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Il Green Pass per la badante: la situazione a Roma

Siamo ancora ad oggi a ricordare insieme ad Aes Domicilio la questione green pass. Se la badante non possiede il green pass non potrà accedere al luogo di lavoro. Vi è il diritto della persona assistita di ricorrere ad altro idoneo lavoratore.

Se la badante è convivente con il datore di lavoro dovrà quindi abbandonare l’alloggio. I  badanti senza green pass possono essere immediatamente sostituiti. Il badante senza green pass può essere allontanato dalla casa dove presta servizio anche se la usa come alloggio, e oltre allo stipendio viene tagliato anche il vitto; infatti il mancato possesso di green pass non solo determina la sospensione dello stipendio, ma anche del vitto e alloggio stessi dal momento che viene meno la prestazione lavorativa.

In quanto assente ingiustificato perché non in possesso del green pass, la badante (anche badante ad ore) non può prestare servizio. Per chi va al lavoro senza green pass inoltre scatta la multa che va dai 600 ai 1.500 euro, quindi anche per le badanti. L’obbligo di green pass per colf e badanti ha come conseguenza la verifica dello stesso. Ma chi controlla? Per i collaboratori domestici, colf, badanti il controllo del green pass al lavoro spetta chiaramente al familiare della persona assistita.

Purtroppo ci possono essere dei chiari problemi organizzativi per i controlli del green pass di colf e badanti che possono essere effettuati con la applicazione; ma il datore di lavoro che non controlla il green pass può essere sottoposto a una sanzione che va dai 400 fino ai 1.000 euro.

Con l’obbligo di green pass delle badanti, si possono creare purtroppo delle conseguenze poco piacevoli, tra cui alcune che vedono Aes Domicilio combattere quotidianamente: esempio,  il lavoro in nero; il vaccino estero; l’impossibilità di vaccinarsi.

Aes Domicilio da delle informazioni rispetto a come si deve o può procedere con le badanti senza green pass; la badante se è convivente con il datore di lavoro ed entro 5 giorni non presenta un Green pass valido dovrà abbandonare l’alloggio. La mancata attribuzione del vitto e dell’alloggio o dell’indennità sostitutiva in questi casi è corretta, dato che non viene erogata la prestazione lavorativa. Se per cinque giorni la badante non fornisce un Green pass valido, il datore di lavoro può procedere quindi alla sua sostituzione per 10 giorni. Viene così garantito il diritto dell’anziano di poter fruire senza soluzione di un altro lavoratore idoneo.

Altro problematica può essere quella dove la badante risulta positiva al Covid e convivente non potrà allontanarsi dalla casa nella quale vive. L’attuale normativa prevede infatti il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena.

Appoggiatevi ad Aes Domicilio per una selezione corretta, precisa e rispettosa delle norme.

Per leggere altri approfondimenti sul mondo delle badanti, oppure se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

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Il nero, la famiglia e la badante a Roma

Aes Domicilio affronta tutti i giorni una lotta contro il lavoro in nero, in particolare mettendo in guardia le famiglie sulle badanti che si offrono senza contratto, e anche alle badanti stesse, consigliando di accettare sempre un contratto in regola, con tutte le spettanze che si meritano.

Innanzitutto lavorando in nero si va incontro a una serie di conseguenze di carattere amministrativo, cioè di sanzioni che non rientrano nel penale. Tuttavia, gli importi da pagare come multa se si dovesse scoprire una badante convivente in nero, possono essere particolarmente elevati e questi si applicano sia ai casi in cui il datore di lavoro è un’azienda che a quelli in cui è una semplice persona fisica.

Se la badante è una cittadina italiana o straniera regolare, i rischi per il datore di lavoro si limitano solo al campo amministrativo per quanto riguarda i rapporti con lo Stato.  Aes Domicilio da indicazione di quali sono le sanzioni:

  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 30 giorni, c’è una sanzione da un minimo 1.800 euro a un massimo 10.800 euro;
  • se la bandate ha svolto attività in nero per non oltre 60 giorni, la sanzione parte da un minimo di 3.600 euro e arriva ad un massimo di 21.600 euro;
  • se la badante ha svolto lavoro in nero per oltre 60 giorni, la sanzione oscilla tra un minimo di 7.200 euro e un massimo di 43.200.

