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Al via la patente di qualità per il lavoro domestico a Roma: ecco la novità

Via alla patente di qualità per il lavoro domestico (di colf, badanti e baby sitter), che punta anche ad agevolare la diminuzione del lavoro irregolare: un fenomeno che, nel settore, è altissimo. Infatti Aes Domicilio è strutturata proprio per aiutare le famiglie a scegliere la figura più adeguata di badante per il proprio anziano.

Le  colf e le badanti  potranno accedere a un esame che certifica competenze, abilità e conoscenze professionali acquisite secondo standard europei.

Una sorta di patente di qualità che punta a correggere un grandissimo paradosso, il fatto che attualmente, benché il settore domestico rappresenti un motore economico e un vettore di inclusione sociale per le popolazioni migranti, non sia richiesta alcuna professionalità ai lavoratori che si occupano di anziani, malati o semplicemente della casa.

Le colf e le  badanti potranno accedere, su base volontaria, a un esame per ottenere la “patente” di qualità, con l’obbligo, tra gli altri requisiti, di sottoscrivere un codice deontologico: nove regole di comportamento da tenere in casa, a partire dal rispetto della privacy della famiglia.

Per accedere all’esame occorrono tre requisiti: conoscenza base della lingua italiana; attestato di partecipazione a un corso di formazione di almeno 40 ore per colf e di 64 ore per badanti e un regolare contratto di lavoro domestico di almeno 12 mesi in un triennio.

Aes Domicilio che seleziona badanti per le famiglie con persone anziane, è attenta alla scelta delle badanti, propone personale sempre competente, e certamente avere una preparazione ulteriore può aiutare nella selezione.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

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Cosa fa la badante di Aes Domicilio a Roma

Aes Domicilio ha ricevuto chiamate da famiglie interessate ad avere una badante, e a volte la figura viene confusa con una colf.

Aes Domicilio spiega che generalmente colf e badanti vengono assunte per mansioni e ruoli differenti. La principale differenza di collaboratrici domestiche è che la colf viene assunta per occuparsi della casa mentre la badante viene assunta per prendersi cura di una persona anziana o malata.

Stando a quanto previsto dalle leggi in vigore e dai rispettivi Ccnl, però, è possibile che colf e badanti svolgano gli stessi ruoli e mansioni, per esempio occuparsi della pulizia della casa, o di cucinare e preparare pranzi e cene.  Aes Domicilio nel suo continuo lavoro nell’assistere anziani sa che le collaboratrici domestiche ormai sono sempre più presenti nelle case degli italiani, con ruoli e mansioni differenti.

Motivo per il quale Aes Domicilio prima di assumere una collaboratrice domestica spiega sempre in modo chiaro i vari livelli di inquadramento e cerca di capire da parte della famiglia per quali motivi ed esigenze si decide di assumere, in modo da scegliere il giusto inquadramento lavorativo.

La badante per le famiglie di Aes Domicilio può svolgere compiti di pulire e mantenere in ordine la casa, fare la spesa, preparare i pasti, oltre che svolgere le proprie mansioni previste da Ccnl, come fare compagnia e assistere e aiutare la persona a muoversi, curarne l’igiene personale, controllare che prenda le medicine e segua le terapie prescritte, accompagnarla a fare passeggiate o a sbrigare commissioni, ecc.

Spesso le famiglie di anziani, confondono le figure di badanti e colf  e si pensa magari di poter far svolgere ad una anche lavori e mansioni che magari sono specificatamente dell’altra figura. Per questo Aes Domicilio aiuta la famiglia dell’anziano nella ricerca della badante perfetta.

Se Cerchi una badante, affidati ad AES Domicilio. Selezioniamo la badante più adatta a te in 24 ore. Siamo una referenziata Agenzia, con tariffe badanti estremamente competitive, attiva in tutta la Lombardia, in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco. Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche nella Regione Lazio e in particolare in provincia di Roma (badante Roma).

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L’accompagnamento della badante: il caso di Roma

Aes Domicilio si è sempre sviluppata nel mirare a fornire un servizio completo che accompagni le famiglie in tutte le fasi del processo, dalla ricerca di una badante ai metodi e canli di assunzione di una badante o colf.

