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L’est-europa: fabbrica di badanti? I dati di Roma

Più volte noi di AES DOMICILIO abbiamo sottolineato come una badante convivente o una colf convivente debba essere scelta per la sua competenza e per la sua esperienza, e mai per la provenienza. Tuttavia ci dobbiamo anche confrontare con un dato statistico e cioè che più del 40% delle badanti proviene dall’Est-Europa.

Il lavoro domestico è una realtà diffusa in tutta Italia, con quasi 850 mila lavoratori regolari censiti dall’Inps nel periodo pre-pandemia, senza contare che, secondo le stime dell’Osservatorio DOMINA, considerando anche il sommerso si raggiungono i 2 milioni di lavoratori domestici totali.

Tuttavia la situazione è abbastanza variegata sul territorio nazionale. Il Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2020 analizza la nazionalità dei lavoratori, evidenziando come solo in tre regioni (Puglia, Molise e Sardegna) gli Italiani superano il 50% dei lavoratori domestici.

In Sardegna, addirittura, i lavoratori domestici italiani rappresentano oltre l’80% del totale. Mediamente, a livello nazionale, gli Italiani rappresentano il 29,7%. La presenza straniera è, quindi maggioritaria a livello nazionale e in diciassette regioni su venti. In particolare, i lavoratori dell’Est Europa rappresentano il 40,9% a livello nazionale e superano quota 40% in ben 12 regioni. Le regioni con la maggior presenza di lavoratori dell’Est Europa sono quelle del Nord Est: in Emilia Romagna questa componente rappresenta il 59,6% del totale, e anche Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige superano il 56%.

La più bassa incidenza di domestici dell’Est Europa si registra invece in Sicilia (18,4%) e Sardegna (12,6%). Se consideriamo invece le nazionalità straniere (escluso l’Est Europa), a livello nazionale rappresentano il 29,4% dei lavoratori domestici totali. In questo gruppo troviamo, ad esempio, Filippine, Perù, Ecuador, Marocco, Tunisia. In due regioni questa componente supera il 40% dei lavoratori domestici totali: Lombardia (46,5%) e Lazio (40,2%) ed in particolare in queste regioni ad elevata presenza di colf si concentrano il 63% dei Filippini. In Liguria il 24% dei lavoratori domestici proviene dall’America Centrale.

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Roma, e se le badanti fossero robot?

Più volte si sono affrontati i discorsi di “badante-robot”, di “badante-meccanica” o di “badante digitale” – e più volte, noi di AES DOMICILIO, abbiamo sottolineato l’importanza fondamentale della presenza umana nell’assistenza domiciliare, e quanto una figura umana come una badante convivente o una colf resti sempre e comunque centrale ai fini del prendersi cura di un’altra persona. Tuttavia, dato l’alto numero di anziani ed il sempre più progressivo tasso di anzianità che avanza in tutto il mondo, si stanno portando avanti delle numerose iniziative affinché un anziano possa ‘vivere’ con un robot.

Noi di AES DOMICILIO abbiamo sempre espresso con chiarezza che per quanto la tecnologia possa ‘fare compagnia’ certamente non può prendere il posto del ‘prendersi cura’. Gli anziani sembrano poter trarre beneficio dall’interazione con un robot. Lo dicono i risultati dei test effettuati con 30 anziani (metà inglesi e metà indiani residenti nel Regno Unito) e tre giapponesi ricoverati in case di cura, nell’ambito del progetto Caresses di cui è capofila il dipartimento di Informatica e Robotica dell’Università di Genova e che annovera come partner University of Bedfordshire, Advinia HealthCare, Örebro University, JAIST, Middlesex University, SoftBank Robotics, Chubu University, Nagoya University.

Che cos’è Caresses? Un «cervello» , cioè un programma di Intelligenza artificiale, inserito nel «corpo» di Pepper , un robot già in commercio. «Il progetto partito nel 2017 ambiva a creare robot di assistenza dotati di Intelligenza artificiale “culturalmente competenti”, in grado cioè di adattare il proprio modo di parlare e agire all’identità culturale delle persone anziane con cui interagiva», spiega Antonio Sgorbissa professore di Robotica all’Università di Genova. «Come dimostrato da numerosi studi, tenere conto dei bisogni e delle preferenze culturali delle persone agevola il successo delle pratiche di assistenza». Che cosa fa Pepper? Chiacchiera, ricorda le cose da fare, mette in contatto con personale sanitario e familiari.

