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Roma: Badante fa Richiesta di Risarcimento

Trattiamo anche a Roma di un argomento delicato per il momento storico che stiamo vivendo, quello del Covid.

Si terrà un processo a breve che vede contrapposti i familiari di un badante di origine romena morto a causa delle complicazioni da Covid e il suo datore di lavoro.

 

Il badante in questione era stato assunto nel gennaio 2021, con contratto domestico con orario part-time da 25 ore.

68 anni, di origine romena, questo dopo un periodo di ferie durato dal 23 al 28 agosto ritorna a prestare servizio dal proprio datore di lavoro, il quale tuttavia pochi giorni dopo scopre di essere positivo al Covid.
Il tampone positivo viene effettuato in data 1° settembre 2021, ma nessuna complicazione particolare.

Probabilmente anche per merito del vaccino, al quale invece non si era sottoposto il badante che pochi giorni dopo, il 3 settembre per l’esattezza, risultava anch’esso positivo.
A differenza del suo datore di lavoro, il badante presenta subito forti sintomi: febbre alta, difficoltà a respirare.

Tuttavia, solamente qualche giorno dopo questo ha accettato di farsi visitare dai medici i quali, dopo essersi resi conto della gravità della situazione, hanno deciso di portalo in Pronto soccorso.

Tuttavia la situazione ha continuato a degenerare, tanto da morire qualche giorno dopo.

L’anziano datore di lavoro di 83 anni, sarebbe, secondo i familiari della vittima, colpevole per la morte del badante in quanto sarebbe stato questo a trasmettergli il Covid.

A fare notizia non è solamente il motivo per cui si chiede il risarcimento, per danni patrimoniali e non, ma anche la cifra indicata: 1 milione e 200 mila euro per l’esattezza.

 

La famiglia del datore di lavoro si difende: come si legge anche nella memoria difensiva della compagnia assicurativa, infatti, è impossibile accertare il suddetto nesso di causalità.

Come si può essere sicuri che sia stato il datore di lavoro a contagiare il badante?

E anche fosse, come avrebbe potuto evitarlo se non mettendo in atto le norme anti contagio indicate dal ministero della Salute?

Dubbi leciti, tant’è che la decisione del giudice sembra essere già indirizzata; ma non si escludono sorprese.

Inoltre, secondo la famiglia del datore di lavoro sarebbe stato proprio il badante, non vaccinato, a non volere l’intervento del medico nei primi giorni di contagio, dichiarando che “si sentiva forte e in buona salute e che il Covid non gli faceva paura”.

Inoltre, sempre secondo quanto raccontato dalla famiglia del datore di lavoro a cui è stato richiesto il risarcimento, il badante nei primi giorni avrebbe preferito curarsi con metodi alternativi, ossia ricorrendo a infusi e antipiretici.

 

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Badanti, Green Pass e Covid: novità su Roma

Il D. L. 127 del 21/09/2021 rende obbligatorio, dal 15 ottobre al 31 dicembre (poi prorogato fino al 31/03/2022), il possesso del green pass per poter accedere al luogo di lavoro. L’obbligo è rivolto a coloro che svolgono una qualsiasi attività lavorativa nel settore privato, perciò anche a colf, badanti e baby sitter. In aggiunta, il D.L. 1 del 07/01/2022 stabilisce dall’8 gennaio e fino al 15 giugno 2022 l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto i 50 anni di età. Dal 15 febbraio 2022 tutti i lavoratori over 50 per accedere al luogo di lavoro sono tenuti ad esibire il super green pass.

Il green pass rafforzato (o super green pass) si ottiene attraverso il completamento di un ciclo vaccinale (ovvero di due dosi, oppure 2 dosi + booster), o dopo essere guariti dal covid-19;
il green pass base si ottiene attraverso l’esito negativo al tampone antigenico rapido (effettuato da meno di 48 ore) o molecolare (effettuato da meno di 72 ore). Il green pass dovrà essere richiesto e verificato dalla persona che farà entrare il badante in casa, che sia il datore, l’assistito o un parente. La verifica può essere effettuata:

  • utilizzando l’applicazione VerificaC19, scaricabile dai market Android o Apple;
  • chiedendo al badante convivente di esibire una copia cartacea del green pass (per i datori di lavoro che hanno difficoltà nella gestione informatica).