Nel periodo della pandemia, dal 2020 ad oggi,  il numero di badanti e colf regolarmente assunti è cresciuto; e Aes Domicilio sa bene come  questo è un campo fortemente caratterizzato dal lavoro irregolare.

Il lockdown seguito alla prima ondata del Covid ha reso necessario instaurare rapporti di lavoro regolari per consentire al lavoratore di spostarsi liberamente per motivi di lavoro; la norma prevista dal decreto Rilancio che la scorsa estate ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari nei settori, del lavoro domestico e dell’assistenza alla persona, con l’effetto di produrre 207.542 domande, di cui l’85% hanno riguardato colf e badanti.

Uno degli obiettivi di Aes Domicilio riguarda l’accompagnamento dei collaboratori e delle collaboratrici famigliari nell’inserimento presso le singole famiglie. Aes Domicilio sa bene come la presentazione della badante e la conoscenza con la persona da assistere sia fondamentale, infatti Aes Domicilio utilizza anche la figura di un mediatore, presente all’incontro che possa gestire al meglio il primo approccio.

Accompagnamento per Aes Domicilio si concretizzerà in percorsi dedicati e personalizzati che coinvolgono queste particolari figure professionali nella costruzione di un ambiente sociale accogliente ed inclusivo.

Vuoi sapere quanto costa una badante? AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva con le proprie badanti in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco, Badante Roma.

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Roma, lo Sputnik delle badanti e Aes Domicilio

Aes Domicilio si è interessata ad un caso particolare legato al vaccino; alcune badanti dell’Est, vaccinate con Sputnik, ma in quanto tali prive di Green pass e quindi di autorizzazione al lavoro.

Viene molto facile chiedersi:  “Se il vaccino Sputnik non è riconosciuto in Europa, come faranno a continuare a lavorare le badanti e le colfprovenienti dai Paesi europei dell’Est, che prestano la propria attività presso anziani e/o non autosufficienti, e che sono state vaccinate con lo  Sputnik, non valido per ottenere il green pass in Italia?”.

Anche Aes Domicilio ha ricevuto segnalazioni da famiglie che rischiano di non potersi più avvalere del prezioso sostegno della badante, dove queste lavoratrici sono state sospese anche se vaccinate con lo Sputnik.

Entro il 15 ottobre Aes Domicilio ricorda che anche per badanti e colf scatterà l’obbligo del green pass e per loro diventerà complicato lavorare, queste badanti saranno costrette a fare il tampone rapido ogni due giorni a spese loro.  Aes Domicilio si è posta un’ulteriore domanda : “ Un anziano che ha bisogno di essere accudito sarebbe in grado di controllare con l’app il certificato verde?”

Diventa importate per Aes Domicilio che presto qualcuno dica come intende risolvere questo problema. Il rischio è di lasciare famiglie e molti anziani senza badanti e colf, sapendo che una persona non autosufficiente è quella che ha bisogno di aiuto per svolgere attività essenziali e continuare a vivere la propria vita con un minimo di dignità.

Vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante? Contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

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Farsi male in casa: l’importanza della badante a Roma

Gli incidenti domestici costituiscono purtroppo un fenomeno in costante aumento, che riguarda soprattutto le persone che trascorrono più tempo in casa: le donne, gli anziani, ma anche i bambini piccoli.

Per queste ragioni diventa essenziale seguire passo dopo passo i movimenti che i nostri cari all’interno delle mura domestiche. E’ molto facile che involontariamente possano scontrarsi con oggetti domestici e farsi del male: perché non evitare questi incidenti. L’infortunio di tipo domestico è un incidente che presenta determinate caratteristiche:

  • comporta la compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute di una persona, a causa di lesioni di vario tipo
  • si verifica indipendentemente dalla volontà umana
  • si verifica in un’abitazione, intesa come l’insieme dell’appartamento vero e proprio e di eventuali estensioni esterne (balconi, giardino, garage, cantina, scala ecc).

Cosa c’è di più indicato in questi casi di una badante convivente?