Ma un robot, fino a che punto riuscirà a comprendere lo stato d’animo di una persona, il significato profondo di una lacrima, di un sorriso, di un grazie?

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Licenziamento in forma orale: le badanti a Roma

AES DOMICILIO ci tiene a sottolineare che tutti gli articoli compilati hanno un fine puramente ‘informativo’ o ‘esplicativo’ e non hanno alcuna pretesa di esaustività, né entrano nello specifico dei casi. Per questi motivi si invitano i lettori a verificare e comunque a rivolgersi, in ogni caso, agli organi competenti per avere maggiori informazioni e sottoporre le proprie esigenze ed i casi personali. Altresì garantiamo che tutte le informazioni sono desunte da fonti accreditate e per quanto possibile riportate fedelmente.

Per quanto riguarda il licenziamento, i lavoratori domestici (colf, badante convivente, babysitter, chi offre servizi infermieristici e servizi psicologici a domiclio) non godono delle stesse tutele spettanti alla maggior parte dei dipendenti: essi possono essere licenziati liberamente dal datore lavoro, salvo alcune eccezioni.

Iniziamo subito col chiarire che il licenziamento della badante può essere intimato anche oralmente, ed in questo caso non è nullo, come invece accade per il licenziamento orale, per la generalità dei lavoratori subordinati: tuttavia, su richiesta della badante, il datore di lavoro è tenuto a fornire una dichiarazione scritta che attesti l’avvenuto licenziamento. In ogni caso, la cessazione del rapporto va comunicata per iscritto all’Inps.

Con ordinanza n. 23766 dell’1 ottobre 2018, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto valido quanto asserito dalla Corte territoriale ovvero che, una volta asserito che nel caso di specie il licenziamento intimato verbalmente è comunque legittimo e pienamente efficace, diventa irrilevante verificare se in concreto era stato intimato dalla datrice di lavoro o se era stata la stessa lavoratrice a rassegnare le dimissioni.

In un caso simile, una donna, una collaboratrice domestica straniera, in appello, vedeva rigettato il reclamo proposto avverso la sentenza di primo grado, che ne aveva respinto le domande di impugnazione del licenziamento orale intimatole dalla datrice di lavoro dopo quattro anni di servizio. A questo punto proponeva, quindi, ricorso alla Suprema Corte, deducendo la nullità del licenziamento stesso perché intimato in via orale.

Per la Cassazione, però, la violazione denunciata è inconferente, posto che nel caso di specie relativo al lavoro domestico, “è espressamente prevista l’esenzione dall’applicazione dell’onere della forma scritta, imposto dall’art. 2 I. 604/1966, come novellato dall’art. 2 I. 108/1990”. Per cui il ricorso è stato respinto.

Ebbene, per la Cassazione è espressamente prevista l’esenzione dalla forma scritta del recesso nell’ambito del lavoro domestico.

In via prudenziale, tuttavia, sarebbe bene comunicare al dipendente l’interruzione del rapporto di lavoro in forma scritta, soprattutto nel caso in cui al domestico spetti un periodo di preavviso. In questo caso il documento potrà infatti rappresentare una prova concreta dell’avvio del periodo residuo di attività lavorativa.

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AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Bergamo.

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Violenza domestica a Roma: il dato su badanti e colf conviventi

Si calcola che siano almeno 700 mila le persone occupate come badante convivente, badante ad ore, badante di condominio, colf convivente, colf ad ore in Italia, un milione secondo altre stime: in nove casi su dieci sono straniere, in uno su sei di sesso maschile.

Ma i casi di abusi nei confronti degli anziani assistiti sono relativamente rari, anche perché è la condizione stessa dell’essere immigrati a disincentivarli. Mentre accade invece di frequente che siano proprio loro, colf e badanti ma anche babysitter ad essere vittime di veri e propri abusi, sia sessuali che di sfruttamento lavorativo e scarso rispetto per la persona. Quadri statistici alla luce dei quali il caso della badante marchigiana che costringeva la sua assistita a chiedere la carità per suo conto – così come quello recente dei due coniugi di Terni, anch’essi italiani, che avevano legato al letto la signora ottantenne che assistevano per passare la giornata al mare – appaiono come episodi atipici e isolati.

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Piuttosto andrebbe segnalato un fenomeno di cui non si parla mai: quello delle badanti come soggetti abusati, sessualmente e non solo, dai datori di lavoro.