Come associazione che si preoccupa della selezione delle badanti, ha a cuore il buon esito del servizio ed è attenta alle famiglie, proponendo sempre contratti in regola, quindi Aes Domicilio pone quindi una domanda: hai una badante che si prende cura di un familiare ma non hai potuto assumerla, e quindi la tieni “in nero”, non pagandole i contributi? Attenzione perché non si sa che, sebbene si paghi uno stipendio alla badante in nero, questo è sfruttamento e che che la badante dopo un po’ di tempo ti può fare causae chiedere un risarcimento per le somme non percepite.

Quando la badante fa causa al datore di lavoro, il giudice si esprime sempre positivamente nei confronti della badante, in quanto assumere una persona in nero è irregolare e punito dalla legge. I problemi però non sorgono solo per il mancato pagamento dei contributi e l’iscrizione all’Inps.

Assumere una badante in nero comporta anche il pagamento di tutte le somme non retribuite, naturalmente di spettanze della badante: 13esima, tfr, contributi, festività, ecc.

Alcune famiglie pensano che le badanti che lavorano a nero non dispongano della cifra necessaria per poter affrontare una causa legale. La verità è che per la badante è sufficiente recarsi a qualsiasi sindacato per poter avviare un dialogo con un avvocato specializzato nel settore che valuterà quanto si potrà richiedere e andrà ad introdurre un giudizio per ottenere l’importo massimo da richiedere sulla base delle violazioni che ha constatato.

Assumere direttamente vuol dire farsi carico di tutti i doveri del datore di lavoro, tra cui dedicare del tempo per:

  • seguire la parte contabile e retributiva;
  • gestire orario di lavoro e segnare straordinari;
  • accantonare TFR e gestire pratiche di chiusura;
  • supervisionare attivamente l’operato del badante.

Ecco quindi il perché entra in gioco la Aes Domicilio, perché è un’associazione che si prende in carico la famiglia, seleziona il personale preparato e offre un sostegno tutto in regola.

Se vuoi scoprire come mettere in regola la tua badante e quali sono tutti i passaggi burocratici da rispettare, contattaci! Con Aes Domicilio siamo attivi in tutta la Regione Lazio e in particolare nella città metropolitana di Roma (badante Roma). Siamo presenti con i nostri partner in franchising anche in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano) se cerchi Badanti a Milano, Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.

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Il licenziamento della badante a Roma

Aes Domicilio affronta un tema importante ai fini della ricerca della badante; il licenziamento.

Una colf o una badante assunta con contratto a tempo indeterminato può essere licenziata nei casi previsti dalla legge e che sono in generale gli stessi previsti per gli altri tipi di contratto. Il rapporto di lavoro può interrompersi per scadenza del contratto, per licenziamento, per dimissioni, oppure per accordo tra le parti.

Il licenziamento di una badante è legittimo e non è necessario che sussista il requisito della giusta causa o di un giustificato motivo, l’importante è che devono  essere rispettati i termini di preavviso di licenziamento, durante il quale il datore di lavoro può decidere se far lavorare o meno la badante.

In caso di gravi inadempimenti da parte della badante convivente, il licenziamento può avvenire subito, senza preavviso.  Si intende per esempio dei comportamenti o omissioni talmente gravi da minare la fiducia tra datore di lavoro e dipendente, come minacce, furto subito o maltrattamento della persona anziana da accudire. In casi di specifica gravità, oltre al licenziamento, la badante risponde anche penalmente.

Aes Domicilio in qualità di aiuto alla famiglia nel disbrigo di qualsiasi pratica, rispetto al licenziamento si sofferma sul punto della firma del lavoratore: un problema non da poco. Questa regola riguarda qualsiasi tipo di licenziamento: sia quello per ragioni disciplinari (licenziamento per giusta causa), sia quello per ragioni aziendali (licenziamento per giustificato motivo oggettivo). Nel caso poi di licenziamento disciplinare, deve essere rispettato un terzo requisito: il provvedimento deve essere comunicato “tempestivamente”, ossia senza far decorrere troppo tempo dal fatto oggetto di contestazione, per consentire al dipendente di reperire le prove a propria discolpa e potersi difendere.