In caso di mancato aggiornamento della piattaforma digitale, vengono accettati anche i documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie, dai medici o dalle farmacie, che attestano l’avvenuta vaccinazione, l’avvenuta guarigione o l’effettuazione del tampone. Il D.L. 21 settembre 2021, in vigore dal 15 ottobre, prevede importanti sanzioni per i datori di lavoro che non controllano il green pass, da 400 a 1.000 €, mentre il badante che si reca al lavoro senza avere il green pass può subire una sanzione da 600 a 1.500 €.

Nella lettera si precisa che il badante potrà rientrare quando presenterà al datore il Green pass o comunque dopo il 31.03.2022. La norma prevede però che non si possa prendere alcun provvedimento disciplinare in tal caso, né tantomeno procedere al licenziamento. Al badante verrà quindi conservato il posto di lavoro ma non percepirà la retribuzione e non vi sarà maturazione di alcun ulteriore costo quale tredicesima, ferie, tfr e contributi.

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Roma green pass badante convivente

Emergenza Covid e badanti: il caso di Roma

Emergenza badanti senza green pass. Molte con due dosi Sputnik stanno facendo anche i tre vaccini in Italia. Altre se ne vanno.

In questi ultimi anni il Covid ha reso l’attività di supporto alle famiglie molto difficile: “Purtroppo non tutti aderiscono alla campagna di vaccinazione e quindi in questi casi si arriva al licenziamento da parte delle famiglie”.

Alcune persone sono costrette ad andarsene, lasciare di nuovo tutto e riprendere la ricerca di un posto di lavoro e soprattutto rifarsi i documenti. Non è bello ed è una situazione non facile”. Il nodo è quello che riguarda colf e badanti conviventi, ma anche a tante altre categorie, vaccinate con Sputnik o con altre tipologie di siero non validato in Europa.

Alcune badanti hanno fatto la doppia dose di Sputnik ma non essendo riconosciuto qui questo vaccino ora sono costrette per poter lavorare di iniziare nuovamente il ciclo vaccinale e avranno quindi in corpo 4 o 5 dosi. Una situazione che sta riguardando soprattutto le badanti provenienti dell’est, vaccinate ma non riconosciute dal sistema del green pass. Quello che sta avvenendo sta mettendo in grossa difficoltà le persone più fragili, gli anziani, che hanno bisogno di assistenza.

Ci sono molte badanti che vengono licenziate dalle famiglie dove lavorano e qui non possono vivere senza avere uno stipendio e rischiano di finire in strada. Allora decidono di andarsene. Aes Domicilio che si occupa dell’assistenza degli anziani, negli ultimi anni riconosce che il Covid ha reso l’attività di supporto alle famiglie molto difficile. Da un lato la ricerca di badanti che sappiano fare questo lavoro dall’altro l’attenzione a livello sanitario affinché il personale che entra nelle famiglie sia vaccinato.

Sei alla ricerca di una badante?

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Il Green Pass per la badante: la situazione a Roma

Siamo ancora ad oggi a ricordare insieme ad Aes Domicilio la questione green pass. Se la badante non possiede il green pass non potrà accedere al luogo di lavoro. Vi è il diritto della persona assistita di ricorrere ad altro idoneo lavoratore.

Se la badante è convivente con il datore di lavoro dovrà quindi abbandonare l’alloggio. I  badanti senza green pass possono essere immediatamente sostituiti. Il badante senza green pass può essere allontanato dalla casa dove presta servizio anche se la usa come alloggio, e oltre allo stipendio viene tagliato anche il vitto; infatti il mancato possesso di green pass non solo determina la sospensione dello stipendio, ma anche del vitto e alloggio stessi dal momento che viene meno la prestazione lavorativa.

In quanto assente ingiustificato perché non in possesso del green pass, la badante (anche badante ad ore) non può prestare servizio. Per chi va al lavoro senza green pass inoltre scatta la multa che va dai 600 ai 1.500 euro, quindi anche per le badanti. L’obbligo di green pass per colf e badanti ha come conseguenza la verifica dello stesso. Ma chi controlla? Per i collaboratori domestici, colf, badanti il controllo del green pass al lavoro spetta chiaramente al familiare della persona assistita.