Certo, abusi ai danni degli assistiti possono capitare, fra le tante badanti in Italia, ma di solito gli immigrati fanno di tutto per lavorare bene e semmai può solo accadere che aspirino a contratti migliori, in particolare proprio d’estate. Al tempo stesso accade invece che proprio il lavoro domestico sfugga all’Inps, tornando nel sommerso dopo la regolarizzazione dell’immigrato, perché non vengono più pagati i contributi, tanto da poter essere paragonato ad un fenomeno carsico.

Dal punto di vista delle badanti si mette anche Roberto Marchetti, presidente di un’associazione di volontariato a Ferrara, la “Nadiya”, che presta assistenza proprio a loro, nei casi di malattia o di aiuto all’inserimento.  I comportamenti sono frutto di fattori soggettivi, legati al proprio passato e, nel caso degli immigrati, a cosa trovano in Italia; di sicuro però, c’è una scarsa propensione delle famiglie italiane ad avere un atteggiamento  imprenditoriale verso il loro lavoro, stabilendo contratti regolari o pagando le ferie cui tutti hanno diritto.

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Animali domestici a Roma: le badanti devono accudirli?

Cani, gatti e più generali animali domestici: sempre più spesso le famiglie hanno bisogno di trovare una persona che se ne occupi in loro assenza, anche in previsione della programmazione delle vacanze estive. A chi rivolgersi quindi?

Non tutti sono a conoscenza del fatto che il tema dell’assistenza agli animali domestici è affrontato nel Contratto Collettivo Nazionale che regola il lavoro domestico. Nel Ccnl sono, infatti, contemplate ben due figure diverse a cui è attribuita questa mansione. La prima è quella dell’assistente agli animali domestici tout court, ovvero il lavoratore abitualmente definito ‘pet sitter’ nelle sue varie declinazioni, a cominciare da quelle più comuni di dog sitter o cat sitter.

Dal punto di vista dell’inquadramento va chiarito che quello del dog sitter, sebbene molto spesso venga a torto relegato nelle sfera dei ‘lavoretti’ o delle attività occasionali, è un lavoro dipendente a tutti gli effetti e come tale dovrebbe essere gestito: con busta paga, versamento dei contributi previdenziali, tfr, tredicesima mensilità. Il livello A è quello corretto all’interno del quale inquadrarlo. Importante precisare che questo lavoratore dovrà svolgere ‘esclusivamente mansioni di assistenza ad animali domestici’, come recita l’art. 9 del Ccnl, lettera e).

Diverso il caso della colf, la seconda figura deputata all’assistenza degli animali domestici. Al profilo del collaboratore familiare generico polifunzionale (Livello B) corrisponde, infatti, tra le altre cose anche la mansione di ‘assistente ad animali domestici’. Tradotto significa che alla classica colf convivente assunta per svolgere le plurime incombenze relative al normale andamento della vita familiare, dalla pulizia al riassetto, potrà essere chiesto anche di occuparsi degli animali domestici presenti in casa. Assodato che si tratti una delle mansioni stabilite dal contratto, altro tema è quello legato alla specifica competenza a farlo.

Non tutti i domestici, infatti, possono o vogliono occuparsi di questo, motivo per cui consigliamo alle famiglie di stabilire sempre le mansioni direttamente nella lettera di assunzione.

In ogni caso, che si tratti della colf o del pet sitter, è bene sapere che il Ccnl domestico prevede un periodo di 8 giorni di prova per valutare la competenza a svolgere i compiti stabiliti, le capacità e, perché no, anche l’empatia con l’animale domestico. E se sono due o più?

Anche qui, non tutti sono a conoscenza del fatto che il contratto non prevede una retribuzione maggiorata in correlazione al numero di animali da assistere: questo vale sia per la colf che per il pet sitter.

La paga oraria base è, infatti, definita da specifiche tabelle che vengono rivalutate annualmente per effetto dell’indice Istat dei prezzi al consumo. Stando ai valori definiti per l’anno in corso al pet sitter (Livello A) dovrà essere corrisposta una retribuzione oraria di 4,69 euro, mentre alla colf (Livello B) di 5,86 euro. Parliamo di minimi retributivi, ovvero soglie sotto alle quali non è possibile scendere, tuttavia la retribuzione dei domestici è soggetta a logiche di mercato che possono far salire, e anche di molto, la paga base.