Non sono previste particolari modalità di comunicazione della lettera di licenziamento per la badante.  Vi è ora una nuova posizione secondo cui la comunicazione può essere inviata anche con mezzi diversi dalla tradizionale carta: ad esempio con l’email alla badante(anche non certificata) o addirittura con un messaggio via WhatsApp al numero della badante.

L’importante è che vi sia la prova del ricevimento. La Cassazione ora ritiene necessario e sufficiente solo che l’atto scritto di licenziamento sia portato a conoscenza della badante, a prescindere dalle modalità di trasmissione dello stesso.

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Il Green Pass e la Badante: il quadro attuale su Roma

Le badanti che non hanno il green pass non possono lavorare. Questo vale per qualunque tipologia di badante: badante convivente, badante ad ore, badante di condominio, ma anche tutti quei professionisti che prestano servizi di assistenza infermieristica e assistenza psicologica a domicilio.

Dopo giorni di consultazioni il governo chiarisce l’interpretazione delle norme che riguardano il lavoro domestico e di conseguenza le badanti, specifica che anche chi svolge lavoro domestico a tempo pieno sarà costretto a lasciare l’alloggio.

I rischi a cui vanno incontro le badanti sono identici a quelli previsti per tutti gli altri lavoratori privati. Una precisazione visto il rifiuto di alcune badanti che pretendevano di continuare a svolgere le proprie mansioni pur non essendo vaccinati oppure senza essersi sottoposti a tampone.

Se la badante non possiede il green pass non potrà accedere al luogo di lavoro.

Naturalmente la famiglia ha il diritto di continuità della assistenza necessaria ricorrendo ad altro idoneo lavoratore.

Se la badante che non esibisce o non ha il green pass è convivente con il datore di lavoro, dovrà abbandonare l’alloggio.

Secondo il contratto nazionale le badanti conviventi devono avere vitto e l’alloggio o l’indennità sostitutiva e quindi in caso in cui la badante non ha green pass, si sospendono anche le componenti vitto e alloggio. Il vitto e l’alloggio sono prestazioni in natura aventi natura retributiva, secondo la disciplina legale è corretta la mancata attribuzione delle stesse in virtù della mancata esecuzione della controprestazione lavorativa.

Se la badante convivente risulta positiva, dove deve trascorrere la quarantena? Visto che la normativa vigente prevede il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per le persone sottoposte alla misura della quarantena, quindi la badante convivente non potrà chiaramente allontanarsi dalla casa nella quale vive.

Il datore di lavoro è tenuto a verificare che la badante che lavora per lui abbia il green pass. Se fa lavorare la badante che non ha il green pass può essere sanzionato dal prefetto secondo le regole ordinarie. Il datore di lavoro che non controlla il rispetto delle regole sul green pass è punito con una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro. Il lavoratore rischia la multa da 600 a 1.500 euro.

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Green Pass e badanti: scattato l’obbligo dal 15 ottobre anche a Roma

Scatta  l’obbligo di Green Pass anche per i lavoratori domestici. La categoria sulla quale riversano la propria preoccupazioni ipotizzando una situazione caotica e critica, Aes Domicilio ha notato anche le reticenze sulla validazione dello Sputnik e alla campagna vaccini indietro in alcuni paesi dai quali proviene una buona fetta di badanti. Ovviamente la problematica va a impattare proprio sulle categorie più fragili come anziani e disabili.

La delicatezza del tipo di lavoro e le caratteristiche del datore di lavoro privato, quasi sempre un anziano o disabile bisognoso di assistenza, fanno molto pensare; Il lavoro domestico è già stato messo in crisi dall’introduzione del Reddito di Cittadinanza; infatti, alcune badanti straniere che hanno titolo per richiederlo, essendo in Italia regolarmente da più di 10 anni, preferiscono questo sussidio al contratto di lavoro in regola.