Come ogni malattia tali incidenti possono essere prevenuti: a livello internazionale con il Programma europeo di azione per la prevenzione delle lesioni personali, decisione n. 372/1999/CE del Parlamento europeo e a livello nazionale con il Piano sanitario nazionale 2006-2008 e con la Legge n. 343 del 3 dicembre 1999 “Norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell’assicurazione contro gli infortuni domestici”, che attribuisce ai dipartimenti di Prevenzione, in collaborazione con i servizi territoriali, i compiti di valutazione e prevenzione dei rischi e di educazione sanitaria in materia di incidenti domestici.

Una maggiore conoscenza di questi sistemi è fondamentale per evitare che i nostri cari restino soli ed in condizioni di rischio.

Basta poco per ridurre tali inconvenienti: una badante costantemente presente può evitare che il vostro caro nell’uso della cucina, o all’interno di una qualsiasi camera della casa, vestendosi, o lavandosi, possa cadere o farsi altrimenti male.

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Roma: dal 15 ottobre le famiglie verifichino green pass alle badanti

Con l’introduzione dell’obbligo di Green Pass nel settore privato arrivano nuovi grattacapi per i due milioni di famiglie italiane che utilizzano il lavoro domestico o di assistenti familiari.

Dal 15 ottobre infatti anche badanti e colf dovranno presentare la certificazione verde Covid-19 per accedere al luogo di lavoro, cioè per entrare nelle case presso le quali prestano servizio. Da un lato le famiglie – in quanto clienti – avranno maggiori tutele, potendo controllare l’avvenuta vaccinazione o la negatività al virus dei lavoratori, spesso conviventi di persone fragili o fragilissime. Dall’altro però – in quanto datori di lavoro – avranno l’obbligo di adempiere agli obblighi previsti dal nuovo decreto.

Come si adatta allora a casa propria un meccanismo pensato per un posto di lavoro ordinario? In attesa dei necessari chiarimenti e di una probabile semplificazione da parte del governo, ecco le risposte alle domande più comuni e le sanzioni per chi – datore e lavoratore – non rispetta le regole.

È obbligatorio controllare il Green pass?

«La famiglia dovrà comportarsi come qualsiasi altro datore di lavoro», riassume la ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti.

Il Green Pass è obbligatorio solo per badanti e colf?

Badanti e colf (e babysitter) sono le categorie più comuni di lavoratori domestici, ma la legge prevede l’obbligo per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi, comprese le partite Iva e coloro che offrono servizi occasionali a domicilio, come per esempio artigiani, commercianti, elettricisti, estetisti, giardinieri, idraulici e parrucchieri.

Badanti e colf hanno l’obbligo di vaccinarsi?

Badanti e colf non sono personale sanitario ma lavoratori domestici. Il governo ha discusso la possibilità di introdurre l’obbligo vaccinale per i lavoratori domestici ma non lo ha mai varato.

Il Green pass ce l’ha solo chi è vaccinato?

Il Green pass è il documento che attesta la guarigione da Covid-19, l’avvenuta vaccinazione o il risultato negativo di un tampone.

Chi paga il tampone se il lavoratore non è vaccinato?

La famiglia non è obbligata a pagare il tampone per il lavoratore non vaccinato. Il lavoratore ha diritto al tampone gratuito (pagato dallo Stato) se è considerato lavoratore fragile, altrimenti può acquistarlo nelle farmacie aderenti al prezzo calmierato di 15 euro; il lavoratore minorenne dai 16 ai 17 anni (come il garzone del negozio o l’apprendista elettricista) lo paga 8 euro.

Come si fa a controllare il Green Pass?

L’unico strumento valido è l’app ufficiale del governo italiano VerificaC19, scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play su tablet e telefoni compatibili. Si avvia l’applicazione e si inquadra il codice Qr sulla stampa o sul telefono del lavoratore, quindi l’app verifica la validità del documento e la comunica in modo chiaro sullo schermo.

Quando va controllato?

Il Green pass va controllato ogni giorno sulla porta di casa, prima che il lavoratore entri. Questo passaggio potrebbe essere semplificato se il lavoratore scegliesse (non è obbligato) di comunicare alla famiglia (che non può obbligarlo) la data di scadenza della propria certificazione.

Cosa fare se il lavoratore non ce l’ha?

