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La Tutela Legale per Badanti e Famiglie a Roma

Visti i diritti e doveri di entrambe le parti, vediamo ora l’aspetto più delicato e cioè casi in cui anche qua a Roma possano esserci o meno dei contenziosi tra la famiglia e la badante.

Partiamo da fatto che ci sono badanti onestissime, leali, che non toccherebbero mai qualcosa di non loro senza permesso, ma questa non è, ahimè, la regola comune.

Purtroppo la casistica di sparizione di oggetti o denaro è molto ampia e ci sono delle regole da seguire per evitare di trovarsi nei pasticci.

Mai dare alla badante la carta di credito o il bancomat perché la gestisca.

È successo, non molto tempo fa, che in un paio di mesi un anziano si sia trovato ripulito il conto di praticamente tutti i suoi risparmi per aver lasciato la carta alla badante in un impeto di fiducia.

Se si vogliono contrastare episodi sgradevoli prima di tutto è necessario prevenirli, disinnescando il rischio potenziale.

Mettere sotto chiave tutti i preziosi o tutto ciò che non si vuole venga toccato o consultato, di qualunque natura sia.

Se non si è sicuri che sia sufficiente bisognerà preoccuparsi di trasferire altrove documentazioni bancarie, assicurazioni, libretti bancari o postali, preziosi di ogni genere.

Naturalmente è chiaro che la badante si troverà a gestire del denaro dell’assistito per ragioni quali spesa, bollette, commissioni, forse andrà a ritirare la pensione (sarebbe meglio andasse un parente, però).

In questo caso possiamo usare i contanti dando una cifra precisa che serve a quelle cose li (e di cui la badante fornirà scontrino o ricevuta), oppure usare una carta ricaricabile limitando al massimo furtarelli o “cresta” sulla spesa.

Ciò che è personale, infatti, non deve entrare nel budget spesa per l’anziano ma sarà di pertinenza della badante stessa che dovrà usufruire del suo stipendio.

La famiglia deve garantire il vitto sufficiente e sano per legge, ma se la badante pretende tartufi e ostriche.. è giusto che se li paghi!

Per quanto riguarda la controparte, invece, si consideri che la badante, appunto, deve avere orari umani, giorni di riposo, paga giusta, vitto e alloggio dignitosi e garantiti, con riferimento sempre al contratto nazionale dei collaboratori domestici, inoltre deve avere, come visto nel capitolo precedente, un trattamento rispettoso e corretto.

 

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Roma, la Guerra in Ucraina per le Badanti

Sono circa 160mila le donne venute dall’Ucraina per lavorare nelle famiglie italiane e anche di Roma come badanti per assistere anziani e malati non autosufficienti.

Badanti, età media 50 anni, che vivono perlopiù nel domicilio dell’assistito o da sole.

Storie diverse ma simili di emigranti che lavorano per inviare i soldi a casa e dare un futuro ai figli (141 milioni di euro le rimesse nel primo semestre 2021).

Olena, 56 anni, fa le pulizie in appartamenti in un quartiere di Firenze e arriva da Cernivci, nella zona a Sud-Ovest dell’Ucraina vicino al confine con la Romania, è terrorizzata anche se lì la situazione sembra per il momento abbastanza tranquilla.

Il marito e i due figli ormai adulti vivono e lavorano nel loro Paese: avrebbero dovuto raggiungerla in Italia ma le frontiere sono chiuse e le automobili non possono passare. Aerei e treni non possono partire.

Olena: «La mia vita è spezzata in due e i miei cari in queste ore sono presi dall’angoscia, soprattutto di notte, per paura dei bombardamenti, anche se lì la guerra sembra ancora lontana».

Natalka, 52 anni, è collaboratrice domestica in una famiglia di Trieste ed è stravolta, piange e non riesce quasi a parlare.

Si trova in uno stato di ansia da quando le truppe russe attaccano il suo Paese: il marito, la figlia e la sorella invalida abitano alla periferia di Kiev e le hanno detto in una breve telefonata che sentono i colpi dell’artiglieria che si avvicinano alla città.

Sonia ci racconta: «Prima tornavo due volte l’anno a casa l’ultima è stata a dicembre per la seconda dose del vaccino anti-Covid e adesso non so quando potrò riabbracciarli» .