Aes Domicilio è sempre sul pezzo, riuscendo sempre a seguire  le richieste da parte di familiari e amministratori di sostegno di anziani, che contattano Aes Domicilio per la selezione di una badante professionale.

Naturalmente in questo momento storico le famiglie sono molto preoccupate per due problemi,  ci sono badanti senza Green Pass che risiedono a casa dell’assistito, dunque mantenendo il diritto alla residenza e ci sono badanti che hanno fatto un vaccino non riconosciuto come valido in Italia per l’ottenimento della certificazione, come lo Sputnik.

Ci sono stati come la Romania che sono fanalino di coda in Europa per il numero di vaccinati, solo il 25% della popolazione e che per il datore di lavoro  la propria badante è indispensabile ed insostituibile, anche da un punto di vista affettivo ed emotivo.

E la sanzione per gli inadempienti legati al fatto che la badante non possa più presentarsi sul posto di lavoro, sarebbe inaffrontabile.

Il problema riscontra Aes Domicilio è molto sentito ed urgente anche perché mette a rischio la salute degli anziani visto che sono le categorie più colpite dall’emergenza sanitaria.

Chissà se per questa categoria di badanti, possa essere prevista una modalità di controllo sanitario che non gravi solo sul datore di lavoro, dal momento che la priorità è la tutela della salute degli anziani.

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Aes Domicilio contro il lavoro nero a Roma

Assumere una badante è una delle decisioni più complicate che debba prendere una famiglia, per questo c’è Aes Domicilio. Infatti, trovare una badante, si tratta di mettere nelle mani di una sconosciuta una persona cara, non autosufficiente, debole dentro e fuori.

Quello della badante, e Aes Domicilio lo sa molto bene, è uno dei mestieri in cui non si deve sbagliare mai. Le famiglie che contattano Aes Domicilio, pongono molte domande su chi è la badante; perché molti anziani non sanno come scegliere; prendere in casa una persona referenziata, che abbia lavorato per qualche parente, amico o conoscente fidato in modo da sapere con chi si ha a che fare oppure, se non fosse possibile, fare una scelta al buio sperando di avere fortuna.

Un problema che può emergere con qualsiasi badante e che Aes Domicilio conosce bene è che per diversi motivi il rapporto di lavoro debba essere concluso prima del tempo. A quel punto, che fare se la badante minaccia di fare vertenza? Soprattutto se non è stata assunta ma ha lavorato in nero?

Aes Domicilio è molto attenta alla problematica del lavoro in nero, è mette molto in allerta le famiglie rispetto a questa situazione, per questo Aes Domicilio per gli anziani offre un pacchetto preciso, trasparente, con assunzione in regola. Dicevamo che uno dei motivi per cui una badante può fare vertenza è perché viene costretta a lavorare in nero. Ferie e malattia non pagate, contributi inesistenti, assicurazione assente. Nessuna garanzia, insomma.

L’obiettivo numero uno è quello di assumere in regola e distruggere il mercato del nero, Aes Domicilio, vuole evitare le situazioni di badanti in nero.

Assumendo le badanti con CCNL, come fa Aes Domicilio, per entrambe le parti vi è l’obbligo di rispettare le regole e il contratto nazionale del lavoro domestico, che è quello a cui appartiene chi assiste una persona a domicilio. Aes Domicilio ovviamente sconsiglia il lavoro in nero, poiché se a fare causa è una badante che lavora in nero. In questo caso, il datore di lavoro dovrà mettersi nelle mani di un avvocato di fiducia per difendersi in tribunale.

Quindi ricordiamo sempre, mai il lavoro in nero, fatevi aiutare da chi come Aes Domicilio assume in regola!

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La disoccupazione e la badante: un approfondimento su Roma

Che cos’è la NASPI colf e badanti 2020?

La NASPI è la nuova indennità di disoccupazione per i lavoratori domestici che spetta a tutte le colf e le badanti assunte con un contratto regolare che perdono il lavoro involontariamente. Quest’indennità di disoccupazione è stata introdotta con la riforma del lavoro, cd. Jobs Act del governo Renzi e sostituisce i precedenti ammortizzatori sociali ASPI e mini ASPI della riforma Fornero.