Purtroppo ci possono essere dei chiari problemi organizzativi per i controlli del green pass di colf e badanti che possono essere effettuati con la applicazione; ma il datore di lavoro che non controlla il green pass può essere sottoposto a una sanzione che va dai 400 fino ai 1.000 euro.

Con l’obbligo di green pass delle badanti, si possono creare purtroppo delle conseguenze poco piacevoli, tra cui alcune che vedono Aes Domicilio combattere quotidianamente: esempio,  il lavoro in nero; il vaccino estero; l’impossibilità di vaccinarsi.

Aes Domicilio da delle informazioni rispetto a come si deve o può procedere con le badanti senza green pass; la badante se è convivente con il datore di lavoro ed entro 5 giorni non presenta un Green pass valido dovrà abbandonare l’alloggio. La mancata attribuzione del vitto e dell’alloggio o dell’indennità sostitutiva in questi casi è corretta, dato che non viene erogata la prestazione lavorativa. Se per cinque giorni la badante non fornisce un Green pass valido, il datore di lavoro può procedere quindi alla sua sostituzione per 10 giorni. Viene così garantito il diritto dell’anziano di poter fruire senza soluzione di un altro lavoratore idoneo.

Altro problematica può essere quella dove la badante risulta positiva al Covid e convivente non potrà allontanarsi dalla casa nella quale vive. L’attuale normativa prevede infatti il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena.

Appoggiatevi ad Aes Domicilio per una selezione corretta, precisa e rispettosa delle norme.

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Il Green Pass e la Badante: il quadro attuale su Roma

Le badanti che non hanno il green pass non possono lavorare. Questo vale per qualunque tipologia di badante: badante convivente, badante ad ore, badante di condominio, ma anche tutti quei professionisti che prestano servizi di assistenza infermieristica e assistenza psicologica a domicilio.

Dopo giorni di consultazioni il governo chiarisce l’interpretazione delle norme che riguardano il lavoro domestico e di conseguenza le badanti, specifica che anche chi svolge lavoro domestico a tempo pieno sarà costretto a lasciare l’alloggio.

I rischi a cui vanno incontro le badanti sono identici a quelli previsti per tutti gli altri lavoratori privati. Una precisazione visto il rifiuto di alcune badanti che pretendevano di continuare a svolgere le proprie mansioni pur non essendo vaccinati oppure senza essersi sottoposti a tampone.

Se la badante non possiede il green pass non potrà accedere al luogo di lavoro.

Naturalmente la famiglia ha il diritto di continuità della assistenza necessaria ricorrendo ad altro idoneo lavoratore.

Se la badante che non esibisce o non ha il green pass è convivente con il datore di lavoro, dovrà abbandonare l’alloggio.

Secondo il contratto nazionale le badanti conviventi devono avere vitto e l’alloggio o l’indennità sostitutiva e quindi in caso in cui la badante non ha green pass, si sospendono anche le componenti vitto e alloggio. Il vitto e l’alloggio sono prestazioni in natura aventi natura retributiva, secondo la disciplina legale è corretta la mancata attribuzione delle stesse in virtù della mancata esecuzione della controprestazione lavorativa.

Se la badante convivente risulta positiva, dove deve trascorrere la quarantena? Visto che la normativa vigente prevede il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per le persone sottoposte alla misura della quarantena, quindi la badante convivente non potrà chiaramente allontanarsi dalla casa nella quale vive.

Il datore di lavoro è tenuto a verificare che la badante che lavora per lui abbia il green pass. Se fa lavorare la badante che non ha il green pass può essere sanzionato dal prefetto secondo le regole ordinarie. Il datore di lavoro che non controlla il rispetto delle regole sul green pass è punito con una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro. Il lavoratore rischia la multa da 600 a 1.500 euro.

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Le badanti No Vax a Roma

Si rischia il caos con disagi per un milione di famiglie in tutta Italia.

In media più di 9 badanti su 10 (92%) sono donne, un quarto è italiana, oltre la metà arriva dai Paesi dell’Est Europa e il resto arriva da paesi come l’Africa e il Sudamerica, dove la copertura vaccinale è molto  bassa che in Italia e dove la resistenza sociale a immunizzarsi è molto più forte.