Sonia ha lasciato trent’anni fa la sua casa sulla riva del fiume Dnepr per andare a lavorare come badante in tutta Europa.

Sonia: «In Ucraina di lavoro non ce n’è ma io dovevo portare i soldi a casa per far studiare mia figlia che è stata cresciuta dalla nonna e per far curare mia sorella malata».

Sacrifici ripagati. «Ma adesso, con la guerra, ho paura che tutto quello che abbiamo realizzato possa crollare».

“La guerra è il più grande disastro e la più grande pazzia che l’uomo può fare-sostiene il parroco della comunità ucraina di Milano- noi facciamo parte di quella generazione che la guerra la vede solo dai filmati ma in Ucraina la guerra c’è dal 2014: nel Donbass non hanno mai smesso di sparare e tanti ragazzi hanno continuato a morire”.

 

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Roma, il Manuale della Badante: Edizioni Aesdomicilio

L’Associazione AES Domicilio ha messo in opera un manuale per le famiglie e le badanti di Roma: da consultare, da regalare per conoscere meglio questo mondo, sia chi lavora e sia chi da lavoro.

Nella società odierna sta assumendo un ruolo sempre più importante, quasi fondamentale, la figura della badante, soprattutto riferita all’anziano.

In un tempo non tanto distante da noi una figura simile era rara, quasi sconosciuta, e i propri familiari erano gestiti da figli o parenti quando non venivano trasferiti in Case di Riposo.

Questo, oggi, non è più possibile: la durata della vita si allunga ma, ahimè, non sempre felicemente come si vorrebbe.

Gli anziani sono più numerosi ma nessun membro della famiglia può permettersi di non lavorare e restare ad assistere il congiunto.

Ci si trova così a dover prendere la decisione di assumere una badante che abbia cura del proprio anziano al posto della famiglia.

Questo libro vuole essere una guida per le famiglie per destreggiarsi nel mondo dell’assistenza domiciliare e, allo stesso tempo, un aiuto alle badanti per proporsi nel modo migliore e a trovare la famiglia più adatta a ognuno.

Un manuale, insomma, per incontrarsi tra famiglia e lavoratrice.

Verranno così sfatate alcune credenze così da restituire alle lavoratrici un profilo chiaro e professionale in una giungla di nozioni confuse.

In primo luogo, per quanto questo volume sia basato sulla figura della badante, essendo la grande maggioranza di questa figura composta da donne, non significa che non esistano i badanti.

Ci sono, pur se in numero minore, sono bravi e affidabili quanto le colleghe donne e questo è un punto da tener sempre presente e che è bene segnalare per rendere giustizia ai lavoratori del settore.

In generale, però, come dicevamo, la badante è donna e, nella gran parte dei casi, straniera.

Arriva in Italia alla ricerca di un lavoro e si cala in questo ruolo sia perché è un settore in crescita, sia perché, con buona volontà e disponibilità, non richiede formazioni o competenze troppo specifiche.

Si tratta, per molte di queste persone, di un modo veloce di trovare una sistemazione e una paga dignitosa.

Purtroppo, appunto, non sempre la questione è così semplice e lineare: brutte esperienze si contano ogni giorno da entrambe le parti.

La badante sfruttata e sottopagata o l’anziano maltrattato o trascurato riempiono le nostre cronache e spargono timori nell’una e nell’altra parte.

Non è possibile garantire che questa guida sia in grado di cancellare per magia le brutte esperienze, come è logico, ma sarà l’impegno a mettere nelle mani di figli, nipoti o fratelli dell’anziano e a lavoratrici in cerca di un anziano da accudire un prontuario valido per ogni problema che  possa insorgere e da consultare in ogni occasione.

 

AES DOMICILIO seleziona badanti ad hoc, molto competenti, soprattutto ha un vasto ventaglio di scelte tra “badante ad ore”, “badante h24”, o “badante di notte”.

 

anziana e badante roma

Roma, l’Anziana e la sua Badante si Raccontano

Raccontiamo a Roma la storia di Delfina e della sua badante Jenny.

Delfina ha 81 anni, ha qualche problema di vista ma soprattutto ha difficoltà motorie per cui non si sente di uscire da sola, nemmeno per fare la spesa nei negozietti sotto casa.