La nuova NASPI 2020 offre un sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il proprio posto di lavoro

Proroga domanda decreto Cura Italia

Il decreto Cura Italia appena varato dal governo Conte per far fronte all’emergenza sanitaria Covid 19 ha prorogato i termini per presentare le domande di disoccupazione INPS 2020 NASPI e DIS-COLL. Per tutti i lavoratori domestici che hanno perso involontariamente il posto di lavoro a causa dell’emergenza Coronovirus tra il 1 gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, i termini di decadenza previsti sono ampliati da 68 a 128 giorni.

Requisiti NASPI 2020

L’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro con il cd. Jobs Act ha modificato i requisiti per potere beneficiare del sussidio di disoccupazione NASPI. I requisiti 2020 per Colf e Badanti sono:

  1. Licenziamento involontario
  2. Contribuzione versata: almeno 13 settimana di contributi versati negli ultimi 4 anni
  3. Aver lavorato almeno 5 settimane negli ultimi 12 mesi

Come fare il calcolo delle ore lavorate

Partendo dal fatto che 30 giorni di lavoro sono pari a 5 settimane da 6 giorni e che ogni settimana per essere considerata utile ai fini contributivi deve avere almeno 24 ore, per capire se abbiamo diritto alla Naspi, il calcolo da fare è il seguente: somma delle ore dei mav pagati degli ultimi 4 trimestri : 24 ore = settimane contributive degli ultimi 12 mesi. Il requisito è soddisfatto quando le settimane risultano almeno 5. Per esempio, se nei mav risulta un totale di ore degli ultimi 12 mesi di 624 ore, poichè 624:24=26 settimane contributive significa che possiamo richiedere la Naspi.

Come si calcola l’importo NASPI colf badanti?

L’importo mensile NASPI che spetta a colf e badanti è determinato dalla retribuzione degli ultimi 4 anni. Per il 2020 l’importo massimo della NASPI non può superare i 1.335,40 euro al mese. La durata del sussidio di disoccupazione dipende dal numero di mesi di contributi versati: è corrisposta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, fino ad un massimo di 24 mesi. A partire dal 91 giorno di disoccupazione in poi, il sussidio di disoccupazione diminuisce del 3% ogni mese. Per conoscere con esattezza l’importo mensile della NASPI e la durata del sussidio, vai al sito dell’INPS sezione “Tutti i servizi” – “Nuova Assicurazione sociale per l’impiego ( NASpI): consultazione domande” e inserire le tue credenziali (PIN O SPID).

Come fare domanda

Colf e badanti possono fare domanda di disoccupazione NASPI entro 128 giorni dalla data di cessazione del lavoro, utilizzando uno dei seguenti canali:

  1. direttamente sul sito dell’INPS se si possiede il codice PIN
  2. telefonando al numero verde dell’INPS 8031664 se si chiama dal fisso o 06164164 se da cellulare
  3. presso CAF e Patronati

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Bonus IRPEF: come funziona per la badante che lavora a Roma

Una cosa che probabilmente ogni lavoratore domestico sa, che sia una badante piuttosto che una baby sitter, una colf piuttosto che un giardiniere, è che il bonus Irpef spettante come per tutti i lavoratori dipendenti, non si riceve in busta paga.

Infatti ai lavoratori domestici, o meglio, ai collaboratori familiari come si chiamano oggi dopo il rinnovo del CCNL di categoria, il bonus è fruibile solo tramite dichiarazione dei redditi.

Oggi puntiamo la lente sulle due tipologie di dichiarazioni dei redditi utilizzabili. Il modello 730 ed il modello Redditi PF (ex modello Unico Persone Fisiche). Due modelli di dichiarazione che hanno lo stesso risultato, ma con tempi di liquidazione differenti. E per le badanti piuttosto che per le colf, questo può fare tutta la differenza del mondo. Infatti per ricevere il bonus Irpef spettante occorre fare presto perché dopo il 30 settembre il modello 730 non sarà più utilizzabile.