Se il lavoratore non presenta il Green pass la famiglia deve sospenderlo dall’attività fino alla presentazione di un’idonea certificazione verde Covid-19. Il lavoratore è sospeso dal primo giorno e non percepisce lo stipendio per tutta la durata del periodo e la famiglia non è obbligata a versare i contributi per tutta la durata del periodo di sospensione.

Si può chiedere il Green Pass prima di assumere il lavoratore? Si può rifiutare l’assunzione di un lavoratore senza Green Pass?

Le unioni sindacali hanno ritenuto «legittimo che una famiglia che assume un lavoratore domestico chieda prima l’impegno a mantenere il Green pass durante il periodo in cui lavorerà presso la famiglia».

Cosa fare se il lavoratore è vaccinato all’estero ma non ha il Green pass?

Molti badanti e colf, in particolare, si sono vaccinati nei loro Paesi di origine; spesso con vaccini non riconosciuti in Europa. Il vaccino non riconosciuto in Europa non dà diritto al Green pass e la famiglia deve considerare il lavoratore come non vaccinato.

famiglia obbligo badanti RomaSi può sostituire o licenziare il lavoratore sospeso?

Il decreto stabilisce che il lavoratore sospeso ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, la famiglia può quindi sostituirlo ma non può licenziarlo. Il datore di lavoro potrebbe tuttavia ritenere fondamentale poter contare sull’immunizzazione del lavoratore assunto con contratto di lavoro domestico (in particolare proprio badanti e colf), che prevede comunque la possibilità di licenziare senza giusta causa con un preavviso che varia in base all’anzianità di servizio.

Cosa succede quando il lavoratore sospeso o licenziato torna con il Green pass?

Per il lavoratore sospeso si applica la legge per le imprese con meno di 15 dipendenti: il lavoratore ha a disposizione cinque giorni per presentare il certificato e rientrare al lavoro, dal sesto giorno in poi la famiglia – se nel frattempo ha assunto una persona per sostituirlo – può posticipare il suo rientro fino a 10 giorni. La famiglia non ha alcun obbligo di riassumere il lavoratore assunto con contratto di lavoro domestico ed eventualmente licenziato.

Cosa fare se il lavoratore è in nero o senza permesso di soggiorno?

L’assenza di uno status giuridico regolare non esenta dal controllo, la famiglia deve quindi verificare il possesso del Green pass con ciò che ne consegue (e auspicabilmente regolarizzare il lavoratore e il rapporto di lavoro). I cittadini extracomunitari che non hanno ancora un permesso di soggiorno ma sono in fase de emersione hanno la possibilità di prenotare il vaccino utilizzando il codice fiscale provvisorio, e di conseguenza ottenere il Green pass.

Quali sono le sanzioni?

La famiglia che non controlla il lavoratore può ricevere una sanzione da 400 a mille euro, il lavoratore che entra in casa senza Green pass una da 600 a mille e 500 euro.

Come saranno controllate le famiglie?

Il governo non ha specificato le modalità, ma sembra logico presumere che i controlli saranno fatti a campione.

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“O il green passa o la vita!”: la fuga delle badanti a Roma

Dal 15 ottobre alcuni anziani o persone in difficoltà rischiano di ritrovarsi senza più assistenza domiciliare da un giorno all’altro. Ci sono assistenti familiari in regola e che per vari motivi hanno deciso di non vaccinarsi che si troveranno davanti ad un bivio: o si vaccinano, o non potranno più lavorare.

La fase è definita “molto caotica” da sindacati e caf. I telefoni in queste ore sono bollenti, con i centralini subissati da lavoratrici e lavoratori domestici che cercano di capire che ne sarà del loro impiego. Sono quasi 21mila i lavoratori e le lavoratrici domestiche in regione. Parliamo di quelle in regola, ovviamente, perché si stima quelle irregolari siano almeno il 30-50% in più. Siamo in una fase ancora interlocutoria, ma i nodi dovrebbero venire al pettine tra una decina di giorni.