Jenny la aiuta in casa già da qualche anno ma ora si occupa di lei in maniera più stabile e continuativa, accompagnandola a fare la spesa o dal medico o in farmacia, o anche, semplicemente la accompagna, quando il tempo è bello, a fare una breve passeggiata.

“Per me, -dice Delfina- la presenza di Jenny è indispensabile. Viene tutte le mattine e sbriga le faccende domestiche, poi mi accompagna a fare la spesa e quando è necessario andiamo insieme dal medico di base. Mi accompagna anche per qualche visita specialistica o in farmacia.
Ma non si tratta solo di questo, per me è importante avere qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere o commentare un programma televisivo.
Sarebbe importante che la Sanità Pubblica si facesse carico in modo più completo dei problemi degli anziani: non basta fornire i farmaci, ci vorrebbe un’assistenza medica domiciliare più continua ed efficiente ed anche qualcuno che possa fornire semplicemente compagnia nella ore pomeridiane.
Per il momento sono ancora in grado di badare a me stessa, quindi non mi serve una convivente, ma se non dovessi più farcela sarebbe davvero un problema. Comunque, mi è piaciuto avere la possibilità di parlare di noi della terza età e delle nostre esigenze”

 

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“Aiuto la signora Delfina già da diversi anni – ci racconta Jenny – e mi rendo conto che la sua situazione diventa con il tempo sempre più complicata: da che conduceva una vita attiva e autonoma, ora ha bisogno di assistenza anche nelle piccole cose per i suoi problemi di ridotta mobilità. L’accompagno dal medico, in farmacia, a fare la spesa.
Anche io avrei bisogno di essere più seguita e supportata in questo lavoro che diventa ogni giorno di maggior responsabilità, mi piacerebbe che il servizio sanitario mi supportasse con una formazione specifica: l’assistenza all’anziano non può essere lasciata al buon senso e alla responsabilità del badante. È bello sapere che qualcuno si interessa ai problemi di noi badanti, finora avevo la sensazione di appartenere ad una categoria di invisibili. “

 

 

badanti che uccidono roma

Casi che non Vorremmo Sentire a Roma, Badanti che Uccidono Anziani

Un caso che non vorremmo mai sentire a Roma:

ll compito di ogni badante è quello di proteggere, curare, assistere, tenere compagnia ad una persona sola, malata, anziana o meno.

Il compito di un badante sarebbe stato accudire Vincenzo Fortini, un uomo di 65 anni.

E invece A.C. di 41 anni, ospitata a casa sua in cambio di un aiuto, lo avrebbe picchiato a morte durante la somministrazione di un medicinale insieme ad un amico, R.d.R. di 54 anni.

I due sono accusati di omicidio preterintenzionale e dovranno scontare 7 e 12 anni di carcere.
La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Appello e ieri gli investigatori della polizia di stato del distretto San Paolo hanno dato esecuzione all’ordine di esecuzione per la carcerazione. L’aggressione del pestaggio mortale risale al 13 maggio 2017.

 

Quel giorno Fortini fu trovato nella sua abitazione in via San Pantaleo Campano, al Portuense, morto dopo una lunga agonia.

Era stato massacrato con calci e pugni.
A scatenare gli imputati, secondo l’accusa, un referto medico che avrebbe potuto far perdere il lavoro e la casa.

La circostanza, in attesa dell’ultimo grado di giudizio, è ancora da chiarire del tutto.

Fatto sta che Fortini sarebbe stato costretto ad assumere farmaci psicotici e poi portato in ospedale.
Quando i medici gli negarono il tso – che avrebbe giustificato la presenza in casa della badante – sarebbe stato picchiato senza pietà e abbandonato al suo destino.

A ritrovarlo quando era ormai troppo tardi fu il 118. Fortini, secondo la ricostruzione, fu picchiato con pugni al petto e schiaffi.

Dopo il suo ritrovamento, il 14 maggio del 2017, A.C. e R.d.R. dissero che l’uomo si fece quelle ferite cadendo.

 

Le indagini condotte con il coordinamento della Procura di Roma hanno permesso di accertare che “la morte era stata causata dalla percosse che la vittima aveva ricevuto” dai due “nella notte precedente al ritrovamento del cadavere”, si legge in una nota della questura di Roma.

 

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Roma, la Guerra in Ucraina, parla la Badante

Raccontiamo anche a Roma la storia di Myroslava, una badante ucraina.