C’è una decina di lavoratrici straniere, peruviane e dell’Est Europa, immunizzate con sieri che non sono riconosciuti e quindi sono considerate non vaccinate e devono sottoporsi a tampone ogni 48 ore per poter lavorare.  Di  fronte ad uno stipendio limitato devono pagare circa 200 euro per i tamponi. Il problema interessa anche le famiglie dell’anziano, perché nel caso in cui le badanti  si rifiutassero di fare il tampone, non potrebbero prestare servizio ma nemmeno essere licenziate.

Non si potrebbe introdurre una deroga che consente scaricare il Green pass purché vaccinati con Sputnik? Sono vaccini che stati considerati efficaci.

Il controllo della certificazione della badante spetterà al datore di lavoro: in caso di inadempienza, è prevista una multa da 400 a 1000 euro. Per la badante la sanzione è più alta e va da 600 a 1500 euro. Questo vale per la badante convivente, come per la badante ad ore e anche la badante di condominio

Naturalmente il problema diventa per gli anziani come controllare il greeen pass, potrebbero avere non poche difficoltà nell’uso dell’applicazione VerificaC19 per la scannerizzare del codice Qr. La soluzione potrebbe essere il certificato cartaceo, anche se un documento stampato è sempre più facile da falsificare, soprattutto agli occhi delle persone meno giovani.

Accanto a badanti e colf  non immunizzati, un’altra buona percentuale è costituita da persone vaccinate nei Paesi d’origine Romania, Ucraina, Moldavia, Filippine con  il russo Sputnik o il cinese Sinovac, che non sono riconosciuti dall’Ema e quindi non danno accesso al Green Pass.

Per una famiglia sarebbe ingiusto dover licenziare una badante che di fatto è vaccinato, ma non può comunque ottenere la certificazione verde. Non si vuole sdoganare l’uso di questi vaccini nel nostro Paese, ma di riconoscere la loro validità per l’accesso al Green pass da parte di persone che devono poter lavorare, come le badanti.

Il problema successivo che si va a creare è il lavoro nero. L’istituzione del Green Pass per le badanti potrebbe anche fare emergere rapporti irregolari. Durante la prima ondata della pandemia già erano stati scoperti durante i controlli delle autocertificazioni usate dai lavoratori per gli spostamenti.

Prima ancora che il governo estendesse l’obbligo di certificazione verde, la scelta di dedicare Open day vaccinali per le badanti era stata presa in considerazione da molte regioni.

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Roma, lo Sputnik delle badanti e Aes Domicilio

Aes Domicilio si è interessata ad un caso particolare legato al vaccino; alcune badanti dell’Est, vaccinate con Sputnik, ma in quanto tali prive di Green pass e quindi di autorizzazione al lavoro.

Viene molto facile chiedersi:  “Se il vaccino Sputnik non è riconosciuto in Europa, come faranno a continuare a lavorare le badanti e le colfprovenienti dai Paesi europei dell’Est, che prestano la propria attività presso anziani e/o non autosufficienti, e che sono state vaccinate con lo  Sputnik, non valido per ottenere il green pass in Italia?”.

Anche Aes Domicilio ha ricevuto segnalazioni da famiglie che rischiano di non potersi più avvalere del prezioso sostegno della badante, dove queste lavoratrici sono state sospese anche se vaccinate con lo Sputnik.

Entro il 15 ottobre Aes Domicilio ricorda che anche per badanti e colf scatterà l’obbligo del green pass e per loro diventerà complicato lavorare, queste badanti saranno costrette a fare il tampone rapido ogni due giorni a spese loro.  Aes Domicilio si è posta un’ulteriore domanda : “ Un anziano che ha bisogno di essere accudito sarebbe in grado di controllare con l’app il certificato verde?”

Diventa importate per Aes Domicilio che presto qualcuno dica come intende risolvere questo problema. Il rischio è di lasciare famiglie e molti anziani senza badanti e colf, sapendo che una persona non autosufficiente è quella che ha bisogno di aiuto per svolgere attività essenziali e continuare a vivere la propria vita con un minimo di dignità.

