiale e nel 2008 era stimata a 68 anni, con una variabilità dai 57 anni per i Paesi a basso reddito (53 anni in Africa), sino agli 80 anni dei Paesi ad alto reddito (WHO, 2020).

 

Come si può intuire, questo condiziona anche l’immagine sociale della persona anziana, che vede nei Paesi industrializzati alzarsi sempre più l’asticella, considerando la piena produttività di molte persone over 60.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS; World Health Organizaton-WHO) definisce i 65 anni come età di passaggio alla condizione di “anziano”, mentre le Nazioni Unite (United Nation, UN) si collocano sui 60 anni, considerando aree geografiche svantaggiate per bassa aspettativa di vita alla nascita (WHO, 2002).

Entro il 2050 l’OMS stima che circa una persona su sei avrà più di 65 anni (16%), laddove nel 2019 il dato si assestava intorno a una persona su undici (9%).

Nel 2018, il numero di soggetti definiti anziani (over 65), per la prima volta nella storia, ha superato il numero di bambini di età inferiore ai 5 anni (U.N. United Nation, 2020).

Nel 2050, l’80% della popolazione mondiale vivrà nei Paesi a basso-medio reddito, considerando come il ritmo di invecchiamento della popolazione sia a oggi più incalzante che in passato (WHO, 2018).

È possibile oggettivare il concetto di “vecchio”, indipendentemente dal percepito e dalle aspettative sociali, oppure l’invecchiamento è un costrutto relativo, così che l’essere umano è anziano solo in riferimento a prospettive e criteri culturali? (Overall, 2016).

Nella cultura giudaica la vecchiaia è ambivalente.

Da un lato, prima dell’affermazione della visione escatologica, non era contemplata una vita dopo la morte, ma l’uomo ritornava alla terra.

L’uomo benedetto e giusto è colui che si congeda dalla vita ” con ‘felice canizie e sazio di giorni’ ” (Gen. 25,8).

L’anziano è colui, non tanto che muore, ma colui che ha portato a compimento la vita.

Dio stesso si presenta a Daniele come un vegliardo con capelli candidi come la lana.

L’Antico Testamento però ne ricorda anche la dimensione fisica come nel Qoelet, dove non sempre la vecchiaia è sinonimo di sapienza o benedizione.
La definizione di anziano vede venirci incontro il dizionario Treccani, che dirime la questione iniziando con un excursus storico, e ponendo la “non questione” solo in tempi recenti.

Infatti il “problema” dell’anziano nasce nel XX secolo, quando negli Stati Uniti furono pubblicati i primi lavori di “geriatria”, aventi per tema lo studio biomedico e sociale della vecchiaia.

 

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Figli Badanti a Roma

Avete conosciuto anche qui  a Roma la figura del figlio badante?

Siete mai entrati in contatto con queste straordinarie creature che, senza contropartite e con molti rischi, restituiscono, a distanza di anni, qualcosa di ciò che hanno ricevuto dai loro genitori?

 

Parliamo di un popolo di 1 milione di italiani. Record europeo.
Un milione di uomini e donne interamente dedicati a un parente anziano, non autosufficiente, che diventano 9 milioni se andiamo a calcolare quelli che invece offrono, in qualità di  badanti alcune ore della loro giornata.

 

I figli badanti fanno esattamente lo stesso lavoro della professionista.

  • Passano ore e ore con i genitori, magari distesi sul letto o seduti in poltrona.
  • Li accompagnano in bagno.
  • Li portano a fare una piccola passeggiata, anche solo in terrazza.
  • Controllano e somministrano medicine.
  • Li aiutano a lavarsi e vestirsi.
  • Cucinano per loro.

Tutto ciò avviene in un meccanismo psicologico da scambio dei ruoli scolpiti nell’architettura della famiglia.

La differenza tra una badante e un figlio badante è soltanto in una parola: coinvolgimento.

Partendo dal principio della restituzione e dall’amore di un figlio per un genitore o per un parente stretto, questo milione di generosissimi italiani corre qualche rischio.

Fino a mettere in gioco la propria vita, e sprecarla rispetto alle aspettative individuali evaporate per dedicarsi a tempo pieno all’assistenza.

Spesso il figlio badante finisce in depressione.

Assorbe tanto dolore e tanta fatica dalla sua attività da scivolare, senza neanche esserne consapevole, in una zona grigia di malumore congenito, con una caduta psico-fisica.

La situazione si aggrava se la stessa persona è un «assistente sandwich» che deve badare allo stesso tempo ai genitori anziani e non autosufficienti e anche ai figli in casa propria.

Il figlio badante

  • deve imparare a conoscere bene la malattia di cui soffre il suo genitore.
  • conoscere la malattia significa anche aumentare il livello della nostra consapevolezza,
  • creare un nuovo canale di comunicazione con la persona che stiamo assistendo, sentirci più vicino a lui.

Sempre con un’idea fissa in testa: stiamo facendo una cosa bellissima, non sprechiamola annullando la nostra vita.

 

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Roma e la storia del Badante di Che Guevara

Anche a Roma sbarca la storia del ” badante di Che  Guevara”

Un ex senatore comunista costretto sulla sedia a rotelle.

Da giovane veniva soprannominato “Che Guevara” per via del suo fascino e della sua aria un po’ selvaggia.
Il suo badante extracomunitario, soprannominato dal vecchio Drogo, come il protagonista del deserto dei Tartari, “uno che guarda spesso fuori… e aspetta di indovinare segnali di cambiamento”.

Qui si scontrano due mondi.