Myroslava 50 anni, corporatura robusta, capelli sempre raccolti, icone di madonne sul suo comodino oltre ad un komboskini (corda di preghiera simile ad un rosario), vive in Italia da circa 20 anni.

Fa la badante di due anziani a Grosseto.

Venne in Italia alla fine del 2000, illegalmente, con l’aiuto di un’amica che era già in Italia da qualche anno e lavorava come cameriera presso una famiglia di avvocati di Grosseto, tramite quest’ultimi, era riuscita ad ottenere il permesso di soggiorno.
Ha iniziato ad occuparsi dell’anziana madre dell’avvocato, facendo la badante.

Myrislava era una infermiera di un ospedale di Leopoli.
La sua famiglia viveva una vita molto agiata, ma con la bancarotta russa, tutto cambiò, ed ormai, non avevano più nulla del loro piccolo impero familiare.

Poi il tam-tam di altre donne che avevano lasciato la famiglia, per tentare la fortuna venendo a lavorare in Italia.

Da allora Myrislava ha fatto la badante per diverse famiglie, i suoi datori di lavoro anziani morivano e lei poi si trasferiva da altri.

Lavori presi con il passaparola o con le associazioni.
Myrosalva mantiene sua madre e le paga tutte le cure, privatamente, perché dice:

“Io ho i soldi, pago tutto, l’Ucraina non è come Italia, da noi è tutto a pagamento”.

Manda soldi anche alla famiglia della sorella e a quella del fratello , oltre ai tanti nipoti figli dei fratelli:

“Io mando sempre qualche soldo a ognuno di loro, ne hanno bisogno, io no”.

Con i soldi che ha guadagnato in questi anni di lavoro come badante ha potuto comprarsi un terreno, dove ha costruito la sua casa e poi anche la casa del fratello.

Dalle parole di Myroslava simili a quelle di tante altre che sono venute in Italia a fare le badanti in questi 30 anni, sembra proprio che a mandare avanti le famiglie siano state loro: le donne.

Gli uomini di famiglia vengono spesso descritti come alcolizzati, violenti, buoni a nulla.

Che sia vero o falso, queste donne così lo percepiscono e poco fanno affidamento sull’altro sesso.

Myroslava afferma:

“mio fratello è un egoista, spende tanti soldi, ma io lo aiuto comunque. Che devo fare?”.

Sono consapevoli – ognuna di loro – che stare in Italia, o in qualsiasi altro paese d’Europa, dove i diritti sono rispettati e il welfare garantito, è un privilegio, ma stare lontani da casa

“è un sacrificio che ‘questi’ uomini non avrebbero mai fatto”.

Ora sta ritornando a casa in Ucraina.

In tempo di guerra, lascia l’Italia, posto sicuro con il suo lavoro di badante, perché deve prendersi cura della sua vecchia madre che ha bisogno di lei.

Myrosalva ha passato le sue settimane e i suoi giorni in Italia a fare pulizie e assistere anziani come badante, per poter portare con sé quanto più denaro possibile.

 

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Roma, chi erano le Badanti prima di Diventare Badanti, la Storia di Maris

Anche a Roma raccontiamo la storia di Maris.

Maris ha 30 anni quando si trasferisce in Italia dall’Ecuador:

« Ho raggiunto mio marito Ector che era arrivato poco prima di me, poiché aveva dei parenti a Roma »

Non è tra le più rosee la situazione di Maris e Ector:

«Vivevamo a Quito, la sua città. Lui lavorava in una fabbrica di tessuti, il suo padrone era italiano; io in un ufficio come segretaria. Imparai a utilizzare il pc e anche a parlare inglese. Sono sempre stata una persona curiosa, anche se non ho potuto studiare».

Maris ci racconta un po’ la sua adolescenza:

«Sono cresciuta con due donne, la nonna e la bisnonna, e forse è per questo che sostengo le famiglie non tradizionali. Ho un ricordo bellissimo della mia bisnonna, si chiamava Rosa. Era molto buona, tranquilla, quando penso a lei provo una sensazione di pace. Teneva le treccine nascoste, le legava sopra la fronte e le copriva. Cuciva i piumini di lana, ed era una musicista. Mia mamma era una ribelle, la nonna l’aveva mandata a studiare in una scuola alberghiera, aveva 17 anni quando conobbe mio padre».