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Roma: dal 15 ottobre le famiglie verifichino green pass alle badanti

Con l’introduzione dell’obbligo di Green Pass nel settore privato arrivano nuovi grattacapi per i due milioni di famiglie italiane che utilizzano il lavoro domestico o di assistenti familiari.

Dal 15 ottobre infatti anche badanti e colf dovranno presentare la certificazione verde Covid-19 per accedere al luogo di lavoro, cioè per entrare nelle case presso le quali prestano servizio. Da un lato le famiglie – in quanto clienti – avranno maggiori tutele, potendo controllare l’avvenuta vaccinazione o la negatività al virus dei lavoratori, spesso conviventi di persone fragili o fragilissime. Dall’altro però – in quanto datori di lavoro – avranno l’obbligo di adempiere agli obblighi previsti dal nuovo decreto.

Come si adatta allora a casa propria un meccanismo pensato per un posto di lavoro ordinario? In attesa dei necessari chiarimenti e di una probabile semplificazione da parte del governo, ecco le risposte alle domande più comuni e le sanzioni per chi – datore e lavoratore – non rispetta le regole.

È obbligatorio controllare il Green pass?

«La famiglia dovrà comportarsi come qualsiasi altro datore di lavoro», riassume la ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti.

Il Green Pass è obbligatorio solo per badanti e colf?

Badanti e colf (e babysitter) sono le categorie più comuni di lavoratori domestici, ma la legge prevede l’obbligo per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi, comprese le partite Iva e coloro che offrono servizi occasionali a domicilio, come per esempio artigiani, commercianti, elettricisti, estetisti, giardinieri, idraulici e parrucchieri.

Badanti e colf hanno l’obbligo di vaccinarsi?

Badanti e colf non sono personale sanitario ma lavoratori domestici. Il governo ha discusso la possibilità di introdurre l’obbligo vaccinale per i lavoratori domestici ma non lo ha mai varato.

Il Green pass ce l’ha solo chi è vaccinato?

Il Green pass è il documento che attesta la guarigione da Covid-19, l’avvenuta vaccinazione o il risultato negativo di un tampone.

Chi paga il tampone se il lavoratore non è vaccinato?

La famiglia non è obbligata a pagare il tampone per il lavoratore non vaccinato. Il lavoratore ha diritto al tampone gratuito (pagato dallo Stato) se è considerato lavoratore fragile, altrimenti può acquistarlo nelle farmacie aderenti al prezzo calmierato di 15 euro; il lavoratore minorenne dai 16 ai 17 anni (come il garzone del negozio o l’apprendista elettricista) lo paga 8 euro.

Come si fa a controllare il Green Pass?

L’unico strumento valido è l’app ufficiale del governo italiano VerificaC19, scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play su tablet e telefoni compatibili. Si avvia l’applicazione e si inquadra il codice Qr sulla stampa o sul telefono del lavoratore, quindi l’app verifica la validità del documento e la comunica in modo chiaro sullo schermo.

Quando va controllato?

Il Green pass va controllato ogni giorno sulla porta di casa, prima che il lavoratore entri. Questo passaggio potrebbe essere semplificato se il lavoratore scegliesse (non è obbligato) di comunicare alla famiglia (che non può obbligarlo) la data di scadenza della propria certificazione.

Cosa fare se il lavoratore non ce l’ha?

Se il lavoratore non presenta il Green pass la famiglia deve sospenderlo dall’attività fino alla presentazione di un’idonea certificazione verde Covid-19. Il lavoratore è sospeso dal primo giorno e non percepisce lo stipendio per tutta la durata del periodo e la famiglia non è obbligata a versare i contributi per tutta la durata del periodo di sospensione.

Si può chiedere il Green Pass prima di assumere il lavoratore? Si può rifiutare l’assunzione di un lavoratore senza Green Pass?

Le unioni sindacali hanno ritenuto «legittimo che una famiglia che assume un lavoratore domestico chieda prima l’impegno a mantenere il Green pass durante il periodo in cui lavorerà presso la famiglia».

Cosa fare se il lavoratore è vaccinato all’estero ma non ha il Green pass?