Un’agenzia di Udine ci dice che in molte sono già tornate a casa, anche se in un paio di casi qualcuna è tornata sui suoi passi perché aveva bisogno di lavorare. Nessuna famiglia sembra disposta a sobbarcarsi il costo dei tamponi per chi non si vuole vaccinare, e sulle famiglie dovrebbe gravare l’onere dei controlli, pena sanzioni. Come spesso accade di questi tempi, tutti – agenzie, caf, sindacati, lavoratori e lavoratrici – restano in attesa di chiarimenti da parte del governo.

Dal 15 ottobre per decreto del governo le – colf, badanti, babysitter – dovranno avere il green pass come tutti gli altri lavoratori. Lo stipendio medio per chi è in regola è di 1100 euro, incluso TFR e 13esima, con costo totale lordo per famiglia sui 1.300euro.

Il lockdown ha parzialmente favorito l’emersione di questo tipo di lavoro: era infatti necessario mettersi in regola per potersi spostare liberamente per motivi di lavoro.

Il cosiddetto decreto rilancio nel 2020 ha contribuito ad un’ulteriore regolarizzazione di queste categorie. In Friuli Venezia Giulia c’è poi la peculiarità del lavoro transfrontaliero: qualche migliaio le persone impiegate nelle nostre case che ogni giorno vengono da Slovenia e Croazia, stima il sindacato UIL. Il settore è in grande espansione, con l’invecchiare della popolazione, e queste figure non svolgono un ruolo solamente assistenziale, ma sempre più centrale in tante famiglie.

Se molti nuclei familiari durante la pandemia hanno allontanato per paura del contagio qualche collaboratore o collaboratrice, con conseguente perdita di lavoro, ora da mesi chiedono solamente colf e badanti con vaccino.

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Roma, si va verso l’obbligatorietà dei vaccini alle badanti?

Parla di “enorme vuoto legislativo” l’immunologa Antonella Viola, che lancia un appello affinché anche per queste categorie professionali, come già per gli operatori sanitari e delle Rsa, sia esteso l’obbligo vaccinale e la certificazione verde per lavorare.

Dall’immunologa Antonella Viola arriva un appello affinché obbligo vaccinale e green pass valgano anche per badanti e colf che si occupano delle persone più fragili.

Con un post su Facebook, Viola ha puntato il dito contro uno dei paradossi su cui si è concentrata l’attenzione negli ultimi giorni, ossia la questione del green pass per colf e badanti: per queste categorie professionali infatti non esiste al momento alcun obbligo di vaccinazione né di esibire il green pass ai datori di lavoro. Viola mette in guardia contro quello che definisce “un enorme vuoto legislativo” sul tema della vaccinazione “nelle persone che operano nelle case di migliaia di italiani, spesso prendendosi cura proprio dei più fragili”. Denuncia l’immunologa dell’università di Padova su Facebook: “Mentre gli operatori sanitari e delle Rsa sono giustamente obbligati alla vaccinazione, il personale delle agenzie che si occupano della cura (badanti e colf) non solo non è tenuto a vaccinarsi, ma non ha neppure l’obbligo di green pass per lavorare. Nessun controllo è previsto per queste categorie e mi sono stati segnalati diversi casi di anziani contagiati attraverso i badanti”.

“Le famiglie sono impotenti – osserva – perché si sentono rispondere dalle agenzie che la legge non lo richiede”. Da Viola infine arriva un appello “affinché l’obbligo vaccinale o il Green pass sia esteso anche a queste categorie di lavoratori, che entrano ogni giorno nelle case degli italiani e sono a contatto con pazienti anziani e malati”.

Tra i lavoratori domestici censiti dall’Inps (circa due milioni), 437mila prestano assistenza ad anziani e a persone non autosufficienti, per età o per patologia, anche in regime di convivenza (badanti conviventi o colf conviventi). “Il problema è che la questione riguarda un rapporto tra privati, quindi non è facile da gestire”, ha dichiarato nelle scorse settimane il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa.

Su questo tema era intervenuto anche Andrea Zini, presidente di Assindatcolf (Associazione dei datori di lavoro domestico): “La nostra posizione su green pass e vaccini è abbastanza netta. In caso di rapporto diretto, non intermediato da agenzie, le famiglie hanno tutto il diritto di pretendere la vaccinazione anti covid dal lavoratore da assumere o da quello già in servizio, vista la tipologia delle mansioni svolte e i rischi specifici che possono derivare per il datore e per i suoi familiari. Altrimenti – aveva chiarito Zini -, se il lavoratore non vuole vaccinarsi o rinnovare il green pass quando necessario, nel settore domestico è possibile sciogliere il rapporto di lavoro in modo libero, senza alcuna giustificazione”.