È il 2003 quando Maris raggiunge suo marito a Roma, non sapeva molto dell’Italia, conosceva il Papa e l’enorme ricchezza culturale del Paese, ma niente sulla quotidianità.

Tuttavia trova subito lavoro come donna delle pulizie, e ciò che la stupisce è quanto le famiglie si fidassero, dopo averla conosciuta.

Dopo qualche anno Maris riesce a portare anche Juan, suo figlio di 3 anni che era rimasto in Ecuador.

Maris un giorno fa qualche incontro fortunato:

«Per una famiglia andavo a fare la spesa in un fruttivendolo in centro e un giorno chiesi mezzo chilo di uova, la commessa mi domandò se la stavo prendendo in giro, ovviamente intendevo di uva. Da lì siamo diventate amiche e in seguito mi ha anche preso a lavorare. Quando è nato il mio secondo figlio David, ed ero a casa, Maria, la signora del negozio, veniva a casa a portarmi la frutta e la verdura. Io non chiedevo niente, ma lei lo sapeva che non ce la passavamo benissimo, è stata un angelo».

Grazie a Maria, Maris inizia a lavorare per la signora Anna, dove lavora tuttora.

«Prima c’era anche suo marito, il signore che mi aiutò con le traduzioni, che purtroppo è morto. La signora Anna mi chiama ‘la governante’, perché lei è una signorina di 85 anni e non ha bisogno di una badante. Con lei ogni giorno è una lezione diversa. Faceva la maestra e così ricevo gratuitamente tanti insegnamenti sulla storia, sull’arte, sulla vita».

 

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storia di una badante roma

Roma, Storia di una Badante: Adelina

Parla con noi  oggi a Roma una badante che ci racconta la sua esperienza e la sua storia.

«Sono arrivata in Italia nel 2010 inizialmente a Chieti dove ho raggiunto una cugina e poi, grazie a un’amica, ho trovato un posto come badante a Pescara. Ci sono andata perché si guadagnava di più, ma è stato un periodo veramente difficile. La signora mi sgridava se mangiavo un frutto o mi fermavo qualche minuto davanti alla televisione. Ci sono rimasta per otto mesi, non sapevo parlare italiano, non sapevo andare in bicicletta. Andavo a prendere l’acqua al pozzo, ma non mi sono spaventata, perché io sono una contadina, una gran lavoratrice».

Adelina, 53 anni, di BaiaMare, Romania, prima di arrivare in Italia lavorava come cuoca, fino a quando, a causa di problemi dell’azienda, viene licenziata ed entra in disoccupazione.

Adelina ha un figlio ed ecco perché decide di lasciare il suo paese:

« Volevo che mio figlio continuasse a studiare ed era difficile per me trovare un altro lavoro. Nel mio paese è abbastanza comune decidere di andare via per mantenere la famiglia. Si parte per disperazione, perché non c’è altra scelta. Non sai che cosa troverai, non conosci la lingua, ma lo fai lo stesso. Non c’è altra scelta».

La famiglia rumena di Adelina è semplice :

«Si viveva bene durante il comunismo. Tutti avevano un lavoro, nessuno stava per strada senza far niente. Non c’era tanto cibo, solo quello che potevi prendere con i ticket: un litro di olio al mese, due pani al giorno, un salame».

Quando arriva in Italia, lascia a casa suo figlio e la madre.

Inizia a lavorare per la signora Mariapia, di Teramo:

«La signora aveva 90 anni quando iniziai, e pensavo che non sarei rimasta molto. Nel mio paese le persone muoiono presto, e invece siamo rimaste insieme per 7 anni».

Presto si crea un rapporto di affetto tra le due:

«Prima mi considerava come una figlia.Ti voglio adottare” mi ripeteva. Era una persona fantastica. La portavo al parco e lei si metteva sempre a cantare. »

Infine trova lavoro a casa della signora Gerolama, di 85 anni, di Ascoli Piceno dove risiede tuttora:

«Qui mi trovo benissimo, è come stare con la mia famiglia. Le sue figlie sono come le mie sorelle. Loro vivono in altre città, ogni tanto ci vengono a trovare. Si fidano di me, sono io a gestire tutto e con la signora non ci sono problemi, anche se lei sta peggiorando. Alla fine, però poi tornerò a casa, a badare alla mia mamma. Ho voglia di tornare, ho passato una vita a prendermi cura degli altri. »

 

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Roma, se la Badante Non Vuole Lasciare la Casa, Cosa Fare

Purtroppo può capitare anche a  Roma che la badante non vuole andarsene di casa dell’assistito sia dopo il licenziamento che dopo decesso, ma cosa si può fare?