Molti badanti e colf, in particolare, si sono vaccinati nei loro Paesi di origine; spesso con vaccini non riconosciuti in Europa. Il vaccino non riconosciuto in Europa non dà diritto al Green pass e la famiglia deve considerare il lavoratore come non vaccinato.

famiglia obbligo badanti RomaSi può sostituire o licenziare il lavoratore sospeso?

Il decreto stabilisce che il lavoratore sospeso ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, la famiglia può quindi sostituirlo ma non può licenziarlo. Il datore di lavoro potrebbe tuttavia ritenere fondamentale poter contare sull’immunizzazione del lavoratore assunto con contratto di lavoro domestico (in particolare proprio badanti e colf), che prevede comunque la possibilità di licenziare senza giusta causa con un preavviso che varia in base all’anzianità di servizio.

Cosa succede quando il lavoratore sospeso o licenziato torna con il Green pass?

Per il lavoratore sospeso si applica la legge per le imprese con meno di 15 dipendenti: il lavoratore ha a disposizione cinque giorni per presentare il certificato e rientrare al lavoro, dal sesto giorno in poi la famiglia – se nel frattempo ha assunto una persona per sostituirlo – può posticipare il suo rientro fino a 10 giorni. La famiglia non ha alcun obbligo di riassumere il lavoratore assunto con contratto di lavoro domestico ed eventualmente licenziato.

Cosa fare se il lavoratore è in nero o senza permesso di soggiorno?

L’assenza di uno status giuridico regolare non esenta dal controllo, la famiglia deve quindi verificare il possesso del Green pass con ciò che ne consegue (e auspicabilmente regolarizzare il lavoratore e il rapporto di lavoro). I cittadini extracomunitari che non hanno ancora un permesso di soggiorno ma sono in fase de emersione hanno la possibilità di prenotare il vaccino utilizzando il codice fiscale provvisorio, e di conseguenza ottenere il Green pass.

Quali sono le sanzioni?

La famiglia che non controlla il lavoratore può ricevere una sanzione da 400 a mille euro, il lavoratore che entra in casa senza Green pass una da 600 a mille e 500 euro.

Come saranno controllate le famiglie?

Il governo non ha specificato le modalità, ma sembra logico presumere che i controlli saranno fatti a campione.

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“O il green passa o la vita!”: la fuga delle badanti a Roma

Dal 15 ottobre alcuni anziani o persone in difficoltà rischiano di ritrovarsi senza più assistenza domiciliare da un giorno all’altro. Ci sono assistenti familiari in regola e che per vari motivi hanno deciso di non vaccinarsi che si troveranno davanti ad un bivio: o si vaccinano, o non potranno più lavorare.

La fase è definita “molto caotica” da sindacati e caf. I telefoni in queste ore sono bollenti, con i centralini subissati da lavoratrici e lavoratori domestici che cercano di capire che ne sarà del loro impiego. Sono quasi 21mila i lavoratori e le lavoratrici domestiche in regione. Parliamo di quelle in regola, ovviamente, perché si stima quelle irregolari siano almeno il 30-50% in più. Siamo in una fase ancora interlocutoria, ma i nodi dovrebbero venire al pettine tra una decina di giorni.

Un’agenzia di Udine ci dice che in molte sono già tornate a casa, anche se in un paio di casi qualcuna è tornata sui suoi passi perché aveva bisogno di lavorare. Nessuna famiglia sembra disposta a sobbarcarsi il costo dei tamponi per chi non si vuole vaccinare, e sulle famiglie dovrebbe gravare l’onere dei controlli, pena sanzioni. Come spesso accade di questi tempi, tutti – agenzie, caf, sindacati, lavoratori e lavoratrici – restano in attesa di chiarimenti da parte del governo.

Dal 15 ottobre per decreto del governo le – colf, badanti, babysitter – dovranno avere il green pass come tutti gli altri lavoratori. Lo stipendio medio per chi è in regola è di 1100 euro, incluso TFR e 13esima, con costo totale lordo per famiglia sui 1.300euro.

Il lockdown ha parzialmente favorito l’emersione di questo tipo di lavoro: era infatti necessario mettersi in regola per potersi spostare liberamente per motivi di lavoro.