Il bonus Irpef è quello strumento che ha sostituito il Bonus Renzi dal primo luglio 2020. La natura dei due bonus è identica. Ciò che cambia è l’importo del beneficio per i lavoratori dipendenti e i requisiti per ottenerlo. Per i collaboratori familiari il bonus è spettante anche se non erogato in busta paga dal datore di lavoro mensilmente, dal momento che proprio il datore di lavoro domestico non è sostituto di imposta.Una volta presentata la dichiarazione dei redditi, che può essere fatta da soli con Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o CIE (Carta di identità elettronica), o tramite Patronati, Caf e professionisti abilitati, il bonus Irpef viene erogato al lavoratore domestico direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Per gli amanti del fai da te, se non si ha lo Spid ma si ha la CNS o la CIE, occorre munirsi di un lettore di queste tessere magnetiche che danno accesso ai servizi digitali delle Entrate. Utilizzando il proprio Centro di Assistenza Fiscale, il proprio Patronato o altro professionista abilitato, l’operazione è senza dubbio più facile. L’operatore preposto all’assistenza del lavoratore, alla fine della dichiarazione, se esce un credito per il lavoratore, come nel caso del bonus Irpef, rilascerà il modello da presentare alle Entrate per comunicare l’Iban del proprio conto corrente o della propria carta di credito o debito.

Tramite Iban, a seguito di utilizzo del modello 730, il bonus viene erogato già entro dicembre 2021. Senza Iban e quindi senza accredito diretto in conto corrente, il benefit arriva tramite vaglia della Banca d’Italia o tramite bonifico postale domiciliato. In entrambi i casi l’attesa è più lunga, perché le Entrate erogano il rimborso entro il marzo successivo.

Se si perde il treno del 730, perché si supera il 30 settembre prossimo senza utilizzarlo, la strada alternativa si chiama modello Redditi PF. Ma in questo caso l’attesa supera l’anno dalla data di presentazione della dichiarazione.

Solo per l’anno 2020, anno di imposta su cui devono recuperare il bonus i lavoratori del settore domestico con le dichiarazioni dei redditi del 2021, il bonus Irpef è diviso in due semestri. I primi sei mesi danno diritto a ricevere il bonus Renzi da 80 euro al mese, sempre che fosse spettante. I secondi sei mesi del 2020 invece sono coperti dal bonus Irpef da 100 euro al mese, anche in questo caso, sempre se spettante.

Pertanto ci sarebbe da recuperare, per chi ha lavorato per tutto l’anno 2020, 480 euro per i primi sei mesi e 600 euro per i secondi sei mesi, cioè in totale, 1.080 euro. Dal 2021, con il taglio del cuneo fiscale ormai a regime, il bonus è pari a 1.200 euro.

Per aver diritto al bonus Renzi per i primi 6 mesi del 2020, occorre avere un determinato reddito. Infatti il bonus è pari a:

  • 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti con redditi sopra 8.174 e fino a 24.600 euro;
  • Da 80 euro a scalare per lavoratori con redditi superiori a 24.600 ed entro il tetto massimo di 26.600 euro.

Chi sta al di sotto del limite di reddito minimo previsto o chi sta sopra, non ha diritto al bonus. Il bonus è commisurato ai mesi di effettivo lavoro, pertanto, per chi ha lavorato meno di 12 mesi, a seconda dove ricade il mese di lavoro in meno, avrà diritto a un bonus commisurato ai mesi di effettivo lavoro. Questo vale sia per il bonus Renzi che per il Bonus Irpef.

Quest’ultimo come dicevamo, ha requisiti diversi dal bonus Renzi. Infatti non prevede una soglia minima di reddito (lo percepiscono anche quelli con redditi inferiori a 8.174 euro) e prevede un limite massimo di reddito più elevato. Nello specifico per il bonus Irpef abbiamo:

  • 100 euro al mese per i lavoratori con redditi fino a 28.000 euro;
  • Da 97 a 80 euro per i lavoratori con redditi compresi tra 28.001 a 35.000 euro;

Da 80 euro a scalare per redditi compresi tra 35.001 e 40.000 euro.