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Assegni familiari a Roma: un bonus per badanti e colf

L’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF), con le maggiorazioni introdotte per il periodo ponte dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, è destinato anche a colf, badanti conviventi e bandati ad ore, più i  lavoratori domestici in genere (italiani, comunitari ed extracomunitari che lavorano in Italia).

L’assegno, a differenza di quanto avviene per la quasi totalità dei lavoratori subordinati, viene erogato direttamente dall’INPS. L’importo è calcolato in base alla contribuzione di lavoro domestico, alla tipologia e al numero dei componenti del nucleo familiare e ai redditi conseguiti dal nucleo familiare. A chi spetta l’ANF e come presentare domanda?

Il decreto legge n. 79/2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 112/2021, che ha introdotto l’assegno temporaneo come misura sperimentale dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, ha innalzato il valore mensile dell’ANF per il medesimo periodo per un valore di 37,50 euro per ciascun figlio per i nuclei familiari fino a due figli e di 55,00 euro per i nuclei familiari di almeno tre figli.

Tra i destinatari della misura vi sono anche i lavoratori domestici, per i quali l’INPS applicherà l’aumento in automatico al momento della liquidazione dell’importo spettante a seguito della presentazione della domanda ANF. La disciplina sul rapporto di lavoro domestico si applica quando il lavoratore, anche straniero, presta la propria opera, a qualsiasi titolo, per il funzionamento della vita familiare (art. 1 della legge n. 339/58).

La norma fa rientrare nel novero della disciplina del lavoro domestico quei rapporti di lavoro concernenti gli addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura.

Si intendono per addetti ai servizi personali domestici i lavoratori di ambo i sessi che prestano a qualsiasi titolo la loro opera per il funzionamento della vita familiare, sia che si tratti di personale con qualifica specifica, sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche. Sono pertanto lavoratori domestici coloro che prestano un’attività lavorativa continuativa per le necessità della vita familiare del datore di lavoro come ad esempio colf, assistenti familiari o baby sitter, governanti, camerieri, cuochi ecc.. Rientrano in questa categoria anche i lavoratori che prestano tali attività presso comunità religiose (conventi, seminari), presso caserme e comandi militari, nonché presso le comunità senza fini di lucro, come orfanotrofi e ricoveri per anziani, il cui fine è prevalentemente assistenziale.

La categoria dei lavoratori domestici comprende quindi tutti i lavoratori che svolgono esclusivamente attività lavorativa nelle abitazioni di terze persone per il soddisfacimento delle esigenze domestiche.

La prestazione dei domestici, riconducibile al rapporto di lavoro della generalità dei lavoratori subordinati, deve:

  • avere continuità (cioè non essere puramente occasionale: art. 1 L. 339/58);
  • essere resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro;
  • rispondere a un bisogno personale del datore di lavoro, legato al funzionamento della vita familiare (e non dell’attività istituzionale e professionale).

Nucleo familiare

La composizione del nucleo familiare ai fini ANF è disciplinata dal comma 6 dell’art. 2 del D.L. n. 69/88 e di rimando, per quanto non espressamente previsto da questi, dal D.P.R. n. 797/55 (nello specifico, per il nucleo familiare, all’art. 4).

Sulla scorta di questa disciplina, come chiarito e ricostruito anche dall’INPS, possiamo desumere e affermare che il nucleo familiare dell’avente diritto all’ANF può essere formato da:

  • il richiedente lavoratore o il titolare della pensione;
  • il coniuge/parte di unione civile che non sia legalmente ed effettivamente separato o sciolto da unione civile, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia. Gli stranieri residenti in Italia, poligami nel loro paese, possono includere nel proprio nucleo familiare solo la prima moglie, se residente in Italia;
  • i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
  • i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione;
  • i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché facenti parte di «nuclei numerosi», cioè nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  • i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione;
  • i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