Il cosiddetto decreto rilancio nel 2020 ha contribuito ad un’ulteriore regolarizzazione di queste categorie. In Friuli Venezia Giulia c’è poi la peculiarità del lavoro transfrontaliero: qualche migliaio le persone impiegate nelle nostre case che ogni giorno vengono da Slovenia e Croazia, stima il sindacato UIL. Il settore è in grande espansione, con l’invecchiare della popolazione, e queste figure non svolgono un ruolo solamente assistenziale, ma sempre più centrale in tante famiglie.

Se molti nuclei familiari durante la pandemia hanno allontanato per paura del contagio qualche collaboratore o collaboratrice, con conseguente perdita di lavoro, ora da mesi chiedono solamente colf e badanti con vaccino.

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Green Pass a Roma: in arrivo la sospensione dello stipendio per le badanti

Si fa presto a dire «sospensione dello stipendio». Se a essere sprovvista di Green pass è la colf di fiducia o la badante inserita in famiglia dopo titubanze e fatica, trovarsi da un giorno all’altro senza un appoggio può mandare in crisi meccanismi collaudati al millimetro. Sì, perché il decreto sull’obbligo di «passaporto verde» per i lavoratori dipendenti riguarda anche l’attività dei collaboratori familiari. Ecco cosa c’è da sapere.

Con i datori di lavoro trasformati in controllori, colf e badanti nel mirino, e rischio sanzioni per tutti: da 600 a 1.500 euro per il lavoratore trovato senza pass, e 400 euro per il datore di lavoro che ha omesso il controllo. «Stiamo già ricevendo telefonate di famiglie che chiedono informazioni e indicazioni su cosa fare con colf e badanti che non vogliono vaccinarsi perché non si fidano – spiega Carlo Ricci, dell’Ufficio colf badanti del Movimento cristiano lavoratori di Brescia -. In attesa di ulteriori chiarimenti su questi casi specifici, prima dell’entrata in vigore dell’obbligo il 15 ottobre, manderemo una comunicazione ai nostri iscritti, ed eventualmente contatteremo chi ha situazioni particolari. La nostra prima risposta, comunque, è di non licenziare il dipendente, ma di utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal contratto per colf e badanti». Che prevede già una maggiore elasticità rispetto a licenziamenti, ma anche la possibilità di utilizzare permessi e ferie anticipate, e di sospendere il contratto per periodi anche prolungati (concordandolo in forma scritta tra le due parti) e di assumere sostituti anche a termine.

Sempre ricordando che per ottenere il Green pass si può anche effettuare il tampone, che vale 72 ore se molecolare, mentre l’antigenico resta valido 48 ore. «Il nostro consiglio è di vaccinarsi, anche per ragioni di tutela degli assistiti che sono persone fragili – precisa Claudia Salmi dell’Ufficio colf badanti di Acli Brescia -. Ma devono essere le famiglie a valutare cosa fare, trattandosi di rapporti di fiducia tra datore e dipendente». Delle circa 16mila colf e badanti regolari nel Bresciano (secondo i dati Inps del 2020, ma la stima è che ce ne siano altrettanti in nero, quindi fuori da possibili controlli), tante sono già vaccinate: dal 16 aprile, infatti, ogni persona in condizione di fragilità che veniva vaccinata poteva far sottoporre all’iniezione anche fino a tre familiari caregiver o badanti con un contratto. La situazione è più complicata per chi lavora in nero ed è presente irregolarmente nel nostro Paese, quindi senza documenti validi per ottenere la tessera sanitaria: solo per le circa 4.700 colf e badanti che lo scorso anno hanno fatto richiesta di emersione nel bresciano, infatti, Ats ha attivato una procedura che tramite un codice numerico consente di prenotare il vaccino dal sito di Regione Lombardia anche senza tessera sanitaria.

Una «buona notizia», a fronte del «sostanziale fallimento del percorso di emersione: solo il 20% delle pratiche è stato evaso» commenta Paolo Reboni, segretario provinciale Cisl che nei mesi scorsi si è attivato per una soluzione al problema. Nessuna soluzione, invece, per chi si è vaccinato all’estero con Sputnik: il vaccino non è riconosciuto dalle autorità sanitarie italiane, e non dà diritto al Green pass; l’unica alternativa è sottoporsi periodicamente al tampone.

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