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La Badante a Roma come Nuova Figura Sociale

La Badante a Roma come Nuova Figura Sociale

Per vent’anni le badanti di Roma sono state le invisibili tra gli invisibili. Di loro non abbiamo voluto sapere nulla: né chi fossero, né da dove venissero, né come facessero a fare il loro lavoro. Eppure non è per niente facile essere una badante a Roma.

Essere continuamente “l’estranea di casa”, e “una di casa”.

Essere colei che si occupa della casa, del corpo e dell’anima. Colei che nutre, cambia, lava e medica; e colei che coccola, consola, custodisce. Le braccia a volte non bastano neanche a Roma.

Serve il cuore. «Badare è un verbo particolare, che sta a metà tra lavorare e amare» dice l’antropologo Francesco Vietti. «Da una badante ci si aspetta non solo che vesta, cucini e cambi le medicazioni, ma anche che sia gentile, disponibile, amichevole, che dia affetto, calore, conforto alla persona che le viene affidata».

Talvolta questo coinvolgimento affettivo è l’esito naturale di un rapporto intimo, di condivisione di tempo, di spazi, di frammenti di vita quotidiana. Viene facile: come quando l’estate segue la primavera. «Dana non è per me solo la persona che mette in fila le pastiglie» racconta Sandra, una signora invalida. «Lei è soprattutto la testimone dei miei pensieri più profondi, colei che lenisce le mie paure, accarezza i miei sogni quando dormo, custodisce i pochi ricordi che sopravvivono alla mia malattia e li consegna ai miei figli». E infatti, non di rado, tra chi offre le cure e chi le riceve nascono delle relazioni molto profonde, indissolubili. Come quella che ha legato per quarant’anni Marisa C., insegnante 96enne di discendenze nobili, e la sua badante. Nel testamento vergato a mano prima di morire, l’anziana aveva disposto che una parte importante della sua eredità fosse destinata, oltre che ai suoi alunni, alle sue amiche e ad alcune Ong, anche al personale di casa e in particolare ai figli della badante a cui lei, che non aveva avuto figli, aveva voluto bene come fossero suoi nipoti.

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Altre volte però, spiega Vietti, il coinvolgimento affettivo è preteso, reclamato, imposto dall’alto. «A tate e badanti si chiede di prendersi cura degli anziani come fossero i loro genitori, o dei bambini come farebbero con i propri figli. Ci si aspetta delicatezza, premurosità, affetto, dedizione. E poi tempo: i giorni, le notti, i weekend, le feste, le vacanze. Raramente si tiene conto che questo tempo, e questo affetto, è un furto alle loro vite e alle loro famiglie». Lo racconta anche Irina, una donna ucraina di 55 anni, mentre con le mani segnate dalla fatica piega gli asciugamani. «Quindici anni fa sono venuta a Bologna per raccogliere denaro affinché le mie bambine potessero avere una vita agiata. Sebbene la signora mi voglia bene e anche io gliene voglia, solo adesso mi rendo conto che il nostro legame nasce da uno strappo, da una violenza. Quella che ho dovuto compiere su me stessa, per allontanarmi. Tutto il tempo e l’amore che ho donato a lei, l’ho scippato alle mie figlie». «Il sangue non si sciacqua» scrive Marco Balzano, mettendo a fuoco proprio le ferite e le lacerazioni di queste donne. Nel suo ultimo romanzo, Quando tornerò (Einaudi), non si limita a raccontare la storia di una di loro, Daniela, venuta a Milano fare la badante, ma allarga l’inquadratura anche sui vissuti dei figli, dei mariti, e di chi di solito resta nel proscenio, con le tessere sparpagliate di quella che, prima della partenza, era una famiglia. Perché per ogni donna che arriva nelle nostre case per prendersi cura dei nostri anziani, c’è una famiglia nel Paese di origine che viene dilaniata. Anziani e mariti che restano soli; figli affidati ai nonni o agli zii: sono i cosiddetti “orfani bianchi”, bambini spesso a rischio di disagio psicologico, fino all’atto estremo del suicidio. Il romanzo non fa sconti, scandaglia le necessità di ognuno, i traumi, le aspirazioni, l’ambivalenza dei sentimenti. «Non mi importa il giudizio, l’attribuzione di responsabilità, il moralismo, la denuncia» spiega Balzano. «Mi importa, invece, scrivere e consegnare quelle storie che, per molte ragioni, preferiamo non dirci, silenziare, obliare, rimuovere. Sono convinto che è solo conoscendo le storie che possiamo diventare più umani». Negli ultimi vent’anni, anche se qualcuna è riuscita ad ottenere un salario (più) dignitoso, delle giornate di riposo e i diritti minimi di ogni lavoratore (che non siano molte, lo dimostrano i dati nel riquadro sotto a sinistra), una forte asimmetria di potere, genere e classe continua a separare le collaboratrici domestiche dalle famiglie di cui si prendono cura. «In passato in fondo al corridoio c’era la porzione di casa che “i signori” riservavano alla servitù. Ora, per fortuna, i rapporti sono cambiati .