L’assegno al Nucleo Familiare per i lavoratori domestici comunitari spetta per i familiari residenti in Italia o all’estero, mentre per i lavoratori domestici extracomunitari (esclusi quelli con contratto di lavoro stagionale) spetta l’ANF:

  • solo per i familiari residenti in Italia, nel caso in cui il paese di provenienza del lavoratore straniero non abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia;
  • anche per i familiari residenti all’estero, nel caso in cui il paese di provenienza del lavoratore straniero abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia;
  • anche per i familiari residenti all’estero, nel caso in cui il lavoratore straniero, anche se il suo paese non è convenzionato con l’Italia, abbia la residenza legale in Italia e sia stato assicurato nei regimi previdenziali di almeno due Stati membri.

Due sentenze della Corte di Giustizia Europea del 2019 (cause C-302/2019 e C-303/2019) hanno riconosciuto inoltre il diritto all’ANF anche ai soggiornanti di lungo periodo in Italia che abbiano i familiari residenti in un Paese terzo: questa decisione i basa sul diritto alla “parità di trattamento” dei cittadini contenuta nella direttiva europea 2003/109/CE.

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Reddito familiare

È costituito dalla somma dei redditi del richiedente e degli altri soggetti componenti il suo nucleo familiare.

Nella definizione del suo ammontare ai fini della determinazione dell’assegno spettante, concorrono a formare il reddito familiare:

  • i redditi assoggettabili all’IRPEF compresi quelli a tassazione separata (esempio: arretrati anni precedenti; indennità sostitutiva di preavviso; liberalità di fine rapporto);
  • i redditi prodotti all’estero che, se prodotti in Italia, sarebbero stati assoggettati all’Irpef;
  • i redditi di qualsiasi natura anche quelli esenti da imposta o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o a imposta sostitutiva;
  • il reddito dell’abitazione principale al lordo della deduzione prevista dalla legislazione tributaria;
  • i redditi soggetti a imposta sostitutiva del 10%.

ANF: importo 2021

L’importo dell’ANF per i lavoratori domestici 2021 è calcolato in base:

  • alla contribuzione di lavoro domestico;
  • alla tipologia e al numero dei componenti del nucleo familiare;
  • ai redditi conseguiti dal nucleo familiare.

In caso di domanda per periodi pregressi deve essere inviata una richiesta per ogni anno e gli eventuali arretrati spettanti vengono corrisposti entro cinque anni, secondo il termine di prescrizione quinquennale.

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Roma, badante in malattia per coronavirus? Cosa dice la legge

In base a quanto stabilito dal DPCM del 17 marzo 2020 all’art. 26 in merito alla malattia coronavirus colf e badanti, per i lavoratori costretti a quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria (in quanto risultati positivi al covid-19 o in condizioni sanitarie di rischio), tale periodo di quarantena è equiparato al ricovero ospedaliero, ovvero alla malattia ordinaria e quindi retribuito.

Per i periodi di quarantena il medico curante dovrà redigere il certificato di malattia con gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena stessa, sia che la quarantena sia soltanto preventiva, che per effettivo contagio. Una volta ricevuto tale certificato medico, il datore di lavoro potrà indicare nell’inserimento mensile la causale MC di Malattia covid-19 per TUTTI i giorni di calendario compresi nel certificato, siano essi giorni lavorativi, non lavorativi o domeniche.

 Il periodo di malattia indicato con MC non dovrà essere conteggiato ai fini della conservazione del posto di lavoro quindi non é possibile licenziare la collaboratrice in malattia covid. Il datore di lavoro potrà fare richiesta all’ente previdenziale affinché le spese a suo carico per il periodo di malattia da covid-19 siano sostenute dallo Stato.

Per sostenere tali oneri, lo Stato rispetterà il limite massimo di spesa di 130 milioni di euro per il 2020; una volta raggiunto il limite di spesa prestabilito, gli enti previdenziali non prenderanno in considerazione ulteriori domande. Non sono ancora state rese note le modalità per effettuare la richiesta all’ente previdenziale; siamo in attesa di ulteriori specifiche nella legge di conversione o in successivi provvedimenti normativi.

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