 

La badante che occupa l’abitazione della persona assistita a seguito della sua morte può essere accusata del reato di “Invasione di edificio” se non provvede a rilasciare l’immobile occupato “sine titulo”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, seconda sezione penale, nella recente sentenza n. 36546/2015.
Ecco per capire meglio una sentenza di badante.

 

AES DOMICILIO seleziona badanti ad hoc, molto competenti, soprattutto ha un vasto ventaglio di scelte tra “badante ad ore”, “badante h24”, o “badante di notte”.

 

L’esempio che riportiamo è di una badante che ricorre dinnanzi ai giudici di legittimità, indagata del reato di cui all’art. 633 c.p. alla quale era stata applicata la misura cautelare del sequestro preventivo di un alloggio popolare da costei occupato senza alcun titolo legittimante.

La badante indagata evidenzia la carenza del “fumus commissi delicti” in quanto mancherebbe l’elemento costituivo dell’invasione dell’altrui edificio, non configurabile nel caso di specie avendo costei prestato assistenza presso il legittimo assegnatario dell’immobile, subentrandovi nel possesso a seguito del di lui decesso.

Nel caso di specie la badante, mera detentrice dell’immobile, svolgeva presso l’abitazione un’attività lavorativa in favore del legittimo conduttore, ma il suo comportamento integra la condotta di invasione nel momento in cui si è immessa, sine titulo, dopo la morte del suo datore di lavoro, nel possesso della cosa stessa, comportandosi uti domina.

Pertanto sussiste ampiamente il fumus commissi delicti avendo la badante acquisito illegittimamente il vero e proprio possesso della cosa dopo la morte del precedente inquilino con un atteggiamento uti domina.

Se a badante rifiuta di andarsene dalla casa, se non si riesce a convincerla con le buone, bisogna chiamare le forze dell’ordine.
Rivolgendosi ai Carabinieri è possibile cominciare a comunicare una ipotesi di reato, come quella di violenza domestica o violazione di domicilio .
In molti casi l’intervento delle forze dell’ordine è sufficiente a far ragionare la badante, anche sui rischi che comporta il suo atteggiamento ( anche denuncia penale), come abbiamo potuto vedere qui sopra.

 

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La badante giusta a Roma con AES Domicilio

Hai deciso di assumere una badante per prendersi cura di una persona anziana nella tua vita. Ora arriva la parte difficile: decidere quali qualità avrà il badante giusto per fornire le cure migliori. Aes Domicilio è più per questo.

Quindi, quali qualità fanno un buon badante e che ricerca deve fare Aes Domicilio? Quali qualità rendono il caregiver giusto per la persona amata? Il primo passo,  è fare un elenco di ciò di cui la persona amata avrà bisogno in termini di cure e disponibilità. Questo permette ad Aes Domicilio di selezionare la persona più adeguata ad ogni singola famiglia.

Valutare l’aiuto necessario nei settori dell’assistenza sanitaria, della cura personale e della cura della casa. Hai bisogno di assistenza sanitaria a domicilio, come la terapia fisica o la gestione dei farmaci? Hai bisogno di cure personali non mediche, come aiuto per fare il bagno, vestirti, andare in bagno e preparare i pasti, o stai cercando principalmente un compagno o una badante? Hai bisogno di aiuto per la pulizia della casa, la spesa, la manutenzione della casa e l’esecuzione di commissioni o per il pagamento delle bollette e la gestione dei tuoi soldi?

Aes Domicilio chiede ad ogni familiare di essere molto chiaro e conciso con ciò che ti aspetti da un caregiver.

Ogni volta che Aes Domicilio seleziona una badante ad ore per svolgere un lavoro, la famiglia ha delle aspettative da parte di chi lo assume. È importante mettere per iscritto queste aspettative e poi esaminarle con la Aes Domicilio  durante il colloquio iniziale. Conoscere in anticipo le aspettative ti aiuterà a trovare il badante giusto.

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