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Badanti a Roma: alcune testimonianze sulla relazione tra benessere psicofisico e lavoro

Si è raccolto un cospicuo numero di interviste effettuate ad alcune badanti conviventi e badanti ad ore circa il rapporto che intercorre tra il benessere psicofisico della badante ed il lavoro di badante e quanto, questo lavoro, incida sulla vita di tutti i giorni. Ebbene le testimonianze raccolte hanno mostrato numerose informazioni interessanti.

Ecco le risposte di Anastasia, ucraina: “Sì, un po’ di stress, a dire la verità, ma per fortuna la famiglia pensava a me, allora questi problemi li ho sempre risolti […] Avevo un po’ di stress perché la notte non dormivo, per le persone che dovevo assistere, ma era tutto risolto”.

Natascia, moldava: “Ci sono quelle di noi che gli viene la pressione alta improvvisamente, senza un motivo”. Shanika, cingalese: “Avevo la pressione alta, stanchezza…Marika, moldava:[…] nessuno ti chiede quello che pensi tu, non dico tutto, ma neanche un po’, così non si fa, siamo anche noi gente che prima o poi… me ne vado anch’io con la testa, vado a casa al manicomio”.

Mirela, rumena: “[…] ho quest’ansia, devo stare tutto il giorno qua, 24 ore su 24. E chi ci sta qua tutto questo tempo con una signora? […] Senti quest’ansia, questa responsabilità su di te, sempre. Carmen, peruviana, sembra aver trovato una soluzione al suo stato di stress: mia sorella mi dice “Vieni a casa sabato e domenica”, “Io non posso venire a casa, sono chiusa, vado in un’altra casa chiusa, mi sento male! Lasciami andare fuori! Lasciami respirare, devo andare in un altro posto!”.

Per Liliana, moldava, l’innalzamento di pressione e l’ulcera sono invece dovuti ad una condizione particolare, il fatto di essere appena stata buttata fuori di casa dall’anziana che assisteva. Anche per Shashila, cingalese, lo stress e il disagio sono causati da una precedente situazione lavorativa negativa: “sentivo stress, ero tanto stanca, stare sveglia la notte e poi non dormivo di giorno, e poi ero nervosa, alla fine ho detto “Vado a casa mia, qui non torno più”.

Esiste quindi una reale difficoltà a reggere fisicamente un lavoro di assistenza continuativa soprattutto se le condizioni di salute dell’anziano sono precarie; se la condizione di stress è prolungata nel tempo e complicata da una difficoltà a vivere all’interno del contesto familiare, possono insorgere disagi a livello psicologico, che, oltre a rendere negativa la singola esperienza lavorativa, possono compromettere la riuscita del progetto migratorio, causando danni talvolta irreparabili alla persona. Quindi sarebbe importante che ai primi sintomi di sofferenza la persona chiedesse aiuto; questo però nella maggior parte dei casi non avviene, come ci riferisce il dottor Piazza, psichiatra noto in queste analisi, il quale parla di diffidenza da parte degli stranieri nei confronti delle istituzioni preposte all’attività di cura e di un problema di accesso alle stesse per motivi culturali, linguistici, di discriminazione.

Non bisogna però dimenticare che situazioni di disagio psichico manifestate nel nostro Paese, ad esempio in seguito ad un’esperienza lavorativa negativa, slatentizzano spesso forme di sofferenza e disturbi preesistenti, sorti nel Paese d’origine, che l’esperienza migratoria esaspera. Significativa è la risposta di Constance, marocchina, all’affermazione: “Ci sono anche quelli che vengono qui e si sentono sradicati…”.

Durante le interviste è emersa l’esistenza di problemi in patria, basti pensare ai problemi economici, che hanno spinto la maggior parte di queste donne a lasciare le loro case, ma ve ne sono anche altri, che se non incidono drasticamente sull’esperienza migratoria, sono un’ombra sempre presente sulle loro esistenze, soprattutto delle madri di famiglia, come Ghita, cingalese: “I miei figli (dopo la morte del marito) sarebbero poi rimasti soli, così io sono andata (a casa) nel 2000 e mia figlia si è subito sposata”; Luana, ucraina : “Mio figlio studia e deve fare tre operazioni all’orecchio”.

Insomma, anche già da questo breve excursus possiamo ben comprendere come la vita della badante non si limiti al suo operare all’interno di una casa, bensì abbia qualcosa di più ampio a cui doversi e potersi riferire: il rapporto con i figli, con la propria famiglia, con la propria psiche: le badanti non sono ‘macchine’, ma essere umani come chiunque ed assillati dai problemi di chiunque, più di quanto si possa immaginare.

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