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La sanatoria delle badanti a Roma: un mezzo flop del governo

È possibile incontrare decine delle testimonianze simili a quelle di seguito: «Mi vergogno. Ogni volta che la mia collaboratrice familiare mi chiede notizie, io non so cosa dirle. Aspettiamo. Da quasi un anno». La voce è quella di uno/a dei tanti datori di lavoro che ha usufruito della sanatoria per mettere in regola cittadini stranieri senza permesso di soggiorno impiegati in nero. La data in cui ha presentato la domanda per la sua collaboratrice familiare lo scorso anno ce l’ha appuntata: 8 agosto 2020. All’8 luglio di quest’anno, non ha ricevuto ancora il permesso di soggiorno che ne sanerebbe la posizione. Non è l’unica.

Nel giugno 2020 il Governo Conte approva un provvedimento di emersione e regolarizzazione dei lavoratori in nero impiegati in agricoltura, allevamento, assistenza agli anziani e cura della casa. Se i lavoratori in nero sono migranti irregolari ottengono, oltre al contratto, anche un permesso di soggiorno. Complessivamente vengono depositate circa 220mila domande. In larghissima parte sono di cittadini stranieri, riguardano colf e «badanti» (l’85 per cento del totale) e sono presentate dai datori di lavoro (un’altra opzione riguardava migranti irregolari disoccupati, ma è stata poco usata, con sole 13mila domande).

Secondo un monitoraggio della campagna «Ero straniero – L’umanità che fa bene», al primo giugno di quest’anno «solo 11mila delle 220mila persone che hanno fatto richiesta hanno in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20mila sono in via di rilascio». Il rapporto,  realizzato da una coalizione della società civile per la riforma della legge sull’immigrazione, è stato compilato sulla base dei dati raccolti da Ministero dell’Interno, prefetture e questure. Evidenzia una situazione critica soprattutto nelle grandi città.

Questa attesa di mesi e mesi lascia le persone in un limbo pieno di incertezza e difficoltà, non ultime quelle legate alla pandemia. Per quanto riguarda la copertura sanitaria di queste persone il Ministero della Salute, nel luglio dello scorso anno, aveva in effetti emanato un’apposita circolare. E in essa spiegava che i cittadini stranieri «in emersione» hanno non solo il diritto, ma proprio l’obbligo d’iscriversi al sistema sanitario nazionale dalla data di presentazione della domanda di emersione o del permesso temporaneo. Eppure questo, troppo spesso, non è avvenuto e non avviene.

Molte strutture sanitarie rifiutano l’iscrizione in mancanza della dimostrazione dell’avvenuto versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Questo mix di ritardi amministrativi e incomprensioni burocratiche ha impedito a molti di questi lavoratori di vaccinarsi, creando rischi per la salute loro e delle persone di cui si occupano, a maggior ragione se anziane. Un paradosso al quale si sta provando a porre rimedio. I ritardi nell’esaminare le pratiche, secondo le prefetture, sarebbero dovuti alla mancata assunzione di personale aggiuntivo. La norma sulla sanatoria lo prevedeva, poiché la regolarizzazione avrebbe causato un logico aumento del lavoro, ma per mesi non ve ne è stata traccia.

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