Il vecchio che si dice comunista e che si scopre da tutta la vita attorniato da borghesi e da privilegi politici e il giovane che viene dall’est, che di comunismo ne sa più di qualcosa.

ll dialogo fra il vecchio ed il badante, sia che si esprima a livello di conversazione vera e propria che nei pensieri che ciascuno tiene per sé, ricorda una composizione basata sul contrappunto: due mondi lontanissimi che si guardano da lontano, si scontrano con violenza, si annusano con curiosità, si incontrano con rispetto.

Il badante Drogo non aspetta niente: pensa e, allo stesso tempo, si ribella alla sua condizione ed alla vita, sperando di costruirne una migliore.

Il vecchio invece rimpiange la gioventù, quando veniva chiamato “Che Guevara” per il suo fascino, ma negli anni ha capito di aver sempre difeso a parole i diritti dei più deboli, ma di non avere mai vissuto la loro condizione, richiudendosi a fine giornata nel suo castello di privilegi.

Attraverso il confronto con Drogo capirà che quelli come lui non aspirano al lusso che vedono in televisione, ma alla salvezza da una vita di stenti.

E questo tratto di vita percorso insieme li renderà entrambi più ricchi.

 

Un romanzo sulla vecchiaia. Non si indulge sulla malinconia e sulla dolcezza e sulla nostalgia.
Un romanzo sull’amore per la vita. Il vecchio ha un amore disincantato, maturo, disilluso e cinico.

Il giovane badante vive di un’amore cannibale, avido, completo.

Ama la vita, tutta, ama le donne. Due: Maria e Daria, il giorno e la notte. Si ha bisogno di entrambe, no?

Il romanzo d’esordio del cantautore romano Mario Castelnuovo che

“si è affidato al racconto scritto per toccare uno dei nervi scoperti del nostro vivere contemporaneo: la vecchiaia”.

 

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Roma e la Relazione tra Badante e Famiglia

 Roma: prendersi cura di una persona anziana è un’esperienza inter-soggettiva e al tempo stesso etica, in cui i tradizionali ruoli presenti all’interno della famiglia vengono ribaltati.

Accade così che figli e/o nipoti si trovino a “dover essere” e a “dover fare” da soccorritore a uno o entrambi i genitori, spesso malati e fragili.

E’ come se ci si sentisse implicitamente in obbligo di dover restituire quell’aiuto e quel sostegno (sia pratico sia emotivo) che in un altro tempo e in altra forma si è preso dai nostri genitori e/o nonni.

 

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Chiedere aiuto non è un passo semplice, né delegare parte della cura di un nostro familiare fragile e anziano.

Spesso anche solo pensare di mettere un badante disturba, ci disturba:

  • disturba l’anziano, che vede entrare in casa sua un estraneo, che si sente invaso nella propria intimità e che, in questo modo, è costretto a fare i conti con quelle perdite e con quei limiti che così ostinatamente non vuole vedere né accettare.
  • disturba anche chi si prede cura di lui, gli impone di pensare in modo diverso, di fare la fatica psichica di includere più piani di analisi, di modificare dentro quelle credenze errate che ne determinano le azioni limitandolo, di tollerare la colpa per aver delegato e le ansie e le paure connesse alle domande: ma si prenderà davvero cura di? Chi mi da la sicurezza?

La badante non si sostituisce al familiare, ma fa da ponte tra il familiare e l’anziano, ascolta empaticamente,

sostiene su un duplice fronte:

  • da un lato l’anziano, aiutandolo a riguadagnare pezzi di autonomia in quelle attività pratiche in cui l’autonomia era venuta meno,
  • dall’altro la sua famiglia, “educandola” a un modo diverso di stare in relazione con il proprio familiare, un modo più libero in cui non ci si deve sostituire alla persona anziana e fragile e in cui è ancora possibile mantenere una propria vita (e vitalità) al di là del ruolo di una badante
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Roma: la Sessualita’ e gli Anziani

Anche a Roma desideriamo trattare un aspetto importante degli anziani, che è la sessualità:

è emerso che le donne più anziane possono beneficiare dei piaceri dell’intimità, mentre per l’uomo non sembra essere così.

Quando gli uomini invecchiano, hanno maggiori difficoltà a raggiungere la gioia per motivi medici oppure di natura emotiva.

Pertanto accade che gli uomini tendano ad andare incontro a un livello maggiore di esaurimento.

Di conseguenza, quest’ultimo incide sull’organismo e comporta maggiore stress per il sistema cardiovascolare per raggiungere un culmine.

Questo fattore dunque non è affatto da sottovalutare, poiché a lungo andare può danneggiare la salute.

Non sono da escludere i fattori emotivi, i quali giocano un ruolo fondamentale anche durante i momenti intimi e la sessualità in età avanzata.

Ad esempio, avere frequentemente dei rapporti sessuali può portare alla luce una vera e propria dipendenza erotica, ovvero una sorta di impulsività sessuale a cui non si riesce a rinunciare.

Questo tipo di dipendenza può scaturire dagli stati psicologici come ansia o depressione, che possono compromettere la salute cardiovascolare.

Pertanto, lo stato psicofisico di un individuo gioca un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo, soprattutto se si tratta di rapporti intimi in età avanzata.

Gli stati di agitazione possono dunque causare un’elevata dose di stress e nervosismo nell’uomo, intaccando allo stesso tempo il sistema cardiocircolatorio.

 

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Per quanto riguarda le donne anziane invece, l’intimità in età avanzata è importante e può rivelarsi un perfetto toccasana per la loro salute.

D’altronde, una buona intimità non può che rivelarsi qualcosa di salutare e benefico anche quando si supera una certa età.

È fondamentale, quindi, che le persone anziane comprendano quali sono i potenziali rischi e i benefici della sfera intima, e soprattutto che imparino a vivere una intimità fatta di coccole, carezze e tenerezze e non solo prestazione.